13 aprile
Quando Tommaso partì per il servizio militare, giurai a me stessa che lo avrei aspettato con fedeltà. E promisi davvero: gli scrivevo lunghe lettere piene di passione e tenerezza, disegnavo fiori e cuori colorati sugli angoli delle pagine e, accanto alla parola bacio, lasciavo sempre impresso il segno delle mie labbra. Lamore che provavo era assoluto, di quelli autentici e profondi. Senza di lui, i minuti mi sembravano delle ore infinite.
È per questo che ancora oggi non riesco a credere che Tommaso sia stato capace di farmi questo.
Il cuore mi diceva che non era possibile, che non poteva essersi dimenticato di me. Ma quando smise di rispondere alle mie lettere e mi inviò solo poche parole in cui mi chiedeva di dimenticarlo, dovetti accettare la realtà. Non avevo altra scelta.
Così, sposai il primo ragazzo che incontrai. Ovviamente senza amore. Decisi di rinchiudere per sempre il mio cuore ferito, temendo di soffrire ancora. Sapevo che nessuno avrebbe potuto prendere il posto di Tommaso.
Stavo preparando la cena in cucina, col grembiule e le pantofole, quando qualcuno suonò il campanello. Andai ad aprire la porta, ed era lì: Tommaso, ormai uomo, vestito con una divisa da ufficiale.
«Non volevo credere che ti fossi sposata, quindi sono venuto a verificare di persona. Ma ora vedo che è la verità,» disse con occhi pieni di dolore, come se stesse per piangere. «Ora capisco perché non rispondevi più alle mie lettere…»
Si voltò per andarsene, ma lo bloccai.
«Come puoi dirlo? Sei stato tu a scrivermi di dimenticarti…» Ero confusa, non sapevo se cercava una scusa o se mi accusava.
«E allora?» chiese dopo una lunga pausa. «Sì, la settimana scorsa ti ho inviato lultima lettera dalla caserma, sperando che mi stessi ancora aspettando»
Mi si bloccò il respiro. Le lacrime bruciavano sul viso e mille domande si affollavano nella mente: Come è potuto succedere? Perché?
Più tardi quel giorno andai a trovare i miei genitori. Forse sapevano più di quanto immaginassi. In fondo a loro Tommaso non era mai piaciuto: non aveva un lavoro sicuro e viveva con pochi euro in tasca.
«Perdonaci, figlia cara» mi dissero con voce tremante. «Volevamo solo che avessi una vita migliore della nostra, che conosciamo bene cosa vuol dire contare gli spiccioli per comprare una caramella ai figli. Abbiamo sofferto tanto e volevamo evitartelo.»
«Però anche voi avete vissuto con poco e vi siete amati lo stesso, vi siete sposati… perché avete voluto distruggere la mia felicità? Come avete potuto farmi tutto questo?» li rimproverai con il cuore in gola.
Mia madre mi porse una scatola con dentro una quindicina di lettere.
Andai in cameretta a leggerle. Quelle lacrime non erano semplici pianti, ma singhiozzi profondi. Nellultima lettera, come diceva Tommaso, cera un bucaneve essiccato e la frase: Lho cercato tanto, ma lho trovato solo per te.
Quella sera parlai a lungo con mio marito. Un uomo che, oltre al lavoro, ai soldi, e magari alle uscite con gli amici (e forse anche con qualche ragazza, come aveva più volte lasciato intendere qualche vicina troppo curiosa), non sembrava accorgersi di nulla e di nessuno intorno a sé. Così, ci lasciammo in silenzio, senza drammi.
Per la prima volta in vita mia, vinsi la paura del buio e della notte, e uscii a passeggiare da sola per la città. Non avevo più timore, perché sapevo dove stavo andando: a casa di chi mi aveva davvero amata e che io non avevo mai smesso di amare.
Con il tempo tutte le incomprensioni vennero spazzate via. Oggi, nella nostra famiglia io e Tommaso abbiamo due figli biondi e vivaci che fanno la gioia dei nonni, ormai felici di avere dei nipoti a cui badare. E tutti sappiamo che la vera ricchezza di una casa è una sola: lamore sincero.




