Rimettere a posto il marito. Racconto
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Dopo essere stata dimessa dallospedale, Lucia si sentiva decisamente meglio e già dal mattino voleva riprendere le sue abitudini.
Ma, appena sveglia, sentì ribollire dentro di sé uninsolita resistenza.
Suo marito, Giulio, era già intento nelle sue consuete distensioni articolari.
Nato sportivo, anche in pensione non aveva mutato le sue abitudini. Ogni mattina si dedicava a una serie di esercizi contro i dolori articolari.
Lucia di solito correva a salutare la gatta Minù per pulirle la lettiera.
Poi dava da mangiare alla loro adorata Minù e al fedele cane Peppino, sistemava le tracce lasciate nellingresso e in cucina dai raid notturni dei quattro zampe. E si affrettava per portare a passeggio Peppino.
Di giorno e la sera uscivano insieme per passeggiate più lunghe con Giulio, godendosi la pace del parco vicino casa. Ma al mattino, mentre il marito si prendeva cura della propria salute, Lucia doveva riuscire a fare tutto il resto.
Rientrava dalla passeggiata, iniziava subito a preparare la loro semplice colazione tradizionale: ricotta con miele e frutta secca oppure crespelle dolci, alternate a frittate, uova allocchio di bue o sode.
Lucia considerava questa frenesia come la sua personale ginnastica, ma in ospedale il medico, saputo del suo ritmo quotidiano, aveva insistito su esercizi veri e propri, che nessuna faccenda domestica poteva rimpiazzare.
Giulio, invece, concluso il suo stretching, rifaceva il letto, spesso borbottando che non è roba da uomini e che tutte le fatiche di casa ricadevano sempre su di lui. Due volte a settimana sistemava il bucato nella lavatrice, passava laspirapolvere, talvolta lamentandosi che Lucia come sempre non aveva fatto niente come si deve.
Ed infine lavava i piatti dopo colazione, ritenendo in questo modo di dare il massimo aiuto possibile a sua moglie.
Dopo la colazione, Lucia si metteva a preparare il pranzo, poi si sedeva davanti al computer.
Anche in pensione aveva trovato qualche piccolo lavoro da casa per non dover contare gli euro uno a uno.
Giulio però considerava queste lavoretti risibili, e il suo desiderio di comprare qualcosa di nuovo, uno spreco: Abbiamo larmadio che scoppia di roba!
Lucia, in genere, gli dava ragione e non controbatté mai.
Non si era mai interessata alla moda, tanto più che Giulio ripeteva sempre quanto fosse ancora bella, molto più delle coetanee. E lei non protestava nemmeno quando il marito, con i suoi risparmi ridicoli, comprava per la terza volta un nuovo trapano o qualcosa a suo piacimento.
Ma la malattia improvvisa aveva cambiato tutto così rapidamente che Lucia stessa ne fu spaventata
Era finita in ospedale per un malore improvviso, uno svenimento per strada, di ritorno dal mercato.
I medici avevano avuto difficoltà a credere che potesse perfino camminare da sola dopo aver visto le sue analisi: erano terrificanti.
Anche Giulio si era spaventato, vedendola pallidissima, sotto flebo, appena lo avevano lasciato entrare. E una volta rimasto solo a casa, aveva faticato a gestire il minimo indispensabile, stupendosi di quanto lavoro ci fosse ogni giorno.
Naturalmente Giulio poi attendeva con ansia che la sua amata riprendesse in mano la casa. Era sinceramente affezionato e molto preoccupato…
I primi giorni dopo il rientro, Lucia rimase a letto come prescritto. Il marito si prendeva cura di lei e spesso le chiedeva:
Allora, Lucia, va meglio? Non ancora del tutto? Ma guarda che stai benissimo, mica sei così bianca come allora
E rideva:
Non restare a letto troppo, che poi ti abitui, fa pure male poltrire così. È ora che torni alla vita di prima
Lucia concordava, ma non fino in fondo. E quella mattina, aprendo gli occhi, non sentì il minimo istinto al solito vortice di doveri casalinghi.
Guardò Giulio, concentrato nelle sue posizioni per le articolazioni, ma non lo vide più come il marito premuroso. Vide invece un uomo che, forse senza volerlo, era pronto di nuovo a riversare tutto il peso di una famiglia sulle sue spalle.
E dentro di sé sentì ribollire quellinaspettato, fortissimo NO.
Le tornarono in mente le parole della dottoressa, pronunciate con quellintonazione allarmata che le risuonavano, ora, nella testa come una campana a morto.
Lei non pensa minimamente a se stessa, e ha abituato suo marito a questo. A lui sembra che sia tutto facile per lei, che non possa stancarsi. Fa tutto col sorriso, senza mai lamentarsi, vero? E lhanno portata durgenza con unanemia gravissima, i valori sono fuori norma tre volte! Ma vuole vivere?
In ospedale le avevano subito applicato la flebo, poi per cinque volte le avevano fatto la trasfusione, finché gli esami non furono finalmente stabili.
Era la prima volta nella sua vita che riceveva del sangue, e Lucia, osservando il tubicino trasparente che le entrava nel braccio, pensava:
Che strano, ora qui dentro scorre il sangue di cinque persone che non ho mai conosciuto. Mi hanno salvato la vita. Ora porto qualcosa di loro, quasi fa paura: e se queste parti mi cambiassero davvero?
Forse questi pensieri non erano affatto casuali.
Rientrando a casa, Lucia si accorse che non aveva più voglia di compiacere il marito con tanta dedizione.
