Respiro Nuovo a Cinquant’Anni: La Storia di Rita, una Donna, un Lavoro in Casa, uno Sconosciuto dagli Occhi Blu e il Coraggio di Amare di Nuovo nonostante le Difficoltà Familiari

Signore, non spinga così. Che schifo. Ma è lei che ha quello strano odore?
Scusi borbottò luomo, facendo un passo indietro.
Mormorò ancora qualcosa tra sé, sottovoce, con tristezza e fastidio. Se ne stava lì, a contare delle monetine nel palmo. Sicuramente non aveva abbastanza euro per una bottiglia. Senza volerlo, scrutai il volto di quelluomo. Curioso, non aveva affatto laria di un alcolizzato.

Mi scusi, signore… non volevo offenderla. Qualcosa mi tratteneva dal voltarmi e andarmene via.
Va tutto bene.
Alzò su di me due occhi incredibilmente azzurri, vividi, non sbiaditi per niente. Eppure mi sembrava fosse un mio coetaneo. Che strano, nemmeno da giovane avevo mai visto occhi così blu su nessuno.

Lo presi saldamente sottobraccio e lo condussi qualche passo lontano dalla breve fila alla cassa del supermercato.
È successo qualcosa? Ha bisogno di aiuto? cercai di non mostrare troppo fastidio.
Solo allora capii di cosa odorava: soltanto di sudore antico, non di altro. Rimase in silenzio, infilando le monete in una tasca. Non sapeva come spiegare, soprattutto ad una donna sconosciuta. E forse anche a una donna ben vestita e a posto come me, si vergognava di più.

Mi chiamo Margherita. Piacere. Lei invece?
Andrea.
Le serve davvero una mano? Compresi allimprovviso che mi stavo quasi imponendo.
A un barbone. Mi stavo quasi offrendo a un barbone, mi dicevo. Andrea mi lanciò uno sguardo rapido, con quegli occhi blu, per poi deviare subito lo sguardo altrove. Mi stavo già allontanando, quando lui finalmente riuscì a parlare.
Mi servirebbe un lavoro. Non conosce nessuno qui da queste parti che abbia bisogno di una mano? Magari per qualche lavoretto di casa, oppure piccoli lavori manuali Il paese è grande, bello, ma non conosco nessuno Scusi.
Ascoltai in silenzio mentre finiva la frase quasi di corsa, imbarazzato. Pensai a quanto fosse insensato far entrare chiunque in casa propria. Eppure stavo giusto rinnovando il bagno, e mio figlio aveva promesso che se ne sarebbe occupato lui, senza chiamare operai maldestri. Ma lui era sempre troppo impegnato chissà quando avrebbe iniziato.

Sa posare le piastrelle? chiesi ad Andrea.
Sì, certo.
Quanto mi chiederebbe per un bagno da dieci metri quadrati?
Andrea sbuffò, evidentemente sorpreso dalla grandezza.
È meglio dare unocchiata Diciamo che mi accontento di quello che vuol darmi.
Andrea fece un lavoro impeccabile. Prima chiese se poteva fare una doccia. Rimasi sollevata che ci avesse pensato lui. Avevo solo una lieve paura che lasciasse qualche malattia Gli diedi dei vestiti di mio marito, che non cera più; i suoi li lavò. Fece il lavoro in un fine settimana: tolse via le vecchie piastrelle, ripulì tutto, sistemò gli attrezzi come erano stati lasciati. Con cazzuola e spatola in mano, la domenica sera, le nuove piastrelle scintillavano sui muri e sul pavimento. Un vero spettacolo. Ed io, dentro di me, ero inquieta che Andrea stesse finendo. Probabilmente era senza tetto. Lasciarlo dormire ancora da me? Mi pareva strano. Mandarlo via a mezzanotte, anche.

Il sabato notte non dormii quasi: mi chiusi in camera e stetti ad ascoltare ogni rumore. Ma Andrea dormì sodo, evidentemente esausto, sul divano del salotto.
Margherita, venga a vedere il lavoro! mi chiamò.
Cosa dire? Il lavoro era perfetto.
Andrea, ma lei nella vita cosa faceva? domandai, ammirando quelle piastrelle.
Insegnante di fisica. Ho studiato a Pisa.
A Pisa, davvero?
Sì, ai miei tempi era la Normale di Pisa. Sa, mettere le piastrelle ogni uomo dovrebbe saper fare certe cose. O almeno io la penso così.
Annuii, tirando fuori i soldi preparati in anticipo. Non ero tirchia. Gli diedi quanto avevo programmato di dare a unimpresa. Andrea, senza nemmeno contare, mise la busta in tasca e iniziò a infilarsi le scarpe. Aveva già rimesso i suoi vestiti puliti.
Fermi tutti! Ma che fa, se ne va così allimprovviso? quasi mi indignai.
Perché? chiese lui, sollevando di nuovo su di me quegli occhi impossibili.
Almeno mangi qualcosa! Ha lavorato tutto il giorno. Solo un tè, non lha mai visto seduto.
Andrea si schernì un attimo, poi accettò.
Va bene, grazie. Non dico di no.
Mangiammo insieme un po di pesce, anche se io, di solito, dopo le sei non tocco nulla. Ma in sua compagnia, sorprendentemente, era piacevole parlare. Andrea era simpatico, colto, affabile. E anche molto intelligente. Ma nei suoi occhi restava una disarmante tristezza, come se avesse smarrito il proprio posto nel mondo. Una tristezza che non spariva né con la doccia, né con la conversazione. Forse solo col tempo.

