Abbiamo già deciso tutto, disse Mariella posando la mano sopra quella del figlio. Vendiamo la casa al mare. Te diamo centomila euro per lanticipo, e basta con questa vita da affitto, basta vagare da una parte allaltra.
Andrea si fermò a metà strada con la tazzina di caffè. Giulia, sua moglie, smise di masticare, il boccone di torta rimasto sospeso sulla forchetta.
Mamma, ma che dici? La casa al mare? Ci andate ogni estate…
Ce la faremo. Vittorio, diglielo tu.
Il padre, che finora si era concentrato sulle sue ciliegie sotto spirito, alzò la testa.
Tua madre ha ragione. Quarantanni che abbiamo quella casa, ormai il tetto perde, la recinzione cade a pezzi. Solo problemi. E voi senza una casa vostra.
Papà, metteremo da parte noi i soldi, Andrea scosse la testa. Un paio danni, forse tre…
Tre anni! Mariella si portò la mano alla fronte. Tre anni in giro, col bambino che sta per arrivare? Giulia, dimmi qualcosa almeno tu!
Giulia guardò Andrea, poi suocera, incerta.
Signora Mariella, sono tanti soldi. Non possiamo…
Potete, tagliò corto Mariella. Non si discute. Il sabato viene il mediatore immobiliare per visitare la casa, ci siamo già sentiti.
Andrea stava per aprir bocca, ma Mariella lo anticipò.
Figlio mio. Non ringiovaniamo. Tuo padre ormai da tre anni soffre di pressione, io il prossimo anno ne compio sessanta. A che ci serve ancora la casa al mare? Per piantare pomodori? Li vado a comprare dal fruttivendolo. E i nostri nipoti devono crescere in una casa vera. Loro, capisci?
Silenzio. Giulia strinse la mano di Andrea sotto il tavolo. Andrea si sfregò il naso, come sempre quando non sapeva cosa dire.
Mamma… vi restituiremo tutto. Piano piano, ma ogni centesimo.
Ma figurati, Vittorio fece un gesto. Restituisci, non restituisci… Limportante è che i piccoli abbiano spazio per imparare a camminare.
Dopo poco più di un mese vendettero la casa al mare. Mariella fece tutto lei: firmò, contò i soldi, trasferì centomila euro sul conto del figlio. Passarono altri tre mesi: Andrea e Giulia entrarono nel loro nuovo appartamento due camere, nono piano, sul Viale dei Tigli, finestre che affacciavano sul parco.
Alla festa di inaugurazione erano almeno quindici persone. I genitori di Giulia portarono piatti e bicchieri, le amiche regalarono asciugamani, i colleghi di Andrea si misero insieme per una macchina da caffè. Mariella passeggiava per le stanze, toccava i muri, apriva gli armadi, scuoteva la testa: chissà se era approvazione o giudizio, era difficile capirlo.
Verso sera, quando gli ospiti si erano sparsi per casa, Mariella intercettò Andrea nel corridoio.
Andreino, due parole.
Lo portò vicino alla porta dingresso, lontano da orecchie indiscrete.
Mi dai la chiave?
Andrea non capì subito.
Quale chiave?
Quella dellappartamento. La copia. Non si sa mai… Mariella abbassò la voce. Ti abbiamo aiutato, no? Se succede qualcosa e noi non possiamo entrare… normali, i figli danno le chiavi ai genitori.
Andrea si spostò nervoso sul pavimento, si vedeva che voleva ribattere ma non riusciva oppure non osava.
Mamma, ma…
Ma che cosa? Giulia non vuole? Mariella si strinse gli occhi. Vi abbiamo comprato casa e lei non vuole darmi una chiave?
No, non ho detto questo…
Allora dai. Che fai tutto sto cinema?
Andrea tirò fuori il mazzo dalle tasche dei jeans, sfilò una chiave nuova di zecca.
Ecco.
Mariella la prese, la rigirò tra le dita. Prese il suo mazzo dalla borsa, sistemò la nuova chiave tra quella di casa e quella del garage. Un suono metallico.
