Salti per il mondo come una capretta

Corri per il mondo come una capra
Vedrai che combiniamo qualcosa di grande insieme, Martina, fidati di me Isabella agitava le mani per aria, seduta sul davanzale della finestra delluniversità. Tu vai nel consulting, io nel marketing, poi bam! Apriamo la nostra agenzia. Abbiamo tutto davanti a noi!
Martina alzò lo sguardo dai suoi appunti e scoppiò a ridere, lanciando indietro la sua lunga treccia.
Isa, abbiamo gli esami tra una settimana e tu già sogni limpero.
Che male cè a sognare? Isabella saltò giù dal davanzale e si buttò accanto a lei sul letto sfondato. Dai, parlo sul serio, Marti. Noi non siamo come tutte quelle galline del corso. Noi siamo sveglie. Noi ce la facciamo davvero, vedrai.
Martina mise via la penna, guardando la sua amica: spettinata, con la maglietta scolorita, ma con gli occhi che brillavano. In quel momento, stranamente, le credette senza riserve.
Sì, ce la facciamo, Isa sussurrò.
Dieci anni passarono in un soffio
Martina si è battuta con i denti e con le unghie. Stage in una multinazionale, notti insonni sulle relazioni, business english al mattino, cinese nei weekend. Forum, conferenze, contatti nuovi. Saliva la scala sociale, sbucciando gomiti e ginocchia, ma non si fermava mai. A trentanni era vestita di tailleur di lana italiana, volava a Tokyo per i meeting e non ricordava più quando aveva pianto dallesaurimento, semplicemente non cera tempo.
Isabella ha incontrato Lorenzo al terzo anno. Lui faceva il meccanico, profumava di benzina e la guardava come se fosse lunica donna al mondo. Al quarto anno Isa rimase incinta, al quinto mollò luniversità. Lagenzia di marketing sparì tra i primi dentini della figlia e le seconde doglie. Ora la sua impresa era un trilocale in periferia, dove governava pentole, capricci dei bambini e il solito rubinetto rotto.
Ogni tanto si vedevano ancora, sempre meno spesso.
Martina portava regali dai viaggi: foulard di seta da Milano, set di tè verde dalle montagne del Sichuan. Mostrava foto dei templi di Kyoto, raccontava delle trattative con i partner giapponesi.
Non parlano mai chiaro, sai? Tutto per allusioni, mezze parole. Ho passato tre mesi a imparare il loro galateo solo per non fare figuracce al primo incontro.
Isabella annuiva, rigirava la bustina di tè tra le dita, silenziosa. Poi sospirava pesantemente.
Beata te Io invece, Mia ha portato lennesima influenza dallasilo e Lorenzo è sempre fuori a lavorare, e i soldi non bastano mai
Martina non sapeva cosa dire. Tra loro era sorta una barriera, fatta di vite diverse, lingue diverse, profumi diversi i suoi profumi preziosi da duecento euro contro il detersivo per bambini di Isa.
Per il compleanno di Isabella, Martina arrivò direttamente dallaeroporto. Tailleur blu scuro, tacchi alti, la piega fatta nel business lounge. Si inserì facilmente nel gruppo, rideva, parlava del nuovo progetto, riceveva sguardi curiosi dagli uomini e ammirati dalle donne.
Isabella stava in disparte
Vestiva un abito vecchio, lo stesso che aveva indossato al corporate di Lorenzo tre anni prima. Capelli raccolti in una coda semplice la mattina Mia aveva fatto i capricci e Isa non aveva neanche trovato il tempo di usare il phon. Guardava Martina brillare al centro della stanza, tutti attenti a lei, e dentro le saliva lentamente qualcosa di scuro, amaro, viscoso.
Non era invidia.
Era peggio
Martina entrò in cucina per un bicchiere dacqua e rimase lì, sospesa. Isabella stava alla finestra, stringendo un bicchiere di vino e fissando il vuoto.
Isa, che ci fai qui da sola? Martina si avvicinò, le posò la mano sulla spalla. Vieni in sala, Nadia sta portando il dolce.
Isabella si scosse, scostando la mano dellamica.
Vai Là ti aspettano.
Martina si corrugò, ma decise di non lasciarla. Si versò dellacqua, fece un sorso, poi iniziò piano:
Sai, volevo dirti da tempo Mi sembra che ti manchi il lavoro. Nella mia azienda cè una posizione libera, allinizio, però con prospettive. Potrei parlarne con HR, ti farebbero fare uno stage e magari
Il bicchiere sbatté sul tavolo, il vino si riversò in una pozza scarlatta.
Uno stage? Isabella si girò di scatto, Martina indietreggiò davanti al suo volto. A me? Uno stage?
Isa, volevo solo aiutarti
Aiutarmi? Isabella scoppiò a ridere, ma il suono era acre, spezzato. Senti come parli! La grande Martina Rossi scende dal suo piedistallo e benevolmente offre qualcosa allamica sfigata. Grazie tante per questa grazia!