Lei voleva bene a Giulio, certo, e lui la ricambiava. Lui borbottava, ma faceva molte cose che altri uomini non prenderebbero nemmeno in considerazione. Tuttavia, ingigantiva il suo merito e sminuiva sempre quello di Lucia.
Prima lei la prendeva con filosofia, era buona di carattere. Ma ora era cambiato qualcosa.
Dimprovviso sentì il desiderio di prendersi più cura di sé, di dedicarsi ai vecchi hobby magari suonare di nuovo il pianoforte, che prendeva polvere da anni e pensavano di regalarlo, o chissà cosaltro, tutto ancora da scoprire.
Si alzò e, pensierosa, cominciò una serie di esercizi fisici accanto a Giulio. Il marito, stupito, sbottò subito:
Ma ti hanno curata troppo, Lucia? Adesso vorresti fare ginnastica alla tua età? Ma sembri già in forma, piuttosto vai a dare da mangiare alla gatta, porta fuori il cane, e prepara la colazione che ho fame.
Il dottore me lha ordinato, rispose Lucia, e nella sua voce, per Giulio, risuonava una fermezza mai sentita prima, Ha detto che se non lo faccio, non vivrò ancora a lungo. Vuoi davvero che io muoia?
Vide gli occhi del marito spalancarsi per la sua franchezza, scioccato. Ma forse pensò che questa stranezza sarebbe presto passata, che era solo leffetto secondario dellospedale, e non brontolò nemmeno quando Lucia, dopo la ginnastica, decretò:
Allora, ora do da mangiare a Minù e a Peppino, poi tu porti fuori il cane. Io nel frattempo preparo la colazione, così facciamo prima
Si stupì lei stessa della rapidità con cui Giulio acconsentì. Dentro, però, avvertiva una scossa nuova.
Come se in lei si fossero accese cinque forze sconosciute che la spingevano e le parlavano: hai tutto il diritto, per esempio, di buttare via i vestiti vecchi e comprartene di nuovi, con il denaro guadagnato di tuo pugno!
Le suggerivano di allenarsi, diventare sportiva, di rispolverare la musica.
Tirò le somme: aveva preso il sangue da cinque persone diverse durante la trasfusione, e ora sentiva in sé cinque nuovi desideri nitidi, particolari. Rabbrividì:
Ecco, ho subito cinque trasfusioni. E questa forza nuova, questa voglia concreta di agire chissà, magari mi arriva proprio da quei donatori!
Dicono che chi riceve un organo può ritrovarsi passioni, ricordi, o talenti di chi ha donato In fondo, quanti dopo grandi operazioni si scoprono improvvisamente artisti o musicisti?
Quando ora guardava Giulio, nei suoi occhi non cera più rassegnazione. Cera sicurezza, nata sia dalle parole del medico che da quello slancio vitale inatteso quanto inarrestabile.
Vide il marito sforzarsi di capire: il suo mondo abituale, quello in cui Lucia è sempre docile, accomodante, stava andando in pezzi.
Sai, Giulio, gli disse, senza il minimo timore della sua reazione, ho capito perché hai sempre pensato che io non faccia nulla. Tu non vedi. Non vedi quanto mi impegno, quanto mi affatico, quanto faccio tutto per renderti la vita più leggera.
Ma ora, ora vedrai tutto. Non ti stupire se butterò vecchi cappotti e vestiti e ne comprerò di nuovi. E suonerò il pianoforte. Hai sempre deriso il fatto che io abbia finito il Conservatorio e so solo strimpellare Valzer dei cani e Zingara? Allora ascolta
Alzò il coperchio, posò le mani sui tasti e, senza quasi accorgersene, suonò una melodia antica, struggente e viva.
Giulio la guardava a bocca aperta, quasi commosso, e poi le sussurrò:
Lucia come fai? Non lo sapevi suonare così Sei cambiata.
Sul suo volto cera un misto di spaesamento e, forse, un po di timore.
Era abituato a una sola Lucia, ora ne aveva davanti unaltra. Più forte, più determinata. Una trasformazione che trovava inspiegabile, inquietante.
Lucia sorrise.
Questa volta non era il suo solito sorriso trattenuto, ma uno sincero, colmo di nuove speranze. Sapeva di avere dentro di sé un fuoco, acceso da cinque scintille sconosciute. E quel fuoco la prometteva non solo di sopravvivere, ma di vivere finalmente, davvero.
Vivere una vita piena, in cui cè posto per sé stessa e per i suoi desideri. E forse anche, chissà, per un amore nuovo verso il marito: un amore fatto di rispetto reciproco, e non di sacrificio.
Lucia non saprà mai chi erano, quei cinque donatori, ma di una cosa era certa: dovevano essere forti, pieni di talento.
Non solo le avevano salvato la vita: ora le stavano regalando finalmente la felicità
Giulio osservava la sua Lucia, pieno di meraviglia.
Dicono che non bisogna chiedersi perché ci sia capitata una malattia, o altre difficoltà.
Limportante è comprenderne il senso, perché forse queste prove ci sono date per imparare, ancora una volta, quanto è preziosa la vita.
Come è bello ogni giorno, la primavera e linverno, la pioggia e il sole, ogni raggio che ci investe.
Come sono speciali i sorrisi di chi amiamo, il loro sostegno, e anche le loro debolezze. Perché siamo semplicemente umani
E se il marito amorevole diventa un po brontolone e scorbutico, ogni tanto bisogna rimetterlo al suo posto. Solo così, forse, si ricorderà che è un uomo
Viviamo finché possiamo godendoci tutto ciò che abbiamo, senza rinunciare mai ai nostri sogni.






