SEI TU LA MIA FELICITÀ? A dire il vero, non pensavo proprio di sposarmi. E se non fosse stato per la tenacia di mio futuro marito, sarei ancora una donna libera come l’aria. Arturo, come una falena impazzita, volteggiava intorno a me, non mi perdeva mai di vista, faceva di tutto per farmi felice, mi coccolava… Insomma, alla fine mi sono arresa. Ci siamo sposati. Arturo è diventato subito una persona di casa, vicina e familiare, comoda e leggera come un paio di pantofole. Dopo un anno è nato nostro figlio, Sviatoslav. Mio marito lavorava in un’altra città e tornava a casa una volta a settimana, portandoci sempre dolci e prelibatezze. In una di quelle trasferte, come sempre mi sono preparata per lavargli i vestiti, controllando le tasche — ormai un’abitudine — dopo quella volta che ho lavato per sbaglio la sua patente… Da allora, prima di ogni lavatrice, tastavo ogni tasca con cura. Stavolta dai suoi pantaloni è caduto un foglietto piegato in quattro. L’ho aperto e letto: era una lunga lista di materiale scolastico (era agosto). Alla fine, con la calligrafia di un bambino, c’era scritto: “Papà, torna presto.” Oddio, ecco come si diverte mio marito! Un vero bigamo! Niente scenate: prendo la borsa, il piccolo (Svieti non aveva neanche tre anni) per mano e via, da mia madre. Mamma ci sistema in una stanzetta: -Vivete qui finché non vi fate pace. E subito mi viene voglia di vendicarmi del marito ingrato! Mi ricordo del mio ex compagno di classe, Romano. Lui ci ha sempre provato… Lo chiamo. -Ciao, Romano! Ancora non sei sposato? – attacco da lontano. -Nadia! Ciao! Che importa, sposato o divorziato… Ci vediamo? – Romano si anima. La mia storia con Romano dura sei mesi. Arturo ogni mese porta gli alimenti per nostro figlio, li consegna a mia madre e se ne va in silenzio. So che vive con Caterina Esposito. Lei ha una bambina dal primo matrimonio. Caterina ha insistito che la figlia chiamasse Arturo “papà”. Vivono tutti nella casa di Arturo. Appena Caterina ha saputo che me ne sono andata, è venuta con la figlia da un’altra città. Lo idolatrava: gli faceva le calze, i maglioni, lo nutriva con piatti saporiti. Lo scoprirò solo dopo. Rinfaccerò per sempre ad Arturo la storia con Caterina Esposito. All’epoca pensavo che il nostro matrimonio fosse fallito, finito… …Eppure, durante un caffè per discutere il divorzio, su me e Arturo sono piombati dei bei ricordi. Arturo mi confessa un amore eterno e si pente. Dice che non sa come mandare via la fastidiosa Caterina. Mi fa una tenerezza infinita. Torniamo insieme. Per inciso, mio marito non saprà mai di Romano. Caterina e sua figlia lasciano la nostra città per sempre. …Passano sette anni di felice matrimonio. Poi Arturo ha un incidente stradale. Operazioni alla gamba, riabilitazione, il bastone. Ci vorranno due anni per tornare. Questi trattamenti lo sfiancano. Arturo si dà all’alcol, perde la sua umanità, si chiude in se stesso. È difficile vederlo così: tutti i tentativi di aiutarlo falliscono, ci esaspera entrambi. Sul lavoro trovo uno sfogo: Paolo. Mi ascolta in pausa sigaretta, passeggia con me dopo lavoro, mi consola. Paolo è sposato. Aspettano il secondo figlio. Non so come, ci ritroviamo a letto insieme. Assurdo. Lui basso, mingherlino, per nulla il mio tipo! E parte la giostra! Paolo mi porta a mostre, concerti, balletti. Appena sua moglie partorisce la figlia, Paolo smette con tutte le uscite, si licenzia e cambia lavoro. Forse ha pensato di “sparire per dimenticare”? Io non gli ho mai chiesto niente, lo lascio andare serenamente: è solo un modo per lenire il mio dolore. Non volevo invadere la sua vita. Arturo continua a bere. …Cinque anni dopo, io e Paolo ci ritroveremo per caso, lui mi proporrà seriamente di sposarlo. Mi farà sorridere. Il mio Arturo si riprende per un attimo: parte per lavoro in Repubblica Ceca. In quel periodo sono una moglie e madre esemplare, tutta dedita alla famiglia. Arturo torna dopo sei mesi: ristrutturiamo casa, compriamo elettrodomestici, ripara finalmente la sua macchina. Potremmo essere felici. E invece… Ricasca sull’alcol. Inizia di nuovo l’odissea. I suoi amici lo riportano a casa, lui non riesce nemmeno ad arrivare da solo. Spesso lo cerco per il quartiere, lo trovo su una panchina, svuotato, e lo trascino fino a casa. Ne ho viste di tutti i colori. …Una primavera, sono pensierosa alla fermata dell’autobus. Intorno cinguettio di uccellini, sole caldo, ma io sono indifferente. Sento una voce sussurrare: -Posso aiutare la sua tristezza? Mi volto. Santo cielo! Che uomo affascinante! E io ho già 45 anni… Sarò di nuovo una “ragazzina”? Mi imbarazzo… Per fortuna arriva il bus, salto su e vado via. Meglio così. Lui mi saluta con la mano. Tutto il giorno penso solo a lui. Faccio la preziosa per un paio di settimane… Ma Egidio (così si chiama) è tenace come un carro armato: ogni mattina mi aspetta sempre alla fermata. Ormai cerco di non arrivare tardi: guardo da lontano se c’è. Egidio mi manda baci col sorriso. Una volta mi porta un mazzo di tulipani rossi. Gli dico: —E ora che ci faccio coi fiori in ufficio? Le mie colleghe mi sgameranno subito. Egidio sorride: -Oops, non ho pensato alle “terribili” conseguenze. Li regala subito a una vecchietta che ci osservava: la signora ringiovanisce e dice: “Grazie, caro! Che ti arrivi un’amante passionale!” Arrossisco. Egidio insiste: -Nadia, dai, diventiamo colpevoli insieme! Non te ne pentirai. Ammetto che la sua proposta è allettante, e giusta per il momento. Con Arturo ormai non c’è più niente: lui passa le giornate immobile sul letto, in stato confusionale. Egidio non fuma, non beve, ex sportivo, ottima compagnia (ha 57 anni), divorziato, dotato di un magnetismo speciale. Lancio in questa avventura travolgente! Una vera tempesta di passione. Per tre anni ho vissuto tra lui e casa. Fermarmi? Né voglia né forza. Anche quando volevo lasciarlo, non trovavo la forza. Lui mi aveva conquistata completamente! Quando era vicino, mi mancava il respiro. Era una follia! Ma sentivo che questa passione non avrebbe portato bene. Non amavo Egidio. Tornando a casa sfinita, desideravo solo abbracciare Arturo. Anche ubriaco, maleodorante, ma così familiare e pulito! Meglio il pane secco che la torta degli altri. La verità della vita! La passione è fatta per “soffrire”. Solo voglia di finirla, tornare in famiglia, non inseguire altre emozioni. Questo diceva la testa. Ma il corpo faceva il contrario. Mio figlio sapeva di Egidio. Una volta ci ha visto in ristorante con la sua ragazza. Ho dovuto presentare Egidio: si sono stretti la mano, si sono salutati. A cena, Svieti mi guardava in cerca di spiegazioni. Ho scherzato: collega, nuovo progetto… “Sì, al ristorante…” — annuisce Svieti. Non mi giudicava. Mi chiedeva di non divorziare da papà. Mi sentivo una pecora smarrita. Un’amica divorziata mi consigliava di “mandarli al diavolo, quei scalcagnati amanti” e calmarmi. Aveva esperienza con il terzo marito. Questi erano ragionamenti logici, ma ho potuto fermarmi solo quando Egidio ha provato a mettermi le mani addosso. Quella è stata la svolta. Come diceva l’amica: -La tranquillità è solo finché ti resta sulla riva… Finalmente ho riaperto gli occhi. Tre anni di tormento! Sono libera! Arriva la pace tanto cercata. Egidio mi inseguirà ancora, mi cercherà ovunque e chiederà pubblicamente perdono. Io rimarrò ferma! L’amica mi bacerà e regalerà una tazza: “Sei quella giusta!” Arturo invece sapeva tutto di Egidio: glielo raccontava lui stesso, convinto che sarei andata via. Arturo mi confessa: -Quando sentivo le chiacchiere del tuo spasimante, volevo morire. La colpa è tutta mia! Mi sono perso, ti ho lasciata, ho scelto il vino… Idiota. Che avrei potuto risponderti? …Sono passati dieci anni. Io e Arturo ora abbiamo due nipotine. Un giorno, seduti a tavola col caffè, guardo fuori dalla finestra. Lui mi prende la mano e dice dolcemente: -Nadia, non guardare altrove. Sono io la tua felicità! Ci credi? -Certo che ci credo, amore mio…