Bravo, lo salutò dandogli una pacca sulla guancia. Dai, torniamo al dolce, che se no fanno sparire tutto.
La serata andò benissimo.
…Mariella tastava la stoffa, girava e rigirava un cuscino per controllare le cuciture. Il velluto era morbido, il colore senape caldo e accogliente, perfetto per il divano grigio di Giulia. Ne prese anche uno terracotta. Nella sua mente già vedeva la scena: cuscini agli angoli, in mezzo la coperta di lana che aveva trovato la settimana prima.
Sul tram tratteneva la busta stretta al petto. Fuori scorrevano cortili, parchi giochi, auto ferme. Viale dei Tigli, la sua fermata.
Nel portone odorava di vernice fresca, avevano da poco rifatto. Mariella salì al nono piano, cercò la chiave giusta. La serratura scattò dolcemente, la porta si aprì senza rumore.
Silenzio. Nessuno.
Si tolse le scarpe, entrò in salotto. Proprio così: il divano era nudo, triste. Sistemò i cuscini agli angoli, fece un passo indietro per valutare. Perfetti. Tutto aveva cambiato aspetto.
Notò però la polvere sulla mensola. E una tazza sporca sul davanzale. Mariella scosse la testa, ma non toccò niente. Non era affar suo. Non ancora.
La sera, il telefono squillò verso le nove.
Mamma, sei passata da noi oggi?
La voce di Andrea era strana, sotto tensione.
Certo. Ho portato i cuscini, li hai visti? Belli, vero?
Mamma… pausa. La prossima volta potresti avvisare? Giulia è rientrata e ha trovato le cose spostate, cuscini nuovi…
Nuovi? Mariella sbuffò. Costano quarantacinque euro luno, dillo a quella tua Giulia che in casa avete un po troppa polvere. Tazze sporche, mensole sporche. Sono anche passata dal frigo mezzo vuoto. State digiunando? Non vi ho dato i soldi per vivere come universitari.
Mamma, solo avvisa la prossima, ok? Una telefonata…
Ah, Andrea, Mariella alzò gli occhi al cielo, anche se non poteva vederlo. Va bene, devo andare, tuo padre mi chiama.
Chiuse la conversazione senza attendere.
La settimana dopo portò un set di lenzuola di ottimo raso. Giulia era in casa, ma stava facendo la doccia Mariella sentiva lacqua. Lasciò la busta sul letto e uscì, niente biglietto. Tanto capiscono lo stesso.
Altri tre giorni: un set di pentole. Quelle che avevano Andrea e Giulia non reggevano il confronto, roba cinese che le faceva venire il nervoso.
Il sabato Andrea e Giulia arrivarono a cena. Seduti, mangiavano tortellini e parlavano di meteo e lavori degli inquilini davanti a loro. Tutto educato, formale, senza emozione.
A un certo punto Giulia poggiò la forchetta.
Signora Mariella…
Eh?
Potrebbe avvisare quando passa? Semplicemente così sappiamo…
Mariella si pulì le labbra con calma.
Giulia, noi con tuo padre vi abbiamo dato centomila euro. Centomila. Ho il diritto di entrare quando voglio. In fondo, questa è anche casa nostra.
Mamma, Andrea tentò di intervenire.
Che cè ancora? Non ho ragione?
Silenzio. Vittorio continuava a punzecchiare un tortellino, come a dire che non centrava.
Grazie per la cena, Giulia si alzò. Andrea, andiamo.
Raccolsero le loro cose in fretta. Gli addii furono storti, forzati. Mariella richiuse la porta dietro di loro, tornò in cucina a sparecchiare. Qualcosa la spinse verso la finestra proprio mentre i giovani uscivano dal portone.
La finestra era socchiusa. Sentì chiaramente, come in sogno, la voce di Giulia, netta e tagliente:
…o restituiamo tutto, o ci separiamo. Non ce la faccio più.
