Quando la Nonna Non Vuole Andare in Casa di Riposo: La Lunga Battaglia di Claudia, l’Amore di una Famiglia Italiana e la Difficile Scelta tra Dovere e Felicità

Mi hanno mandata in una casa di riposo

Non ci provare nemmeno, Alina, non voglio più sentirne parlare! la nonna Clara scrollò via con forza il piatto di farinata. Vuoi spedirmi in una casa di riposo?

Per farmi riempire di medicine strane, o magari coprirmi con un cuscino se urlo?

Non ci riuscirai mai!

Trattengo il respiro, faccio fatica a guardare le sue mani tremolanti.

Nonna, ma quale casa di riposo pubblica? È una residenza privata. Cè un bel parco vicino, camere luminose, infermiere ventiquattro ore su ventiquattro.

Lì puoi parlare con altre persone, cè un televisore enorme.

Qui invece passi le giornate da sola, mentre papà lavora.

Conosco bene queste chiacchiere borbottò la vecchia Clara, sistemandosi meglio tra i cuscini. Ti portano via pure le mutande, e poi mi lasciano come un sacco vuoto.

Diglielo a Paolo: la mamma da questa casa non esce viva. Si occupi di me lui, se è davvero mio figlio.

Lho cresciuto io, mica dormivo la notte quando aveva la febbre. Adesso tocca a lui.

Papà si spacca la schiena con due lavori, solo per comprarti le medicine! Ha cinquantatré anni, la pressione gli fa su e giù, in tre anni non è mai andato nemmeno al cinema!

Pazienza, tagliò corto la nonna Clara stringendo le labbra È ancora giovane, può farcela.

E tu, zitta, le galline non insegnano alle galli. Su, vai a pulire la farinata dal tavolo. Che disordine!

Esco nel corridoio, sbuffo rumorosamente. Ma come si fa a parlarle?!

Papà è rientrato alle sette di sera. Non si è tolto subito le scarpe, si è seduto sullo sgabello dellingresso, restando con lo sguardo fisso nel vuoto.

Papà, tutto bene? gli corro incontro prendendo il pesante sacchetto della spesa.

Tutto a posto, Alina. In magazzino un casino, si avvicina linventario di fine anno. Come sta la nonna?

Come sempre. Litigio per la casa di riposo, di nuovo. Dice che vogliamo sbarazzarcene.

Papà, così non possiamo continuare. Ho guardato i conti di questo mese ci rimangono solo cento euro per la spesa.

E io devo ancora pagare laffitto della stanza, mi servono i libri.

Vedremo, Paolo si è alzato pesantemente, si è tolto le scarpe. Ho preso un altro lavoretto. Turni di notte come guardiano, un giorno sì uno no.

Sei impazzito? Quando dormi? Finirai per sentirti male!

Papà non rispose. È andato in cucina, ha riempito un pentolino dacqua e lha messo sul fornello.

Ha mangiato?

Ha buttato la metà nel letto. Ho già cambiato le lenzuola.

Va bene. Vai a studiare, devi prepararti per gli esami. La nutro io, non preoccuparti.

Lho visto barcollare leggermente, entrando nella camera della nonna.

Mi si stringeva il cuore, a guardarlo così. Da uomo forte, sempre pronto alla battuta, si era fatto sempre più ombra.

Niente più scherzi, nessuna voglia di vivere.

***

Dopo una settimana la situazione è degenerata quella sera è tornato più tardi del solito. Barcollava leggermente. Ho sentito subito che cera qualcosa che non andava.

Papà? Ti senti male?

Tutto bene, Alina. Solo un giramento di testa in metropolitana. Un caldo soffocante.

Siediti, ora ti misuro la pressione.

Il risultato: duecentottanta su centodieci. Senza una parola, gli ho passato le pillole.

Domani resti a casa. Chiamo il medico.

Non posso, si è rabbuiato domani cè lispezione. Se manco, mi tagliano il bonus. E hanno aumentato anche la tassa sulla casa di mia madre.

