Saltelli per il mondo come una capretta

Ti racconto questa storia perché, davvero, sembra uscita da una serie tv, ma è la nostra vita, quella che abbiamo vissuto io e la mia amica dal cuore grande, Giulia.
Vedrai che combineremo cose da favola, Martina Giulia gesticolava sulle finestre scalcinate del nostro appartamento universitario a Bologna Tu nel tuo consulting, io in marketing, e poi, bum, ci apriamo la nostra agenzia. Il futuro è tutto nostro, credimi!
Martina alzò gli occhi dallo schema di microeconomia e scoppiò a ridere, la sua lunga treccia castana che le cadeva sulla schiena.
Giulia, tra una settimana abbiamo gli ultimi esami, e tu già pensi allimpero?
Ma dai, sognare non costa nulla! Giulia scese dalla finestra e si buttò accanto sul letto sfondato. Sul serio, Martina. Noi non siamo come tutte quelle gallinelle del corso. Siamo in gamba, noi. Ne usciremo vincenti.
Martina posò la penna, guardò lamica: spettinata, maglietta sbiadita, occhi che brillavano. E proprio lì, in quel preciso momento, credette a Giulia, senza il minimo dubbio.
Ne usciremo, sì mormorò Martina.
Dieci anni passarono in un lampo
Martina ha combattuto, quei dieci anni. Stage in una multinazionale milanese, poi notti intere a redigere report, business inglese ogni mattina, cinese il sabato. Congressi, workshop, nuovi contatti. Si arrampicava, si spellava gomiti e ginocchia, ma non mollava. A trentanni indossava tailleur di lana italiana, volava a Tokyo per business meeting e aveva dimenticato lultima volta in cui aveva pianto dalla stanchezza non cera proprio tempo.
Giulia incontrò Marco al terzo anno. Faceva il meccanico, odorava di benzina e la amava come se fosse lunica donna sul pianeta. Al quarto anno Giulia rimase incinta, al quinto lasciò luniversità. Il sogno dellagenzia dissolto tra le coliche della bimba e il secondo figlio. Ora la sua impresa era un trilocale in periferia, dove dava ordini a pentole, urla dei bambini e rubinetti che perdeva sempre.
Si vedevano ancora, ma sempre meno.
Martina portava regali dai suoi viaggi: un foulard di seta da Milano, un set di tè dallHimalaya. Mostrava foto, raccontava dei templi di Kyoto e delle trattative con i partner nipponici.
Loro non dicono mai niente direttamente, sai? Tutto a sottintesi, mezze parole. Ho studiato il loro galateo per mesi, per non fare figuracce.
Giulia annuiva, rigirava il sacchetto di tè tra le dita e restava zitta. Poi sospirava.
Beata te Io invece, con Chiara che si prende un virus allasilo ogni settimana, Marco che lavora tutto il giorno non bastano mai i soldi
Martina si sentiva a disagio. Tra loro era come cresciuto un muro fatto di vite diverse, linguaggi diversi, odori diversi i suoi profumi costosi contro il detersivo dei bambini di Giulia.
Al compleanno di Giulia, Martina arrivò direttamente dallaeroporto. Tailleur blu scuro, tacchi alti, capelli perfetti messi in piega nellarea lounge business. Si inserì nel gruppo con naturalezza, raccontava del nuovo progetto, rideva, riceveva sguardi curiosi dagli uomini e rispettosi dalle donne.
Giulia, però, sedeva nellangolo
Aveva il solito vestito vecchio, quello del famoso Natale aziendale di Marco. I capelli legati, niente phon Chiara aveva fatto i capricci e non cera stato tempo. Guardava Martina brillare al centro della stanza, tutti attenti con la bocca aperta, e dentro le saliva un groppo nero, amaro, appiccicoso.
Non era invidia.
Era peggio
Martina entrò in cucina, fermandosi di colpo sulla soglia. Giulia era lì, stretta al bicchiere di vino, lo sguardo perso fuori dalla finestra.
Giulia, come mai stai qui sola? Martina si avvicinò, le sfiorò la spalla Dai, vieni che Nadina sta tagliando la torta!
Giulia le sfuggì, scrollando la mano.
Vai. Ti aspettano.
Martina fece una smorfia ma non mollò. Prese dellacqua, bevve e ci provò, delicatamente:
Senti, volevo dirtelo Ti manca il lavoro, lo vedo. Nella mia azienda cè un posto, base ma promettente. Posso parlare con HR, ti prendono per uno stage, poi
Il bicchiere si schiantò sul tavolo, il vino rosso fece una chiazza enorme.
Stage? Giulia si girò di scatto e Martina indietreggiò di fronte al suo viso Uno stage? A me?
Giulia, ti volevo solo aiutare
Aiutare?! Giulia scoppiò a ridere, ma era un riso acido, spezzato Hai sentito? La grande Martina ha deciso di donare qualcosa alla sua povera amica. Grazie, davvero, che generosità!
Hai frainteso Martina tentò di restare calma Ho visto che vorresti qualcosa di più, e ti ho proposto una strada.
Ma io cosa ti ho chiesto? Giulia avanzò, Martina si fece indietro Sei cambiata, Martina. Una volta eri normale, ora tutta fiera, arrogante. Guardi tutti dallalto coi tuoi Tokyo e i tailleur.
Non è giusto.
