“Se proprio vuoi tutto a metà: aritmetica di coppia, budget condiviso e la battaglia tra shopping, benzina e piatti da lavare – ovvero quando la matematica in famiglia diventa una guerra tra marito e moglie”

Tutto deve essere diviso a metà

Caterina, dobbiamo parlare delle spese. Delle TUE spese, per la precisione. Sei davvero una spendacciona.

Sono rimasta con la tazza di caffè a metà strada tra il piatto e la bocca. Sono solo le sette del mattino, ancora stordita dal sonno, e Marco è già sulla soglia della cucina con laria di chi sta per proclamare una sentenza definitiva.

Che spese? E perché io sarei una spendacciona? sono comunque riuscita a bere un sorso, anche se il caffè di colpo era diventato insipido.
Spendi troppo per te stessa. Ogni settimana pacchettini, scatole. Un vestito, poi una crema da ottanta euro.

Ho appoggiato la tazza sul tavolo con calma. Questa proprio non me laspettavo, non a questora e senza nemmeno un buongiorno, cara.

La crema costava cinquanta euro, se i numeri ti interessano, e ne compro una ogni due mesi, non ogni settimana.
Caterina, abbiamo un bilancio familiare comune.

Lo ha detto con il tono di un professore che spiega le tabelline a un bambino distratto. Ho serrato i denti e contato fino a cinque. Non è servito.

Marco, ti ricordi quanto spendi tu ogni mese per la macchina?

Ha strabuzzato gli occhi. Di certo non si aspettava una risposta sul contrattacco a questora.

È diverso.
Ma certo che è diverso. Benzina, autolavaggio, additivi, assicurazione, tagliando ogni sei mesi… E poi non ci sono mai salita, nella tua Giulietta, mai presa neppure una volta.
La uso per andare a lavoro, ha incrociato le braccia. È uno strumento di lavoro.

Ho riso. Non era una risata allegra, più nervosa.

Uno strumento di lavoro, davvero? E per te i miei vestiti e i cosmetici sono un capriccio? Lavoro in ufficio, incontro i clienti. Devo andare col viso segnato e con la maglietta sformata?

Si può risparmiare comunque…
Certo. Ho annuito. Andrei pure agli incontri con la stessa giacca per tre anni di fila. E tu, magari, puoi vendere la Giulietta e prenderti una Panda, giusto? Anche quella ti porta a lavoro, no?

Marco ha aperto la bocca e poi lha richiusa, grattandosi la fronte.

Stai esagerando.
No, sei tu che esageri. Quando sono le tue spese le chiami investimenti, le mie sono sprechi. Comoda la matematica così.

Ha esitato ancora un attimo, poi ha alzato le spalle ed è uscito dalla cucina. Ho sentito lo sbattere della porta dingresso.

Il caffè era ormai gelido. Lho buttato nel lavandino e ho poggiato la fronte sulle mattonelle fredde sopra il lavello.

Ottimo inizio di giornata semplicemente perfetto.

In ufficio, Vera quasi si strozzava con linsalata appena le ho raccontato.

Aspetta, ti ha detto proprio così? Di prima mattina?

Giocavo col polpettone in mensa, senza fame fin dalla mattina, e neanche ora, cinque ore dopo, era tornata.

Proprio così. Non ho neanche finito il caffè.
Classico. Vera si è appoggiata allo schienale. Il mio ex ci provò pure lui: Dividiamo tutto alla pari, giusto, moderno.

E poi?
Gli ho subito fatto i conti: tu mangi il doppio di me, guarda! Io uno yogurt a colazione, tu quattro uova e prosciutto. Io insalata a pranzo, tu due portate. Caro, la spesa sul cibo falla in proporzione.

Ho sorriso. Vera avrebbe dovuto fare lavvocata: i suoi argomenti erano inossidabili.

Lha capita?
Eccome. Tre giorni con la calcolatrice e le ricevute. Poi fine. E dopo un mese ci siamo lasciati.
Per quello?
Era solo un segnale, ha detto, tornando alla sua insalata. Se un uomo inizia a contarti i centesimi, non sta più con te. È già da unaltra parte.

Sono rimasta in silenzio. Cera una certezza amara nelle sue parole.

La sera ho fatto il ritorno a casa più lentamente del solito. Sono scesa una fermata prima, andando a piedi. Laria profumava di asfalto bagnato e di qualcosa di amarognolo, non capivo se fossero foglie o smog. Non volevo affrettarmi a casa.

Lappartamento era silenzioso. Marco non era ancora rientrato. Mi sono cambiata, ho tirato fuori pollo e verdure dal frigorifero, mi sono messa a cucinare con i gesti meccanici: taglia, sala, in padella. La testa era vuota, e mi calmava.

Marco è rincasato verso le otto. Ha sbirciato in cucina.

Non hai fatto neanche oggi qualche spesa inutile?

Non mi sono nemmeno girata. Ho continuato a mescolare le verdure.

No. Oggi niente acquisti.

