Il cane, alla vista dei suoi ex padroni, abbassò la testa ma restò immobile.
Tutto iniziò a dicembre, quando la neve copriva già i cortili e i vicoli del nostro quartiere romano come una soffice coperta bianca. Rex, un pastore tedesco grande e ormai con il muso imbiancato, apparve dimprovviso allingresso del secondo palazzo, come se fosse uscito dal freddo stesso.
Ancora questo cane che guaisce sotto le finestre! sbottò Giorgio, strattonando la tenda con stizza. Livia, ma non lo senti?
Lo sento, Giorgio, rispose lei, esausta.
Come non sentirlo? Quel pianto ti trapassava lo stomaco, ti entrava nelle ossa.
Una giovane coppia, Matteo e Francesca, si era trasferita nellappartamento ventitré a settembre. Con loro cera Rex. Ogni sera, quando tornavano, lui li accoglieva felice, saltellando attorno, leccando le mani, fedele come un orologio svizzero.
Ma con le prime gelate, qualcosa cambiò.
Abbiamo preso una decisione. Tenere il cane in un monolocale è un incubo. Ovunque peli e quellodore E i vicini si lamentano dei suoi latrati. Se lo vuoi, prenditelo tu, è di razza, ha tutti i documenti, diceva Francesca al telefono, sulle scale, rivolgendosi allamica.
Probabilmente lamica aveva rifiutato.
Livia Notari capì come stavano le cose quando vide che per la quarta notte di fila Rex dormiva nellandrone, tra i piani. Steso sul pavimento gelido, tremava dallumidità.
E quindi adesso che si fa? Giorgio non voleva sentire ragioni. Abbiamo già i nostri problemi fino al collo.
Suo marito, quarantacinque anni, lo scorso anno aveva avuto un infarto. Da allora era diventato nervoso, sempre arrabbiato, anche con lei.
Non è un randagio, mormorò piano Livia. Quei ragazzi del ventitré sono i suoi padroni.
Che se lo riprendano allora. Altrimenti chiama laccalappiacani, rispose Giorgio seccamente.
Facile a dirsi. Ma come glielo spieghi a una creatura così che è stata tradita proprio da chi amava di più?
La mattina dopo, Livia non resse. Scese con una fetta di salame e un pezzo di pane. Rex sollevò il muso pesante, la guardò con immensa gratitudine. Non divorò il cibo: lo prese piano, con delicatezza.
Quella sera, Livia prese una decisione che le ribolliva il sangue.
Ma sei fuori? urlò Giorgio, bloccandole la strada sulla porta dingresso, paonazzo dalla rabbia. Ma hai portato questo animale a casa nostra?!
Rex si rannicchiò in un angolo, le orecchie abbassate, la coda fra le zampe. Sembrava chiedere scusa persino per esistere.
Solo per stanotte, Giorgio. Fuori gela, morirebbe congelato.
Stanotte e domani? E poi solo unaltra notte ancora? Livia, hai perso la memoria? Già spendiamo tutto in medicine e tu porti altre grane in casa!
Livia tacque, accarezzando la testolina vellutata e tremante. Aveva ragione Giorgio: i soldi erano pochi. La pensione dinvalidità di lui era ridicola, quella di lei non molto meglio.
E con che cosa si compra il mangiare? Dal veterinario chi lo porta? Già non ci bastano gli euro per noi!
Giorgio, la voce di Livia era bassa ma ferma. È vecchio. Se resta fuori non ce la fa.
E allora? Ogni giorno in Italia muoiono centinaia di cani! Li vuoi salvare tutti tu?
Alla strillata, Rex si fece ancora più piccolo. Livia si accovacciò accanto a lui, lo abbracciò stretto. Il pelo era spesso, ma ormai spelacchiato. Da tanto nessuno aveva cura di lui.
Non tutti, mormorò. Solo questo.
Per cinque giorni in casa si visse con la tensione alle stelle. Giorgio sbatteva le porte, borbottava per ogni pelo trovato sul tappeto, pretendeva di liberarsi del parassita.
Rex sembrava comprendere il suo ruolo scomodo: mangiava poco, restava nellingresso, si aggirava con occhi che chiedevano solo perdono.
