Se pensi che abbia mai sognato una famiglia, ti sbagli di grosso. Non ho bisogno di una moglie. Soprattutto non di una come te.

Qualche anno fa, il mio amico Marco si è sposato. Devo ammettere che ha retto a lungo, considerando che Marco aveva già trentatré anni. Ha sempre vissuto per sé stesso e si è dichiarato apertamente contrario al matrimonio. Andare dai suoi genitori la domenica, fare la spesa per tutta la settimana, partecipare alle riunioni di famiglia per lui erano abitudini incomprensibili. Ogni volta che amici e parenti lo stuzzicavano sullargomento, rispondeva sempre così:

Ho il mio appartamento, un lavoro che mi soddisfa… perché mai dovrei volere una famiglia? Me la cavo benissimo da solo. E poi, ho il mio fedele compagno: il mio cane, Leone. Viviamo insieme e non ci manca nulla. E le donne? Oggi ci sono, domani chissà

Ma, prima o poi, tutto cambia. E così è successo anche a Marco. Una donna è riuscita a conquistarlo. Era davvero scaltra Appariva distante, difficile da avvicinare, e così a Marco venne ancora più voglia di corteggiarla. Si chiamava Donatella, lho conosciuta in un bar del centro. Aveva ventinove anni, divorziata da poco, senza figli.

Si rividero poco dopo. Donatella passò alcune notti da Marco e poi, senza nemmeno accorgersene, Marco si ritrovò i vestiti di lei nellarmadio. Prima che potesse rendersene conto, già si erano trasferiti a vivere insieme. Una sera, mentre bevevano un tè in cucina, Donatella disse:

Marco, sai, ogni tanto hai accennato al matrimonio. Forse dovrei davvero accettare.

Marco, per quanto si sforzasse, non riusciva a ricordare di averne mai parlato direttamente. Ma non poteva nemmeno negarlo. Provò, ma Donatella spostò subito la conversazione su quantè bello organizzare una festa di nozze.

Il sospetto che le cose gli stessero sfuggendo di mano continuava a tormentarlo, ma non ha saputo opporsi. Prima o poi, doveva pure mettere la testa a posto. E Donatella, in fondo, non era una cattiva scelta. E così, anche Marco lasciava la schiera dei single.

Il primo anno di matrimonio fu davvero piacevole, a parte qualche piccola discussione. Donatella non sopportava che Marco rientrasse tardi o, peggio ancora, che tornasse in casa un po alticcio. Da parte sua, ogni tanto Donatella confidava i loro problemi allex marito. Marco non vedeva di buon occhio questa confidenza.

Donatella si giustificava dicendo che occorre essere gentili con le persone. Una volta, Marco festeggiò il compleanno del suo capo in ufficio e rientrò a tarda notte, evidentemente brillo. Si sdraiò nella stanza accanto e sentì Donatella che parlava con il cane.

Leone, sei proprio un furbetto. Tutto quello che fai è mangiare e dormire. Non sai fare altro che sonnecchiare. Uguale al tuo padrone. No… tu sei persino meglio di lui. Almeno tu non parli, ma capisci tutto. Invece il tuo padrone non vuole capire niente. Ma come si fa a vivere così?

Marco ascoltò e pensò di andare a dirle per bene come stavano le cose. Ma il destino prese unaltra piega.

Guardalo… è rientrato di nuovo ubriaco. Non lo sopporti nemmeno tu, vero, quellodore? Ogni volta è peggio. Non ce la faccio più a vederlo così. Ho sbagliato a sposarmi con lui. Allinizio sembrava normale, ma ora si è rivelato un disastro. Il mio ex marito era molto meglio. Non beveva, lavorava, portava i soldi a casa. E allora perché lho lasciato? Certo, mi ha tradita una o due volte, ma a chi non succede? In compenso, mi faceva sempre dei regali e sapeva chiedere scusa. Ancora adesso cerca di convincermi a tornare. Cosa devo fare, Leone? Dimmi tu basta un segno.

Allimprovviso, Marco entrò nella stanza. Chiamò subito Leone a sé, guardò Donatella negli occhi e le disse:

Se pensavi che io sognassi la vita di famiglia, ti sbagliavi di grosso. Non ho mai desiderato una moglie. E tanto meno una come te. Sei stata tu a infilarti in casa mia. Ora mi fa solo ribrezzo guardarti. Hai unora per raccogliere le tue cose. Il tuo ex marito magari ti sta già aspettando. O, se preferisci, trova qualcun altro. Ah, e unaltra cosa… domani puoi pure presentare la domanda di divorzio.

Invece di andarsene a testa alta, Donatella scoppiò a piangere e cominciò a chiedere scusa. Poi lo accusò di essere insensibile. Ma Marco fu irremovibile e la mandò via di casa. Sotto casa, lei fermò un taxi, ci salì sopra e sparì nella tranquillità della sera milanese.

Oggi, ripensando a tutto ciò, mi rendo conto che la solitudine non è sempre una condanna, e che non bisogna mai permettere a nessuno di stravolgere le proprie convinzioni e il proprio cuore solo per paura di restare soli.

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Se pensi che abbia mai sognato una famiglia, ti sbagli di grosso. Non ho bisogno di una moglie. Soprattutto non di una come te.