Andrea, posso chiederle cosa le è successo davvero? Scusi la domanda.
Tenne il silenzio un attimo, poi rispose:
Guardi, se comincio a raccontare, sembrerò uno che vuole fare leroe. O il martire. Da otto anni sento storie simili. Solo che la mia è vera Ma servirà a lei saperlo?
Solo mi sembra incredibile un uomo come lei, e in una posizione simile
Andrea mi guardò attentamente, poi ci alzammo entrambi allo stesso momento, sfiorandoci nella confusione dellattimo. Tutto ciò che avvenne, avvenne da sé. Mai avrei pensato, a cinquantatré anni, di vivere un uragano simile. Credevo la passione fosse roba da giovani ma era una fiamma vera, bruciante.

Poi mi raccontò. Otto anni prima aveva provato a salvare uno dei suoi studenti, un ragazzo molto dotato ma cresciuto in una famiglia complicata, finito in un giro poco raccomandabile. Il ragazzo non voleva starci, ma non riusciva a uscire. Così Andrea, allora professor Andrea Bellini, prese in mano la situazione e andò a parlare con il capo di quella banda: un ventiduenne senza scrupoli. Non ci fu nemmeno una discussione: lo attaccarono. Solo che Andrea aveva praticato judo per tutta la vita. E li mise fuori gioco in poco tempo, ma il capo della banda finì malissimo contro un muro di cemento e morì per lesioni spinali. Andrea stesso chiamò ambulanza e carabinieri, pensando semmai di ricevere unaccusa di eccesso di legittima difesa. Ma gli dettero dodici anni, ne scontò otto per buona condotta.
Anche lì la gente vive, mi disse solamente, parlando del carcere.
A casa, ormai, non lo aspettava più nessuno. La madre era morta e aveva venduto casa prima di trasferirsi dal fratello. La moglie del fratello lo mise subito alla porta: «questo ex galeotto non lo voglio neanche vedere qui». Sua moglie lo aveva lasciato da anni, risposandosi. Così Andrea lasciò Firenze per Roma, sperando in una svolta, ma nessuno voleva assumerlo dopo quegli anni. Girò in vari paesini, chiedendo lavoretti, sempre guardato con sospetto, a volte con disgusto, spesso con diffidenza aperta. Arrivò a dormire per strada, senza soldi, dopo che lunico amico che lo aveva ospitato le prime settimane gli aveva chiesto gentilmente di liberare spazio.

Da quanto va avanti così? gli chiesi, fissando il bagliore della sigaretta.
Beh ormai saranno due settimane.
Le mie sigarette, tra laltro; da noi in casa cera sempre un pacchetto “del cinque anni”, per le serate di malinconia. Andrea voleva andare a comprare le sue, ma lo fermai. Quanto devessere dura, pensavo io, due settimane senza neanche un posto fisso.

Nel buio, rischiarato dalla brace della sigaretta, le confessioni venivano facili ad Andrea. Ormai che avevo aperto il mio letto, tacerlo sarebbe stato solo ipocrisia.

Hai almeno la carta didentità?
Sì, ce lho. fece una smorfia Ma non ho la residenza. Da lì partono quasi tutti i miei problemi.
Andrea restò. E per noi iniziò un periodo bellissimo. Gli feci ottenere una residenza provvisoria, trovò subito lavoro non come professore, certo, ma almeno commesso in un negozio di fai da te. Nei giorni liberi, faceva ripetizioni di fisica; lentamente si costruì una piccola clientela di studenti. Andammo avanti così, serenamente, per due mesi e mezzo. Poi mio figlio Giacomo venne a trovarmi.

Capì che cera qualcosa nellaria. Mi chiamò fuori casa per parlare.
Senti mamma, devi liberarti di lui.
Cosa?! rimasi sbalordita.
Ormai non ci si intrometteva mai nella vita dellaltro.
Liberatene, te lo dico. Che credi, che se sta con te è per amore? Ha solo bisogno di casa. Sei sciocca!
Gli mollai un ceffone.
Giacomo, non ti permettere! Non impicciarti della mia vita.
Mamma ti ricordo una cosa: sono il tuo erede. E non intendo dividere nulla con estranei. Se lo sposi, avrà diritto a tutto.
Ma tu già mi vedi morta? gli dissi, ferita Cosa credi di ereditare? Potrei pure campare più di te!
Mamma, non costringermi a fare brutta figura. Non lascerò pace finché non se ne va. Difendo i miei interessi. Non puoi biasimarmi. Se almeno avessi trovato uno con soldi, non direi nulla. Ma così
Ah, la rispettabilità ora si misura in euro e proprietà? E tu saresti quello che ho cresciuto io?
Mamma, ti ho avvisato. fu secco. Torno tra una settimana. Quando torno, non devesserci più.

