Quando Laila aveva sedici anni, una vecchia zingara al mercato le prese la mano, scrutò le linee del destino e disse:

Quando Fiorenza compì sedici anni, una vecchia zingara al mercato di Verona le prese la mano, fissò le linee del destino e le disse: «Non ti sposerai mai». Fiorenza rise. Ma gli anni passarono e, quando Alessandro le porse lanello, ricordò quelle parole e sorrise: «Almeno potrò diventare sposa», scherzò, accettando. Si sposarono. I figli tardarono ad arrivare. I medici furono netti: sterilità. Definitiva. Nessuna speranza. «Allora sarò almeno la moglie», sospirò Fiorenza, cercando di trattenere le lacrime. Ma accadde un miracolo: rimase incinta. «È pericoloso, potreste non sopravvivere», la avvertirono i medici. Fiorenza solo sorrise: «Allora, almeno sarò incinta». Nacque un maschietto sano e robusto. Passarono gli anni. Con Alessandro affrontarono tutto gioie e perdite, risate e lacrime, alti e bassi. Quarantanni volarono come un giorno. Poi un nuovo diagnóstico: «Vi restano sei mesi di vita», riferirono i medici. Fiorenza lo guardò dritto negli occhi e rispose: «Allora salto col paracadute, è sempre stato il mio sogno». E lo fece. Una volta. Due volte. E altre ancora. Qualche mese dopo, nei controlli di routine, la malattia era sparita. Perché finché una persona vive davvero, il destino non può fare altro che scrollare le spalle e riscrivere la sua storia da capo.

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Quando Laila aveva sedici anni, una vecchia zingara al mercato le prese la mano, scrutò le linee del destino e disse: