Un sapore amaro
È finita, non ci sarà nessun matrimonio! sbottò Ginevra.
Aspetta, cosa è successo? balbettò Andrea, confuso. Sembrava andare tutto bene!
Andare bene? sorrise amaramente Ginevra. Sì, insomma… normale. Solo che… si interruppe per qualche secondo, cercando le parole giuste, ma poi sbottò con la verità nuda e cruda: Ti puzzano i calzini! Non sono pronta a conviverci per tutta la vita!
Lhai proprio detto così? esclamò la madre di Ginevra, quando seppe della decisione della figlia di annullare le pratiche nuziali. Incredibile!
Perché? rispose la quasi sposa alzando le spalle. È la verità, no? Non dirmi che non te ne sei accorta.
Certo che me ne sono accorta, ammise la madre con un sorriso imbarazzato, ma… mi sembra esagerato. Pensavo che lo amassi davvero. Non è un cattivo ragazzo. E i calzini… si può sempre rimediare.
E come? Insegnargli a lavarsi i piedi? Cambiare calzini? Usare un deodorante? Mamma, ti rendi conto? Io sogno di sposarmi, non di adottare un bambino cresciuto!
E allora perché sei andata così avanti? Perché presentare i documenti in Comune?
È stata tutta colpa tua, mamma! Andrea è bravo, gentile, mi piace proprio. Ti ricordi queste parole? E poi ancora: Hai ormai ventisette anni, sarebbe ora di sposarti e farmi diventare nonna. Perché non rispondi adesso, eh?
Ma Ginevra, , replicò la madre, pensavo che tu fossi convinta, sembrava tutto così serio fra voi… In fondo, sono felice che tu abbia riflettuto bene prima di decidere. Solo che quel discorso sui calzini puzzolenti… mi sembra un po troppo. Non è da te.
Lho fatto apposta, mamma. Ho parlato chiaro, nella sua lingua. Così non ci saranno ripensamenti.
***
Allinizio, Andrea era sembrato a Ginevra un tipo buffo, un po goffo. Sempre con gli stessi jeans e la stessa maglietta. Non parlava di arte come da Picasso, ma riusciva a intrattenerla per ore con storie di vecchi film italiani. In quei momenti, i suoi occhi brillavano di entusiasmo.
Con lui ci si sentiva a proprio agio, sereni.
Quella tranquillità aveva catturato Ginevra, che era stanca di relazioni tormentate e della ricerca infinita del giusto.
Dopo due mesi di cinema e aperitivi, Andrea le propose timidamente:
Vieni da me qualche volta? Ti preparo i tortellini fatti con le mie mani!
Linvito era così caldo, familiare, che il cuore di Ginevra balzò in petto. E quel dettaglio del fatti da me la conquistò completamente.
Accettò senza pensarci…
***
La casa di Andrea però non le piacque.
Non cera sporco, ma regnava il disordine, la sciatteria e un senso di trascuratezza. Muri grigi senza un quadro, vecchio divano consunto con un solo cuscino. Libri, riviste e scatole impilate dappertutto. Un paio di scarpe da ginnastica in mezzo alla stanza. Laria era pesante, polverosa e stagnante.
La stanza più che una casa sembrava una fermata provvisoria, come se da un momento allaltro si dovesse partire e invece si restava.
Allora, che ne pensi della mia fortezza? Andrea spalancò le braccia con un sorriso fiero, senza la minima vergogna. Si vedeva proprio che era soddisfatto di sé e non intuiva niente di strano.
Ginevra si costrinse a sorridere: le piaceva davvero il ragazzo e non voleva litigare.
Andarono in cucina. Lì la situazione non migliorava: il tavolo coperto da uno strato di polvere, lavello pieno di piatti sporchi e tazze con un fondo nero. Sul fornello una pentola datata. Lo sguardo di Ginevra si fermò sulla moka.
Chissà che colore aveva allinizio… pensò la ragazza.
Le passò la voglia di scherzare.
Mentre Andrea continuava a raccontare, cercando di divertirla, quando le porse il piatto di tortellini, Ginevra rifiutò con decisione, inventando una scusa sulla dieta.
Non avrebbe mai potuto assaggiare nulla cucinato in quella cucina.
Tornando a casa, Ginevra analizzò la visita.