SEI LA MIA FELICITÀ?

A dire il vero, il matrimonio non era nei miei piani. Se non fosse stato per la corteggiamento tenace del mio futuro marito, sarei ancora una rondinella libera a svolazzare sopra i cieli di Milano. Arturo, come una falena impazzita, mi girava intorno, non mi perdeva di vista, cercava di soddisfarmi in tutto, mi soffiava via la polvere dalle spalle insomma, a un certo punto ho ceduto. Ci siamo sposati.

Arturo è diventato subito di casa, intimo e familiare. Con lui era facile, quasi rilassante, come indossare delle ciabatte pelose di feltro. Facile da abituarsi, insomma.

Dopo un anno è nato nostro figlio, Emanuele. Arturo lavorava a Torino, quindi tornava a casa una volta la settimana. Arrivava sempre con qualche prelibatezza per me e Emanuele: cannoli, biscotti di Novara, salumi… Una volta, mentre preparavo il bucato e come da abitudine frugavo le tasche, ho scoperto un foglietto nei pantaloni. Da quando ho lavato la sua patente, ispeziono ogni tasca come un detective. Questa volta cade fuori una lista chilometrica di materiale scolastico (era agosto, si capisce). In fondo, una scritta infantile: Papà, torna presto.

Ah, quindi il mio marito si diverte così fuori? Bigamo!

Non mi sono messa a scena isteriche; ho afferrato la borsa, il piccolo Emanuele (che non aveva ancora tre anni) per mano e sono andata dalla mamma. Per un bel po. Mamma ci ha dato una stanza tutta nostra:
State qui finché non fate pace.

Si è fatta largo dentro me unidea vendicativa verso il marito ingrato. Mi è venuto in mente Alberto, un mio compagno di liceo. Lui non mi lasciava mai in pace. Lo chiamo.
Ciao, Alberto! Sei ancora scapolo? attacco lentamente.
Sveva? Che sorpresa! Ma che importa, sposato o separato… Ci vediamo? Alberto quasi saltellava per telefono.

Il mio romance non programmato con Alberto durò sei mesi. Arturo ogni mese portava gli alimenti per Emanuele. Li dava a mia madre e svaniva senza aprir bocca.

Sapevo che mio marito viveva con una certa Caterina Esposito. Lei aveva una figlia dal primo matrimonio. Caterina pretendeva che la bimba chiamasse Arturo “papà”. Tutti si erano trasferiti nel nostro appartamento di Milano. Appena Caterina scoprì che io me ne ero andata, fece le valigie e da Firenze si trasferì da Arturo. Lo idolatrava: maglioncini di lana fatti a mano, calzini di pecora, pranzetti da trattoria… Lho saputo successivamente. Per tutta la vita rinfaccerò a mio marito la Caterina Esposito. Ma allora pensavo solo che il nostro matrimonio fosse ormai cotto e mangiato, insomma, una carbonara bruciata.

Eppure, presa un caffè insieme (lincontro era in previsione del divorzio), io e Arturo ci siamo ritrovati immersi nei ricordi piacevoli. Lui mha confessato un amore celestiale, si è pentito. E ha detto che non sa come liberarsi della Caterina, troppo appiccicosa…

Me lo sono proprio ritrovata tenero, e ci siamo rimessi insieme. Ah, e mio marito nulla sapeva di Alberto. Caterina con figlia ha lasciato Milano per sempre.

Passano sette anni di pressoché felice vita di coppia. Poi Arturo ha un incidente in macchina. Operazioni, fisioterapia, bastone: ci vorranno due anni per tornare in piedi. Queste cose lo esauriscono. Arturo comincia a bere. Si trasforma completamente. Sembra un ombra: silenzioso, sempre più chiuso. Era dura da vedere così. Le mie parole non servono. Lui fa soffrire se stesso e noi.

