Sei stato il mio errore di gioventù.
Una ragazza, Anna, partorì a soli sedici anni. Anche il padre del bambino, Marco, aveva sedici anni. Sorvoliamo i dettagli piccantiche qui in paese il gossip non manca!ma insomma, dopo il parto si lasciarono quasi subito. Quando Anna capì che Marco non avrebbe mai voluto né lei né il bambino, linteresse per il figlio evaporò ancor più rapidamente di una moka sul fuoco. Così il piccolo Luca fu cresciuto dai nonni materni, cioè i genitori di Anna.
A diciotto anni Anna si trasferì con un nuovo fidanzato in una città vicina, diciamo Bologna per immaginazione. Niente telefonate, niente lettereproprio un fantasma. I suoi genitori non la cercavano; serpeggiava il rancore, lincomprensione: Come ha potuto abbandonare suo figlio? Una vergogna, un dolore che pesava più di cento lasagne sullo stomaco.
Così nonni si sono occupati del nipote. Per Luca sono diventati, di fatto, i suoi veri genitori. E non finirà mai di ringraziarli per linfanzia felice, per leducazione, per tutto.
Arrivato anche lui a diciottanni, Luca ricevette la notizia che sua cugina Chiara si sposava; grande festa, tutto il paese invitato, persino la madre biologica era presente. A questo punto Anna era già al terzo marito e aveva due figlie nuove di zecca.
La maggiore aveva dieci anni; la più piccola, solo diciotto mesi. Luca era emozionatissimo, pronto finalmente a conoscere la madre e le sorelle. E naturalmente, la domanda: Mamma, perché mi hai lasciato?
Per quanto buoni fossero i nonni, Luca sognava di riabbracciare la madre. Conservava persino una sua vecchia foto, lunica scampata dalla furia distruttiva di nonno Stefano, che aveva bruciato tutto. Anna stava chiacchierando con una zia, vantandosi delle sue figlie splendide.
E io, mamma, che ruolo ho? chiese Luca.
Tu? Sei stato solo un errore di gioventù. Tuo padre aveva ragione, avrei dovuto abortire rispose Anna con più indifferenza di un impiegato delle Poste il lunedì mattina, e poi si girò dallaltra parte.
Sette anni più tardi, quando ormai Luca viveva in un bel appartamento tranquillo con la moglie Francesca e il loro bambino (tutto merito dei nonni e dei suoceri), il cellulare squillò. Numero sconosciuto.
Ciao, figlio, sono tua madre. Tuo zio mi ha dato il numero. Senti, so che vivi vicino alluniversità dove va tua sorella. Può stare da te per qualche giorno? Dopotutto è tua famiglia. Non sopporta il dormitorio, affittare costa un occhio della testa, mio marito mi ha mollata, sono sola e in difficoltà, una figlia alluniversità, una a scuola, la terza fra poco va allasilo disse Anna.
Mi scusi, ha sbagliato numero, rispose Luca, e riattaccò.
Si avvicinò a suo figlio, lo prese in braccio e disse:
Dai, preparati: oggi andiamo dalla nonna e dal nonno! E la prossima volta facciamo una gita tutti insieme al paese?
E il weekend lo passiamo tutti in campagna, vero papà? chiese il bimbo.
Certo! Non si può mica rompere le tradizioni di famiglia!
Qualcuno tra i parenti lo criticò, dicendo che avrebbe dovuto aiutare la sorella. Ma lui pensa che il suo aiuto spetti solo ai nonni: non a una donna sconosciuta che, per lui, altro non è che una svista del passato.






