SEI TU LA MIA FELICITÀ? A dir la verità, non pensavo proprio di sposarmi. Se non fosse stato per i…

SEI LA MIA FELICITÀ?

A dirla tutta, non ho mai avuto intenzione di sposarmi. Se non fosse stato per la tenacia di quello che sarebbe poi diventato mio marito, sarei rimasto uno spirito libero ancora oggi. Marco, come una farfalla impazzita, svolazzava intorno a me, non mi perdeva mai docchio, cercava in ogni modo di compiacermi, mi trattava con una delicatezza quasi incredibile… Insomma, alla fine ho ceduto. Così ci siamo sposati.

Marco è diventato subito una presenza stabile, familiare, una persona di casa. Stare con lui era semplice, piacevole, come infilare le ciabatte appena sveglio.

Un anno dopo è arrivato nostro figlio, Santo. Marco lavorava in unaltra cittàtornava a casa una volta alla settimana, portando sempre qualche leccornia per me e Santo. Una volta, durante uno di quei weekend, mi sono preparato a lavare i suoi abiti. Frugare le sue tasche prima di ogni lavaggio era ormai abitudine, da quando avevo distrutto la patente di guida in lavatrice

Da allora controllo ogni tasca con la massima attenzione. Stavolta da un paio di pantaloni è caduto un foglietto piegato in quattro. Lho aperto e ho letto: era un lungo elenco di articoli scolastici (era agosto). Alla fine cera scritto, con una calligrafia infantile: Papà, torna presto.

Ecco come mio marito si diverte fuori casa! Un bigamo!

Niente scenate. Ho preso la borsa, Santo (che non aveva ancora tre anni) per mano e sono andato da mia madre. Per un bel po. Lei ci ha sistemato in una cameretta dicendo: State qui finché non fate pace.

Mi è balenata lidea di vendicarmi del marito ingrato. Ho pensato al mio compagno di scuola, Romano. Lui non mi lasciava in pace né alle elementari né dopo. Lo chiamo.

Ciao Romano! Sei ancora scapolo? attacco, buttandola lì.

Ciao, Tommaso! Che importa, sposato-divorziato Ci vediamo? Romano era tutto felice.

La mia storia improvvisata con Romano dura sei mesi. Marco, ogni mese, portava la pensione alimentare a mia madre per nostro figlio e se ne andava senza dire parola.

Sapevo che Marco viveva con Caterina Esposito. Lei aveva una bambina dal primo matrimonio. Caterina voleva che la figlia chiamasse Marco papà. Erano tutti nella casa di Marco. Quando Caterina seppe che ero uscito di casa, lei si trasferì subito da Marco, venendo da unaltra città. Lo adorava: gli faceva sciarpe di lana, maglioni caldi, lo nutriva con piatti ricchi e deliziosi. Questo lho saputo solo dopo. Per sempre rimprovererò a Marco la questione Caterina. Al tempo, però, pensavo semplicemente che il nostro matrimonio fosse finito, andato, naufragato.

Incontrandoci per un caffè (stavamo discutendo il divorzio) su di noi si riversarono teneri ricordi. Marco mi confessò il suo amore, chiese scusa, disse che non sapeva più come mandar via la fastidiosa Caterina.

Mi fece una gran pena. Ci siamo riuniti. Marco non seppe mai nulla di Romano. Caterina e la figlia lasciarono definitivamente la nostra città.

Sette anni di tranquilla vita matrimoniale scorrono. Poi Marco ha un incidente dauto. Operazione alla gamba, riabilitazione, il bastone. Due anni di fatiche. Tutto ciò lo distrusse. Marco iniziò a bere, si chiuse in se stesso, diventò lombra di prima. Vedere il suo decadimento era doloroso. Consigli, preghiere: niente. Ci esauriva entrambi, me e Santo. Non accettava nessun aiuto.

Nel frattempo, al lavoro trovo uno spalla per le mie lacrime: Paolo. Mi ascoltava durante le pause sigaretta, mi accompagnava fuori dopo lorario, mi rincuorava. Paolo era sposato. La moglie aspettava il secondo figlio. Ancora oggi non mi spiego come mi sia ritrovato nel suo letto. Assurdo! Più basso di me di una testa, mingherlino, senza attrattiva.

Poi ha cominciato a portarmi a mostre, concerti, balletti. Quando la moglie ha dato alla luce una bambina, Paolo si è fermato con tutte le uscite, ha lasciato il nostro ufficio e ha cercato unaltra occupazione. Forse pensò: lontano dagli occhi, lontano dal cuore? Non ho mai preteso nulla da lui, lo lasciai volentieri tornare alla sua famiglia. Era solo un rimedio al mio dolore. Mai pensato di rovinare la felicità altrui.

Mio marito invece continuava a bere.

Passano cinque anni. Io e Paolo ci incontriamo per caso, lui mi propone seriamente di sposarlo. Mi viene da ridere.

Marco per un po si riprende. Va a lavorare in Repubblica Ceca. Io intanto faccio la moglie modello e la madre premurosa. Tutti i miei pensieri sono per la mia famiglia.

Marco torna dallestero dopo sei mesi. Rifacciamo la casa, compriamo elettrodomestici nuovi. Marco finalmente ripara la sua Alfa Romeo. Tutto sembra andare finalmente bene. E invece! Marco ricade nellalcol. Nuovi gironi infernali. Gli amici lo riportano a casa, lui non riesce nemmeno a camminare, semmai si trascina. Ricercarlo tra i vicoli del quartiere, ritrovarlo su una panchina, svuotato, con le tasche rovesciate. Lo carico a casa sulle spalle. Insomma, ne ho viste di tutti i colori.