Un po di respiro lo trovo al lavoro, in compagnia di Paolo, il mio giubbotto salvagente per le lacrime. Mi ascolta in pausa caffè, passeggia con me dopo il turno, mi consola. Paolo è sposato, la moglie aspetta la seconda figlia. Ancora non capisco come siamo finiti a letto insieme, davvero: lui un mini-uomo, più basso di me di una spanna, neanche il mio tipo!

E si comincia! Paolo mi porta a mostre, concerti, balletti. Poi, dopo la nascita della figlia, Paolo smette di divertirmi. Lascia lazienda e cambia lavoro. Forse pensava lontano dagli occhi, lontano dal cuore? Non mi importava, lho lasciato andare tranquillamente. Fu solo il mio analgesico emotivo, nessuna voglia di rubare amori altrui.

Mio marito continuava nel suo abbraccio con il vino Chianti.

Cinque anni dopo, incrocio Paolo per caso. Mi fa una proposta di matrimonio seria: mi viene da ridere. Ma davvero!

Arturo, per poco, si rimette in carreggiata. Parte per lavorare a Praga, fresco fresco. Io in quel periodo sono la moglie modello e mamma perfetta. Tutto il mio cuore per la famiglia.

Arturo torna dopo sei mesi dallestero. Facciamo la ristrutturazione, compriamo elettrodomestici nuovi, Arturo finalmente ripara la sua amata Fiat. Che bellezza! Ma no! Dopo un po ricomincia a bere. Di nuovo il giro dei peggiori inferni. I suoi amici me lo portano a casa più distrutto che ubriaco, a volte strisciando… Giravo per il quartiere di notte per cercarlo: lo trovavo sempre abbandonato su una panchina, con le tasche rivoltate, lo trascinavo a casa. Insomma, ne ho viste di cotte e di crude.

Una primavera, sono alla fermata dellautobus, malinconica. Gli uccellini fischiettano, il sole ride, e io zero voglia di allegria daprile. Sento un sussurro:
Forse posso aiutarla col suo dolore?
Mi giro. Oddio! Un figurino profumato! E io lì, 45 anni suonati! Forse ritorno fragola? Mi imbarazzo come una liceale. Grazie al cielo, arriva il bus: balzo su e scappo. Meglio non tentare il destino! Lui mi saluta con un sorriso. Tutto il giorno fantastico su di lui. Ovviamente, mi faccio desiderare per due settimane.

Ma Egidio (così si chiamava lo sconosciuto) è implacabile: ogni mattina in attesa alla stessa fermata. Io ormai arrivo puntuale, gli faccio locchiolino da lontano. Egidio, appena mi vede, mi manda baci con la mano e sorride da furbetto.

Un giorno porta un mazzo di tulipani rossi. Gli dico: Ma dove vuoi che vada io al lavoro con i fiori? Le mie colleghe mi smascherano, già mi vedo a fare la colpevole senza colpa!

Egidio ride:
Ops, non pensavo a simili disastri!
Così regala il mazzo a una nonnina che ci osservava con interesse. Lei si illumina: Grazie, giovanotto! Te lo auguro focosa! Io un po mi imbarazzo. Meno male che non mi ha augurato una giovane amante, sarei sprofondata!

Egidio insiste:
Dai Sveva, diventiamo colpevoli insieme! Non te ne pentirai.
Devo essere sincera: la proposta era allettante e pure azzeccata. Anche perché col marito zero rapporti: Arturo, nella sua fase tronco, stava buttato sul letto immerso nelloblio dellalcol.

Egidio era astemio, non fumava, ex sportivo (57 anni!) e ottimo conversatore. Separato. Aveva un magnetismo irresistibile!

Mi sono buttata a capofitto in questa relazione! È stato un vortice di passione. Tre anni di rimbalzo tra casa e Egidio. Lanima mia turbata come lacqua nel Po.

Non cè stato verso di fermarmi, né voglia. Quando finalmente mi è venuta la voglia di chiudere, non avevo la forza. Come si dice, la ragazza caccia il giovanotto, ma lui non va via. Egidio ha conquistato anima e corpo! Quando era vicino, mi mancava il respiro! Tuttavia, avvertivo che quella passione non sarebbe stata la mia fortuna. Lamore per Egidio non cera.

