SCEGLI: O IL TUO CANE, O ME! NON NE POSSO PIÙ DI QUESTA PUZZA DI BESTIA! DISSE IL MARITO. LEI SCELSE LUI, PORTÒ IL CANE NEL BOSCO… E QUELLA SERA LUI ANNUNCIÒ CHE AVREBBE LASCIATO CASA.
Elena amava suo marito, Antonio, più della sua stessa vita. Stavano insieme ormai da cinque anni; figli non ne avevano, ma nella loro casa si aggirava da sempre Birillo, un vecchio pastore tedesco che Elena aveva adottato quandera cucciolo, ben prima di conoscere Antonio.
Birillo era di famiglia. Intelligente, affezionato, sembrava capire tutto senza bisogno di parole. Ma gli anni si facevano sentire: le zampe gli dolevano, emanava un odore pungente, e il pelo cadeva a ciocche.
Antonio aveva sopportato in silenzio a lungo. Ma quando un giorno Birillo, non riuscendo più a trattenersi, lasciò una pozza durina sul parquet nuovo, la pazienza del marito svanì.
Basta! urlò Antonio, trascinando il cane davanti alla macchia. Vivo in una stalla! Hai capelli di cane nel piatto, ora pure la pipì sul pavimento! Elena, decidi: o io o questo relitto!
Antonio, ma dove posso portarlo? Ha dodici anni… piangeva Elena, stringendo forte Birillo.
In canile! O in campagna, lontano da qui! O fai chiamare un veterinario e basta… Non mi interessa! ribatté secco Antonio. Se stasera non se ne va, tocca a me andarmene. Voglio vivere pulito, non fare il custode del tuo cane spelacchiato!
Elena non aveva mai saputo opporsi. Il terrore della solitudine la paralizzava. Temeva di perdere Antonio, che provvedeva a lei, con cui già sognava vacanze, il mutuo sulla casa
Scelse lui.
Caricò Birillo in macchina e si avviò fuori città.
Il cane, dolorante, riuscì a saltare in auto solo con fatica, ma prima di salire le leccò la mano. Pensava sarebbe stata una nuova gita insieme.
Elena pianse per tutta la strada. Si fermò vicino a un bosco, a venti chilometri da Verona. Legò Birillo a un albero, perché non la seguisse.
Perdonami, Birillo Perdonami sussurrò senza riuscire a sostenere il suo sguardo umido, velato dalletà.
Birillo non si dimenò. Si sedette e la fissò. Aveva compreso tutto.
Elena lasciò una ciotola con croccantini, tornò in macchina e corse via. Nello specchietto vedeva il cane che, dimenticando il dolore alle zampe, tentava di seguirla, tirando il guinzaglio e latrando. Un latrato rauco, disperato.
Quella voce le rimase fissa in testa per tutto il viaggio verso casa.
Elena tornò distrutta; il volto gonfio di lacrime.
Antonio era lì, che metteva le sue cose in valigia.
Che cè? Ho fatto tutto, Birillo non cè più. Lho portato via
Antonio la guardò con un sorriso freddo.
Brava, sei stata rapida. Ma comunque io me ne vado.
Come te ne vai?! Dove vai?!
Da Chiara. La conosci, lavora in amministrazione. Usciamo insieme da sei mesi. Aspettiamo un bambino.
Elena sprofondò su una sedia. Il mondo le girava intorno.
Ma… sei stato tu a darmi quellultimatum… O il cane o te… Perché?!
Era una prova rispose Antonio, con cinismo. Volevo vedere se avresti avuto carattere. Speravo che almeno stavolta ti opponesse. Invece… Hai tradito il tuo amico di sempre per me. Francamente, stare con te adesso mi disgusta. Se sei stata capace di abbandonare un cane che ti ha voluto bene dieci anni, a me malato mi butteresti nella spazzatura.
Chiuse la valigia.
Addio, Elena. Ah, ecco… Birillo era lunico vero uomo in questa casa. Tu invece solo una traditrice.
Quando la porta si richiuse alle sue spalle, Elena si lasciò andare a un urlo disperato.
Solo allora afferrò cosa aveva fatto. Per un uomo che non la stimava, aveva sacrificato lanima fedele che laveva adorata.
Prese le chiavi della macchina e corse al bosco.
Fu notte fonda, e la pioggia cadeva a dirotto.
Elena raggiunse il punto dove aveva lasciato Birillo.
Il guinzaglio era stato rosicchiato. La ciotola buttata in terra. Birillo non cera più.
Birillo! Birillo! Amore mio! gridava, correndo fradicia fra i rovi.
Lo cercò per tre giorni. Affisse manifesti, scrisse a gruppi di volontari. Non mangiava, non dormiva.
Al quarto giorno, squillò il telefono.
È per la pastore tedesca? Lhanno trovata vicino la provinciale. Travolta da un camion.
Elena andò a vedere.
Era lui.
Aveva spezzato il guinzaglio e aveva cercato la via di casa. Sulle sue zampe malandate, tra dolore e paura, correva verso chi laveva tradito. E sulla strada morì, senza ritrovare la padrona.
Elena seppellì Birillo.
Passarono due anni.
Vive ancora sola. Non si è mai più fidata di nessuno nemmeno di se stessa.
Antonio è felice con la nuova moglie e il bambino. Di Elena non ricorda più nulla, per lui fu solo una “prova” un modo elegante di andarsene lasciando a lei tutto il peso.
Elena ora fa volontariato in un canile per cani anziani. Pulisce le gabbie, li cura, li accarezza. Cerca di lavare via la colpa con le sue mani.
Ogni notte le torna lo stesso sogno: lei al margine del bosco, Birillo la fissa da lontano. Lo chiama, ma lui non si avvicina. La guarda, senza rabbia. Con una malinconia infinita.
In quello sguardo cè la sua sentenza.
Morale: Il tradimento non si perdona. Mai sacrificare un amico fedele per compiacere chi pretende scelte impossibili. Chi davvero ama non mette mai alle strette. E se lo fa, significa solo che il tradimento era già avvenuto, e che dalle scelte forzate nascono gli errori peggiori.