Ma la domenica arrivarono i proprietari.
Un bussare insistente e arrogante alla porta.
Come vi permettete?! Francesca era sulla soglia, avvolta in una pelliccia, con Matteo accanto nel piumino firmato. Avete rubato il nostro cane! È furto!
Furto? balbettò Livia, spiazzata. Era lì, nel freddo…
È nostro! la interruppe Matteo. Abbiamo pure i documenti, il pedigree! Ce lo dovete restituire, subito!
Sentendo le voci, Rex uscì dalla cucina. La coda ebbe un sussulto: essere felice o nascondersi?
Vieni, Rex! Si va a casa, ordinò Francesca.
Il cane si avvicinò, annusò la mano, ma rimase accanto a Livia.
Ma che diavolo Matteo perse la calma. Rex, vieni qui! Subito!
Il cane abbassò il muso, ma non mosse un passo.
Signora, tentò di spiegare Livia. Ha dormito per giorni sul pavimento. Al freddo. Ho solo pensato
E non pensi! Non sono affari suoi! Il cane è nostro, dove dorme lo decidiamo noi! sbottò Francesca.
Sullandrone gelato? sbottò Livia.
Anche sul balcone, se ci va! È nostro e basta!
Che succede qui? chiese Giorgio, entrando con il giornale in mano, ancora col freddo addosso dopo la notte da guardiano nel vivaio.
Sua moglie ha sequestrato il nostro cane! strillò Francesca. Rivogliamo subito il cane! O chiamiamo i carabinieri!
Livia si contrasse, dentro. Un guaio con la legge mancava solo quello. Giorgio era già fuori di sé.
Dai, Livia. Restituiscilo e basta, sospirò il marito. Non ci servono guai.
Ma guardando Rex, nello sguardo gli tremò qualcosa. Il cane era lì, vicino a Livia, e lo fissava con occhi supplichevoli.
Mi fate vedere i documenti, disse Giorgio, allimprovviso.
Come? i due rimasero a bocca aperta.
Sì, il pedigree. Dicevate di averlo.
Matteo e Francesca si scambiarono unocchiata.
Li abbiamo lasciati a casa.
E portateli, poi ne riparliamo, tagliò corto Giorgio.
Ma siete matti? urlò Matteo. Quello è il nostro Rex!
E se è così, perché dormiva al freddo nellandrone?
Non sono affari vostri!
Invece sì. Se vedo un animale maltrattato sotto i miei occhi, mi riguarda eccome, e Giorgio fece un passo avanti, la voce dura come il granito.
Ma chi maltratta? Francesca spalancò gli occhi truccati. Noi labbiamo sempre trattato bene! Ma voi siete normali?
Bene? Ridurre un cane vecchio a dormir fuori non è maltrattamento?
Francesca voleva ribaltare la situazione, ma Matteo la bloccò con un gesto.
Non labbiamo cacciato! Solo temporaneamente. Abbiamo dei lavori a casa!
Ma quali lavori! Tre mesi che ci abitate sbottò Giorgio, e Rex tremò. Che lavori?
I ragazzi sbiancarono. Erano stati colti in fallo.
Sono fatti nostri, biascicò Francesca, la voce tremante.
Maltrattare un animale è vostro diritto? si indignò Giorgio. Ora basta! Ve lo riprendete qui e ora, ma lo tenete in casa!
Livia trattenne il fiato. Non se lo aspettava da Giorgio, che poco prima voleva sbatterlo fuori.
Giorgio, davvero
Zitta! la zittì lui senza staccare gli occhi dagli ospiti. Allora? Lo prendete o no?
Ovviamente! cercò di imporsi Francesca. Rex, vieni, ora!
Il cane guardò i vecchi padroni poi si sdraiò davanti a Livia, come a dire di qui non vado.
Rex! gridò Matteo. Alzati, muoviti!
Il cane rimase dovera.
Ecco! Francesca era sullorlo di una crisi di nervi. Lavete messo contro di noi!
Nessuno lha messo contro di voi, rispose con calma Livia. Lui semplicemente ora sceglie.
Sceglie? È soltanto un cane!
Un cane che non vi riconosce più, replicò Giorgio, ferreo. Sapete perché? Perché i cani il tradimento non lo perdonano.
