Sabato in Compagnia di Famiglia

Sabato in famiglia

— Basta con questa storia della dieta! — esclamò Giulia, agitando la forchetta con una fetta di torta. — Lo so già che sono grassa!

— Giuli, ma chi te l’ha mai detto? — provò a calmarla la sorella Antonella. — Era solo che Luisa voleva condividere una ricetta…

— E io non ho chiesto niente! — la interruppe Giulia. — Ne ho abbastanza! Ogni weekend è la stessa storia: o sono fuori forma, o i capelli sono fuori moda, o mio marito è un buono a nulla!

Luisa sospirò e posò la tazza di caffè. I sabati in famiglia a casa sua si erano trasformati in una prova di resistenza. Le tre figlie con le rispettive famiglie erano riunite, i nipoti correvano per l’appartamento, e gli adulti, invece di chiacchierare serenamente, finivano per litigare.

— Ragazze, basta così, — disse stancamente. — I vicini sentiranno.

— E che sentano! — ribatté Giulia. — Forse capiranno che famiglia meravigliosa ho!

Silvana, la maggiore delle sorelle, strinse le labbra e spostò il piatto con un gesto teatrale.

— Stiamo solo cercando di aiutarti, — commentò con un tono gelido. — Ma se non vuoi…

— Non voglio i vostri consigli! Io vivo come mi pare e va bene così!

Luisa osservò le figlie e pensò, ancora una volta, a quanto fossero diverse. Silvana, a quarantotto anni, era rigorosa, impeccabile, sempre impeccabile anche a casa della madre. Lavorava come contabile in un’azienda importante, sposata con un ingegnere, il figlio all’università. Una famiglia perfetta, almeno in apparenza.

Antonella, la mezzana, trentanove anni, dolce e accomodante. Cercava sempre di mettere pace, di accontentare tutti. Insegnante all’asilo, marito meccanico, due figli a scuola. Vivevano con poco, ma sereni.

E Giulia, la più giovane, trentacinque anni ma con l’umore di un’adolescente. Sempre scontenta, sempre pronta a litigare. Si era sposata tardi, a trentadue anni, aveva avuto una bambina e ora si lamentava continuamente della vita.

— Nonna, dove sono le foto del nonno? — chiese Matteo, il figlio di Silvana, affacciandosi in salotto. — Voglio farle vedere a Luca.

— Nell’album grande, sullo scaffale, — rispose Luisa. — Ma fai attenzione, non strappare nulla.

Matteo annuì e corse dai cugini. Luisa lo seguì con lo sguardo e sorrise. Almeno i nipoti la rendevano felice, non come le figlie.

— Sentite, magari basta litigare? — propose Antonella. — Parliamo di qualcosa di bello.

— E di cosa? — sbottò Giulia. — Di quanto Silvana ha una vita perfetta? Casa grande, macchina nuova, figlio all’università…

— Che c’entra la mia casa? — reagì Silvana. — Io lavoro giorno e notte per avere queste cose!

— Sì, certo, lavori, — commentò sarcastica Giulia. — Io non ho tempo, ho una bambina piccola.

— Piccola? Sofia ha cinque anni! — esplose Silvana.

— Per te cinque anni sono tanti? Matteo a dieci anni si gestiva da solo!

Luisa sentì un dolore alla testa. Ogni sabato la stessa storia. Le figlie si riunivano da lei, in teoria per stare insieme, ma finiva sempre in nervosismi.

— Ragazze, — sussurrò, — vostro padre non avrebbe voluto vedervi così.

Al ricordo del padre, le tre sorelle tacquero. Domenico era morto tre anni prima, e da allora gli incontri familiari erano diventati tesi, pieni di tensioni. Era stato lui il collante che le teneva unite.

— Mamma, non dire così, — mormorò Antonella.

— Devi ascoltarmi, — insisté Luisa. — Lui voleva che foste unite, che vi sosteneste. E invece?

Giulia abbassò lo sguardo e cominciò a sbriciolare il dolce nel piatto. Silvana si sistemò i capelli e guardò fuori dalla finestra.

— Mamma, non litighiamo per gusto, — disse Antonella. — È solo che… non so… siamo diverse.

— Diverse! — sbuffò Giulia. — Lei ha il vizio di dare lezioni a tutti!

— Io non do lezioni! — protestò Silvana. — Dico solo come fare meglio le cose!

— Appunto! E chi te l’ha chiesto?

Luisa si alzò e andò in cucina. Il caos regnava: piatti sporchi nel lavandino, avanzi sul tavolo, briciole per terra. Aprì l’acqua e cominciò a lavare i piatti, cercando di calmarsi.

Sentì passi alle sue spalle.

— Mamma, ti aiuto, — era Antonella.

— No, faccio da sola.

— Dai, siamo in quattro, finiamo prima.

Antonella prese un panno e cominciò ad asciugare. Poi entrò anche Silvana.

— Mamma, scusa se abbiamo… — iniziò, ma Luisa la interruppe.

— Lasciamo perdere. Ormai ci sono abituata.

— Non ci sei abituata, ci soffri, — osservò Silvana. — Lo vediamo tutti.

Anche Giulia entrò in cucina, ma non disse nulla, si limitò a pulire le briciole dal tavolo.

Lavorarono in silenzio per un po’. Luisa lavava i piatti e ripensava a quanto tutto fosse cambiato. Quando Domenico era vivo, i sabati erano una festa. Lui raccontava storie ai nipoti, giocava a scacchi, le figlie aiutavano in casa e si scambiavano novità. Senza litigi, senza rancori.

— Mamma, ricordi quando papà ci portava al parco il sabato? — chiese improvvisamente Antonella.

— Certo, — sorrise Luisa. — Dondolavamo sull’altalena, mangiavamo il gelato.

— E ci fotografava vicino alla fontana, — aggiunse Silvana. — Diceva sempre: “Ragazze, sorridete, è per ricordo!”

Giulia alzò lo sguardo.

— E ricordate quando mi metteva sulle spalle? Ero troppo piccola per salire sull’altalena da sola.

— Sì, — annuì Luisa. — Gridavi dalla felicità.

Gli occhi le si riempirono di lacrime. Quanto le mancava, soprattutto in momenti così.

— Nonna, perché siete tutte qui? — Sofia, la figlia di Giulia, si affacciò in cucina. — Posso avere un biscotto?

— Certo, tesoro, — Luisa le porse il vasetto. — E i maschi cosa fanno?

— Matteo mostra le foto del nonno. Dice che era fortissimo.

Giulia trasalì.

— Sofì, tu ricordi il nonno?

— Un po’, — la bambina rifletté. — Mi chiamava “orsetto” e mi dava le caramelle.

— Orsetto? — Giulia sorprese. — Perché?

— Non so. Diceva che ero pelosa come un orso.

Luisa rise.

— Perché eri sempre spettinata. Lui diceva: “Il nostro orsetto si è svegliato”.

Sofia ridacchiò e corse dai cugini. In cucina tornò il silenzio.

— Sapete, ragazze, — disse Luisa, — vostro padre diceva sempre che in famiglia non bisogna litigare per sciocchezze. La vita è già dura, perché rendercela più difficile?

— Lo sappiamo, mamma, — sussurrò Silvana. — Ma a volte non riusciamo a trattenE mentre le sorelle si abbracciavano, nella casa si diffuse un calore familiare che sembrava riportare in vita quei sabati felici di un tempo, e Luisa capì che, nonostante tutto, la loro famiglia aveva ancora tanta luce da condividere.

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