Se non ci fossi tu…

Se non fosse per te…

Giorgia e Benedetta erano amiche fin dall’infanzia, avevano frequentato lo stesso asilo e, a scuola, sedevano allo stesso banco. Crescendo, Giorgia diventò una ragazza bellissima, circondata da ammiratori, tutto le sembrava facile, senza sforzo. Benedetta, invece, era una ragazza comune, una di quelle il cui viso non attirava lo sguardo nella folla.

Dopo il liceo, Benedetta si iscrisse a un istituto infermieristico, scegliendo di dedicarsi agli altri. Giorgia, invece, decise che non aveva bisogno di titoli per fare fortuna. Frequentò un corso e lavorò in un centro estetico, truccando sopracciglia e ciglia alle clienti.

Le due amiche soffrivano ogni litigio, ogni distacco. Non passava un giorno senza che si incontrassero o chiamassero per chiacchierare. A parlare era soprattutto Giorgia, mentre Benedetta ascoltava, consolando l’altra dopo un nuovo abbandono o gioendo per una nuova storia.

Come spesso accade tra amiche, entrambe si innamorarono dello stesso ragazzo.

Fu Benedetta a conoscere per prima Daniele. Se avesse incontrato un uomo normale, senza pretese, avrebbero potuto costruire un amore, una famiglia. Ma la strada per la felicità, si sa, non è mai semplice.

Benedetta tornava dal supermercato. Un’ora prima era caduto un temporale, le pozzanghere non si erano ancora asciugate. Mentre ne evitava una che occupava tutto il marciapiede, vide all’improvviso un ragazzo in monopattino elettrico che le sfrecciava incontro. Lui guardava avanti, oltre di lei. Incerta se l’avesse notata, all’ultimo momento gridò e si scansò, finendo direttamente nella pozzanghera.

“Questi sui monopattini non guardano mai dove vanno, sconsiderati!” urlò una vecchietta poco distante, agitando un dito nodoso. “Cosa guardi? Hai quasi investito questa ragazza!”

Il ragazzo si fermò e si voltò. Benedetta intanto era riuscita a uscire dalla pozzanghera, osservando con rammarico le sue scarpe sporche e bagnate.

“Scusa. Ma perché sei saltata nella pozzanghera? Ti avevo vista, ti avrei evitata,” disse avvicinandosi.

Benedetta non voleva le sue scuse. Cercava solo di tornare sull’asciutto, senza finire di nuovo nell’acqua. Anche se, ormai, che differenza faceva.

“Su, ti do un passaggio,” propose lui.

“Lasciami stare,” rispose seccamente.

“Ti ho chiesto scusa. O preferisci camminare con i piedi fradici? Dove abiti?”

“In via Garibaldi, dieci,” rispose alla fine.

Salì incerta sul monopattino, stringendo il manubrio. Lui accelerò con delicatezza, evitando le pozzanghere. Il vento le scompigliava i capelli, la velocità le faceva battere forte il cuore. Benedetta non era mai salita su un monopattino, ma con lui non sentiva paura.

Arrivarono al suo palazzo, e lui rallentò, avvicinandosi all’orecchio di lei:

“Quale scala?”

Il suo respiro le fece venire i brividi.

“La terza.”

Si fermò davanti al portone, evitando un’altra grande pozzanghera.

“Grazie,” disse Benedetta.

I loro sguardi si incontrarono. Notò la pelle abbronzata, gli occhi belli, il sorriso che le fece accelerare il cuore.

“Io sono Daniele,” disse lui.

“Benedetta.”

“Scusa per prima. Se vuoi, possiamo andare al cinema qualche volta. Tutti i miei amici sono via, e non ho voglia di andarci da solo.”

Benedetta scrollò le spalle. “D’accordo.”

“Allora domani, alle sette, qui.” Lui sorrise, ripartì e sparì dietro l’angolo.

“Perché sei così raggiante?” chiese la madre appena entrò in casa.

