Scegli: o il tuo cane, o io! Non ne posso più di sentire questo odore di bestione! disse Marco, ormai esasperato. Anna, invece, scelse lui. Portò il cane in campagna… E la sera Marco le disse che sarebbe andato via, da unaltra.
Anna era innamorata persa di suo marito, Marco. Stavano insieme da cinque anni, senza figli, però con Argo un vecchio pastore tedesco che Anna aveva adottato quando era ancora cucciolo, ben prima di aver conosciuto Marco.
Argo era davvero parte della famiglia. Un cane intelligente, fedele, che capiva tutto senza che ci fosse bisogno di troppe parole. Ma letà si faceva sentire: le zampe gli facevano male, il pelo cadeva dappertutto, e ormai aveva anche quellodore tipico dei cani anziani.
Marco aveva sopportato a lungo. Ma il giorno in cui Argo, non riuscendo più a trattenersi, fece la pipì sul parquet nuovo dellingresso, perse la pazienza.
Basta, Anna! Basta davvero! gridò Marco, spingendo Argo con il muso nella pozzanghera. Vivo in una stalla! Lodore, i peli ovunque, e ora anche questo! O me, o questo rottame!
Marco, ma dove vuoi che lo metta? Ha dodici anni… piangeva Anna, stringendo a sé il cane che, colpevole, abbassava lo sguardo.
Portalo al canile! O in campagna! O dal veterinario! Fai come vuoi, non mi interessa! sbottò lui. Se questa sera non se nè andato, me ne vado io. Voglio vivere in una casa pulita, non a pulire i bisogni del tuo figlioletto spelacchiato!
Anna era una donna fragile e spaventata dalla solitudine. Aveva il terrore di perdere Marco, che lavorava, manteneva la casa; insieme sognavano le vacanze in Sardegna, parlavano del mutuo per la casa
Scelse il marito.
Portò Argo fuori città.
Il cane salì in auto a fatica, le zampe rigide dal dolore, ma trovò ancora la forza di leccarle una mano. Pensava di andare a fare una passeggiata.
Anna pianse per tutto il tragitto.
Quando arrivarono vicino a una vecchia pineta, a venti chilometri da Milano, lo fece scendere. Gli legò il guinzaglio a un albero, per evitare che la seguisse.
Perdonami, Argo… Perdonami… sussurrava, senza coraggio di guardare quegli occhi velati dalla vecchiaia e dalla fiducia tradita.
Argo non si ribellò. Si sedette e la fissò in silenzio. Aveva già capito tutto.
Anna gli lasciò la ciotola con i croccantini, salì in macchina e se ne andò. Nellultimo sguardo allo specchietto retrovisore lo vide: Argo, dimentico delle zampe malate, cercò di seguirla tirando il guinzaglio, abbaiando disperato, finché la sua voce rauca non fu più che uneco.
Quel lamento le rimase incollato dentro, per tutta la strada verso casa.
Rientrò distrutta. La faccia gonfia di pianto.
Marco era a casa. Stava già mettendo le sue cose in valigia.
Che fai? sussurrò lei incredula. Lho fatto. Argo non cè più. Lho portato via
Marco la guardò con un sorriso freddo, tagliente.
Brava. Sei stata velocissima. Ma comunque vado via.
Come, vai via?! Dove?
Da Elena. La conosci, è quella della contabilità. Stiamo insieme da sei mesi. E aspetta un bambino.
Anna crollò sulla sedia. Tutto si fece confuso.
Ma tu mi hai chiesto di scegliere Cane o te Perché?!
Era una prova, lo sai? disse Marco, gelido. Volevo vedere fin dove riuscivi a spingerti. Pensavo magari avresti carattere. Invece hai tradito anche il tuo migliore amico solo per trattenere me. A questo punto mi fa quasi paura vivere con una persona così. Se sei riuscita a scaricare un cane che ti è stato vicino per dieci anni, chissà con me cosa faresti.
Chiuse la valigia.
Addio, Anna. E Argo era davvero lunico vero uomo in questa casa. Tu sei solo una traditrice.
Quando la porta sbatté, Anna scoppiò a piangere disperata.
Capì cosa aveva fatto. Aveva sacrificato lunico essere che laveva amata senza condizioni, per un uomo che invece non laveva mai amata.
Prese le chiavi della macchina e corse fuori città, direzione pineta.
Era notte fonda. Pioveva a dirotto.
Arrivò allalbero.
Il guinzaglio era stato rosicchiato. La ciotola rovesciata. Di Argo, nemmeno lombra.
Argo! Arghetto mio! urlava, correndo come una pazza nel bosco bagnato, graffiandosi la faccia tra i rami bassi.
Lo cercò per tre giorni. Mise volantini ai bar, postò appelli nei gruppi su Facebook e WhatsApp dei volontari. Non mangiò, non dormì.
Al quarto giorno la chiamarono.
Senta, avete perso per caso un pastore tedesco? Ne hanno trovato uno simile sull’autostrada, investito.
Anna andò a riconoscerlo.
Era lui.
Argo, dopo aver morso il guinzaglio, aveva cercato di tornare da lei. Aveva camminato sulle sue zampe dolenti, nella notte, tra paura e speranza. Era morto su una corsia demergenza, senza mai rivederla.
Anna lo seppellì con le sue mani.
Sono passati due anni.
Vive da sola. Non è più riuscita a fidarsi di nessuno, nemmeno di se stessa.
Marco è felice con la nuova compagna e il bambino. Lha archiviata come un brutto sogno. Per lui era solo una prova, unoccasione comoda per scappare, scaricando su di lei il senso di colpa.
Anna invece lavora oggi come volontaria in un canile per cani anziani. Lava le cucce, pulisce i bisogni, cura ferite aperte. Prova a ripagare una colpa che non potrà mai cancellare.
Ogni notte sogna la stessa cosa: è ferma vicino a quellalbero, Argo la guarda. Lei lo chiama, ma lui non viene. Si limita a guardarla, senza rabbia. Con la mestizia infinita di chi è stato tradito.
E in quello sguardo cè la sua condanna.
Morale della storia: Il tradimento non trova perdono. Non si deve mai sacrificare chi ci è fedele per chi ci mette di fronte a un aut-aut. Un vero amore non ti chiederà mai di scegliere. E se qualcuno lo fa, ti aveva già voltato le spalle: rimandare non serve, rischi solo di commettere un errore che non riparerai più.