Ma cosa ne sapete voi di come ci siamo comportati! urlò Francesca. Lo abbiamo amato, nutrito!
E poi gettato per strada come spazzatura! Giorgio ora era davvero furente. Decidete! O lo riprendete davvero e lo tenete trattando come si deve, o ve ne andate per sempre!
E perché dovremmo stare a sentire voi? protestò Matteo.
Perché ora chiamo i carabinieri! Giorgio prese in mano il cellulare. Maltrattamento di animali, reato penale!
Bluffate!
Volete vedere?
Rex rimaneva steso, il respiro affannato. Livia accanto a Giorgio, non credeva a ciò che vedeva. Era davvero suo marito, colui che pochi giorni prima minacciava di cacciare il cane di casa?
Ci pensiamo, sibilò Matteo.
Decidete in fretta, annuì Giorgio. Vi do tempo fino a domani sera. Dopo, Rex resta con noi.
Non potete!
Non potevate neanche voi lasciarlo fuori! il boato di Giorgio fece echeggiare il cortile.
Dalle porte cominciarono a spuntare teste curiose.
Che succede? chiese la signora Maria del quinto piano, preoccupata.
Che questi signori hanno lasciato il cane a dormire nellandrone, al gelo, spiegò Giorgio, indicando i due.
Lho visto io! Poverino tremava tutto. Ho detto a mia moglie: Ma che gente senza cuore, confermò il signor Oliviero, vicino di pianerottolo.
Si aggiunse anche Paola dal quarto piano, poi la famiglia Ricci dal primo. Landrone sembrava diventato un tribunale popolare.
Vergogna! Gli animali non sono giocattoli, scuoteva la testa Oliviero.
Il mio criceto sta meglio di quel cane! aggiunse Paola.
Gli ex padroni erano ormai circondati da sguardi di disapprovazione. Francesca piangeva, Matteo fulminava tutti con lo sguardo.
Adesso basta! tuonò Giorgio. Scegliete: o lo trattate da vero animale di famiglia, o ve ne dimenticate!
Ma possiamo andare in tribunale! singhiozzò Francesca.
Andateci! ribatté Giorgio. Spiegate al giudice perché il vostro cane ha vissuto due mesi nellandrone.
Un brusio approvante tra i presenti. Livia guardava Giorgio come mai prima. Quando era diventato così forte? Così risoluto?
Allora basta! gridò Matteo. Tenetevelo! Non lo vogliamo più!
E se ne andarono, sbattendo la porta dentrata con violenza.
Rex sollevò il muso, guardò la porta e guaì piano.
Piano piano i vicini se ne tornarono ai loro appartamenti, chiacchierando tra sé. Restavano solo loro tre: marito, moglie e il cane, che ora era davvero parte della famiglia.
Rex si alzò, si avvicinò a Giorgio e gli mise il muso in grembo.
Allora, amico? Giorgio gli grattò lorecchio. Resta con noi?
La coda si mosse, timida ma decisa. Sì, restava.
Giorgio Livia cercava le parole. Eri tanto contrario
Lo ero. Ora non più, si sollevò, si deterse le mani sui pantaloni. Senti, Livia, ho capito una cosa. Guardando come lo trattavano.
Cosa?
Che anche noi, in fondo, eravamo come loro. Vicini ma lontani. Io chiuso nei miei acciacchi, tu nelle tue cose. Come estranei.
Le si strinse il cuore.
Ho pensato e se un giorno anche noi venissimo buttati fuori, come inutili? accarezzava la testa di Rex. Mi è venuta una paura, Livia. Forte.
Lei si sedette sullangolo della poltrona.
Allora? Lo teniamo? chiese piano.
Sì, lo teniamo. Siamo una famiglia, finalmente. Vero, Rex?
Il cane gli leccò la guancia e gli posò la testa sulle gambe.
Dopo una settimana, tutto il quartiere notava Giorgio del secondo piano che ogni mattina portava fuori il cane, e pareva ringiovanito di dieci anni.
E i giovani? Dicono che si siano trasferiti altrove, senza tanti saluti. Forse per la vergogna.
Dispiace per loro. Forse, Rex li avrebbe persino perdonati.






