«Restiamo qui fino a giugno!»: Come ho mandato via la sfrontata parentela di mio marito e cambiato la serratura.
Il citofono non squillò: urlò, prepotente, come se volesse svegliare tutto il condominio. Guardai lorologio: sette del mattino, sabato. Lunico giorno in cui contavo di dormire dopo una settimana passata su bilanci e scadenze, non certo di fare salotto con parenti. Sullo schermo comparve la faccia di mia cognata. Simona, sorella di mio marito Marco, dava laria di chi vuole invadere Venezia armata, e dietro di lei si intravedevano tre testoline spettinate di diversa altezza.
Marco! gridai senza staccare il ricevitore. Cè la tua famiglia. Pensaci tu.
Mio marito uscì dalla camera arrancando, infilando i bermuda al contrario. Capiva perfettamente dal tono della mia voce che la mia pazienza col suo clan aveva toccato il fondo. Intanto che lui balbettava qualcosa nel citofono, io già ero lì nellingresso, braccia conserte sul petto. Il mio appartamento, le mie regole. Quel trilocale in centro a Milano lavevo comprato due anni prima del matrimonio, sudando ogni centesimo del mutuo. Lultima cosa che mi serviva era trovarci estranei per casa.
La porta si spalancò, e nel mio corridoio profumato ci tengo al mio diffusore di oli essenziali entrò una vera carovana. Simona, carica di borsoni, nemmeno si degnò di salutare. Mi spinse di lato con il fianco, come se stessi in mezzo, non come padrona di casa.
Finalmente, ce labbiamo fatta! sospirò, lasciando cadere le sue borse luna dopo laltra, direttamente sul gres italiano. Maddalena, perché resti lì impalata? Dai, metti su il bollitore, i bambini hanno fame dopo il viaggio!
Simona, dissi con tutta la calma che potei, ma Marco già si rannicchiava nelle spalle. Che succede?
Non te lha detto Marco? occhi spalancati, finta innocenza. Siamo in mezzo ai lavori in casa! Totale! Stanno rifacendo tutto: tubature, pavimenti, è invivibile. Restiamo da voi solo una settimana, non vi disturbiamo. Tanto con tutto questo spazio non ve ne accorgete neanche!
Lanciai unocchiata a mio marito. Lui fissava il soffitto. Sapeva già che la sera avrebbe pagato pegno.
Marco?
Maddalena, dai è mia sorella. Dove va con i bambini in mezzo alla polvere del cantiere? È solo per sette giorni
Sette giorni, scandii. Solo sette. Il cibo ve lo procurate voi. I bambini non corrono in giro, guai se toccano le pareti o si avvicinano al mio studio. Dopo le dieci voglio silenzio, intesi?
Simona fece una smorfia.
Madonna come sei pesante, Maddalena. Manco fossi una carceriera. Va bene, basta che poi ci fai vedere dove dormiamo. Spero non sul pavimento?
Così è cominciato linferno.
La settimana è diventata due. Poi tre. Il mio appartamento, curato col mio architetto, stava diventando una stalla. Nellingresso cera sempre una montagna di scarpe luride, che mi facevano inciampare. Il caos regnava in cucina: macchie di unto sul piano in quarzo, briciole ovunque, pozze appiccicose dappertutto. Simona si comportava come la padrona: non una parola gentile, pretendeva.
Maddalena, ma il frigorifero è vuoto! si lamentò una sera, infilando il naso tra gli scaffali. Ai bambini servono gli yogurt, e anche a noi e Marco piace la carne buona. Tu lavori tanto, potresti pensare un po ai parenti!
Hai la tua carta e sotto casa c’è la Coop, risposi senza neanche alzare gli occhi dal computer. Vai pure. Ora fanno anche la consegna 24 su 24.
Taccagna, ringhiò sbattendo lo sportello, facendo tremare le lattine. Tanto i soldi non te li porti dietro quando muori.
Ma il vero punto di non ritorno non fu questo. Un giorno, tornando prima dal lavoro, trovai i nipoti in camera mia. Il grande saltava sul materasso ortopedico, pagato quasi come una fiat usata, la più piccola si era messa a disegnare col mio rossetto sulla parete. Rossetto Tom Ford. Edizione limitata.
