Scambiamo gli appartamenti. A cosa ti serve un trilocale? mi disse il nostro vicino, con la voce ferma come un colpo di pistola, mentre i venti freddi di una sera dinverno soffiavano tra le strade di Firenze.
Mia figlia, Ginevra, e io abitiamo in un bel bilocale che ho ereditato da mia madre. È un appartamento di tre stanze, ognuna indipendente, senza corridoi che le collegano. Lingresso è ampio, il bagno e la toilette sono separati, la cucina è piccola ma affacciata su un balcone enorme che domina il tetto di un vecchio palazzo. In ciascuna stanza viviamo noi due, e cè ancora un salone grande dove ci ritroviamo. Siamo felici, soddisfatti, e non abbiamo intenzione di cambiare casa a breve.
E poi è arrivato lui, il signor Luigi Bianchi, il vicino di porta, che mi ha afferrato al volo nella strada come se avesse già deciso il nostro destino. Mi ha rimproverato con quella voce autoritaria:
Sa, signora, lei vive con la sua figlia, vero? Perché non si trasferisce da noi e noi veniamo da lei? Abbiamo due camere, bastano per lei! A cosa serve un trilocale? Pensaci bene: due stanze sono più che sufficienti per due persone. Non si preoccupi delle dimensioni, cè spazio in abbondanza! Da mesi cerchiamo un appartamento più grande, ma le offerte sono scarse. Il suo bilocale è quello che ci manca! E non temere, pagheremo di più, le garantiamo 1200 al mese, più le spese condominiali.
Ho ascoltato il signor Bianchi con la massima attenzione, quasi a scrutarne ogni intensione. Lho interrotto quando ha iniziato a parlare di convivenza felice. Mi è sembrato quasi che avesse già programmato il futuro: la mia Ginevra e io avremmo dovuto entrare nella sua piccola casa, mentre lui e la sua famiglia avrebbero occupato la nostra. Unidea che mi ha lasciato il sangue freddo.
Credo sia uno scherzo, ho replicato, cercando di mantenere la calma. E se fosse serio, da dove trae la convinzione che vogliamo trasferirci in un appartamento più piccolo? Crede davvero che io sia pronta a lasciare il mio trilocale spazioso per una stanza che sembra una lattina? Non scambierei mai il nostro nido per una bottega di cartone. E quando dice bastano due stanze per due persone, è proprio il contrario: il nostro è il posto che ci permette di respirare. Non ho intenzione di cambiare.
Il vecchio Bianchi ha iniziato a mormorare, quasi a sé stesso:
Volevamo solo il meglio, perché tutti si sentano a proprio agio. Noi nella vostra, voi nella nostra. Non sapete quello che è meglio per voi.
Il silenzio è sceso su di noi come una coperta pesante. Ancora oggi viviamo nella nostra casa, ma il signor Bianchi e la sua famiglia non ci salutano più. La mia ferma opposizione ha offuscato ogni cordialità, lasciando unombra che si allunga per tutta la via di Firenze.




