Stella viene a trovarci stasera, verso le sette. Non ti dispiace, vero?
Elena posò la spazzola sul comò e si voltò verso suo marito, che trafficava con il telecomando della televisione. Matteo annuì senza distogliere lo sguardo dallo schermo.
Ma certo. Che venga pure.
Elena sorrise e tornò davanti allo specchio. Le piaceva che suo marito e sua sorella andassero daccordo. Stella passava spesso da loro, a volte due o tre volte alla settimana, e si fermava fino a notte fonda, riempiendo la casa di risa e chiacchiere. Elena ascoltava mentre i due discutavano dellultimo reality show o si accendevano a parlare di politica, e pensava di essere incredibilmente fortunata. Un marito affidabile, una sorella adorata, una famiglia solida. Proprio come nei film, ma tutto vero.
A volte però, qualcosa di piccolo le graffiava dentro. Inezie, pensava. Sciocchezze. Come Matteo si chinava verso Stella ogni volta che lei raccontava una storia buffa dellufficio. Come Stella gli sfiorava la spalla ridendo alle sue battute. Come sussurravano in cucina, smettendo improvvisamente appena Elena entrava. Lei scacciava quei pensieri. Folle idee. Era Stella, la sua sorellina di sangue, quella che aveva cresciuto da ragazza. Era Matteo, il suo Matteo, con cui viveva da cinque anni. E tra poco sarebbe stato pure il loro anniversario.
Quella sera fatidica, Elena era uscita dal lavoro prima del solito. Aveva voglia di passare al supermercato a prendere qualcosa di buono per la cena. Voleva che la serata del giorno dopo fosse speciale.
La chiave girò nella serratura con troppa facilità. Elena entrò nellingresso e rimase immobile. Un silenzio strano, denso come miele, saturava la casa. Voci soffuse provenivano dal salotto.
Attraversò il corridoio, spinse la porta e si fermò sulla soglia.
Stella era seduta sulla sua poltrona. Sistemata come se da sempre le appartenesse. Matteo era alla finestra, e quando Elena entrò, si voltò ancora di più verso lesterno, quasi volesse confondersi col muro.
Che vi prende? Elena cercò di sorridere, ma le labbra non obbedivano. È successo qualcosa?
Stella alzò gli occhi. E in quel momento Elena non riconobbe più sua sorella. Sparita la dolce, un po timida Stellucci, quella che aveva sempre chiesto consigli, che piangeva sulla sua spalla dopo lennesima delusione damore. Davanti a lei sedeva unestranea, dallo sguardo duro e trionfante.
È successo, sì. Aspetto un figlio da tuo marito, esclamò Stella senza una piega in volto. Fai le valigie e vai via. Ora vivo qui io.
Posò la mano sul ventre ancora piatto, nascosto sotto una camicetta larga.
Elena restò come pietrificata. Da fuori arrivò un clacson, il televisore dei vicini borbottava attraverso le pareti. Il mondo sembrava continuare come se nulla fosse, ma lei non riusciva a respirare.
Cosa?! La voce le uscì roca, spezzata.
Hai sentito bene. Stella si lasciò andare nella poltrona. Io e Matteo abbiamo già deciso tutto. Niente più finzioni, basta così.
Elena si voltò verso il marito. Matteo guardava ancora fuori, le spalle curve, le mani serrate sul davanzale, le nocche bianche come la pietra.
Matteo, fece un passo verso di lui Matteo, guardami negli occhi.
Si voltò. E negli occhi di lui, Elena non trovò pentimento né vergogna. Solo stanchezza e una sorta di sollievo.
Ele, alzò le mani è andata così, perdona.
È andata così? Il suo stesso tono le suonò lontano, irreale. Cinque anni di matrimonio e tu dici solo è andata così?
Dai, non facciamone un dramma, sbuffò Stella. Siamo adulti. Lamore finisce, succede. Io e Matte stiamo facendo sul serio.
Matte. Proprio come lo chiamava lei.
Da quanto va avanti? Elena riuscì a chiedere solo dopo uno sforzo enorme.
Stella lanciò unocchiata a Matteo e sorrise, quasi divertita.
Un anno o forse più. Che importa?
Un anno. Tutte quelle sere in cui Stella restava fino a tardi. Tutte le battute in cucina. Tutti quegli sguardi che Elena aveva scambiato per complicità familiare.
E io pensavo fossi mia sorella, le sfuggì quasi con rabbia. Pensavo mi volessi bene.
Ti voglio bene, replicò Stella con spalle leggere, e ad Elena si offuscò la vista Ma prima voglio bene a me stessa. E a Matteo. Tu sei sempre stata un po noiosa, Elena. Sempre perfettina. Alla lunga stufa, sai?
Elena si lanciò verso Matteo, lo afferrò per la camicia e lo costrinse a voltarsi.
Dimmelo che sta mentendo! Dimmelo che questa è una brutta, pessima barzelletta!
Matteo provò a svincolarsi, ma lei strinse più forte, la stoffa si strappò tra le sue dita.
Ele, lasciami hai già capito
Non ho capito proprio niente! Lo spinse con forza e lui sbatté contro il davanzale. Cinque anni, Matteo! Ho rinunciato a un lavoro a Milano per te, ho vegliato tua madre in ospedale un mese e tu
La mano corse istintivamente al cuscino del divano e lo lanciò addosso al marito. Lui appena fece in tempo a scansarsi.
