Quando la moglie vide chi suo marito aveva portato a casa stavolta, scoppiò a ridere così forte che i tre gattini, accorsi per il trambusto, si rifugiarono dietro le sue gambe.

Vedendo chi suo marito aveva portato a casa questa volta, Alessia rise così forte che i tre gattini, spaventati dalla confusione, corsero a nascondersi dietro le sue gambe. La gatta, vedendo i suoi piccoli, si liberò dalle mani di Giovanni e subito si mise a leccarli, premurosa come solo una madre sa fare.

Giovanni, autista di un vecchio furgone da trasporto che ogni giorno consegnava pacchi piccoli per le vie di Torino e dintorni, aveva ricevuto il solito foglio con gli indirizzi. Fuori città, su una piccola base, si parcheggiavano dieci furgoni simili: era il loro punto di ritrovo, con la sala ristoro e il rilevatore badge, che segnava lingresso e luscita di ognuno.

Salì al volante, accese il motore. Il furgone, con il suo rumore e le sue vibrazioni, tossiva come sempre. Durante la pausa pranzo, Giovanni spense il motore e si preparò a raggiungere gli altri per mangiare, quando sentì uno strano suono provenire dal cofano.

Sembrava il fischio di una cinghia o qualcosa che toccava la ventola, nonostante il motore fosse fermo. Sospirando, guardò gli altri autisti già accomodati con pane e formaggio. Decise di controllare. Sollevò il cofano e quasi gli mancò il respiro: sopra la ventola, vicino alla griglia del radiatore, sedeva un piccolo gattino nero, tutto sporco dolio, che miagolava flebilmente.

Giovanni si sentì crollare. Immaginò per un attimo cosa avrebbe trovato se quel cucciolo fosse finito nei meccanismi attivi. Si fece coraggio, prese il gattino tra le mani, chiuse il cofano e si rimise in cabina.

A casa, Alessia lo accolse con una sgridata da manuale:

Ma sei scemo, Giovanni? Non controlli la macchina prima di partire? E se lo schiacciavi? Te lo dico: se succede ancora, stattene fuori casa! Hai capito?!

Lui cercava di giustificarsi, allargando le braccia. Nel frattempo il gattino si accucciava felice nelle sue mani, poi venne portato subito in bagno. Da lì cominciarono a uscire voci dolci, sussurri e rumori di baci.

Giovanni sospirò pesantemente. Cercò di ricordare lultima volta che aveva sentito quelle tenerezze rivolte a lui. Capendo che non ci riusciva, uscì e tornò al lavoro.

Il giorno seguente, ben deciso a evitare brutte sorprese, aprì subito il cofanotutto pulito. Si inginocchiò per guardare sotto la carrozzeria. E lì…

Lì cera un secondo gattino: questa volta arancione e bianco, che appena vide Giovanni si lanciò verso di lui miagolando allegro. Il marito prese il nuovo cucciolo e, un po spaesato, si chiese da dove venisse e cosa avrebbe fatto. Ricordando le dure parole di Alessia, capovolse la macchina e tornò a casa.

Questa volta, Alessia non lo rimproverò, anzi lo guardò con rispetto e disse che, in ventanni, era forse il suo primo gesto veramente sensato.

Bravo, approvò lei portando il secondo gattino in bagno. Anche il primo lo seguì subito.

La giornata di Giovanni filò liscia come lolio; era soddisfatto e sicuro di sé. La sera, la famiglia cenava in quattro: i due gattini avevano scelto Alessia, scalavano le sue braccia, si graffiavano e ci giocavano, e lei rideva forte e pura come ai tempi della giovinezza. Era per quel sorriso che lui laveva amata.

Allalba del giorno dopo, quasi temendo, si chinò di nuovo sotto lauto.

Santo cielo! sussurrò.

Cera un terzo gattino: grigio con macchie bianche. Giovanni lo raccolse e lo portò a casa.

Quella sera, Alessia lo portò da una vecchia maga torinese: la donna, guardandolo, decretò due malocchi, tre fatture e un sortilegio. Insomma, un mese di lavoro e cinquecento euro.

Allindomani, Giovanni aveva persino paura ad avvicinarsi al furgone. Si fermò a fumare, prendendo coraggio, e finalmente si chinò sotto. Lo fissavano gli occhi di una gatta adulta, grigia, con le mammelle piene: la madre dei tre gattini.

E ora? chiese rassegnato. Che errore ho fatto stavolta?

Sospirò, aprì la porta. La gatta miagolò e balzò dentro.

Quando portò in casa la gatta-mamma, Alessia rise così tanto e contagiosamente che i tre cuccioli, corsi al rumore, si nascosero dietro le sue gambe. La gatta, finalmente, vide i suoi figli, si sciolse riuscendo a liberarsi e subito cominciò a leccarli.

Giovanni guardava la scena incredulo, come se la vedesse per la prima volta.

Ma che cè che sta facendo? domandò a sua moglie, cercando di capire.

Sei proprio ingenuo, rispose lei sorridendo. Non ti è ancora chiaro? Ha sistemato i suoi piccoli e, così facendo, ha trovato un posto anche per sé.

Alessia si chinò e accarezzò la gatta sul fianco, scuotendo la testa.

In tutta la mia vita, disse, non ho mai visto una strategia simile. Solo una mente felina poteva immaginare questo.

A fine settimana Alessia annunciò a Giovanni che lui sarebbe andato a pescare. Lui rimase a bocca aperta, poi gli occhi si fecero enormi.

Vai, vai, disse lei decisa. Invito le mie amiche. Non intralciare. Ok?

Va bene rispose lui senza sapere se essere felice o preoccupato. In effetti, nessuno glielaveva chiesto.

Prima che partisse, Alessia lo raggiunse e gli diede un bacio.

Lo sapevo, disse lei, che tu sei davvero speciale.

Giovanni uscì sul portico e guardò intorno.

Dio mio, quanto è bello qui! sussurrò. Come ho fatto a non accorgermene prima?

Gli uccelli cantavano. E sembrava che qualcosa cinguettasse anche dentro di lui.

Nel frattempo le amiche arrivavano, ognuna con una bottiglia e qualcosa da mangiare. Sedute al tavolo, al centro si sistemò la grande gatta grigia. Le signore versarono lo spumante e alzarono i bicchieri:

Alla padrona saggia, che ha dato una casa ai suoi gattini e anche a se stessa!

Più tardi nessuno ricordava il motivo del prossimo brindisi. La gatta si distese sulla tovaglia, socchiudendo gli occhi felice. Sapeva bene: lì era amata, lì era casa.

Sul divano, i tre gattini dormivano abbracciati, respirando piano.

Ecco il succo. Un brindisi semplice:

Che la salute accompagni le donne intelligenti e i loro mariti fortunati ad averle vicino.

E lo auguro anche a voi tutti.

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Quando la moglie vide chi suo marito aveva portato a casa stavolta, scoppiò a ridere così forte che i tre gattini, accorsi per il trambusto, si rifugiarono dietro le sue gambe.