Non hai capito bene Martina cercò di mantenere la calma. Ho solo visto che non sei felice, che vorresti altro e ti ho proposto una possibilità.
Ma ti ho chiesto forse qualcosa? Isabella si accostò, Martina si trovò a fare un passo indietro. Sei cambiata, Marti. Prima eri normale, ora Sei diventata arrogante, con i tuoi Tokyo e i tailleur.
Non è giusto.
Giusto?! Isabella urlò, e qualcuno dalla sala sbirciò dalla porta, poi sparì. Giusto è che ogni giorno ostenti la tua vita perfetta? Ogni giorno su Instagram ecco il mio volo, ecco la conferenza, ecco il mio smoothie da cinquecento euro! Pensi che sia piacevole guardare?!
Martina rimase senza fiato
Io condivido ciò che mi rende felice, Isa. È normale.
Felice? Isabella diede uno sbuffo. Ostenti solo! Vuoi mostrare a tutti quanto sei arrivata, mentre noi siamo dei falliti. Le donne normali a trentanni hanno una famiglia e figli, e tu? Corri per il mondo come una capra, niente marito, niente figli. Un fiore sterile!
Quella parola la ferì nel punto più vulnerabile.
Ho lavorato duro Martina faticava a mascherare la voce tremante. Ho faticato notte e giorno, mentre tu guardavi le fiction. Ho studiato lingue mentre tu cucinavi. È stata una scelta, e ne ho diritto.
Ma dai! Sei passata sui cadaveri, questo hai fatto. Non credere che non sappia come hai fatto fuori Marisa per quel posto! Egoista! Hai sempre pensato solo a te stessa!
Martina taceva, osservando la sua ex amica: le labbra tremanti, le macchie rosse sulle guance, quella rabbia antica che finalmente trovava sfogo.
Improvvisamente tutto si fece chiaro, di una chiarezza nauseante.
Isa, non odi me disse Martina, piano. Odi te stessa. Perché non hai avuto il coraggio. Perché ti sei arresa. È più facile pensare che io sia cattiva piuttosto che ammettere che hai avuto paura.
Isabella impallidì.
Fuori di qui!
Già disse Martina, poggiando il bicchiere sul tavolo e dirigendosi verso la porta. Addio, Isa. E buona fortuna col tuo piccolo regno domestico.
Martina prese la borsa e spinse la porta. La pioggia fredda le colpì il viso, lei avanzò decisa nella cortina grigia.
I tacchi risuonavano sullasfalto bagnato. Il tailleur costoso si appiccicava alla schiena, il mascara colava sulle guance ma ormai non le importava. Martina camminava verso la metro, e ad ogni passo respirava meglio.
Strano, si aspettava dolore. Si aspettava che la nostalgia per quindici anni di amicizia, per quella ragazza dagli occhi brillanti sul davanzale, per i sogni e i progetti insieme, le si aggrappasse addosso. Ma invece arrivò solo sollievo, sordo e un po vergognoso.
La loro amicizia non era morta oggi. Si era spenta piano, anno dopo anno, discussione dopo discussione. Ogni volta che Martina parlava della sua felicità e riceveva solo labbra strette. Ogni volta che parlava di progetti e Isa sbuffava. Ogni volta che cercava di tirare lamica in salvo e Isa si aggrappava alle sue gambe, trascinandola giù.
Martina scese nella metro e si accomodò su un sedile vuoto, ignorando le tracce dacqua lasciate. Tirò fuori lo specchietto dalla borsa, guardò il riflesso mascara sbavato, capelli scompigliati, occhi rossi. Sorrise, ripose lo specchietto.
Domani si alzerà alle sei, farà la piega, indosserà un altro tailleur e andrà al lavoro. Perché la vita non si ferma per linvidia degli altri
Un mese dopo, Martina fu chiamata dal direttore generale. Entrò nello studio pronta a tutto nuovo progetto, critica, unaltra maratona di meeting. Ma Enrico Montanari le passò una cartella di documenti, e lei scorse la prima pagina.
Nomina a direttrice regionale area Asia.
Contratto annuale a Singapore.
Se lo merita, Dottoressa Rossi Enrico si accomodò in poltrona. Il consiglio ha votato allunanimità per lei. Partenza tra tre settimane, ce la fa a prepararsi?
Martina alzò lo sguardo e annuì.
Ce la faccio.
Uscì dallo studio, stringendo la cartella al petto, concedendosi qualche secondo nel corridoio vuoto. Fuori il sole di novembre calava, dipingendo il cielo di oro e rubino. Da qualche parte, in periferia, Isabella stava cucinando per la famiglia e lamentandosi della vita.
Martina invece preparava la valigia per Singapore.
E mai, mai una sola volta nella vita, rimpiange la sua scelta.
Come si dice da noi ognuno fa quello per cui ha studiato.
Oggi ho imparato che il tempo non fa sconti a chi si rifiuta di crescere, e che il coraggio costa, ma ripaga sul serio.

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