Scegli: o il tuo cane, o io! Non ne posso più di sentire odore di bestia in casa! mi ha detto mio marito. Alla fine ho scelto lui, e sono andata a lasciare il cane nel bosco Ma quella sera stessa lui mi ha detto che sarebbe andato via da unaltra.
Mi chiamo Martina. Amo mio marito, Lorenzo, con tutta me stessa. Viviamo insieme da cinque anni, senza figli ancora, ma in casa cè sempre stato Leo un vecchio pastore tedesco che ho salvato quando era solo un cucciolo, molto prima di conoscere Lorenzo.
Leo era un membro della famiglia. Intelligente, fedele, capiva tutto anche senza parole. Ma gli anni sono passati: le zampe cominciavano a fargli male, il pelo cadeva a ciuffi e il suo odore era ormai troppo forte.
Lorenzo ha sopportato tanto, lo ammetto. Ma il giorno in cui Leo, non riuscendo più a trattenersi fino alla passeggiata, ha lasciato una pozza durina sul nuovo parquet, la pazienza di Lorenzo è finita.
Basta! È troppo! ha urlato, trascinando il povero Leo verso la macchia sul pavimento. Non posso vivere in una canile! Pelo nel piatto, puzza per casa, e adesso anche la pipì! Martina, decidi: o me o questa carcassa!
Lorenzo, dove credi che possa mandarlo? Ha dodici anni ho pianto abbracciando il mio vecchio amico.
In canile! Portalo via, addormentalo, fai quello che vuoi! Se stasera non se nè andato, vado io. Voglio vivere in una casa pulita, non pulire la merda del tuo pulcioso figlio!
Sono sempre stata troppo debole. Ho una paura folle della solitudine. Avevo paura di perdere Lorenzo lui era quello che lavorava di più, avevamo tanti progetti insieme, una vacanza a Ischia sognata da mesi, il mutuo da pagare
Ho scelto Lorenzo.
Caricai Leo in macchina. Faticava a salire, le zampe gli facevano male, ma mi leccò la mano convinto che fossimo diretti al parco.
Durante il viaggio ho pianto in silenzio, mentre la radio passava vecchie canzoni di Laura Pausini.
Lho lasciato in una radura a venti chilometri da Milano. Ho legato il guinzaglio a un albero perché non mi seguisse.
Perdonami, Leo Perdonami ho sussurrato, incapace di guardare gli occhi fedeli e offuscati dalla vecchiaia.
Leo non si è opposto. Si è seduto e ha continuato a guardarmi. Capiva tutto.
Ho lasciato una ciotola con i croccantini, sono salita di corsa in macchina e sono partita. Nellultimo specchietto ho visto Leo tentare di inseguirmi, tirando il guinzaglio e abbaiando con tutta la voce che gli restava. Un abbaio rauco, disperato.
Quel suono mi ha trafitto per tutta la strada verso casa.
Rientrando, ero uno straccio. Gli occhi gonfi di pianto.
Lorenzo era già in casa. Sistemava delle borse.
Che succede? ho domandato incredula. Ho fatto quello che volevi. Non cè più Leo. Lho portato via
Lorenzo mi ha guardato con un ghigno.
Brava. Ti sei mossa in fretta. Ma comunque sto andando via.
Cosa?! Ma dove vai?!
Da Elena. La conosci, lavora in amministrazione. Stiamo assieme da sei mesi. È incinta.
Mi sono seduta quasi svenendo. Tutto girava.
Ma mi avevi dato un ultimatum Cane o te Perché?
Era una prova, ha risposto con freddezza Lorenzo. Volevo vedere se avevi carattere. Se eri capace almeno una volta di opporre resistenza. Invece hai tradito il tuo amico più fedele per me. Mi fa paura vivere con una così. Se hai potuto abbandonare un cane che ti amava da dieci anni, di me ti saresti sbarazzata anche prima.
Ha chiuso la valigia.
Addio, Martina. E sappi che Leo era lunico vero uomo di questa casa. Tu sei solo una traditrice.
Quando la porta si è chiusa, sono crollata in un pianto disperato.
Solo allora ho capito cosa avevo fatto. Per luomo che non mi amava, ho distrutto lanima di chi invece mi adorava.
Ho preso subito le chiavi dellauto e mi sono precipitata di nuovo in quel bosco.
Era notte. Pioveva a dirotto.
Sono corsa allalbero. Il guinzaglio era stato spezzato, la ciotola rovesciata. Leo non cera più.
Leo! Leo! Amore mio! urlavo, graffiandomi il viso tra i rami e il fango freddo.
Lo ho cercato per tre giorni. Avevo affisso volantini, scritto su tutti i gruppi Facebook e WhatsApp di volontari. Non ho dormito, né mangiato.
Al quarto giorno mi hanno chiamata.
Ha trovato un pastore tedesco sulla Milano-Torino. Era stato investito da un camion.
Sono andata a vedere.
Era lui.
Leo, probabilmente, aveva spezzato il guinzaglio ed era partito per tornare a casa. Zoppicante, sofferente, spaventato, correva verso chi lo aveva abbandonato ed è morto sul ciglio della strada, aspettando invano chi laveva tradito.
Lho seppellito con le mie mani.
Sono trascorsi due anni.
Vivo sola. Non sono più riuscita a fidarmi di nessuno, nemmeno di me stessa. Lorenzo è felice con la sua nuova famiglia, ormai per lui sono solo un brutto ricordo. Per lui è stata solo una prova, il pretesto perfetto per lasciarmi, scaricando su di me la colpa.
Io io faccio volontariato in un rifugio per cani anziani. Lavo i box, pulisco la loro sporcizia, curo le loro ferite. Provo a espiare la mia colpa.
Ogni notte sogno sempre la stessa cosa: sono davanti a quellalbero, e Leo mi guarda. Lo chiamo, ma non si avvicina. Mi fissa soltanto. Senza rabbia. Con una malinconia infinita.
In quello sguardo cè la mia condanna.
Morale: Il tradimento non si dimentica. Mai sacrificare gli amici fedeli per chi ti mette di fronte a una scelta crudele. Chi ti ama davvero, non ti chiederà mai di scegliere. E se lo fa, allora ti ha già tradito e quando te ne accorgerai, sarà troppo tardi e avrai commesso lerrore più grande della tua vita.