Dormivi con lei nel nostro letto! Traditore!
Calmati, disse Stella alzandosi con calma ostentata e lisciandosi la camicetta Che scenate sono queste? Sembri pazza.
Elena si girò di scatto verso la sorella e prese dalla mensola una cornice con una foto. Una loro foto insieme, Capodanno scorso, tutti e tre davanti allalbero, lei rideva perché era felice, perché aveva una famiglia.
Ti ho cresciuta io! la foto volò per la stanza, la cornice sbatté contro il muro e il vetro si infranse. Ti aiutavo a studiare perché mamma lavorava sempre! Ti difendevo dai bulli in cortile! E tu mi ripaghi così?
Madonna, ci risiamo Stella roteò gli occhi Quante volte vuoi ripetere la storia dei tuoi sacrifici? Basta, ti prego. Matteo ha sempre preferito le ragazze giovani, te lha mai detto? Ti sopportava per pietà. Io almeno te lho detto in faccia invece che alle spalle.
Questa sarebbe sincerità? Elena rise, e il suono era talmente acido che anche Matteo tremò. Un anno di bugie e tradimenti, questa la chiami onestà?
Lei afferrò un pesante portacenere di cristallo, dono di nozze della suocera, e lo sollevò.
Elena, posa tutto! Matteo si gettò verso di lei, ma troppo tardi.
Il portacenere si schiantò contro la vetrina, e i bicchieri piovvero sul pavimento in mille pezzi.
Non è finita, Elena ansimava, il sudore le imperlava la fronte. Questa non è che linizio.
Si avventò sulla libreria, scaraventando a terra album, statuine, e cimeli raccolti nei viaggi con Matteo.
Basta, Elena! il marito cercò di afferrarla per un braccio.
Non toccarmi! Non azzardarti più a toccarmi!
Stella fece qualche passo indietro verso la porta, e per la prima volta la sua faccia si velò di inquietudine.
Senti, parliamo con calma. Devi andartene, io e Matteo abbiamo bisogno della casa, tra poco nascerà il bambino. Prendi le tue cose
Devo andarmene IO? Elena si fermò in mezzo al caos, lo sguardo così tagliente che Stella mosse ancora un passo verso luscita. IO dovrei?
Allimprovviso, in mezzo al dolore e allumiliazione, qualcosa di gelido e lucido le trapassò la mente.
Vi siete scordati un piccolo dettaglio, avete fatto male i conti, Elena si spostò una ciocca ribelle dal viso. Questa casa è mia. Lho comprata io, quando abbiamo appena iniziato a stare insieme. Era ancora tutto a mio nome, prima del matrimonio. Matteo, non glielhai detto?
Stella guardò Matteo. Lui impallidì, gli occhi bassi.
E allora? sbottò la sorella con voce tesa. Noi abbiamo una famiglia in arrivo; la casa serve a noi più che a te che sei sola.
Famiglia? Elena fece una risatina amara e priva di gioia. Allora costruitevela altrove. Adesso levatevi di torno dalla MIA casa.
Non puoi cacciarci! gridò Stella, isterica. È disumano, sono incinta!
Questo dovevi pensarci prima di infilarti nel letto di un altro, Elena si diresse alla porta e la spalancò verso landrone. Fuori. Ora.
Matteo cercò di avvicinarsi, allungando la mano.
Ele, ti prego, troviamo un accordo Non so dove andare, le mie cose sono qui E ho diritto a un po di soldi, ti porto perfino in tribunale!
Fai pure. La casa è mia da prima delle nozze: non hai nulla in mano. Le tue cose te le impacchetto, ti dirò quando venirle a prendere.
Ma
Fuori! Elena lo disse senza urlare, perfettamente fredda. Tu e la tua amante incinta. Via da qui.
Stella arraffò la borsa dalla poltrona e si diresse alluscita, lanciandole alle spalle:
La mamma saprà come mi hai trattata. Non ti perdonerà mai.
Vedremo.
Elena chiuse la porta alle loro spalle, vi si appoggiò tremando. Le lacrime le rigavano il viso.
Tre giorni dopo, la mamma la chiamò. Elena rispose, pronta al peggio.
Tesoro, la voce materna era stanca. Stella mi ha raccontato tutto. A modo suo, ovviamente.
Mamma, io
Fammi finire. Lho ascoltata. Poi le ho detto che non deve più presentarsi da me, finché non ci avrà ripensato e non tornerà da te a chiedere perdono in ginocchio.
Elena trattenne il fiato.
Allora sei dalla mia parte?
Certo. Stella si è comportata in modo vergognoso, e anche tuo marito. Tieni duro, figlia mia. Divorzierai da quello sciagurato e ricomincerai da zero. Hai pure la casa, lui non avrà neppure una lira. Ricordati, sei forte. Ce la farai.
Elena scivolò contro il muro e scoppiò a piangere. In quella battaglia, non era più sola. Aveva dalla sua parte la madre. Una forza inaspettata, una nuova speranza, tra i cocci di una casa che non era più la stessa.