Tornavo a casa esausta (dopo le tempeste amorose) e cercavo il conforto di mio marito. Anche puzzolente di Grappa, anche un po sbornio, tutto sommato così familiare! Meglio pane secco che i pasticcini degli altri! Ecco la verità della vita! La passione fa patire. E volevo solo soffrire, guarire da Egidio, e tornare alla mia famiglia. Così pensava la mia ragione, ma il corpo si tuffava nel burrone della passione.

Mio figlio sapeva di Egidio. Una sera mi vede in ristorante insieme a lui: era lì con la ragazza. Ho dovuto presentare Egidio ad Emanuele. Si sono stretti la mano e salutati. A cena Emanuele mi fissava curioso, aspettava spiegazioni. Sdrammatizzo. Un collega mi ha invitato per parlare di un nuovo progetto. Sicuroal ristorante, annuisce il figlio, furbo. Non condanna. Mi prega di non divorziare da papà: magari papà rinsavisce.

Mi sentivo una pecora smarrita, fuori dal recinto. Lamica divorziata mi consigliava di lasciare perdere gli amanti rognosi e calmarmi. Aveva ragione da vendere: lei al terzo marito ci stava bene. Però, riuscivo a fermarmi solo quando Egidio cercò di darmi uno schiaffo.

Quella fu la svolta. Come dice lamica: Calma piatta solo finché resti a riva

Mi si sono schiariti gli occhi. Tre anni di tormenti, finalmente libera! Era arrivato il momento del tanto desiderato relax!

Egidio non si arrende: ci prova ancora a cercarmi dappertutto, pubblicamente chiede perdono in ginocchio… Rimango di marmo! Lamica mi abbraccia e regala una tazza con scritto Hai fatto la cosa giusta!

Per quanto riguarda Arturo, sapeva tutto della mia collezione di errori. Egidio gli telefonava: era convinto che prima o poi sarei andata via.
Arturo mi dice:
Quando sentivo le serenate del tuo corteggiatore, volevo sparire. Ho capito che è tutta colpa mia! Ho buttato mia moglie per la bottiglia. Scemo. Che potevo risponderti?

Sono passati dieci anni. Abbiamo due nipotine. Ogni tanto mi siedo col marito a tavola per un caffè. Guardo fuori dalla finestra. Arturo mi prende la mano con delicatezza:
Sveva, non cercare altrove. Io sono la tua felicità! Ci credi?
Certo, ci credo, mio unicoLo guardo negli occhi, vedo tutte le sue rughe, i chiaro-scuri di una vita vissuta fra mille errori e qualche miracolo. Emanuele ride dal salotto mentre le bambine rincorrono le bolle di sapone. Cè una calma strana, tiepida, nella stanza. Stringo la mano di Arturo, la sento tremare insieme alla mia.

Non so se la felicità esiste davvero, gli dico piano. Forse si assomiglia a questi momenti: non sono perfetti, ma sono nostri. E alla fine, viaggio tanto, corro, inciampo… e torno sempre qui.

Lui sorride, appoggia la testa sulla mia spalla. Fuori la pioggia picchietta piano, come una carezza.

Insieme siamo quello che resta quando tutto finisce, sussurra.

Mi accorgo che il dolore si è trasformato in un ricordo, come il profumo dei biscotti la domenica mattina. Ci siamo scelti, e ci siamo persi, e poi ancora ritrovati. Forse la felicità è proprio questo: avere qualcuno che ti aspetta, anche solo per un caffè. Dentro di me, sento un calore sottile, e mi fermo a vivere.

Resto seduta accanto a lui, stringendo forte la sua mano. La felicità non la cerco più, la tengo stretta qui.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

