RIFLESSIONI A VOCE ALTA.

Caro diario,

oggi ho quasi perso il treno per lavoro. Non mi andava di alzarmi dal mio accogliente nido e di strappare la coperta calda dai piedi. Mi sono avvolto nella coperta, testa dentro, e, come un bambino, ho atteso il suono della sveglia. Forse sognavo in silenzio che mia madre mi preparasse in cucina dei deliziosi cannoli di ricotta con uvetta o delle cotolette di pollo, e che presto mi chiamasse per colazione.

Anche se questanno ho compiuto i trentacinque anni, il desiderio di sentirsi ancora il bambino coccolato dalla mamma non è mai svanito. Tuttavia, la sveglia per me è stata più traditrice che amica e non ha suonato allora stabilita.

Mia moglie Martina si era già alzata e stava preparando il bagaglio per lasilo del nostro figlio Matteo e per la bambina Giulia.
Perché non mi hai svegliato? le ho chiesto, amareggiato, al posto del solito bacio di buongiorno.
Hai la sveglia, non è vero? mi ha risposto Martina. Ho pensato che avessi cambiato lorario delle lezioni e non ti ho disturbato, facendo tutto in silenzio.

Mi sono vestito in fretta, rifiutando la colazione che mi offriva, dicendo che non avevo tempo e che era colpa sua se ero in ritardo. Già nellingresso, mentre lei chiudeva la porta, ho sentito le sue parole a gran voce nella mia testa:
Sempre così, lui dorme e io rimango a colpevolizzarmi. Non mi ha più baciato al saluto. Da mesi non parliamo più come una volta, ci siamo allontanati. Dobbiamo cambiare qualcosa, altrimenti resteremo sempre intrappolati in una vita che non avevamo sognato.

Martina, hai detto qualcosa? mi sono girato.
Niente, vai in fretta. La prof.ssa Nadia non ti perdonerà. A più tardi, Davide! mi ha lanciato un bacio al volo, sorridendo solo con le labbra.

Alla fermata del tram ho aspettato pochi minuti, fissando il cronometro con ansia.
Devo arrivare al primo turno, altrimenti il preside mi farà una sgridata e la prof.ssa Nadia alimenterà ancora di più il fuoco, perché non capisco perché mi odia pensavo, camminando avanti e indietro.

Il freddo e la pioggia avvolgevano la città, i fiocchi di neve cadevano lenti e tristi, senza cambiare i miei pensieri cupi. Lo stomaco brontolava, chiedendo almeno un tè caldo e un panino veloce tagliato con un coltello senza anima. Ma la vera prova era aver iniziato a sentire i pensieri altrui. Frasi frammentate, lamenti, accuse, qualche imprecazione: tutto entrava nella mia testa ogni volta che fissavo qualcuno.

Ho cercato di guardare verso il marciapiede, dove i fiocchi di neve compivano brevi danze, forse una rotazione a quattro giri, oppure un salto di figura, chissà. Mi chiedevo se fosse possibile leggere la mente di chiunque, se fosse una malattia, se fosse contagiosa.

Allimprovviso è arrivato il tram n.1. Una signora anziana, vestita di un vecchio cappotto di lana e di un foulard verde logoro, mi ha spinto con forza. Ho captato i suoi pensieri:
Questi intellettuali incompleti non servono a nulla! Dovrebbero pulire le strade, non insegnare ai nostri figli! Vorrei stringerlo, piangere con lui, poi soffocarlo perché non ha il coraggio di leggere libri seri!

Signora, mi ha detto? ho chiesto.
Nulla, giovane, non ho detto nulla ha risposto, entrando nel tram.

Ho fatto di tutto per non perdere la prima lezione; i miei alunni dovevano apprendere le basi della fisica. Ho superato la signora e mi sono affrettato verso le porte gelate. Non avevo soldi per il taxi, così mi sono affidato al tram, dove durante lora di punta si spostavano tutti quei custodi dellordine con i loro cappotti imbottiti, correndo verso impegni urgenti.

