Diario di Venerdì 26 Maggio
Oggi è stata una giornata lunga e piena di emozioni. Ancora mi tremano le mani mentre scrivo.
Nonna, posso stare un po da te? ho sussurrato singhiozzando, seduta sul divano della cucina. Non ce la faccio più a vivere con lui.
Certo, tesoro mio. Rimani quanto vuoi, mi ha detto la nonna, abbracciandomi forte. Marco ti fa ancora del male?
Ho annuito piano, una lacrima dopo laltra. Mamma non vuole che io lasci Marco non vuole problemi coi suoi genitori, dice che la nostra reputazione è troppo importante. Ma io non resisto più a questa situazione.
Mia madre, Sabrina, non è mai stata una persona calda: fredda, calcolatrice, sempre preoccupata del suo apparire, prima ancora che della mia felicità. Era stata proprio lei a farmi sposare Marco, solo perché il padre era assessore al Comune di Firenze.
Marco ti picchia? mi ha chiesto la nonna.
Sì sono scoppiata a piangere.
Ma tua madre e tuo padre lo sanno? si è rabbuiata nonna.
Certo che lo sanno ho risposto a fatica.
E non ti permettono di andare via? si è stupita lei.
No dicono che se torno a casa, sarà una vergogna per la famiglia. Che la colpa è mia, che dovrei essere più accomodante. Ma come si fa ad essere accomodante quando lui è cattivo dentro? Nonna, io non ce la faccio più.
Lei mi ha carezzato i capelli e mi ha detto dolcemente:
Se non ce la fai, non devi restare. Rimani qui da me, parlerò io con i tuoi.
Non ho fatto in tempo a calmarmi, che la nonna ha preso il telefono e ha chiamato subito mia madre. Sabrina era furiosa.
Cosa vuol dire che è andata via dal marito? ha urlato non appena la nonna le ha detto che ero lì. Deve tornare subito!
Non urlare, le ha risposto la nonna secca. Dile pure addio, perché qui da me Diletta rimane.
Sai quanto abbiamo speso per quel matrimonio? urlava mia madre. Quella era la famiglia giusta, tu ci rovini! Guarda che ci metti alla berlina davanti a tutta Firenze!
Sei tu che hai rovinato noi, ha chiuso la nonna e ha buttato giù la chiamata.
Poi ha chiamato papà, mio padre Paolo. Sapevi che quel disgraziato sta picchiando tua figlia? gli ha piantato in faccia.
Mah, sì, in casa si dice ma non è che sia sicuro. Magari Diletta esagera
Tu parli sul serio o fai finta di essere scemo? ha urlato la nonna. Tua figlia viene picchiata e tu resti a guardare?
Che dovrei fare io? ha mormorato papà.
Prenderlo a calci, altro che! Fargli capire che tua figlia non è sola, che se la tocca ancora, si ricorderà per tutta la vita!
Non intrometterti, si arrangiano loro, ha sbuffato papà.
Si vede che avete venduto vostra figlia per il quieto vivere, ha sospirato la nonna.
Dopo due giorni si sono presentati in casa della nonna mamma, papà e pure Marco, tutti eleganti come se fossero ambasciatori, per prendere la pecorella smarrita. Mamma, senza nemmeno salutare, ha sbraitato:
Diletta deve tornare immediatamente da marito!
Diletta non deve proprio niente a nessuno, rispondeva la nonna, infuriata. Ma che razza di genitori siete? Non siete degni di chiamarla figlia.
È tutta colpa tua! urlava mamma, la riempi di idee sbagliate!
La nonna, fissando Marco dritto negli occhi, ha detto:
Primo, insegnate a vostro figlio a non alzare le mani. Qui nessuno la maltratta e non ve la ridò.
Marco non sapeva che dire, e mia madre, stizzita:
Ma non lha colpita forte! E poi, tra marito e moglie succede
Papà, tu che dici? ha chiesto la nonna rivolgendosi a Paolo.
Si arrangiano, non voglio farmi coinvolgere borbottava papà, poco coraggioso.
La nonna, a quel punto, non ci ha visto più: uno schiaffo a papà, uno a mamma, e uno pure a Marco.