14 + thirteen =

SEI TU LA MIA FELICITÀ? A dire il vero, non pensavo proprio di sposarmi. E se non fosse stato per la tenacia di mio futuro marito, sarei ancora una donna libera come l’aria. Arturo, come una falena impazzita, volteggiava intorno a me, non mi perdeva mai di vista, faceva di tutto per farmi felice, mi coccolava… Insomma, alla fine mi sono arresa. Ci siamo sposati. Arturo è diventato subito una persona di casa, vicina e familiare, comoda e leggera come un paio di pantofole. Dopo un anno è nato nostro figlio, Sviatoslav. Mio marito lavorava in un’altra città e tornava a casa una volta a settimana, portandoci sempre dolci e prelibatezze. In una di quelle trasferte, come sempre mi sono preparata per lavargli i vestiti, controllando le tasche — ormai un’abitudine — dopo quella volta che ho lavato per sbaglio la sua patente… Da allora, prima di ogni lavatrice, tastavo ogni tasca con cura. Stavolta dai suoi pantaloni è caduto un foglietto piegato in quattro. L’ho aperto e letto: era una lunga lista di materiale scolastico (era agosto). Alla fine, con la calligrafia di un bambino, c’era scritto: “Papà, torna presto.” Oddio, ecco come si diverte mio marito! Un vero bigamo! Niente scenate: prendo la borsa, il piccolo (Svieti non aveva neanche tre anni) per mano e via, da mia madre. Mamma ci sistema in una stanzetta: -Vivete qui finché non vi fate pace. E subito mi viene voglia di vendicarmi del marito ingrato! Mi ricordo del mio ex compagno di classe, Romano. Lui ci ha sempre provato… Lo chiamo. -Ciao, Romano! Ancora non sei sposato? – attacco da lontano. -Nadia! Ciao! Che importa, sposato o divorziato… Ci vediamo? – Romano si anima. La mia storia con Romano dura sei mesi. Arturo ogni mese porta gli alimenti per nostro figlio, li consegna a mia madre e se ne va in silenzio. So che vive con Caterina Esposito. Lei ha una bambina dal primo matrimonio. Caterina ha insistito che la figlia chiamasse Arturo “papà”. Vivono tutti nella casa di Arturo. Appena Caterina ha saputo che me ne sono andata, è venuta con la figlia da un’altra città. Lo idolatrava: gli faceva le calze, i maglioni, lo nutriva con piatti saporiti. Lo scoprirò solo dopo. Rinfaccerò per sempre ad Arturo la storia con Caterina Esposito. All’epoca pensavo che il nostro matrimonio fosse fallito, finito… …Eppure, durante un caffè per discutere il divorzio, su me e Arturo sono piombati dei bei ricordi. Arturo mi confessa un amore eterno e si pente. Dice che non sa come mandare via la fastidiosa Caterina. Mi fa una tenerezza infinita. Torniamo insieme. Per inciso, mio marito non saprà mai di Romano. Caterina e sua figlia lasciano la nostra città per sempre. …Passano sette anni di felice matrimonio. Poi Arturo ha un incidente stradale. Operazioni alla gamba, riabilitazione, il bastone. Ci vorranno due anni per tornare. Questi trattamenti lo sfiancano. Arturo si dà all’alcol, perde la sua umanità, si chiude in se stesso. È difficile vederlo così: tutti i tentativi di aiutarlo falliscono, ci esaspera entrambi. Sul lavoro trovo uno sfogo: Paolo. Mi ascolta in pausa sigaretta, passeggia con me dopo lavoro, mi consola. Paolo è sposato. Aspettano il secondo figlio. Non so come, ci ritroviamo a letto insieme. Assurdo. Lui basso, mingherlino, per nulla il mio tipo! E parte la giostra! Paolo mi porta a mostre, concerti, balletti. Appena sua moglie partorisce la figlia, Paolo smette con tutte le uscite, si licenzia e cambia lavoro. Forse ha pensato di “sparire per dimenticare”? Io non gli ho mai chiesto niente, lo lascio andare serenamente: è solo un modo per lenire il mio dolore. Non volevo invadere la sua vita. Arturo continua a bere. …Cinque anni dopo, io e Paolo ci ritroveremo per caso, lui mi proporrà seriamente di sposarlo. Mi farà sorridere. Il mio Arturo si riprende per un attimo: parte per lavoro in Repubblica Ceca. In quel periodo sono una moglie e madre esemplare, tutta dedita alla famiglia. Arturo torna dopo sei mesi: ristrutturiamo casa, compriamo