Richiesta di lasciare casa della suocera

«Vieni, cara», mi chiamò la suocera, la Vittoria.

«Ginevra, davvero? Tutte le ragazze cercano di scappare dal nostro paesino, andare a studiare a Roma e»

Le lusinghe della vecchia suocera per la nipote di mezza età strappano a Paola un sorriso sommesso.

Paola sapeva che Ginevra è testarda e non si può contraddire. E doveva anche farlo?

«Paolina, per favore, cerca di convincerla!» implorò la suocera, disperata di non riuscire a persuadere da sola la nipote.

«Che cosa dovrei dire? Che deve andare, contro la sua volontà, in una città sconosciuta solo perché la nonna vuole una laurea prestigiosa?»

«Questa è la sua vita, non la vostra, né la mia. Non spetta a noi decidere dove studierà o se dovrà studiare affatto».

«Che intendi per se dovrà studiare? Paola, dimmi due parole, per favore».

Ognuno ha la sua idea di realizzarsi nella vita. Alcuni misurano il successo nel numero di figli, altri nel denaro, altri ancora non si curano di cose materiali e credono che la vita abbia senso solo per chi ha messo al mondo un bambino, preferibilmente più di uno.

Non cè nulla di male nel avere diverse visioni della felicità, finché non si impongono agli altri e non si pretendono loro che si pieghino ai propri ideali. Quando ciò accade, la situazione prende una piega davvero spiacevole.

Vittoria, la suocera di Paola, è ossessionata dallistruzione superiore. Vuole assolutamente una laurea in ununiversità riconosciuta, non in una scuola improvvisata!

Con Paola non cè mai stato alcun attrito, perché la futura nuora, ancora venticinquenne, vive a Roma con il padre e ha studiato allUniversità di Bologna con borsa di studio. Niente pretese, niente richieste, solo la fissazione della suocera per il titolo. Paola laveva notata sin dal primo incontro, ma finché non ci fosse stato un vero motivo di scontro, laveva considerata una buffa eccentricità.

Alcuni cuciscono pupazzi, altri coltivano il giardino, ma a Vittoria il discorso più importante è sempre quello dellistruzione universitaria.

Tutto cambió quando le figlie di Paola e Paolo crebbero. La più grande, Alessandra, sentiva i ragionamenti della nonna e alzava gli occhi al cielo, attribuendoli al tipico periodo adolescenziale.

La vera tempesta scoppiò quando Alessandra, dopo la terza media, entrò in un istituto medico regionale, completò diversi corsi e subito dopo il titolo iniziò a lavorare nellindustria della bellezza. Fu allora che scoppiò il primo acceso litigio tra Paola e Vittoria.

«Come fai a dire che non vuole studiare? Un titolo è sempre utile, è una prova di qualificazione e di capacità intellettuali».

«E allora? E a te serviva il tuo titolo? Ricordami chi sei per titolo, un commerciante di frutta? Non riesci neanche a scegliere delle scarpe decenti, e continui a chiamarmi».

«Paolino, figlio mio, perché sta urlando contro di me? Che cosa ho detto di male?»

«Si può davvero vivere oggi senza istruzione? Io voglio il meglio per la nipote, ma lei la sta trascinando verso una sorte che la rovinerà» la suocera scoppiò in lacrime, capendo che non si poteva forzare così.

Paolo, però, si schierò dalla moglie e dalla figlia, sostenendo il tutto dal suo punto di vista.

«Alessandra ha lottato nel college medico, ha ripetuto due materie tre volte, ti ho già raccontato. Che può fare di una laurea? Perché far soffrire qualcuno che non ha le capacità per quella fatica? Non può entrare in una buona università con borsa di studio, e mandarla a pagamento non è possibile, il nostro bilancio non è illimitato».

«Tra laltro, tra un anno la mandiamo a studiare Ginevra, e Boris a scuola. Non devo prendere soldi per un prestigio inutile per Alessandra».

«Se fosse stata sua scelta, forse sì, ma non è. Dopo la laurea è tornata a casa, ha festeggiato con le amiche per una settimana e poi è andata in un salone a fare sopracciglia e labbra alle signore che vogliono essere belle. Guadagna bene, quindi non hai ragione, mamma. I tempi sono cambiati, listruzione non deve per forza essere superiore».

Quel che ha convinto Vittoria è stato il supporto di Paolo, o forse le sue argomentazioni hanno fatto capire alla suocera che per Alessandra un percorso universitario sarebbe stato un peso troppo grande. Da quel momento non si tornò più a parlare del tema.

Fino a quando Lia, appena uscita dalla scuola superiore, decise di iscriversi, non a distanza, ma a ununiversità a due passi da casa, quella di Roma, che non aveva nulla a che vedere con Bologna.

«Che differenza fa dove studio? Non voglio conquistare la capitale, ci sono stata più volte, è sufficiente per capire che non mi piace vivere lì. Noi viviamo al centro della provincia, qui abbiamo tutto il necessario, non sento il bisogno di correre verso una metropoli piena di smog».

«Tra laltro, in futuro mi trasferirò al lavoro da remoto in un piccolo paese di montagna». Lia espresse apertamente i suoi piani.

Questa risposta fece esplodere la suocera.

«Paola, devi farle cambiare idea. Se continui così, non resterà nessuno di intelligente nella famiglia».

«Non solo la figlia più grande è una rottura, anche Ginevra la guarda con disgusto».

Mentre Lia stava per lanciare le parole con cui voleva criticare la suocera, la voce di Alessandra si fece sentire.

«Ah, quindi è così che mi vedi, nonna? Come una stoppa? E perché ogni volta che devo fare la spesa o pulire mi chiami stoppa? Come fai a sopportare una stoppa come me? E quanto è umiliante per te ricevere soldi e cose che ti do».

«Che cose?», chiese Paola, sorpresa.

Alessandra non si era mai intromessa nelle finanze della nonna, quindi quel gesto fu un vero shock.

«Solo piccole cose: a volte le compro una teiera, a volte un microonde. Non è molto, la sua pensione non è grande. Non pensavo che aiutare la nonna ti facesse sentire così, come se fossi un bottiglia da riempire».

«Alessandra, capisci bene, senza unistruzione universitaria», iniziò Vittoria.

«La tua istruzione superiore, nonna, ti serve solo a correre al supermercato», replicò tagliente Alessandra.

Paola allora chiese a Vittoria di lasciare la casa immediatamente e di non tornare più.

Paolo, saputo ciò che aveva detto sua madre, sostenne pienamente la decisione della moglie e tagliò i contatti con la suocera.

Disse che una cosa è una fissazione, unaltra è insultare i propri nipoti per quella fissazione.

Vittoria provò più volte a fare la pace con la famiglia di Paolo, ma poi abbandonò i tentativi.

Alessandra e Lia non rispondono più alle chiamate della nonna, così come Paola.

Boris e Paolo si incontrano ancora con lei in luoghi neutri, ma non hanno discusso di ulteriori studi per il nipote.

Forse la donna imparerà dai propri errori e, avendo perso due nipoti, riuscirà a mantenere un rapporto con il terzo figlio di Paolo.

Il tempo lo dirà.

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