Papà, non tornare più a casa. Quando te ne vai, mamma comincia a piangere e non smette più, piange fino allalba. Io mi addormento, mi sveglio, mi riaddormento e mi risveglio, e lei continua a singhiozzare. Le chiedo: «Mamma, perché piangi? È per colpa di papà?» E lei mi risponde che non sta piangendo, che è solo il naso che cola perché ha il raffreddore. Ma ormai sono grande e so bene che un raffreddore non fa venire lacrime nella voce.
Il papà, Marco, è al tavolo di un bar a Milano con la sua figlia Giulia e mescola con un cucchiaino minuscolo il caffè ormai raffreddato in una tazzina bianca tutta piccola. Giulia non tocca neanche il suo gelato, anche se davanti a lei cè una ciotola che sembra unopera darte: palline colorate coperte da una fogliolina di menta e da una ciliegia, il tutto ricoperto di cioccolato. Qualsiasi bambina di sei anni si sarebbe lanciata su quella delizia, ma Giulia non lo fa perché già da venerdì scorso aveva deciso di parlare seriamente con il papà.
Marco resta in silenzio per un bel po, poi le dice:
Allora, figlia mia, cosa facciamo? Non vederci più? Come farò a vivere senza di te?
Giulia, con il suo nasino simpatico, un po a forma di patata come quello di sua madre, riflette e risponde:
No, papà. Nemmeno io riesco senza di te. Facciamo così: chiama la mamma e dille che il venerdì, quando esco dallasilo, la prendi. Passiamo un po di tempo insieme, e se vuoi un caffè o un gelato (Giulia guarda la sua ciotola), possiamo sederci al bar. Ti racconterò tutto quello che succede a casa nostra.
Poi, dopo una pausa, aggiunge:
E se vuoi vedere mamma, la filmerò ogni settimana con il cellulare e ti mando le foto. Ti va?
Marco la guarda, sorride un po e annuisce:
Va bene, così vivremo dora in poi, tesoro.
Giulia tira un sospiro di sollievo e riprende il suo gelato. Ma non ha finito di parlare: mentre le palline colorate le creano dei baffi di zucchero, li lecca, si fa seria, quasi adultissima, quasi una donna che deve prendersi cura del suo uomo, anche se quelluomo è già un po più anziano: la settimana scorsa era il compleanno di Marco. Giulia gli aveva disegnato una cartolina allasilo, colorando con cura il grande numero «48».
Il viso di Giulia si fa serio, aggrotta le sopracciglia e dice:
Credo che dovresti sposarti
E, con un po di generosità, aggiunge:
Dopo tutto non sei ancora così vecchio
Marco apprezza quel gesto di buona volontà e ribatte:
Sì, anche io direi non così vecchio
Giulia, entusiasta, continua:
Non così, non così! Guarda, zio Roberto, quello che è venuto due volte a casa di mamma, è quasi calvo. Ecco
Giulia si tocca la fronte con la mano, lisciandosi i riccioli. Poi finge di aver capito quando il papà la fissa intensamente, come se avesse appena tradito un segreto di mamma. Perciò, ora le due mani le si avvicinano alle labbra, gli occhi si allargano, segno di spavento e confusione.
Zio Roberto? Che zio Roberto è venuto a trovarvi così spesso? È il capo di mamma? dice Marco quasi a gran voce, quasi a tutta la gente del bar.
Papà, non lo so balbetta Giulia, un po persa per la reazione di Marco. Forse è il capo. Viene, mi porta caramelle, una torta per tutti noi. E, chissà, forse porta anche dei fiori a mamma.
Marco incrocia le dita sul tavolo e rimane a fissarle a lungo. Capisce che in quel preciso istante sta per prendere una decisione importante nella sua vita. Giulia sente che il papà sta riflettendo, ma non lo spinge a prendere conclusioni affrettate. Sa, più o meno, che gli uomini sono un po lenti a capire e hanno bisogno di una spinta, e chi meglio di una donna, in particolare una delle più care, può darla?
Il silenzio continua finché Marco, alla fine, inspira profondamente, sguazza le dita, alza la testa e dice Se Giulia fosse stata un po più grande, avrebbe capito il tono, quasi quello di Romeo quando chiede a Giulietta di sposarlo. Ma lei non conosce ancora Romeo né Giulietta, né i grandi amanti della storia. Sta solo raccogliendo esperienza, osservando la gente che a volte si rallegra, a volte si torce per cose futili
Allora Marco le dice:
Andiamo, figlia. È tardi, ti porto a casa e, col tempo, parlerò con tua mamma.
Giulia non chiede di cosa parlerà, ma capisce che è importante, così finisce subito il gelato. Poi, realizzando che la decisione di papà è più grande di quel dolce, lancia il cucchiaino sul tavolo, scivola giù dalla sedia, si pulisce le labbra con il dorso della mano, starnutisce e, guardandolo dritto negli occhi, dice:
Sono pronta. Andiamo
Non camminano, quasi corrono. È più Marco a correre, ma tiene stretta la mano di Giulia, così lei si sente come una bandiera al vento, come quella che impugnava il principe Andrea dei Medici nella battaglia di Marignano. Quando sfondano lingresso del condominio, le porte dellascensore si chiudono lentamente, portando via lultimo vicino. Marco la guarda un po perplesso; Giulia, da sopra, lo fissa e chiede:
Allora? Che stiamo aspettando? Siamo al settimo piano, è il nostro
Marco prende Giulia in braccio e si precipita su per le scale. Quando la madre, Lucia, apre finalmente la porta, Marco inizia subito:
Non puoi fare così! Che cosè questo Roberto? Ti amo, lo sai. E noi Giulia
Senza lasciarla andare, abbraccia prima Giulia e poi Lucia. Giulia li stringe entrambi per il collo, chiude gli occhi perché gli adulti si stanno scambiando baci






