Quando mia figlia ha dato alla luce il suo settimo bambino, ho capito che la mia pazienza era arrivata al capolinea!

Negli ultimi ventanni ho vissuto con mia figlia e suo marito, ma adesso sono davvero stanco e non ho più le forze per sopportare questa situazione.
Ho 65 anni e sono nonno di sette nipoti. Cè chi penserebbe che sia una grande fortuna, e sarei daccordo, se non fosse che devo badare a tutti loro e ascoltare il loro chiasso ogni giorno. E la mia Anna, mia figlia, non sembra rendersi conto di quanti figli abbia messo al mondo
Quando è nata la mia sesta nipotina, ho dovuto sedermi e parlare seriamente con Anna. Mai avrei pensato di dover discutere di contraccezione con mia figlia trentacinquenne. Ma quando lei e suo marito hanno deciso di avere il settimo bambino, mi sono sentito mancare. In casa ci sono solo cinque stanze e ormai ci viviamo in nove.
Anna dovrebbe sentirsi fortunata: io e mia moglie abbiamo lavorato tutta la vita per costruire una casa più grande e acquistare un appezzamento di terreno. Ora mio genero, Gabriele, lavora su quella terra e si definisce agricoltore. Mia figlia lo aiuta in tutto, mentre io passo la giornata in cucina a cucinare per questa piccola classe. Man mano che i bambini crescono, aumentano le richieste, nessuno vuole mangiare gli avanzi del giorno prima, tutti vogliono cibo fresco.
Quando nacque la sesta nipotina, sperai che Anna capisse finalmente le mie difficoltà, che almeno mi avrebbe permesso ogni tanto di riposarmi dal pianto continuo dei neonati e dal cambio delle loro fasce E invece, le cose sono solo peggiorate.
Ho sempre mantenuto i contatti con mio fratello Carlo, che vive da solo a Firenze da quando sua figlia è partita per lestero.
Una sera mi ha chiamato chiedendomi di andare da lui perché non stava bene. Ovviamente ero preoccupato per la sua salute, ma non posso negare che ero anche felice di allontanarmi da quella ruota infernale. Ora Carlo si è rimesso in piedi e io non so proprio se avrò la forza di tornare in quella casa, dove mi aspettano urla e confusione. Stando da mio fratello, ho riscoperto quanto mi piaccia leggere, ascoltare musica, guardare un bel film. Finalmente posso godermi un po questa vecchiaia, invece di aspettare che i miei nipoti diventino grandi Solo che non so come dirlo ai miei.
Adesso Anna mi telefona e insiste che torni a casa, perché da sola non ce la fa. Ma io davvero non so cosa fareResto in silenzio con il telefono in mano, le parole di Anna che scivolano via come acqua su una pietra. Sento la voce dei nipoti in sottofondo, così lontana, così familiare.
Invecchiare non vuol dire sparire, Anna, le dico finalmente, con una calma che non mi aspettavo nemmeno io. Vuol dire cambiare. E io sono cambiato. Ho bisogno di pace. Ho bisogno di pensare a me stesso, almeno ora.
Dallaltro capo sento un respiro profondo, una pausa pesante come piombo. Ma, per la prima volta, non mi sento in colpa. Sento, invece, una leggerezza nuova.
Papà, io ti capisco, sussurra Anna, la sua voce tremolante fra il bisogno e la resa. Forse forse ho chiesto troppo.
Siete la mia famiglia. Vi vorrò sempre bene. Ma stavolta resto qui ancora un po. Mi affaccio alla finestra: la sera scivola su Firenze come un velo sottile, e le luci dei palazzi si accendono piano. Carlo mi chiama dalla cucina: ha appena sfornato una torta. La vita, penso, è fatta di passaggi. Ho dato tutto ciò che potevo; ora provo a respirare. Anna mormora ancora qualcosa, sembra un grazie. Forse è solo un arrivederci.
Chiudo la chiamata. Lascio che la pace mi avvolga, finalmente. E, mentre affondo il cucchiaio nel dolce caldo di mio fratello, sorrido: le voci che sento ora sono solo quelle della mia memoria, dolci, leggere, come vento destate sui campi che ho lavorato. Forse, mi dico, si può essere nonni anche da lontano. Basta voler bene, e volersi bene.

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