Vendila, papà! lo sussurro, guardandomi intorno per non far sentire nulla alla nonna. Vendi quel monolocale in provincia.

Seicentomila euro, ci pensi? Ripaghiamo i debiti, assumiamo una badante seria.

Papà sospira.

Tua nonna non vuole firmare nulla

Non ci mette piede da cinque anni! Per cosa la vuole ancora se non può nemmeno muoversi dal letto?

Non fa in tempo a rispondere che nella stanza parte il tintinnio di una tazza.

Nonna Clara sta sbattendo il bicchiere sulla mensola, vuole attenzione.

Paolo! Vieni qui subito! A chi stai raccontando segreti? State di nuovo sparlando di me? la sua voce gracchiante attraversa il corridoio.

Papà sospira, prende la pillola che gli passo e va da lei.

***

Sei anni fa, papà aveva una donna. Elena, gentile e pacata, veniva spesso da noi con dei dolcetti. Con papà progettavano weekend alle terme in Toscana.

È finita quando la nonna si è allettata. Elena cercò di aiutare, ma la vecchia le ha reso la vita impossibile.

Guarda chi si è presentata! Vuole tutto su un piatto dargento! urlava per tutta la casa, simulando infarti ogni volta che papà organizzava un incontro. Mandatela via, subito!

Alla fine, Elena ha mollato, papà non ha mai provato a riprendersela.

La sera dello stesso giorno, mentre studiavo per gli esami universitari, squilla il telefono fisso. Papà non era ancora rincasato.

Pronto?

È il signor Paolo Martini? chiede una voce maschile.

Sono la figlia, cosa è successo?

Signorina, la chiamo dalle Risorse Umane. Suo padre oggi si è sentito male durante la riunione. Abbiamo chiamato lambulanza, è ricoverato al Policlinico. Ha da scriversi lindirizzo?

Prendo appunti tremando, scrivo lindirizzo tra gli appunti di economia. Appena metto giù, la voce della nonna rimbomba dalla stanza.

Alina! Chi telefona?! Dovè Paolo? Che mi porti un tè, ho sete!

Entro in camera. La nonna è semiseduta, circondata dai cuscini, con unespressione stizzita.

Papà è in ospedale, dico a bassa voce.

In ospedale? per un attimo si ferma, poi subito Eh, certo, mi avete fatta disperare! Ieri mi ha urlato contro, ora Dio lha punito.

Non ci tenete proprio a me! E adesso chi mi porta da bere? Vai a far bollire lacqua.

Me ne vado senza fiatare.

***

Per tre giorni mi sono divisa tra ospedale e casa.

Papà aveva avuto una crisi ipertensiva legata allo stress esagerato.

I medici gli hanno proibito di alzarsi dal letto.

Alina, come sta mamma? ha chiesto subito, appena sono arrivata al suo capezzale.

Tutto a posto, papà. La vicina passa a controllare. Pensa a te: devi stare a riposo almeno due settimane.

Due settimane… Mi licenzieranno Come facciamo con i soldi

Dormi, gli rimbocco le coperte. Ci penso io, promesso.

Il quarto giorno, appena tornata a casa, la nonna mi accoglie con una raffica di lamentele.

Dove sei stata? Sono lurida qui, Paolo chissà dovè, e io sto marcendo!

Serrando i pugni, mi siedo e le parlo con la voce calma più forzata.

Allora, nonna. Ora ascolta bene. Papà è in gravi condizioni, potrebbe avere un ictus, se si agita ancora così.

Sciocchezze! sbuffa la vecchia Clara. È forte. Su, girami che mi è indolenzito il fianco.

No, dico rimanendo sul bordo della sedia. Non ti giro. E non ti nutro.

Nonna Clara sgrana gli occhi.

Ma sei impazzita ragazza?!

No, qui non ci sono più soldi. Papà non lavora, niente stipendio di dicembre. La tua pensione non basta nemmeno per i tuoi pannoloni e le pastiglie per la pressione.