Così, per gioco. Non vi piace? Beh, magari cambierete carattere. Adesso vi fate belli e fuori da casa mia.
E li ha cacciati di casa a forza, mentre mamma minacciava che non sarebbe mai più tornata. Nonna chiudeva la porta urlando che come nuora valeva poco, ma che come madre valeva ancora meno.
Quando la porta si è chiusa, la nonna si è seduta vicino a me e mi ha detto:
Diletta, impara a difenderti. La vita non ti regalerà nulla, e vivere schiacciata dagli altri è solo perdere te stessa.
Intanto mamma frignava con papà:
Devi convincere la tua pazza di madre a non intromettersi! Cosa penserà la gente? Quel matrimonio era il nostro lasciapassare, adesso Diletta ci rovina tutto!
E a che ti serve tutta questa alta società? ha chiesto papà, stanco.
Mi serve, sì! Non hai capito ancora? Io voglio i soldi, il rispetto! Voglio che mi invidino!
Papà si è rifugiato nella sua stanza. Lui proprio non sa litigare: è più facile dire sempre sì che imporsi.
Il giorno dopo, papà è tornato dalla nonna. Si è seduto, esausto:
Posso stare un po da te anche io?
La Sabrina ti ha mandato fuori di casa? ha sorriso la nonna.
Non ne posso più. Ormai in casa è un inferno.
Hai voluto fare il remissivo, ora hai quello che ti meriti. Se non impari a difendere i tuoi confini, finisci per diventare lo zerbino di tutti.
Io mi sono avvicinata, poggiando la testa sulla sua spalla. Lo sappiamo bene, io e papà, comè vivere con accanto una persona che urla, vuole il controllo, e non lascia spazio a nessuno.
La nonna ci ha guardati con amore:
È meglio che tu abbia scelto di uscire da quel matrimonio, Diletta. La vita è solo nostra, nessuno decide per noi: la qualità di quello che vivrai dipende solo da te. Capito?
Ho annuito, papà pure; la nonna ridendo scuoteva la testa: ce nè ancora da imparare.
Papà quel giorno si è portato via i suoi vestiti. Quando lo ha detto a mamma, lei ha avuto una reazione teatrale: piatti rotti e urla. Eppure non è finita: Marco mi chiama ogni giorno, chiede di rivederci, poi minaccia, urla. Ma io non mollo. Ho già nuovi sogni, nuovi progetti.
Una settimana dopo, si è presentato il padre di Marco, il famoso assessore Giacomo Ricciardi, nella casa della nonna.
Siete tutti impazziti qui? Una scappa dal marito, laltro scappa dalla moglie Ma che razza di famiglia siete? Tornate subito a casa vostra! E lei, signora Rosa, la smetta con queste idee strane!
Ma la nonna, implacabile, gli ha risposto a muso duro:
E tu chi sei per venire qui a comandare? Vai a insegnare a tuo figlio a comportarsi!
Gli ho già parlato, non succederà più, ha provato a giustificarsi lui, abbassando i toni.
Dovevi farlo prima. Ora non ti permetto di rovinare la vita di mia nipote. Tuo figlio la ama? Si faccia curare. Nessuno nasconde sotto al tappeto le colpe: io posso anche raccontare che in terza elementare ti facevi la pipì addosso
Ricciardi è sbiancato:
Non lo direte mai!
Dipende da te. Meglio che ci lasci in pace e per compensare ci paghi una bella vacanza in Liguria, a me e Diletta. Così dici a tutti che è partita con la nonna, per assisterla.
Lui ha annuito, impaurito ma rispettoso. Dopotutto era stata la maestra di suo figlio alle elementari, sapeva colpire nel segno. Ha pagato la vacanza come promesso.
Il divorzio è arrivato tranquillo, un anno dopo. Ormai sia io che Marco avevamo iniziato nuove relazioni e la vita è andata avanti. Ho trovato un uomo che mi ama davvero, abbiamo due splendidi bambini e la nonna Rosa vive con noi. Papà invece non ha mai divorziato da mamma, ma vive ancora da nonna. Chissà se avrà mai il coraggio di uscire davvero dalla sua prigione.
Sono profondamente grata alla nonna: se non fosse stato per lei, non avrei imparato a difendere la mia felicità.