Mariella si immobilizzò con un piatto in mano.
Quale debito? Che dicevano?
Giù Andrea rispose qualcosa, ma le parole si persero suoni. Sbatté uno sportello, il motore ruggì.
Mariella appoggiò lentamente il piatto nel lavandino.
No. Questa scena non le piaceva affatto.
…Girò la chiave nella serratura, spinse la porta e si trovò davanti Andrea. Era fermo nel corridoio, come se la aspettasse. Giulia sbucò dalla cucina, si asciugava le mani.
Ah, siete a casa, Mariella si impappinò, ma si riprese. Vi ho portato…
Mamma, aspetta.
La voce di suo figlio la zittì. Andrea infilò la mano nella tasca interna della giacca appesa allattaccapanni, tirò fuori una busta bianca, rigida, piena.
Voglio restituirti qualcosa.
Mariella la prese distinto. Guardò dentro e le tremarono le gambe.
Soldi. Tanti.
Ma che…?
Centomila euro, Giulia si avvicinò e si mise accanto al marito. Abbiamo preso il mutuo.
Avete… Mariella alzò lo sguardo. Siete pazzi? Perché?
Perché non vogliamo debiti, Giulia ora guardava dritto, la voce sicura. Signora Mariella, siamo stanchi. Delle visite. Dei controlli. Di trovare lei che entra quando vuole e si mette le mani nelle nostre cose.
Io non ho toccato niente! Ho solo portato cuscini! Lenzuola! Pentole!
Mamma, Andrea poggiò la mano sulla spalla di Giulia. Cambiamo la serratura. Domani viene il fabbro.
Mariella sbatté le palpebre. Una, due. Non le fu subito chiaro.
La serratura?
Sì. Non avrai più la chiave.
Il silenzio si fece pesante, vischioso. Mariella fissava il figlio e la nuora, i pensieri confusi. Un groppo in gola, le guance infuocate.
Voi… voi… inghiottì a fatica. Siete ingrati. Piccoli e ingrati. Noi abbiamo venduto la casa al mare! Per voi! E ora mi cacciate via come una ladra!
Non la cacciamo via, Giulia rimase ferma. Solo le chiediamo di uscire.
Mariella strinse forte il mazzo di chiavi in tasca. Le dita addormentate.
Andrea, figlio mio. Vuoi davvero che lei mi risponda così?
Andrea abbassò la testa, fece silenzio. Poi guardò la madre negli occhi.
Mamma. Abbiamo deciso insieme.
Mariella si voltò di scatto e se ne andò, senza salutare.
Per tutto il tragitto ripeté nella testa cosa avrebbe detto quando Andrea avrebbe chiamato per scusarsi. Domani, massimo dopodomani. Si sarebbe ravveduto, avrebbe capito di aver esagerato.
Passò una settimana. Niente.
Mariella più volte prese il telefono per chiamare, ma ogni volta lo posò. No. Devono essere loro i primi. Devono chiedere scusa loro. È pur sempre la madre, non aveva intenzioni cattive.
Dopo un mese, Vittorio chiese piano durante cena se si fossero riconciliati. Mariella cambiò argomento.
Dopo due mesi, smise di sobbalzare ad ogni telefonata.
Dopo tre capì tutto.
Il figlio non avrebbe chiamato. Non domani, né tra una settimana. Né mai.
Mariella sedeva in cucina, guardava le chiavi. Casa, garage. E quella che era dellappartamento sul Viale dei Tigli.
Lei voleva solo aiutare. Davvero. Cuscini, pentole, lenzuola è cura, no? È così che si fa, no? I genitori aiutano i figli, i figli sono riconoscenti, tutti sono felici.
Ma da qualche parte, nella logica distorta del sogno, qualcosa si era rotto. E Mariella, per quanto rivivesse ogni visita e ogni parola, non riusciva a capire dove.
Forse non voleva capire.
E in ogni caso, ormai era troppo tardi per rimediare.






