Regalo di nozze dalla suocera: Meglio niente che questo!
Oggi rileggo questo episodio con un sorriso amaro. Era il giorno della nostra festa, e tutto sembrava perfetto. Sofia e io, Marco Rossi, ci sposavamo in una bella chiesa a Firenze. Quando il presentatore annunciò larrivo dei regali, i miei genitori furono i primi a congratularsi, poi venne mia madre, Maria Bianchi, con una scatola enorme decorata di celeste.
“Che cosa sarà mai?” sussurrò Sofia, curiosa.
“Non lo so. Mamma ha tenuto tutto segreto,” risposi, confuso.
Decidemmo di aprire i regali il giorno dopo, quando la folla si sarebbe dispersa. Cominciammo proprio con la scatola di mia madre. Sciogliemmo il fiocco, sollevammo il coperchio e rimanemmo senza parole.
Avevo notato da tempo unabitudine strana in Marco: non prendeva mai nulla senza chiedere, neanche un biscotto.
“Posso avere lultimo cioccolatino?” mi chiedeva timidamente, fissando lultima pralina nella scatola.
“Certo! Non serviva neanche chiedere,” rispondevo io, perplessa.
“È così che sono stato cresciuto,” sorrideva imbarazzato, scartando il cioccolatino.
Solo mesi dopo capii il motivo.
La prima volta che incontrai i suoi genitori, Maria e Luigi Bianchi, tutto sembrò normale finché non ci sedemmo a tavola. Davanti a ogni ospite, un piatto con due cucchiai di risotto e una polpetta minuscola. Marco finì subito e chiese timidamente un altro po.
“Mangia come un bue! Non ti sazi mai!” sbottò Maria, indignata, mentre Luigi otteneva un piatto pieno senza fiatare. Sofia continuò a mangiare in silenzio, sconvolta.
Durante i preparativi del matrimonio, Maria mostrò il suo vero carattere. Tutto era troppo caro per lei: gli anelli, il ristorante, il menù.
“A che serve tutto questo sfarzo? Si poteva fare con meno!” brontolava senza vergogna.
Alla fine, Sofia perse la pazienza.
“Decidiamo noi! Sono i nostri soldi e le nostre scelte!” rispose seccata.
Offesa, Maria smise di parlare e minacciò persino di non venire al matrimonio.
Due giorni prima della cerimonia, Luigi arrivò a sorpresa.
“Figliolo, aiutami con il regalo,” chiese, portandomi in garage.
Aveva comprato una lavatrice di sua iniziativa, stanco dei capricci di Maria. Mi confessò che avevano litigato perché lei trovava troppo costoso perfino un regalo per il proprio figlio.
Il giorno delle nozze, Maria si presentò comunquein un elegante vestito, arrivata in taxi. Si comportò bene, consegnò la scatola e si mescolò tra gli invitati.
Il mattino dopo, aprimmo il pacco con trepidazione. La delusione fu amara.
“Asciugamani?” mormorò Sofia, tirandone fuori uno.
“E calzini,” sospirai, mostrando due paia di morbidi calzini di lana. “Aveva ragione papà Mamma ha preso quello che aveva sotto mano. Meglio niente che questo.”
Ma non finì lì. Qualche giorni dopo, Maria chiamò per sapere chi avesse regalato cosa.
“Allora? Cosa vi ha dato la mamma di Sofia? E lo zio Carlo? E le sue amiche?” insisteva.
Non volevo parlare dei regali degli altri.
“Mamma, non sono affari tuoi. Sofia e io siamo felici così.”
Riattaccaisenza sensi di colpa, per la prima volta.
La vita ci insegna: la grandezza di un dono non misura la generosità di chi lo fa. Il rispetto e lamore si vedono nei dettagli. E Maria, purtroppo, non ne aveva più da offrire.