Una primavera sto triste alla fermata dellautobus. Gli uccellini cinguettano, il sole splende, tutto profuma di vita nuovaed io, nulla. Sento un sussurro: Posso aiutare con la sua tristezza?

Mi volto. Non ci credo! Che uomo affascinante, anche profumato! E io a quellepoca avevo quarantacinque anni! Sarà possibile tornare fragola? Ma mi sono imbarazzato come un ragazzino. Per fortuna è arrivato il bus, sono saltato su e via di corsa. Meglio così.

Luomo mi ha salutato con la mano. Per tutto il giorno ho continuato a pensare a lui. Ovviamente, per settimane mi sono fatto desiderare. Tanto per creare un po di suspense

Ma Egidiocosì si chiamava lo sconosciutonon mollava mai, un vero carro armato. Ogni mattina mi aspettava sempre alla stessa fermata. Ormai ci andavo puntuale di proposito, scrutando da lontano se cera. Quando mi vedeva mi mandava sorrisi e baci nellaria.

Un giorno mi porta un mazzo di tulipani rossi. Gli dico: E ora come vado in ufficio con questi fiori? Mi scoprono subito le colleghe! Mi faranno la festa

Egidio sorride: Oh, non avevo pensato a queste terribili conseguenze. E regala il mazzo a una nonnina che osservava la scena. Lei si illumina: Grazie, giovanotto! Ti auguro unamante passionale! Sono arrossito. Meglio che non abbia augurato unamante giovane, sarei sprofondato.

Egidio aggiunge: Tommaso, perché non diventiamo colpevoli insieme? Vedrai che non te ne pentirai.

Devo ammettere che la proposta era allettante e capitava a pennello. Con Marco ero ormai un estraneo, steso in stato semicomatoso dal bere.

Egidio non fumava, niente alcool, ex sportivo (57 anni) e ottimo conversatore. Divorziato. Aveva unenergia magnetica.

Mi sono immerso in quel vortice di passione! Tre anni in bilico tra casa e Egidio. Lanima sconvolta.

Non avevo la forza, né la voglia, di fermarmi. Ma, quando finalmente il desiderio di smettere è arrivato, la forza di farlo no. È vero che, come si dice da noi, a spingere i giovani via, non ci si riesce… Egidio aveva rapito anima e corpo! Si sa, se ti innamori di un prodotto, la mente si annebbia. Quando Egidio era vicino, mi mancava il respiro. Era una follia! Ma dentro sentivo che quella passione non avrebbe portato nulla di buono. Di amore per Egidio non ce nera.

Tornando a casa sfinito (dopo il fuoco di Egidio), sentivo invece il bisogno di stringermi forte a Marco. Anche ubriaco, maleodorante, ma tanto familiare e pulito nel profondo. Meglio il pane secco di casa che la torta degli altri! Ecco la verità della vita. La passione deriva da patire. Volevo soffrire, star male per Egidio e poi tornare in famiglia, abbandonare le follie. Così lei pensava la mia testa. Ma il corpo inseguiva il piacere. Ancora prigioniero della passione. Inutile opporsi.

Mio figlio era al corrente di Egidio. Ci ha visti una volta in trattoria, mentre era lì con la sua ragazza. Lho dovuto presentare a Egidio. Si sono stretti la mano, si sono salutati. A cena Santo mi ha guardato chiedendo spiegazioni. Lho buttata sul lavoro: Un collega mi ha proposto di discutere di un nuovo progetto Già in trattoria, annuì Santo. Non mi ha mai condannato. Mi chiedeva solo di non separarmi da papà. Forse, diceva, papà si riprenderà.

Mi sentivo un pecora smarrita. Una amica divorziata mi consigliava di mandare al diavolo questi amanti scalcagnati e mettermi tranquillo. Ho dato ascolto, lei di mariti ne aveva visti tre. Ma la ragione serviva a poco. Solo quando Egidio ha alzato la mano per la prima volta, ho trovato le forze per lasciarlo.

Quella è stata la svolta. Calmo il mare finché stai sulla spiaggia diceva lamica. Il velo mi è caduto dagli occhi. Tre anni di tormento! Finalmente libero! La pace desiderata!

Egidio ha provato a riconquistarmi a lungo. Mi aspettava dovunque, implorava in pubblico il mio perdono Sono rimasto deciso. Lamica mi ha persino regalato una tazza con la scritta Hai fatto bene!

Riguardo Marco, lui sapeva tutto sul mio giro vizioso. Egidio lo chiamava e raccontava. Il mio amante era convinto che sarei uscito di casa. Marco un giorno mi disse: Sentendo le chiacchiere del tuo corteggiatore pensavo di morire. Ma la colpa è solo mia! Ho perso mia moglie. Lho tradita con la bottiglia. Uno stupido. Cosa potevo dirti?

Sono passati dieci anni. Io e Marco abbiamo due nipotine. Siamo seduti insieme a tavola a bere il caffè. Guardo fuori dalla finestra. Marco mi prende la mano e dice: Tommaso, non guardare altrove. Sono io la tua felicità! Ci credi?

Certo che ci credo, unico mio

La vita, ho capito, è fatta di scelte e tentazioni, ma la vera pace si trova dove il cuore si sente a casa.

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