Fuori! ringhiai così forte che scapparono come schegge.
Simona arrivò sul rumore, vide i graffiti sulle pareti e il rossetto spaccato, e si limitò ad alzare le mani:
Ma dai, sono solo bambini! Che ti costa, una riga sulla parete, si pulisce. E il rossetto, suvvia, lo ricompri. Pure, ti dico, i lavori a casa nostra stanno andando lunghi, quelli che abbiamo trovato sono dei fannulloni. Quindi, stiamo da voi fino a giugno! Dopotutto, che ci state a fare da soli, qui? Così almeno cè movimento!
Marco, muto al mio fianco. Uno straccio.
Non dissi nulla. Mi chiusi in bagno a respirare e a contare fino a cento, per non combinare qualche danno.
Quella sera Simona lasciò il cellulare sul tavolo in cucina mentre andava a farsi la doccia. Uno squillo, lo schermo si illumina: un messaggio dalla Maria Affitti.
«Simona, ho appena fatto il bonifico per il prossimo mese. Gli inquilini sono contentissimi, chiedono se possono restare fino ad agosto.»
E subito dopo la notifica della banca: «Accredito: +820 euro».
Qualcosa mi si è acceso dentro. Tutto ha avuto senso. Nessun lavoro in casa: questa furbetta aveva affittato il suo bilocale al mese, si beccava i soldi e viveva a scrocco da me, tagliando sulle spese e intascando l’affitto. Un colpo di genio sulle mie spalle.
Ho fatto una foto allo schermo. Nemmeno la mano tremava: ero lucido, con una rabbia fredda come il ghiaccio.
Marco, vieni un attimo, ho chiamato mio marito in cucina.
Quando vide la foto, sbiancò e poi arrossì.
Madda forse è uno sbaglio?
Sbaglio è che non hai ancora cacciato tutti quanti. O domani a pranzo loro non ci sono più qui, o domani non ci sei più tu. E portati pure tua madre, tua sorella, chi vuoi. Ma via tutti.
Ma dove vanno
Non mi importa. Sotto i portici, in albergo, dalle suore. Proprio non me ne frega.
La mattina dopo Simona, come nulla fosse, uscì a comprare quei meravigliosi stivaletti (con i soldi dellaffitto presumo), lasciando i bambini a Marco. Appena si chiuse la porta dietro di lei:
Marco, porta i bambini al parco. E non tornare troppo presto.
Perché?
Perché ora qui si fa disinfestazione da parassiti.
Quando sparirono in ascensore, ho preso il telefono. Prima chiamata: servizio di apertura porte. Seconda: Polizia Locale.
Finito lospitalità. Iniziava la bonifica.
Maddalena, ma sei sicura che non sia uno sbaglio? ancora mi ronzava nella testa la sera prima, intanto che guardavo il fabbro cambiare la serratura.
Nienete errori, solo soluzioni pratiche.
Il fabbro, un tipo robusto con tatuaggio, ci mise poco.
Signora, ottima porta. E la serratura una sicurezza: qui non entra nessuno senza demolire tutto.
Perfetto. Voglio stare tranquilla.
Gli girai una bella cifra in euro con il bancomat quanto una cena in un ristorante a Brera ma la pace vale anche di più.
Poi via con le cose. Niente sentimentalismo. Presi i sacchi neri da 120 litri e ci buttai dentro tutto: reggiseni di Simona, collant, giochi dei bambini, sparsi ovunque. Non piegai, ammassai. Tutta la sua cosmetica, che aveva invaso il mio bagno, via di colpo.
In quarantacinque minuti si era formata in pianerottolo una montagna di sacchi neri. Accanto, due valigie.
Quando lascensore arrivò con lagente, io ero già lì con i documenti.
Buongiorno, maresciallo, mostrai visura e carta didentità. Proprietaria qui sono solo io, nessun altro registrato. Tra poco arriveranno degli estranei: per favore, verbalizzi eventuale tentativo di occupazione.
Il giovane carabiniere, esausto, spulciò un po i fogli.
Parenti?
Ex, sogghignai. Questione familiare degenerata.
