Scoprendo che il bambino era nato con handicap, la madre undici anni fa scrisse una «rinuncia». Questa dichiarazione Sanyi l’ha vista di persona, mentre portava i documenti al pronto soccorso.

Scoprendo che il bambino era nato con una lieve menomazione, sua madre, undici anni prima, aveva scritto una lettera di rifiuto al centro di accoglienza. Sandro Ivaldi laveva vista con i propri occhi quando portava dei fascicoli al dispensario. Linfermiera gli porse la cartella e gli disse di seguirla; proprio in quel momento il telefono squillò, lei si affrettò via sbattendo un gesto verso il dispensario e gli lanciò: Vai da solo. Non immaginò che, aprendo il fascicolo con il proprio cognome, Sandro avrebbe trovato la lettera di rifiuto della madre.

Nei collegi per minori tutti i bambini attendono i propri genitori, ma Sandro smise di aspettare. Smetteva anche di piangere. Il suo cuore si rivestì duna corazza di ferro che lo difendeva dalle offese, dalla solitudine e dallindifferenza.

In quel collegio, come in tutti gli altri, cerano delle tradizioni. La vigilia di Capodanno tutti gli ospiti scrivevano lettere a Babbo Natale. Il direttore le consegnava ai fondatori, che cercavano di esaudire i desideri dei bambini. Alcune lettere arrivavano persino alla squadriglia aeronautica. Di solito i piccoli chiedevano un unico miracolo: ritrovare mamma e papà. E chi le apriva restava perplesso a pensare a regali plausibili.

Un giorno anche il maggiore Carli, ingegnere di volo, trovò una di quelle lettere. La infilò in una tasca della sua giacca da aviatore e decise di leggerla a casa, per discuterne con la moglie e la figlia. La sera, durante la cena, la tirò fuori e lesse ad alta voce: Cari adulti, se potete, regalatemi un portatile. Non servono giocattoli né vestiti; qui abbiamo già tutto. Con Internet potrò trovare amici e, magari, persone care. In fondo cera la firma: Sandro Ivaldi, 11 anni.

Ma guarda te, commentò la moglie, che bambini intelligenti siamo diventati! Davvero, con Internet può trovare chiunque.

La figlia, Ginevra, con un leggero corrugamento della fronte, riprese la lettera e rifletté. Il padre notò un tremolio sulle labbra della bambina.

Che cè? chiese.

Sai, papà, in realtà non spera di ritrovare i genitori, disse Ginevra non li cerca perché non esistono. Per lui il portatile è solo una scappatoia dalla solitudine. Guarda, scrive: trovare amici o persone care. Persone care possono anche essere sconosciuti. Allora, prendiamo tutti i soldi dal salvadanaio, compriamo il portatile e lo diamo a quel ragazzo.

Il festeggiamento di Capodanno nel collegio proseguì come al solito. Dopo lo spettacolo, Babbo Natale e la Fata di Natale accendevano lalbero. I benefattori consegnavano i doni e talvolta accoglievano alcuni ragazzi per le vacanze.

Sandro, come sempre, non aspettava nulla. Si era abituato a vedere che solo le bambine più carine ricevevano regali; i ragazzi venivano ignorati. Aveva scritto la sua lettera per caso, come tutti gli altri. Ma quellanno, tra gli ospiti, notò un uomo in uniforme da pilota. Il suo cuore accelerò, poi si voltò e inspirò appena. Ricevuto un sacchetto di caramelle, il ragazzo zoppo si diresse verso luscita.

Sandro Ivaldi! sentì il suo nome e si girò. Dietro di lui cera lo stesso pilota. Sandro rimase immobile, incerto su cosa fare.

Ciao, Sandro! disse il pilota. Abbiamo ricevuto la tua lettera e vogliamo farti un regalo. Ma prima facciamo conoscenza. Io sono Andrea Bianchi, ma tutti mi chiamano zio Andrea.

Io sono zia Natalia, intervenne una donna elegante al suo fianco.

Io sono Ginevra, sorrise la bambina. Siamo della stessa età.

Io sono Sandro Obbrucic, rispose lui, con un timido sorriso.

Ginevra voleva chiedere qualcosa, ma luomo porse a Sandro una scatola e disse:

Questo è per te. Andiamo in una stanza, ti mostriamo come usare il portatile.

Entrarono in una aula vuota, dove gli alunni facevano compiti la sera. Ginevra mostrò come accendere e spegnere il laptop, accedere al sistema, navigare in rete e lo iscrisse a Facebook. Luomo rimaneva accanto, intervenendo solo quando necessario. Sandro sentì il calore, la forza e la protezione di quella piccola troupe.

La ragazza chiacchierava come un pappagallo, ma il ragazzo notò che non era una piagnucolona, sapeva usare bene il portatile e praticava sport. Al congedo, la donna lo abbracciò; il profumo leggero del suo profumo gli pizzicò il naso e gli occhi. Sandro rimase immobile per un attimo, trattenendo il respiro, poi riprese fiato e, senza voltarsi, si incamminò lungo il corridoio.

