Quando ho rivisto quella scena, mi parve quasi di risentire le risate di mia moglie, così fragorose e sincere che i tre gattini, accorsi al rumore, si nascosero spaventati dietro le sue gambe. La gatta, riconoscendo i piccoli, si sottrasse dalle braccia di mio marito e iniziò subito a leccarli uno ad uno
Ricordo che un tempo fui autista di un piccolo furgone, con cui ogni giorno portavo a termine varie consegne in giro per Napoli e dintorni. Al di fuori della città cera una piccola rimessa con una decina di furgoni simili: qui parcheggiavamo, cera una sala per mangiare qualcosa e il registro dove segnavamo lentrata e luscita.
Mi rimisi al volante e accesi il motore; il vecchio furgone, come sempre, sbuffava e vibrava quasi ad ogni accelerata. Durante la pausa pranzo, spento il motore, mi avviai verso la sala mensa, ma fui fermato da uno strano rumore proveniente dal cofano.
Sembrava che una cinghia stesse fischiando o che la ventola avesse urtato qualcosaeppure il motore era spento. Sospirando, diedi unocchiata agli altri autisti già seduti a tavola e decisi comunque di controllare. Sollevai il cofano e rimasi senza fiato: accanto alla ventola, proprio sopra la griglia di raffreddamento, cera un minuscolo gattino nero, imbrattato dolio, che miagolava disperato.
Mi tremarono le gambe. Appoggiandomi al bordo, immaginai cosa sarebbe successo se il piccolo fosse finito nei meccanismi in movimento. Raccolto il coraggio, sollevai il gattino, richiusi il cofano e lo portai con me in cabina.
Tornato a casa, mia moglie, Emilia, non perse occasione per sgridarmi:
Disgraziato, sciagurato! Ma la controlli la macchina prima di partire? Se lo avessi schiacciato? Guarda, se succede ancora, puoi anche non tornare a casa! Hai capito?!
Io cercai di spiegarmi, agitando le mani, mentre il gattino faceva le fusa tra le braccia di Emilia, che subito lo portò in bagno. Da lì si sentivano subito vocine dolci, sussurri e rumori di baci.
Sospirai pesantemente. Riflettei a quando avevo sentito una simile tenerezza rivolta a me, ma la memoria mi mancava. Così uscii e tornai al lavoro.
Il giorno seguente, stavolta con la lezione imparata, controllai il cofanotutto pulito. Mi inginocchiai per verificare sotto il furgone. E lì
lì cera un altro gattino, questa volta bianco e arancione! Non appena mi avvicinai, lui miagolò e si slanciò verso di me. Lo sollevai, stupito, cercando di capire da dove fosse spuntato e cosa avrei dovuto fare adesso. Dopo aver ricordato le parole severe di Emilia, tornai a casa.
Quella volta non fui sgridato. Anzi, Emilia mi guardò con rispetto e commentò che, in ventanni, quello era il mio primo gesto davvero sensato.
Bravo! mi disse, portando subito anche il secondo gattino in bagno. Il primo la seguì.
Quel giorno andò meglio del solito. Sentivo una soddisfazione e una sicurezza insolite. A cena, eravamo ormai in quattroi due gattini avevano chiaramente scelto Emilia, salivano sulle sue ginocchia, si arrampicavano e si agitavano, mentre lei rideva così allegra e spontanea come nei giorni della nostra gioventù. Era proprio quella risata che mi aveva fatto innamorare di lei.
Allalba, mi chinai ancora una volta, un po in apprensione, per controllare sotto il furgone.
Madonna santa! sussurrai.
Cera anche il terzo gattino: grigio, con macchie bianche! Lo presi in braccio.
Emilia quella sera mi portò dalla vecchia strega del quartiere, la Maga Teresa. Lei mi osservò attentamente e concluse: due incantesimi damore, tre malocchi e una fattura. Un mese di lavoro e cinquecento euro.
Il giorno dopo, mi sentivo timoroso persino ad avvicinarmi al furgone. Fumai a lungo, cercando coraggio, infine controllai sotto. Questa volta, cera una gatta adulta, grigia, con le mammelle gonfiela mamma dei tre cuccioli.
E adesso cosa ho combinato? chiesi sconsolato.
Aprii la porta della cabina e la gatta miagolò, si arrampicò agilmente dentro.
Quando portai a casa la mamma-gatta, Emilia rise così tanto e a lungo che i tre gattini, accorsi al rumore, si spaventarono e si nascosero dietro le sue gambe. La gatta vide i suoi piccoli, si liberò da me e si mise subito a pulirli con amore.
Guardavo la scena stupefatto, come se fosse la prima volta.
Che sta facendo? chiesi a Emilia senza capire.
Oh, ingenuo! rispose lei ridendo. Non hai ancora capito? Ha sistemato i suoi figli e anche sé stessa.
Emilia accarezzò la mamma-gatta e scosse la testa.
Non ho mai visto una simile trovata in vita mia. Ci vuole proprio una mente felina per questo.
Verso la fine della settimana, Emilia mi disse che sarei andato a pesca. Rimasi talmente sorpreso che mi cadde la mascella e i miei occhi sembravano piatti da portata.
Vai, vai, confermò lei. Io invito le amiche. Così non ci intralci. Va bene?
Daccordo risposi, senza capire se dovevo essere felice o contrariato. Ma, in verità, nessuno si preoccupava di cosa pensassi.
Prima che uscissi, Emilia mi baciò.
Ho sempre saputo che sei meraviglioso, mi disse.
Uscendo sul portico, guardai intorno.
Madonna mia, comè bello qui! mormorai. E pensare che non me ne ero mai accorto prima.
Gli uccelli cantavano. E non solo sugli alberisembrava che cantassero anche dentro di me.
Intanto le amiche arrivavano, ciascuna con una bottiglia di vino e qualche stuzzichino. Quando furono tutte sedute, la grande gatta grigia si sistemò al centro della tavola. Le donne versarono lo spumante e sollevarono i bicchieri:
Alla padrona saggia, che ha sistemato sia i figli che la propria vita!
Nessuna ricordava poi il motivo del secondo brindisi. La gatta scivolò sulla tovaglia e strizzò gli occhi felice. Si sentiva amata: quella era la sua casa.
Sul divano, i tre gattini dormivano vicini, respirando piano.
Ecco tutto ciò che volevo dire. Il mio brindisi è semplice:
Salute alle donne intelligenti e ai loro mariti, fortunati a vivere al loro fianco.
E auguro lo stesso anche a voiE a volte penso che, proprio come i gattini, una famiglia trova i suoi posti sicuri nei momenti inaspettati: tra le risate, nello spazio che resta dopo una sgridata, o nella meraviglia di un amore semplice, imbrattato dolio, ma tenace. Lì, tra la luce del tramonto che rimbalza sul tavolo e le zampe lente della gatta, mi accorgo che cè una vita che non va riparata, ma solo vissuta.
Non sono mai stato un uomo speciale, ma quella sera, tra i brindisi e il mormorio delle donne, ho capito che la felicità esiste davverosi nasconde nei dettagli, sotto il cofano e in fondo a uno sguardo.
E se domani dovessi trovare un altro gattino, non sarà un problema: ormai, in questa casa, cè posto per tutti.
Così, con la porta socchiusa e lodore della sera che entra piano, mi siedo accanto a Emilia. Lei sorride, la gatta si stiracchia, e ogni cosa sembra giusta, finalmente.
Alla fine, non serve sentirsi i padroni del destino: basta avere il cuore aperto, una moglie che sa ridere di gusto e un po di spazio sul divano.




