Quando sono tornata, la porta era spalancata: ho subito pensato a un furto, magari sperando che tene…

Quando tornai a casa, la porta era socchiusa. Il primo pensiero fu che qualcuno fosse entrato. “Magari speravano di trovare dei soldi nascosti o dei gioielli,” riflettei preoccupata.

Mi chiamo Luisa Bianchini e ho sessantadue anni. Sono sola già da cinque anni. Mio marito non cè più e i miei figli, ormai adulti, hanno le loro famiglie e vivono per conto loro. Finché non arriva il freddo, vivo in una casetta appena fuori Firenze, mentre dinverno rientro nel mio appartamento di due stanze in città. Ma non appena le giornate si fanno miti, torno sempre volentieri alla mia casa di campagna.

Adoro la vita tra il verde. Qui respiro aria pulita e trovo serenità mentre curo il mio orto e il mio piccolo frutteto. Poco distante c’è un bosco dove in estate crescono funghi e more.

Ero dovuta assentarmi dal paese per una settimana intera per alcune faccende. Al mio ritorno ho trovato la porta aperta. La prima reazione è stata la paura: Forse cercavano euro o gioielli, mi sono detta. Però non cerano segni di scasso e tutto era al suo posto. Unica stranezza, un piatto lasciato sul tavolo, e io non lascio mai stoviglie in giro, specie se devo assentarmi per giorni.

Tutto mi portava a pensare che qualcuno avesse abitato casa mia in mia assenza. La cosa mi fece arrabbiare non poco. Entrando nel salotto, notai un ragazzino che dormiva profondamente sul mio divano. Improvvisamente, la situazione mi fu chiara.

Il bambino si svegliò e mi guardò con occhi assonnati. Non sembrava affatto intenzionato a scappare; si mise seduto e mi disse con voce timida:

Mi scusi tanto per essere entrato così.

Mi resi conto subito che era educato e alquanto riservato. Provai una profonda tenerezza nei suoi confronti.

Da quanto tempo sei qui? domandai.

Da due giorni.

Hai fame? Che hai mangiato?

Avevo delle focaccine. Ne ho ancora un po’, se vuole mangiarne qualcuna.

Mi porse un sacchetto con resti ormai secchi di focaccine.

Come ti chiami?

Matteo.

Io sono Luisa Bianchini! Perché sei da solo? Hai perso la strada? Dove sono i tuoi genitori?

La mamma spesso mi lasciava solo. Quando tornava, era sempre nervosa e si sfogava su di me. Diceva che sono solo un peso nella sua vita, e che senza di me sarebbe stata più felice. Due giorni fa ha ricominciato a urlare, non ho più resistito e sono scappato.

Forse ora ti sta cercando?

Ne dubito. Non è la prima volta che me ne vado di casa. A volte resto via anche una settimana e lei quasi non se ne accorge. Senza di me si sente libera. E quando torno, non mi sembra affatto che sia contenta.

Scoprii così che Matteo viveva con la madre, più interessata a frequentare nuovi compagni che a prendersi cura di lui. Capita spesso che stia dai suoi amici per giorni, lasciando Matteo in balia di sé stesso.

Provavo una compassione infinita ma non potevo fare molto. Sono già in pensione e nessun ente sociale mi avrebbe permesso di diventare sua tutrice. Lui, poi, non voleva nemmeno sentir parlare di orfanotrofio. Lo sfamavo e gli concessi di restare da me per unaltra notte: qui era comunque più sicuro che con sua madre.

Non dormii quasi per tutta la notte, pensierosa per il destino di quel piccolo. Poi mi ricordai che unamica di vecchia data lavora nei servizi sociali. Allalba la chiamai per chiederle consiglio.

Donatella Mancini acconsentì a darmi una mano, ma ci sarebbe voluto un po di tempo. Tre settimane dopo, finalmente, potei adottare Matteo. Il bambino era al settimo cielo, pieno di riconoscenza. Sua madre, venuta a sapere che qualcuno si sarebbe preso cura di lui, firmò i documenti senza esitare.

Oggi viviamo insieme. Matteo racconta a tutti che sono sua nonna. Io sono grata alla vita che, in cambio della solitudine, mi ha donato un nipote.

Il ragazzo è sveglio e curioso. Questautunno ha iniziato la prima elementare. Mi rende felice sentire dalla sua maestra solo parole di elogio: Matteo legge già bene e risolve i problemi di matematica con una prontezza sorprendente.

Così ho imparato che, spesso, nelle situazioni inattese si nasconde una seconda occasione: e che offrire amore a chi ne ha bisogno rende la nostra esistenza davvero piena di senso.

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