Sul gradino mi aspettava la mia alunna Aurora, della decima B.
Buongiorno, professore Davide! esclamò, quasi senza accorgersi del mio scorrere.
Buongiorno, Aurora le ho risposto, evitando di sentire i suoi pensieri, chiedendole se sapeva se saremmo in ritardo.
È un vero piacere avere un professore così carismatico! Alto, elegante, occhi blu che ti guardano dentro. Se solo fosse più giovane, mi innamorerei! mi è passato per la mente.

Speriamo di arrivare in tempo, Aurora ho detto, cercando di non fissare il suo sguardo.
Ho già preparato il materiale, la nostra fermata è la scuola ha risposto, saltando fuori dal tram.

Allingresso della scuola mi aspettava una signora, la mamma di Matteo, Oliva, che mi ha spiegato che il figlio era stato ricoverato per una frattura complessa alla caviglia.
Buongiorno, professore. Vorrei chiedere se può fare qualche lezione di fisica a casa o via Zoom, perché Matteo ha perso tanto. Non è gratuito, lo capisco ha detto, mentre nella sua mente correva il pensiero di contanti inesistenti, di una spesa per loperazione, di un lavoro di pulizia dei corridoi per arrivare a fine mese.

Le ho risposto che gli manderei il link di Zoom e che, insieme, recupereremmo matematica e geometria.
Grazie di cuore ha pianto Oliva, porgendomi una borsa di mele rosse del nostro orto. Le mele mi hanno fatto sorridere: il gesto semplice di condividere il proprio frutto rendeva più leggero il cuore.

Nel corridoio ho incrociato la prof.ssa Nadia, la direttrice. Anche se non volevo sentire i suoi pensieri, le ho captate:
Questo ragazzo è un imbroglione! Lo farò lottare con cambi di orario continui. Non merita più nulla, né lezioni extra né aumenti di stipendio. Sarà sempre nella povertà, la sua moglie lo lascerà e finirà per chiedere aiuto a me.

Ho sorriso, ho aperto la mia borsa e ho trovato il pranzo preparato da Martina: una ciotola di caffè bollente e un panino al prosciutto. Un piccolo miracolo.

Durante la ricreazione è entrata Sofia, alunna dellottava A, evitando il contatto visivo.
Che vuoi, Sofia? le ho chiesto.
Ho sentito i suoi pensieri: vuole fare una mossa contro la prof.ssa Nadia per ottenere un voto migliore. Ho reagito istantaneamente, uscendo dalla classe e scontrandomi con Nadia alluscita.

Dopo la terza lezione, un vecchio amico delluniversità mi ha chiamato proponendomi un lavoro in un liceo privato come dirigente. Ho accettato di riflettere, pensando di discuterne con Martina al bar. Ho ricevuto sul conto corrente lo stipendio di fine mese: erano i miei guadagni in euro, ma la vera ricchezza era la mia famiglia e il mio cuore generoso.

Uscendo dalla scuola, un pupazzo di neve mi è caduto addosso. Ho ignorato il fastidio, ho comprato un mazzo di crisantemi bianchi per Martina, pagandoli senza più sentire i suoi pensieri.

Pensavo: Che vita frenetica, sempre a correre dietro al vento! Stavo per perdere la mia Martina a causa di futili discussioni. Lho vista correre verso di me, con un ciuffo di capelli che le cadeva sugli occhi. Lho toccato delicatamente e lho baciato; il profumo dei suoi capelli era quello del nostro nido caldo.

Le piccole fiocchi continuavano a girare nellaria, facendo acrobazie come farfalle. Forse sono stati proprio loro a mettere pace tra me e Martina, basta che lasciassimo volare i nostri sogni.

La lezione di oggi: ascoltare non solo le parole, ma anche il silenzio dei cuori, e non dare per scontato ciò che conta davverolamore, la famiglia e la capacità di perdonarsi.

Fine.

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