Ginevra sente il cuore battere forte ormai da quando è al terzo anno di scuola media. In classe, Luca la incrocia con gli occhi dappertutto; anche quando è al banco, avverte il suo sguardo che la penetra, e a volte lui si volteggia per incontrarla.
Ginevo, ride la sua compagna di banco Rita, quel Luca non riesce a togliere gli occhi da te, io lo osservo anchio.
Lo so, risponde Ginevra sorridendo, mentre dentro di sé si sente felice, perché le piace quel ragazzo.
Un pomeriggio, dopo le lezioni, Luca la attende sul portico della scuola e, un po agitato, le chiede:
Ginevra, ti accompagno a casa?
Ginevra esita, ma Rita la spinge a dire di sì.
Va bene, siamo sulla stessa via, risponde fingeva indifferenza, ma dentro era già contenta.
Mentre camminano, Luca racconta storie divertenti, ridono e il cuore di Ginevra salta di gioia. Così nasce la loro amicizia, che presto si trasforma in una storia damore da scuola. In men che non si dica, tutti al Liceo Comunale di Bologna sanno che sono una coppia. Luca è sempre al suo fianco e, se qualche ragazzo di altre classi prova a parlare con Ginevra, lui li respinge subito.
Ginevra è sempre stata una ragazza bella. Fin dal primo anno, la professoressa Elena la ha esclamato:
Dio mio, Ginevra, che occhi splendidi!
Verso la fine del liceo, Ginevra e Luca decidono di iscriversi allo stesso ateneo, lUniversità di Firenze. Superano gli esami, il diploma è alle porte, e si dicono addio al liceo e benvenuta vita da adulti. Dopo lesame finale, Luca le propone:
Domani andiamo alla mia casa di campagna in Toscana, magari rimaniamo anche la notte. Festeggiamo gli esami, ce li siamo meritati.
Ginevra percepisce che Luca, ultimamente, vuole avvicinarsi ancora di più; lei resiste, lui si offende.
Siamo adulti, lasciamo perdere i principi, prima o poi succederà Hai letto Romeo e Giulietta, vero? Loro erano più giovani di noi e nessuno li ha giudicati, anzi tutti li hanno ammirati, la persuade Luca.
Ginevra ascolta in silenzio, a volte acconsente, ma ha paura di perderlo, perché ormai è abituata a lui. Luca si arrabbia:
Allora, Ginevra, accetta!
Non lo so, forse mia madre non mi lascierebbe andare fuori, soprattutto di notte.
E se dico che ci saranno i miei genitori? Che non riesci a inventare?
Chiedere il permesso alla madre si rivela difficile. La madre, guardandola severa, risponde:
Che altro vuoi inventare? Non ti lascio andare, so già cosa potresti combinare.
Ginevra mente:
I genitori di Luca ci saranno, così come sua sorella maggiore.
La madre ci pensa su un attimo, poi sbatte la mano:
Va bene, vai. Alla fine non ti posso controllare. È un po indecente quando una ragazza va a casa di un ragazzo, ma
Durante il viaggio in autobus, Ginevra e Luca si tengono per mano; lei è nervosa, lui sembra distante. Immagina larrivo, e le cose accadono proprio come aveva temuto. Appena entrano in casa, Luca la trascina nella stanza dove cè un divano. Vedendolo, Ginevra tenta di tirare la mano indietro.
Dai, non preoccuparti, le dice dolcemente, avvolgendola e posandola sul divano.
La stanza è luminosa, Luca tira le tende e si avvicina, ma Ginevra, con tutta la forza che ha, lo spinge via, salta dal divano e corre fuori. Non cè più lautobus, ma lui la raggiunge:
Ti accompagno, dice, e non vuoi sentire le mie scuse.
Al ballo di fine anno Luca non le si avvicina, Rita le fa domande a cui Ginevra non risponde. Dopo la festa Luca non la chiama più. Una settimana dopo, Ginevra prende il coraggio e chiama Luca, dimenticando lorgoglio. Risponde sua sorella:
Luca è partito per Milano, vuole studiare lì. Pensavo lo sapessi
Ventanni passano. Ginevra sposa Marco, ha una figlia, ma Luca ricompare di tanto in tanto nei suoi pensieri, nei sogni. Una notte sogna ancora Luca: camminano mano nella mano in un campo di margherite, sullo sfondo scorre un fiume luccicante. Lei sorride, lui la guarda con tristezza, poi la lascia andare e scompare.
Si sveglia, guarda Marco che dorme come un orso, e sospira:
Dorme come un ghiro, ama fare la dormigliona
Non vuole più dormire, anche se è presto. Si alza silenziosa, va al bagno, passa dalla stanza della figlia che dorme, i capelli chiari sparsi sul cuscino. Sotto la doccia pensa:
Perché sogno ancora Luca? Dopo questi sogni mi sento fuori posto, una nuvola di malinconia, mi viene da rimproverare Marco Strano. Forse non avrei dovuto sposare Marco? Viviamo da tanto tempo, la vita è monotona, senza passione né romanticismo, ma tutto è ordinato, come in un calendario.