Rientrai in casa trattenendo le lacrime.
Fa il poliziotto? chiese Andrea.
Scusami se non te lho detto
Non dovevi. Va bene così.
È pubblico ministero, Giacomo. È bravo, solo troppo prudente, e si preoccupa per me.
Che vuoi fare? mi guardò dritta negli occhi.
Mi sedetti stanca al tavolo. Non sapevo cosa fare. Sapevo che Giacomo avrebbe potuto davvero farci la guerra. Avrebbe pure potuto rimandare Andrea in galera. Forse non volevo crederci fino in fondo, ma lo conoscevo.

È primavera disse Andrea. Hai deciso qualcosa? Vuoi che ti dica io la mia idea?
Annuii trattenendo le lacrime. Mi sentivo in trappola. Non volevo perdere Andrea, ma nemmeno distruggere la mia famiglia o metterci entrambi in difficoltà.
Ho risparmiato un po. Tu non me li hai mai chiesti. Non bastano per comprare un terreno qui ma se ci spostiamo di una ventina di chilometri, ci arriviamo. Per ora ci mettiamo una roulotte, e costruiamo piano piano la casa. Continuo a fare ripetizioni. Non importa se resto senza altro lavoro. Costruirò la casa con queste mani. Che ne pensi?
Restai basita. Andrea si agitò.
So che sei abituata al comfort. Ma sarà solo per un po. Poi sistemerò tutto come vuoi tu.
Andrea anche io ho dei risparmi. Li posso mettere nella casa. risposi pensierosa.
Non oserei chiedertelo.
Ma non chiedi niente! Sono io che voglio. È per noi.
Andrea venne vicino a me, seduta, mi abbracciò e mi baciò sulla testa. Sentii calore, forza, affetto. Chi lavrebbe detto che avrei trovato lamore alla mia età?

Facemmo tutto in fretta. Comprai il terreno. Andrea insisteva che la casa doveva essere intestata a me, ma io non volevo.
Ho già una casa. Solo perché ci hanno mandato via non vuol dire che non ce labbia. Tu invece non hai nulla. Basta con sta storia! Ho già un erede, uno dissi con sarcasmo, pensando a Giacomo.
Montammo la roulotte, portammo la luce e Andrea iniziò subito i lavori per la casa. Scoprimmo che i miei soldi non bastavano. Allora Andrea moltiplicò il lavoro come tutor, sistemò uno spazio dove non si capisse che faceva lezione da una roulotte. Tutto quello che guadagnavamo lo investivamo nei mattoni, nelle pareti. Le sere destate ci stendevamo su una coperta nel nostro prato, guardando le stelle.
Cosa senti? mi chiedeva Andrea, stringendomi.
Sento di avere una nuova vita.
La nuova vita la sento io rideva tu invece dovresti sentire solo il mio amore.
E io lo sentivo. Certo che sì.

Un giorno tornai a casa per prendere vestiti e coperte calde, che stava arrivando lautunno. Trovai Giacomo che fumava in cucina.
Oh, ciao, tesoro, sono qui solo per poco! Come va?
Mi guardò di traverso, notando che ero abbronzata, più magra e serena.
Mamma, che succede? Non rispondi mai.
Ma da anni ormai tu lavori tanto, mi chiami tu quando puoi.
E perché non ti trovo mai ormai?
Non vivo qui. Sono solo venuta a prendere le mie cose. Credo si possa ancora, no?
Giacomo rimase in silenzio, colpito. Non ero più la stessa. Non solo fuori: dentro ero diversa, più leggera, più felice.
Appena finiamo la casa, ti inviterò. Ora però scappo, sono di corsa.
Misi due borse nuove di vestiti e corsi in corridoio. Passando, gli lasciai un bacio sulla guancia.
Mamma, coshai?
Mi girai, sorridendo come non mai.
Ho una nuova vita, Giacomo. E, ancora meglio, ho lamore! Ciao tesoro risi e uscii di casa.
Il tempo stringeva: oggi bisognava finire la veranda.

Questa volta ho imparato che, anche quando tutto sembra crollarti addosso e sei convinto che la felicità sia per altri, il destino può portare un nuovo inizio proprio quando non ci credi più. Lamore, la dignità e la speranza non hanno età: basta solo saper riaprire il cuore anche fosse sotto un tetto fatto a mano.

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