A prima vista, quello che aveva visto sembrava poco, insignificante. Andrea viveva solo, non era abituato a gestire la casa. Dopotutto, cosa cera di così grave?
Sotto la superficie, però, Ginevra intuì qualcosaltro: come si può vivere così? Non era nemmeno questione di pigrizia… era che per lui era tutto normale.
E dentro rimase un sapore amaro…
***
Poi Andrea venne a casa di Ginevra, le fece la proposta ufficiale e le regalò un anello. Presentarono le carte in Comune, i genitori iniziarono a preparare la cerimonia.
Essere fidanzata, certo, è piacevole. Ma quando Ginevra restava sola e pensava a Andrea, che si sforzava di farle piacere preparando tortellini e raccontando barzellette, le veniva in mente… la moka dal colore indefinibile.
E capiva: non era solo una moka. Era un sintomo! Parlava del modo di vivere di Andrea, del suo rapporto con la casa, con se stesso e probabilmente anche con lei.
Immaginava una mattina insieme e trovava inquietante la scena.
Si sarebbe svegliata, arrivata in cucina e avrebbe trovato il tè avanzato e briciole di pane sul tavolo. E se avesse detto: Andrea, puoi sistemare per favore?, lui lavrebbe guardata stupito come quando guardava la sua stanza. E non avrebbe capito. Non avrebbe fatto storie, né sarebbe stato aggressivo. Proprio… non capirebbe. Ogni giorno Ginevra avrebbe dovuto spiegare, sistemare, ricordare. E la sua pazienza si sarebbe consumata lentamente, colpita da mille piccoli gesti invisibili a lui.
E la mamma era così felice che lei si sposasse.
***
Sposarsi…
Tutta la leggerezza e il calore che Ginevra provava con Andrea svanivano piano piano, lasciando solo un senso di angoscia.
Ginevra, le chiedeva quasi ogni giorno Andrea, ansioso, guardandola negli occhi, Non è vero che tra noi va tutto bene? Ci amiamo, no?
Certo… rispondeva lei, sentendo una fitta al petto.
Alla fine, Ginevra cedette e parlò con la sua amica Sofia, raccontandole le sue paure.
Ma dai, che sarà mai? fu la risposta sorpresa di Sofia. Polvere, una moka… Mio marito lascia la cucina come se ci fosse passato un tornado e non se ne accorge. Gli uomini non notano queste cose!
Ecco il problema! Non lo vedono, sussurrò Ginevra. E lui non vedrà mai. Io invece sì! Sempre! E sarà come morire un po alla volta!
***
No, non lo biasimava. Non laveva mai ingannata. Era puro, sincero. Viveva solo in un mondo diverso, dove un piatto sporco nel lavandino era accettabile. Per lei invece quel piatto era il segno di una profonda incomprensione.
Capì che il punto non era la pulizia. Era che vedevano la vita in modo troppo diverso. Quella crepa nella sua mente col tempo sarebbe diventata una voragine.
Meglio chiudere tutto ora, come si chiude una porta, piuttosto che ritrovarsi anni dopo in quellabisso.
Aspettava solo il momento giusto…
***
Ginevra e Andrea furono invitati a una festa.
Arrivarono, si tolsero scarpe e cappotti…
Entrarono nel salone…
Un odore sgradevole li accompagnava ovunque andassero.
Ginevra allinizio non capì da dove veniva.
Quando lo capì e vide che lo avevano capito anche tutti gli altri si vergognò così tanto da desiderare di sprofondare. Senza dire una parola, corse nellingresso, si rivestì velocemente e se ne andò.
Andrea la seguì di corsa. Riuscì a raggiungerla e le afferrò il braccio. Ginevra si girò, lo guardò con rabbia e gli disse in faccia, quasi urlando:
Basta! Non ci sarà nessun matrimonio!
***
Il matrimonio, infatti, non ci fu.
Ginevra è sicura di aver fatto la scelta giusta e non si pente di nulla.
Andrea, invece…
Ancora oggi non capisce quale fosse il vero problema. Dopotutto, pensava, che sarà mai se puzzano i calzini? Avrebbe potuto anche toglierli…
La vita ci insegna che si può amare qualcuno, ma lamore non sostituisce il rispetto per sé e per la persona che ci sta accanto. Alcune differenze non si sanano: si accettano o si lasciano andare.






