Ancora una busta per loro e per noi solo un barattolo di cetriolini? penso, fissando il tavolo della cucina di Maria. Sono seduta con mio marito Marco, di fronte a noi la sua madre, la signora Maria. È appena uscita dalla stanza dove ha consegnato a mia cognata Giulia unaltra busta piena di soldi. Lho vista attraverso la porta socchiusa. Giulia sorride a denti stretti, e suo marito Luca non riesce a nascondere la soddisfazione.
Carla, vuoi ancora un po di insalata? chiede la suocera, ponendo davanti a me una ciotola. Lho preparata io, apposta per voi.
Sento un nodo stringersi in gola. Per voi. Per noi cè sempre solo cibo. Per loro viaggi, auto nuova, ristrutturazione. Per noi barattoli e un dolce da asporto. Sono ingrata? Dovrei forse accontentarmi di ciò che ho?
Marco mi stringe la mano sotto il tavolo. Conosco quel gesto: non aprire la bocca a tavola. Ma non riesco più a stare zitta.
Mamma, anche Giulia ha ricevuto qualcosaltro? sussurro, con decisione.
Nel silenzio della cucina si sente solo il ticchettio dellorologio e il fruscio del coltello di Luca sul piatto.
Carla, non esagerare replica Maria, fredda. A ognuno do quello di cui ha bisogno.
E noi non ne abbiamo bisogno? interviene Marco, ma Maria lo blocca con uno sguardo tagliente.
Voi avete tutto. Lavorate entrambi, vivete nellappartamento che ho ereditato dai miei genitori. Giulia ha più difficoltà.
Giulia abbassa lo sguardo, ma sul suo volto leggo ancora un lampo di vittoria. Luca non finge imbarazzo.
Scopro il balcone. Ho bisogno daria. Ricordo i primi anni del nostro matrimonio: quante volte ho cercato di essere la nuora perfetta, preparando torte per le feste, aiutando in giardino, telefonando per gli auguri dei santi. Sentivo sempre: Giulia lo fa meglio, Giulia ha più problemi, Giulia è così ingegnosa.
Ricordo il Natale di tre anni fa. Seduti al tavolo, la suocera ha dato a Giulia e Luca una busta etichettata Per un nuovo inizio. A noi è toccato un barattolo di strutto fatto in casa e una fetta di panettone. Marco ha scherzato: Mamma, non cè neanche per noi un nuovo inizio?. Maria ha sorriso: Voi avete già iniziato.
Fu allora che, per la prima volta, mi sentii inferiore, come se fossimo solo un ricamo nella grande trama della famiglia.
Carla! Marco mi raggiunge sul balcone. Ti prego, non fare scenate.
Non è una scenata! ruggisco, i denti stretti. È la mia vita! Quanto tempo devo ancora fingere che tutto vada bene?
Marco sospira pesantemente.
So che è ingiusto. Ma cosa possiamo fare? È mia madre.
E io sono tua moglie! le lacrime mi rigano il viso. Ti sei mai schierato dalla mia parte?
Marco tace. So che ama sua madre e non vuole ferirla. Io, invece, non riesco più a fingere.
Ritorniamo in cucina. Giulia e Luca stanno per uscire.
Grazie di tutto, mamma! Giulia bacia Maria sulla guancia.
Alla prossima! Luca lancia unocchiata altezzosa verso di me.
Rimaniamo sole con la suocera.
Carla, non capisco il tuo atteggiamento inizia Maria con tono da insegnante. Sei sempre stata così riconoscente per tutto.
Forse non voglio più essere riconoscente per i residui rispondo a bassa voce.
Maria aggrotta le sopracciglia.
Non comprendo questa tua amarezza.
Non è amarezza dico con decisione. È dolore. Vorrei sentirsi parte di questa famiglia, non un peso.
Maria mi fissa a lungo, fredda.
Forse dovresti lavorare su te stessa, Carla.
Marco ed io usciamo senza una parola. In macchina regna il silenzio.
A casa mi siedo sul divano e piango. Marco tenta di avvolgermi in un abbraccio, ma mi allontano.
Non mi capisci dico tra le lacrime. Tu stai sempre dalla loro parte.
Non è vero! È solo non voglio una guerra in famiglia.
Io non voglio più una guerra dentro di me!
Il giorno dopo la madre di Marco mi chiama.
Carla, comè andata da Maria?
Non so cosa rispondere. Mi vergogno di ammettere i miei sentimenti. Dovrei essere grata per quello che ho, ma devo davvero accettare di essere la più piccola?
Una settimana dopo Giulia pubblica su Facebook foto del nuovo appartamento: Grazie mamma per il sostegno! Sotto decine di commenti: Che suocera fantastica!, La famiglia è un tesoro!.
Sento un pungolo di invidia e rimpianto. La sera provo a parlarne con Marco.
Dovremmo limitare i contatti? chiedo incerta.
Marco mi guarda rattristato.
È mia madre Non posso abbandonarla.
E io?
Silenzio prolungato.
Non voglio scegliere tra te e tua madre
Mi sento più sola che mai.
Passano le settimane. Ogni visita da Maria è una prova di umiliazione. Inizio a evitarle con scuse di lavoro o malessere. Marco va da sua madre sempre più spesso. Le nostre conversazioni diventano brevi, superficiali.
Un giorno ricevo un messaggio da Giulia:
Carla, possiamo incontrarci per un caffè? Vorrei parlare senza testimoni.
Accetto a malincuore. Ci troviamo in una caffetteria del centro.
So che sei arrabbiata con me inizia Giulia senza giri di parole. Ma non è colpa mia se nostra madre ci favorisce.
La guardo intensamente.
Non hai mai provato a cambiare le cose?
Giulia alza le spalle.
Forse mi piace un po ma anche a me sta strozzando. Mamma ci mette tutti luno contro laltro. Tu sei forte e indipendente, io la vittima sfortunata In realtà entrambe siamo infelici.
La sua onestà mi colpisce.
Pensi che si possa cambiare?
Giulia scuote la testa.
La mamma non cambierà. Ma noi possiamo smettere di giocare al suo gioco.
Ritorno a casa con una nuova speranza. La sera parlo con Marco più sinceramente che mai.
O sarai il mio compagno e imporremo dei limiti a tua madre o vivremo sotto lo stesso tetto separati.
Marco resta in silenzio a lungo, poi mi stringe forte.
Ti chiedo scusa per tutto Proviamo a cambiare insieme.
Non so ancora che forma prenderà il nostro futuro. Ma una cosa è certa: non accetterò più di essere relegata a i residui di un amore altrui.
Dovremo davvero scegliere tra la fedeltà alla famiglia e la nostra felicità? O esiste una via per ritrovare la dignità e la libertà? Che fareste al mio posto?