“Niente. Sono caduta in una pozzanghera, vado a lavarmi i piedi.” Benedetta le passò il pane e si chiuse in bagno.

Tutta la sera ripensò a lui, con la pelle che le si riempiva di brividi. Il giorno dopo indossò jeans e scarpe da ginnastica, pronta per il cinema. Era sicura che sarebbe tornato col monopattino.

“Dove vai?” chiese la madre.

“Al cinema. Con Giorgia,” aggiunse.

“Non fare tardi,” le gridò dietro.

Uscì dal portone, ma Daniele non c’era. Si guardò intorno, delusa, ferita, ma ancora speranzosa. “Ci hai creduto, povera sciocca,” sentì la voce di sua madre nella mente. Stava per tornare a casa quando una voce la chiamò:

“Ciao!”

Si voltò e lo vide sorridere. Arrossì, come se avesse potuto leggere i suoi pensieri.

“Salta su, andiamo. Lo spettacolo comincia tra venti minuti.”

E così Benedetta salì, riafferrò il manubrio. Nuovamente il vento sul viso, il suo corpo contro il suo, il cuore che si fermava per la felicità.

Dopo il film, tornarono a casa a piedi, parlando. Daniele aveva lasciato il monopattino al cinema.

“Con chi sei andata al cinema ieri?” la chiamò Giorgia la mattina dopo. “Su, dimmelo.”

“Te l’ha detto mia madre?” si irrigidì Benedetta.

“Tranquilla, non ti ha tradita. Allora, chi è?”

Benedetta aveva voglia di vantarsi. Non era mai uscita con nessuno prima. Giorgia, invece, cambiava ragazzi come guanti.

“Un tipo normale,” rispose, anche se per lei non lo era affatto. Era speciale perché l’aveva notata, l’aveva invitata al cinema, e quella sera si sarebbero rivisti.

Daniele aspettò Benedetta senza monopattino. Decisero di passeggiare per la città. Uscendo dal condominio, si imbatterono in Giorgia, come se li stesse aspettando.

“Ciao!” disse fissando Daniele.

Anche lui non la staccava gli occhi di dosso, mentre Giorgia gli lanciava occhiate maliziose. Camminarono tutti insieme, ma presto Benedetta rimase indietro, e Daniele e Giorgia proseguirono senza notare la sua assenza.

Tornò a casa sconvolta, spegnendo il telefono. Il giorno dopo Giorgia si presentò da lei, scusandosi, dicendo che si era innamorata…

Benedetta non riuscì a serbargli rancore a lungo. Continuarono a vedersi, anche dopo il matrimonio di Daniele e Giorgia.

Benedetta si diplomò e lavorò in una clinica privata. Giorgia faceva la stilista per passione più che per soldi. Daniele guadagnava bene.

Celebravano compleanni e Capodanno insieme, organizzavano grigliate. A Benedetta Daniele piaceva sempre di più, ma non lo mostrava.

Una notte, il telefono la svegliò.

“Lo sai che è notte e mi hai svegliato?” ringhiò vedendo il nome di Daniele. “Domani lavoro presto.”

“Giorgia è morta,” disse lui, con voce spezzata.

“Che è successo? Parla chiaro!” gridò, il sonno svanito.

“Tornavamo dalla casa al mare… Lei voleva guidare… Ci è venuto incontro un carro attrezzi… Giorgia è morta sul colpo…”

“Dove sei? In quale ospedale?”

Sentita la risposta, si vestì in fretta.

“Chi era? Cosa è successo?” la madre si affacciò assonnata.

“Giorgia ha avuto un incidente. Non so altro. Vado in ospedale,” chiamò un taxi e partì.

Indossò un camice bianco per entrare indisturbata. Daniele era a letto, av”Dopo anni di silenzi e sofferenze, Daniele finalmente la strinse tra le braccia e sussurrò: ‘Se non fosse per te, non sarei mai tornato a vivere’.”

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