Simona arrivò dopo unora. Pacchi della Rinascente in braccio, allegra. Il sorriso si spense davanti ai sacchi neri e a me in compagnia della polizia.
Che succede?! strillò, indicando i sacchi. Maddalena, sei pazza? Sono mie cose!
Esatto, crociai le braccia. Le tue cose. Prendile e vattene. L’albergo è chiuso.
Provò ad entrare, ma lagente la bloccò.
Signora, ha la residenza qui? Registrazione?
Ma io sono la sorella di Marco! Siamo ospiti! già rossa in faccia Ma che fai, scema? Dovè Marco? Ora lo chiamo, e vedrai!
Prego, chiama pure. Tanto non risponde. È impegnato a spiegare ai tuoi figli comè davvero la loro mamma.
Simona chiamò nessuna risposta. Ancora. Poi gettò la chiamata: Marco finalmente aveva trovato la spina dorsale. O aveva solo paura del divorzio. Tanto a lui al massimo toccava il telecomando.
Non puoi cacciarmi! urlò, lasciando cadere le buste. Da una uscì una scatola di scarpe nuova. Siamo in mezzo ai lavori! Dove vado con i miei figli?
Non mentire, feci un passo avanti, guardandola negli occhi. Saluta Maria per me. E chiedile se i tuoi inquilini vogliono restare fino ad agosto. O se devi sfrattarli, eh?
Si gelò. Bocca aperta, svuotata come un pallone bucato.
Tu come
Bisogna imparare a bloccare lo schermo, specie se si fanno certi affari. Hai campato sulle mie spese per un mese, divorato il mio frigo, rovinato casa mia, e intanto affittavi la tua casa e mettevi via i soldi? Complimenti, davvero. Ma ora ascolta qui.
Abbassai la voce, ogni parola suonava come uno schiaffo contro le mattonelle fredde:
Prendi questi sacchi e sparisci. Se rivedo te o i tuoi figli a meno di un chilometro da qui, segnalo tutto alla finanza: affitti in nero, evasione. E denuncio un furto. Guarda caso mi è sparito un anello doro. Chissà, forse la polizia lo trova in questi sacchi, se deve fare un controllo.
Lanello in realtà era al sicuro dentro la cassaforte. Ma lei non poteva saperlo. Imbiancò tanto che il fondotinta sembrava gesso.
Sei una strega, Maddalena, sibilò. Dio ti giudicherà.
Dio è già impegnato, replicai. E comunque, ora qui comando io. E questa casa è finalmente solo mia.
Afferrò i sacchi, borbottando, cercando di chiamare un taxi con le mani tremanti. Lagente la fissava con aria annoiata, felice che il verbale stavolta non fosse necessario.
Quando lascensore se la portò via, assieme ai suoi piani e alle sue valigie, mi rivolsi al carabiniere.
Grazie del servizio.
Si immagini, sorrise. Ma metta serrature serie dora in poi.
Rientrai. Chiusi la porta. Il clack del nuovo cilindro era una musica dolcissima. Il profumo di candeggina mi assalì: la ditta di pulizie aveva già finito in cucina e stava entrando in camera.
Marco tornò dopo due ore. Solo. Aveva consegnato i bambini a Simona davanti al portone, mentre lei caricava il taxi. Entrò, guardandosi intorno come chi si aspetta trappole.
Maddalena lei è andata via.
Lo so.
Diceva di te cose terribili
Non mi importa cosa gridano i topi quando li butti fuori dalla nave.
Ero in cucina, con un caffè appena fatto. Nella tazzina buona, la mia. Sui muri non c’erano più disegni col rossetto, la casa profumava. In frigo solo le mie cose.
Sapevi dellaffitto? gli chiesi senza nemmeno voltarmi.
No! Te lo giuro, Maddalena! Se sapevo
Se sapevi, tacevi, dissi semplicemente. Senti bene. È lultima volta. Se tua famiglia ripete una scena simile, i tuoi bagagli saranno fuori insieme ai loro. Chiaro?
Annui, rapido e impaurito. Sapeva che non scherzavo.
Bevvi un sorso di caffè.
Era perfetto.
Caldo, forte, e soprattutto, preso nella pace totale della mia casa.
La corona non mi pesa.
Mi cade a pennello.