Prepara la colazione, vuole svegliare Marco, ma lui esce già dalla camera. Fanno colazione insieme, la figlia è in vacanza, è estate. Improvvisamente squilla il telefono.
Ciao, Ginev, dice la voce allegra di Rita, scusa il disturbo, ma ho una notizia! Il nostro vecchio gruppo di compagni vuole organizzare un ritrovo per il nostro ventennale, è passato tanto tempo da quando ci siamo diplomati.
Oh, Rita, sei sempre la regina delle feste. Quando?
Sabato prossimo.
Sabato? Marco doveva venire a trovare i genitori in campagna
Non importa, ti aspetto, non hai ancora partecipato due volte!
Ma ho delle scuse valide
Dai, Ginev, non fare la difficile, altrimenti tutti noi ti denunceremo!
Ginev ride, poi chiede:
Dove ci incontriamo? In un ristorante?
No, proprio lì, al ristorante dove avevamo festeggiato lultimo anno!
E?
Dopo, festeggeremo a casa di Luca.
Un brivido le corre lungo la schiena.
Luca ha comprato una villa a due piani e ci invita tutti, giusto?
Sì, la moglie è in Turchia con il figlio, quindi non cè problema.
Perfetto, ti aspetto, devo andare al lavoro, Marco è già fuori.
Marco, uscendo, sbuffa:
Questi ex compagni ti stanno facendo venire le ossa. Che cosa non hai visto?
Non li ho visti, risponde Ginev. E non devo chiederti il permesso, è una decisione che prendo da sola.
Pensando allincontro, Ginev non riesce a dormire la notte prima. Viene da sé solo il venerdì, il giorno prima del raduno.
Il giorno successivo, Ginev scende dal taxi davanti al portone del villaggio di Luca, vicino a Firenze. Premendo il campanello, una porta si apre e appare Luca, alto, elegante, con un sorriso vellutato.
Benvenuta, ospite donore, dice, un po beffardo. Vieni dentro, o resterai la timida di sempre?
Ciao, risponde Ginev, entrando nel cortile.
Luca la abbraccia e le dà un bacio sulla guancia.
Sei splendida, più bella di quanto ricordassi, sei una vera bellezza, la loda, guardandola negli occhi scuri.
Ginev arrossisce, abbassa lo sguardo e segue Luca verso la casa, lui la prende per mano e entra.
Rita, che la stava aspettando, grida:
Eccola, Ginev!
Gli amici si sparpagliano, la serata avanza, tutti chiacchierano, le ragazze si scambiano sguardi, i ragazzi raccontano le loro famiglie. La musica suona, Luca invita Ginev a ballare.
Come va la vita? chiede lei.
Bene, vedo il mondo con occhi diversi. Ho molti progetti, sto allargando lazienda, è tutto un giro vorticoso, risponde lui.
Quando la festa si avvicina alla fine, tutti cominciano a lasciare. Luca trattiene Ginev.
Rimani, aiutami un attimo a sistemare, le propone.
Non lo so, risponde incerta.
Rita interviene:
Qualcuno deve aiutare, non stare lì a far finta di nulla.
Va bene, borbotta Ginev.
Quando tutti se ne vanno, Luca la prende per mano di nuovo.
Questa scusa del piatto è solo per tenerti qui
Perché? si chiede lei, agitata.
Non lo so, ammicca, sfiorandole la guancia. Ti ho vista e ho capito quanto mi sei mancata in tutti questi anni.
Le sue labbra sfiorano il collo di Ginev:
Ginev, sei così si scarta la giacca, la spinge sul divano. Sono stanco di tutto: la moglie, le donne che vogliono solo soldi, e tu, così fresca e bella
Ginev si sente bruciata da un fuoco.
Donne disponibili! Dio, sono solo un passatempo per lui! Non tradirò mai mio marito per questa nullità!
Scatta in piedi, lo respinge con decisione e scappa di nuovo. Fuori, il suo telefono squilla: è Marco.
Tesoro, devo venire da te? sente la voce di Marco.
No, sto già prendendo un taxi, arrivo tra poco, risponde cercando di restare calma. Ti voglio bene, sei il migliore.
Perfetto, ti aspetto, ride Marco.
Salendo in taxi, sente ancora la voce irritata di Luca:
Stupida, ti sei rovinata la vita!
Ginev chiude la portiera con forza, il taxi parte. Pensa:
Che si arrabbi, che si faccia una rabbia, tanto più. Che torni nella sua casa fredda. Finalmente mi sono liberata dalla sua prigionia. Per sempre.