Ha annuito ed è andato a cambiarsi. Ho apparecchiato: due piatti, insalata, pollo con verdure. Tutto come sempre, ma porzioni più piccole: il frigo era vuoto, e avevo evitato apposta di fermarmi al supermercato.

Ci siamo seduti. Marco ha guardato il suo piatto, poi me.

Così poca roba?

Ho poggiato con calma la forchetta. Lho fissato con uno sguardo tranquillo, ma lungo.

Beh, volevi tutto diviso a metà. Eccoti servito.

Marco ha sbattuto le palpebre, la forchetta sospesa a mezzaria.

In che senso?
Letterale. Ho preparato la cena e diviso tutto in due parti uguali. Questa è la tua. ho indicato il piatto. A me magari ne resta pure per colazione. Tu, non so. Gli alimenti sono in comune, tutto va diviso. Spendere su di te da sola, non sarebbe giusto.

Marco ha messo giù la forchetta. Le guance si sono colorite, i muscoli del viso tesi.

Cate, così però non va bene.
Non va bene? ho sollevato il sopracciglio, appoggiandomi allo schienale. Cosa non va bene? Sei stato tu a proporre di dividere tutto. Sto solo seguendo.

Intendevo unaltra cosa!
Tipo? Che bisogna tagliare solo le mie spese e lasciare intatte le tue?

Il silenzio. Marco cercava una risposta che non trovava.

Ah, tra laltro, ho preso il bicchiere dacqua, quanto hai speso oggi in benzina?
Cosa centra la benzina?
Conta eccome. Quanto?

Ha fatto un po di conti a mente, contrariato.

Mah una decina di euro, forse dodici.
Allora dieci ho detto alzandomi. Attendi un attimo.

Sono andata in corridoio. Ho aperto larmadio, frugato tra le cose e sono tornata in cucina con il suo portafoglio in mano.

Che fai? si è alzato un po dalla sedia.
Prendo la mia metà.

Ho aperto il portafoglio con calma, tolto una banconota da cinque e una da dieci euro, le ho messe nella tasca dei pantaloni. Marco era sbalordito.

Cate, ma sei seria?
Serissima. Ho posato il portafoglio davanti a lui. Hai speso dieci euro in benzina, ne prendo altrettanti per me. Giusto, no? Tutto a metà. Come volevi tu.
Così è unassurdità!
È stata una tua idea, Marco. Io la applico. Gli ho sorriso, tornando a sedermi. Così magari riesco a mettere da parte per una maglia nuova.

Marco non ha detto niente. Si è limitato a guardare il piatto, la mascella serrata, la vena del collo gonfia. Ho ripreso a mangiare pollo, imperturbabile.

La cena si è conclusa in perfetto silenzio.

La settimana è scivolata lenta. Ogni sera, ho cucinato esattamente per due, porzioni identiche. Marco guardava prima il suo piatto, poi il mio, contrariato ma in silenzio. Ogni mattina chiedevo quanto prevedeva di spendere in benzina e ogni sera prendevo la mia metà.

Verso mercoledì ha iniziato ad andare al lavoro in metropolitana.

Venerdì aveva già laria di uno che vive solo di caffè.

Sabato mattina nel mio portafoglio cerano quasi centocinquanta euro divisi in banconote. Lui aveva iniziato a comprare snack fuori casa, ormai il cibo che cucinavo non gli bastava. Vedevo tutto. Lunedì avevo già contato ogni euro che aveva. A metà, così sia.

Sabato mattina Marco era in cucina con una tazza di tè. Quando sono arrivata, mi ha guardata. Le occhiaie scure sotto gli occhi.

Cate… ha esitato, massaggiandosi il collo. Avevo torto. Scusami.

Mi sono versata il caffè, seduta di fronte. Silenziosa, gli ho lasciato il tempo di continuare, stringendo le mani alla tazza calda.

È tutto assurdo, ha sospirato. Unidea stupida. Ho letto troppi articoli su Internet, mi sono lasciato confondere. Dimentichiamocene, che ne dici?
Daccordo, ho risposto subito. Ma sappi che non ho ancora conteggiato il mio lavoro domestico.
Quale lavoro?
Cucina, pulizie, bucato, stirare Se mi pagassi a prezzo di mercato, mi dovresti almeno altri centocinquanta euro. Al minimo.

Marco ha tossito, quasi rovesciando il tè.

Ma non ti farò il conto, ho sorseggiato il caffè, guardandolo oltre il bordo della tazza, se anche tu la smetti con la contabilità matrimoniale. Affare fatto?
Fatto, ha annuito di slancio. Giuro, niente più sommari conti.
Meno male.

Ho sorriso, allungando la mano verso i biscotti. Marco mi guardava come se avesse appena evitato un disastro per un soffio.

E io pensavo che, a volte, certe fisime maschili vanno solo portate fino in fondo. Mostrare lassurdo per quello che è. E magari, così, non solo salvi il matrimonio, ma vinci pure con tuo marito. Questa sì che è matematica di buon senso).

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