Torneremo sicuramente! gridò Ginevra.

La vita di Sandro cambiò radicalmente. Non si irritava più per i soprannomi e non dava più peso alle chiacchiere degli altri. Su Internet trovò tantissime cose utili. Da tempo era affascinato dagli aerei. Scoprì che il primo aereo da trasporto militare di massa fu l’AN8, progettato da Antonov, e che l’AN25 è una sua variante.

Nel fine settimana, zio Andrea e Ginevra lo accompagnavano. A volte andavano al circo, giocavano alle arcade, mangiavano gelato. Sandro era sempre timido, rifiutava, si sentiva a disagio nel vedere pagare gli altri per tutto.

Un mattino, lo convocarono nellufficio del direttore. Entrò e vide zia Natalia. Il cuore gli balzò, la gola si asciugò.

Sandro, disse il direttore. Natalia Viktorovna ti chiede di uscire per due giorni con lei. Se accetti, ti concederò il permesso.

San, oggi è la Giornata dellAeronautica. Zio Andrea organizza una grande festa e ti vuole invitare. Vieni?

Sandro annuì felice, senza riuscire a parlare.

Bene, disse la donna, firmando il modulo.

Contento, Sandro uscì dalla stanza tenendola per mano. Prima si fermarono in un grande negozio di abbigliamento. Gli comprarono jeans e una camicia. Visto che le sue scarpe erano logorate, Natalia lo portò al reparto calzature. Fu una sfida trovare la misura giusta, perché i suoi piedi erano di dimensioni diverse.

Non ti preoccupare, gli disse, dopo la festa andremo in una clinica ortopedica e ti faremo delle scarpe su misura. Una con suola speciale, così camminerai quasi senza zoppicare e nessuno noterà la differenza.

Poi andarono dal parrucchiere e poi a casa a prendere Ginevra. Per la prima volta nella vita Sandro varcò la soglia di una casa non di un orfanotrofio. Non aveva mai visto un appartamento, né saputo comè la vita di una famiglia normale. Un profumo di casa, di caldo e di affetto lo avvolse. Entrò timidamente in una stanza, si sedette sul bordo del divano e guardò in giro. Davanti a lui cera un enorme acquario con pesci colorati, che aveva visto solo in televisione.

Sono pronta, disse Ginevra, andiamo, la mamma ci raggiungerà.

Scesero in ascensore, poi verso lauto. Vicino al parco giochi cera un bambino che osservava il mondo. Quando li vide, gridò:

Cavaliereguerriero!

Aspetta un attimo, disse Ginevra avvicinandosi al ragazzino.

Nel frattempo Sandro vide Ginevra girarsi di scatto, e il piccolo cadde nella sabbiera.

Che fai? chiese il ragazzo, sdraiato sulla sabbia. Stavo solo scherzando.

Scegli un altro posto per gli scherzi, rispose la bambina.

Laerodromo era colorato di luci. Li accolse zio Andrea e mostrò il suo aereo. Il cuore di Sandro accelerò quando vide da vicino quella gigantesca macchina dargento. La sua anima rimase rapita dalla potenza dellaereo. Poi ci fu lo spettacolo aereo. La gente alzava le mani, gridava di gioia. Quando laereo di zio Andrea passò, Ginevra agitò le braccia e urlò:

Papà vola! Papà!

Anche Sandro saltò goffamente, esclamando:

Papà! Ecco papà che vola!

Non notò che la bambina era ormai silenziosa, guardava sua madre che, stranamente, stava asciugandosi gli occhi.

La sera, dopo cena, Andrea si sedette accanto a Sandro e gli mise una mano sulla spalla.

Sai, disse, crediamo che tutti debbano vivere in famiglia. Solo in famiglia si impara a amarci davvero, a proteggerci e a sentirci amati. Vuoi far parte della nostra famiglia?

Un nodo si formò alla gola di Sandro, lo soffocò. Si strinse al volto di Andrea e sussurrò:

Papà, ti ho sempre aspettato così tanto.

Un mese dopo, Sandro salutò il collegio. Scese con passo fiero dal portico, tenendo la mano del padre, quasi senza zoppicare, e si avviò verso luscita. Si fermò davanti al cancello, si voltò, osservò ledificio e salutò con la mano i ragazzi e gli educatori che lo osservavano.

Ora attraverseremo questa soglia e la tua nuova vita comincerà, disse il padre. Dimentica le cose brutte di qui, ma ricorda le persone che ti hanno tenuto in vita. Sii sempre grato a chi ti ha aiutato.

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Scoprendo che il bambino era nato con handicap, la madre undici anni fa scrisse una «rinuncia». Questa dichiarazione Sanyi l’ha vista di persona, mentre portava i documenti al pronto soccorso.