“Sei stato solo un errore della giovinezza” Una ragazza ha partorito a 16 anni. Il padre del bambin…

Sei l’errore della giovinezza.

La ragazza, Sveva Moretti, ha partorito quando aveva appena sedici anni. Anche il padre, Riccardo Bianchi, aveva sedici anni. Lasciamo da parte ogni dettaglio scandaloso: dopo la nascita del bambino, si sono separati con la velocità strana che solo i sogni conoscono. Quando Sveva ha capito che Riccardo non cercava né lei né il loro figlio, si è disinteressata istantaneamente del bambino, come se i legami si potessero sciogliere tra le nuvole. Ed è stato così che suo figlio, Leonardo, è cresciuto con i nonni, ossia i genitori di Sveva, tra i fragili muri di una villa silenziosa sul Lago di Como.

A diciotto anni, nel mezzo di una notte azzurra, Sveva ha lasciato tutto alle spalle, scivolando via con un ragazzo dal sorriso enigmatico, verso Milano. Nessuna lettera, nessuna telefonata, nemmeno una cartolina dal Duomo. I suoi genitori non hanno mai cercato di ritrovare loro figlia; cera amarezza, domande sospese: come poteva abbandonare Leonardo? Che vergogna, che doloreabbiamo cresciuto una figlia così? Le domeniche divennero silenziose.

Leonardo crebbe invece come il figlio dei suoi nonni. Li ricorda ancora come genitori veri, e lemozione che prova per loro è profonda come i laghi della sua infanzia. È grato per tutto: la scuola sotto i tigli, le merende dinverno, le storie raccontate piano. Gli hanno dato tutto, persino i sogni in cui camminava su strade di marmo bianchissimo.

A diciottanni, durante il ricevimento di nozze della cugina, in una villa illuminata da lampade di carta e profumi di basilico, tra parenti venuti dallUmbria e dal Veneto, cera anche Sveva. Ormai alla terza unione, con una seconda figlia, e una vita che pareva disegnata come una spirale barocca.

La più grande, Bianca, aveva dieci anni; la piccola, Ludovica, appena un anno e mezzo. Leonardo era incuriosito, quasi febbricitante di desiderio di conoscere la madre e le nuove sorelle, e di porre quellunica domanda che ronzava nella testa come una vespa: Mamma, perché mi hai lasciato?. Anche se i nonni erano stati meravigliosi, nel suo cuore la figura della madre appariva svanente e insistente, come la luce della luna dopo la pioggia. Aveva conservato lunica fotografia rimasta: il nonno aveva bruciato tutte le altre nella stufa, in un gesto di rabbia muta.

Sveva, conversando con una zia, si vantava delle figlie, raccontando di quanto fossero splendide e intelligenti, come petali di orchidea appena sbocciati.

Leonardo si avvicinò e chiese, sommessamente: E io, mamma?.

Lei, senza voltarsi, disse con voce piatta: Tu? Sei stato lerrore della mia giovinezza. Tuo padre aveva ragione, avrei dovuto abortire. E si allontanò danzando tra i parenti, la sua scia lasciava odore di limone e rimpianti.

Sette anni dopo, Leonardo viveva in un appartamento con due stanze, una moglie sorridente e un figlio piccolo che correva tra i tappeti, grazie ai nonni e ai suoceri. Era tutto strano, bello e sereno come una domenica daprile. Un giorno, squillò il telefono: numero sconosciuto, come nei sogni dove i volti appaiono e svaniscono senza motivo.

Ciao, Leonardo, sono tua mamma; tuo zio mi ha dato il tuo numero. Sentisapendo che vivi vicino alluniversità dove studia tua sorella Biancapotrebbe stare da te per un po? Non sopporta il dormitorio, laffitto a Milano è caro, mio terzo marito mi ha lasciato, sto facendo fatica, Bianca è studentessa, Ludovica è a scuola, e Aurora (la più piccola) presto andrà allasilo. Sei famiglia, non dimenticare.

Leonardo rispose, calmo: Ha sbagliato numero. E chiuse la chiamata, come se la linea fosse scomparsa tra le ombre.

Poi si chinò sul figlio, lo prese tra le braccia immobili come statue, e disse: Allora, andiamo a trovare la nonna e il nonno? Dopo, tutti insieme in campagna, come vuole la tradizione?

E il bimbo, con gli occhi grandi, chiese: E sabato, si va tutti insieme in montagna?

Certo, non si spezzano mai le tradizioni di famiglia! rispose Leonardo, con la voce che sembrava rombare dal sottosuolo.

Alcuni parenti lo criticarono: avrebbe potuto aiutare la sorella, essere il fratello generoso. Ma Leonardo sa che ciò che deve, lo deve solo ai suoi nonni, e non a una donna sconosciuta per cui rimase sempre e solo un errore spuntato tra le pieghe di un sogno antico.

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