elettrodomestici, ripara finalmente la sua macchina. Potremmo essere felici. E invece… Ricasca sull’alcol. Inizia di nuovo l’odissea. I suoi amici lo riportano a casa, lui non riesce nemmeno ad arrivare da solo. Spesso lo cerco per il quartiere, lo trovo su una panchina, svuotato, e lo trascino fino a casa. Ne ho viste di tutti i colori. …Una primavera, sono pensierosa alla fermata dell’autobus. Intorno cinguettio di uccellini, sole caldo, ma io sono indifferente. Sento una voce sussurrare: -Posso aiutare la sua tristezza? Mi volto. Santo cielo! Che uomo affascinante! E io ho già 45 anni… Sarò di nuovo una “ragazzina”? Mi imbarazzo… Per fortuna arriva il bus, salto su e vado via. Meglio così. Lui mi saluta con la mano. Tutto il giorno penso solo a lui. Faccio la preziosa per un paio di settimane… Ma Egidio (così si chiama) è tenace come un carro armato: ogni mattina mi aspetta sempre alla fermata. Ormai cerco di non arrivare tardi: guardo da lontano se c’è. Egidio mi manda baci col sorriso. Una volta mi porta un mazzo di tulipani rossi. Gli dico: —E ora che ci faccio coi fiori in ufficio? Le mie colleghe mi sgameranno subito. Egidio sorride: -Oops, non ho pensato alle “terribili” conseguenze. Li regala subito a una vecchietta che ci osservava: la signora ringiovanisce e dice: “Grazie, caro! Che ti arrivi un’amante passionale!” Arrossisco. Egidio insiste: -Nadia, dai, diventiamo colpevoli insieme! Non te ne pentirai. Ammetto che la sua proposta è allettante, e giusta per il momento. Con Arturo ormai non c’è più niente: lui passa le giornate immobile sul letto, in stato confusionale. Egidio non fuma, non beve, ex sportivo, ottima compagnia (ha 57 anni), divorziato, dotato di un magnetismo speciale. Lancio in questa avventura travolgente! Una vera tempesta di passione. Per tre anni ho vissuto tra lui e casa. Fermarmi? Né voglia né forza. Anche quando volevo lasciarlo, non trovavo la forza. Lui mi aveva conquistata completamente! Quando era vicino, mi mancava il respiro. Era una follia! Ma sentivo che questa passione non avrebbe portato bene. Non amavo Egidio. Tornando a casa sfinita, desideravo solo abbracciare Arturo. Anche ubriaco, maleodorante, ma così familiare e pulito! Meglio il pane secco che la torta degli altri. La verità della vita! La passione è fatta per “soffrire”. Solo voglia di finirla, tornare in famiglia, non inseguire altre emozioni. Questo diceva la testa. Ma il corpo faceva il contrario. Mio figlio sapeva di Egidio. Una volta ci ha visto in ristorante con la sua ragazza. Ho dovuto presentare Egidio: si sono stretti la mano, si sono salutati. A cena, Svieti mi guardava in cerca di spiegazioni. Ho scherzato: collega, nuovo progetto… “Sì, al ristorante…” — annuisce Svieti. Non mi giudicava. Mi chiedeva di non divorziare da papà. Mi sentivo una pecora smarrita. Un’amica divorziata mi consigliava di “mandarli al diavolo, quei scalcagnati amanti” e calmarmi. Aveva esperienza con il terzo marito. Questi erano ragionamenti logici, ma ho potuto fermarmi solo quando Egidio ha provato a mettermi le mani addosso. Quella è stata la svolta. Come diceva l’amica: -La tranquillità è solo finché ti resta sulla riva… Finalmente ho riaperto gli occhi. Tre anni di tormento! Sono libera! Arriva la pace tanto cercata. Egidio mi inseguirà ancora, mi cercherà ovunque e chiederà pubblicamente perdono. Io rimarrò ferma! L’amica mi bacerà e regalerà una tazza: “Sei quella giusta!” Arturo invece sapeva tutto di Egidio: glielo raccontava lui stesso, convinto che sarei andata via. Arturo mi confessa: -Quando sentivo le chiacchiere del tuo spasimante, volevo morire. La colpa è tutta mia! Mi sono perso, ti ho lasciata, ho scelto il vino… Idiota. Che avrei potuto risponderti? …Sono passati dieci anni. Io e Arturo ora abbiamo due nipotine. Un giorno, seduti a tavola col caffè, guardo fuori dalla finestra. Lui mi prende la mano e dice dolcemente: -Nadia, non guardare altrove. Sono io la tua felicità! Ci credi? -Certo che ci credo, amore mio…