Ah, non è giusto? Giulia urlò, dal salotto qualcuno sbirciò ma sparì immediatamente È giusto allora che tu ostenti questa vita da favola? Ogni giorno su Instagram: eccomi sullaereo, eccomi alla conferenza, ecco il mio smoothie da cinquecento euro! Secondo te è piacevole?
Martina restò senza parole
Condivido della gioia, Giulia. È normale.
Gioia? Giulia snobbò È solo ostentazione!Vuoi farci vedere quanto sei realizzata, mentre noi qui sembriamo fallite. Le donne vere, a trentanni, hanno già una famiglia, i figli e tu? Salti in giro per il mondo come una capretta, senza marito e figli. Vuoto a perdere!
Quella parola fece male, davvero.
Ho lavorato Martina riuscì a non tremare Ho faticato notti intere mentre tu guardavi le serie. Ho studiato lingue mentre tu facevi la pasta. È stata la mia scelta, e ne ho diritto.
Ma dai! Hai fatto fuori tutti, anche Marisa in quellufficio! Egoista, sempre solo pensare a te!
Martina rimase zitta, guardando lex amica. Le labbra tremanti, le macchie rosse sulle guance, la rabbia rimasta a marcire negli anni, finalmente esplosa.
E allimprovviso capì tutto. In modo assoluto, nauseante.
Non odi me, Giulia disse piano Martina Odi te stessa. Perché ti sei arresa, hai avuto paura. E ora preferisci pensare che io sia cattiva piuttosto che ammettere che hai solo avuto paura.
Giulia impallidì.
Vai via!
Certo Martina posò il bicchiere e si diresse verso la porta Addio, Giulia. Buona fortuna nel tuo regno familiare.
Martina arraffò la borsa dallattaccapanni, spinse la porta. La pioggia batté fredda sul viso, ma lei nemmeno ci fece caso, avviandosi nel grigio.
I tacchi battevano sullasfalto bagnato. Il tailleur costoso si appiccicava alla schiena, il trucco ormai sciolto sulle guance, ma che importava. Martina camminava verso la metro e ad ogni passo si sentiva più libera.
Sembrava strano si aspettava il dolore. Si aspettava la nostalgia per quindici anni di amicizia, per quella ragazza dagli occhi ardenti sul davanzale a Bologna, per i sogni di allora. Ma non arrivò il dolore, solo un sollievo, un po’ vergognoso e silenzioso.
Non era morto tutto oggi. Quellamicizia era andata spegnendosi piano, anno dopo anno, chiacchiera dopo chiacchiera. Ogni volta che Martina condivideva qualcosa, riceveva solo bocche serrate. Ogni volta che parlava di progetti, Giulia alzava gli occhi al cielo. Ogni volta che provava a salvarla, lei tirava giù pure Martina.
Martina scese nella metro, si sedette senza badare alle tracce dacqua che lasciava. Dalla borsa tirò fuori lo specchietto, vide il mascara colato, i capelli scompigliati, gli occhi rossi. Sorrise e richiuse tutto.
Domani si sarebbe alzata alle sei, fatta la piega, cambiato tailleur e sarebbe andata al lavoro. Perché la vita non si ferma per linvidia altrui
Un mese dopo, Martina venne chiamata dal direttore generale. Entrò nellufficio pronta a tutto nuovo progetto, critiche, un altro tour de force. Ma il dottor Lorenzo De Santis le porse una cartellina: Nomina a direttore regionale per larea Asia. Contratto annuale a Singapore.
Se lè meritata, Martina il direttore sorrise, tutto il consiglio ha votato per lei. Partenza fra tre settimane, ce la fa?
Martina alzò lo sguardo, annuì.
Ce la faccio.
Uscì, stringendo la cartellina, si fermò per un attimo nei corridoi vuoti. Fuori il sole di novembre, tra righe dorate e rosso. Lì, in periferia, Giulia probabilmente stava preparando la cena e brontolando al marito.
Ma Martina preparava la valigia per Singapore.
E mai, mai per un solo istante, si pentì della sua scelta. Del resto, ognuno fa quello per cui ha studiatoLaereo decollò nella notte, sopra le luci taglienti della città. Martina guardò le strade disegnate come vene, minuscole persone indaffarate a rincorrere sogni, o magari ad abbandonarli. Mani sul finestrino, sentì un brivido: il passato si dissolse sullasfalto lontano.
Non tutto era stato facile, e niente era perfetto, ma era sua la vita che aveva scelto. Da qualche parte, Giulia avrebbe acceso la luce del corridoio per vedere se Chiara dormiva, avvolta nei suoi giorni, e forse avrebbe ricordato quellappartamento a Bologna, la finestra aperta sulle possibilità.
Martina sorrise. Non serviva la certezza che fosse giusta o migliore. Bastava sapere che non si era arresa: aveva avuto coraggio, aveva cercato la felicità a modo suo.
Quando la hostess le portò un tè caldo, il profumo la fece pensare a Giulia e ai regali senza destinatari. Ma ora, Singapore la aspettava, la vita nuova che cominciava in alto tra le nuvole.
Chiuse gli occhi. Sognò una ragazza dai capelli scompigliati che rideva sopra una finestra, stese le mani al futuro e gridava:
Non smettere di sognare, Mai!
Il motore vibrò come un cuore, la città sparì sotto scie dargento.
Martina aprì gli occhi, pronta a vivere tutto, senza rimpianti.

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