Non ci credo! Paolo avrà dei soldi da parte!

Non cè nessun gruzzoletto. È finito tutto con i tuoi esami del mese scorso. Adesso abbiamo due vie: firmi la vendita della casa in provincia, oppure domani chiamo i servizi sociali. Ti portano in una RSA pubblica. Gratis.

Non oso crederci! strilla la nonna. Sono io la madre di Paolo! La padrona qui sono io!

Padrona di cosa? Stai rovinando tuo figlio. Te ne infischi che rischia di non uscire dallospedale. Pensi solo a te: che il letto sia caldo, il pane morbido.

Ho già chiamato la struttura di cui parlavamo. Cè un posto libero, con la vendita della casa si paga la retta. Ti prendono in cura come si deve.

Non ci andrò mai! la vecchia comincia a tossire.

Allora resta qui a digiuno. Io domani vado a lavorare tutto il giorno, torno tardi. Cè lacqua sul comodino. Pensaci.

Esco e chiudo la porta. Mi sento tremare. Non sono mai stata crudele, ma ora so che se non cambio la situazione, perderò papà.

E la nonna… la nonna ci sopravvivrebbe tutti, se si continua così a lasciarle prosciugarci.

La notte passa silenziosa. Non entro nemmeno in stanza, anche se la sento chiamarmi, piangere, maledirmi. Torno solo al mattino.

Dammi da bere supplica con voce roca.

Le avvicino la tazza alle labbra.

Allora? Firmiamo? Il notaio arriva a mezzogiorno.

Disgraziati sussurra, ma senza più energia. Volete portarmi via tutto Va bene. Scrivi i tuoi fogli.

Solo di a Paolo che venga a trovarmi.

Verrà. Quando tornerà a camminare. E io verrò. Te lo prometto.

***

Paolo era seduto su una panchina nel parco della casa di riposo. Era in forma aveva messo su un po di peso, le guance colorite.

Accanto, su una sedia a rotelle, la mamma: ben pettinata, col foulard nuovo, rosicchiava una mela.

Paolo? Senti, Paolo, lo chiama.

Sì, mamma?

Hai hai chiamato Elena? Avete fatto pace?

Paolo fa uno sguardo sorpreso.

Sì, sì, lho chiamata. Sabato dovrebbe passare.

E va bene, la vecchia si gira verso le aiuole Che venga pure. Qui cè uninfermiera, si chiama Lena, piuttosto scostante, sempre a farmi osservazioni.

Che Elena venga a vedere lei stessa come mi trattano.

Tu però, Paolo, con lei stai attento! Non si fa a far piangere una donna, non è da uomo.

Proprio come tuo padre

Paolo sorride, stringe la mano alla madre. Eppure, da lontano, sta correndo verso di loro Alina, che li saluta e ride felice.

Papà! Nonna! urla da lontano Ho vinto una borsa di studio! E a lavoro mi aumentano lorario!

Paolo si alza ad accoglierla. Clara li osserva socchiudendo gli occhi.

Continua a pensare che labbiano cacciata ingiustamente dalla sua casa, ma ormai non lo dice più nemmeno a voce alta.

Quando la badante le propone con gentilezza di andare a fare il massaggio, la vecchia acconsente solennemente.

Andiamo pure, cara. Però dillo a quel fisioterapista che mi tenga più leggera la mano questa volta. Laltra volta pareva un orso

La carrozzina si allontana, Alina abbraccia suo padre, e restano lì, guardando i pini nellaria silenziosa.

Da tempo non erano tanto sereni, tutti e tre insieme.

***

Clara ha fatto in tempo a conoscere il suo bisnipote Alina si è laureata, ha sposato un bravo ragazzo, ha avuto un bambino.

Paolo si è sposato con Elena, e la nonna lha accettata. Col tempo tra loro è nata una fiducia e una gentilezza nuova: Elena ha dimenticato le cattiverie subite da parte della suocera.

Clara è andata via silenziosa, nel sonno, senza astio per la nipote e il figlio.

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