SEI TU LA MIA FELICITÀ? In realtà, non avevo nessuna intenzione di sposarmi. Se non fosse stato per il corteggiamento insistente del mio futuro marito, sarei ancora un’anima libera. Arturo, come una falena impazzita, svolazzava intorno a me, non mi perdeva mai di vista, faceva di tutto per piacermi, si comportava con una premura dolcissima… Insomma, alla fine mi sono lasciata conquistare. Ci siamo sposati. Arturo è diventato subito una presenza domestica, vicina e familiare. Stare con lui era comodo e facile. Come le pantofole di casa. Dopo un anno è nato nostro figlio, Salvatore. Mio marito aveva lavoro in un’altra città. Tornava a casa una volta a settimana e ci portava sempre dei dolcetti buonissimi. Un giorno, preparando il bucato, ho controllato le tasche dei suoi vestiti: ormai era abitudine, da quando avevo lavato per sbaglio la patente di guida… Quella volta, dai pantaloni è caduto un foglietto, piegato in quattro. L’ho aperto e letto: era una lunga lista di materiale scolastico (era agosto). Alla fine, scritto con una calligrafia infantile: “Papà, torna presto.” Ah, così si diverte mio marito fuori casa! Bigamo! Niente scenate: ho preso borsa sotto braccio, il piccolo Salvatore per mano (non aveva nemmeno tre anni) e siamo andati dalla mamma. La mamma ci ha dato una stanza: -“State qui finché non fate pace.” E io pensavo di vendicarmi del mio ingrato marito. Ho ricordato il mio ex compagno di classe, Romano. Era da sempre innamorato di me, sia a scuola che dopo. Chiamo: -“Ciao, Romano! Sei ancora scapolo?” – comincio dal lontano. -“Nadia? Ciao! Che importa, sposato-divorziato… Ci vediamo?” – si è animato Romano. Il mio imprevisto “flirt” è durato sei mesi. Arturo portava puntualmente gli alimenti per nostro figlio, li consegnava alla mamma e se ne andava in silenzio. Sapevo che mio marito viveva con una certa Caterina Eusebio. Lei aveva una figlia dal primo matrimonio e voleva che chiamasse Arturo “papà”. Vivevano tutti nell’appartamento di Arturo. Appena Caterina ha saputo che ero andata via, è subito venuta a vivere da lui con la bambina. Caterina adorava Arturo: gli lavorava calze di lana, maglioni caldi, cucinava prelibatezze. Ho scoperto tutto questo solo dopo. Avrei finito per rinfacciare Caterina a mio marito per tutta la vita. Allora pensavo che il nostro matrimonio fosse ormai finito, alla deriva… …Poi, incontrandoci per un caffè (stavamo parlando delle pratiche del divorzio), all’improvviso io e Arturo siamo stati travolti dai ricordi felici. Arturo mi ha confessato un amore sconfinato, ha chiesto scusa. Diceva di non trovare il modo di mandare via la soffocante Caterina. Mi ha fatto molta pena. Ci siamo riuniti. A dire il vero, mio marito non ha mai saputo niente di Romano. Caterina e sua figlia hanno lasciato la città per sempre. …Sette lunghi anni di felicità familiare. Poi Arturo ha avuto un incidente, operazioni alla gamba, riabilitazione, bastone per camminare. Ci sono voluti due anni per riprendersi, ma quella condizione lo ha sfinito. Ha iniziato a bere pesantemente. Era come se avesse perso ogni tratto umano. Si era isolato e io soffrivo a vederlo così. Non servivano esortazioni: logorava se stesso e noi con Salvatore. Ha rifiutato qualsiasi aiuto. Ma al lavoro ho trovato una “spalla” dove piangere: Paolo. Mi ascoltava durante la pausa sigaretta, passeggiava con me dopo l’ufficio, mi confortava, mi animava. Paolo era sposato, la moglie stava aspettando il secondo figlio. Non so come sia successo, ma ci siamo trovati nello stesso letto. Incredibile… Era più basso di me di una testa, non era nemmeno il mio tipo! Ed è iniziata! Paolo mi portava a mostre, concerti, balletti. E poi, quando la moglie ha partorito una bambina, Paolo ha rallentato tutti i nostri svaghi. Si è licenziato e ha cambiato azienda. Forse allora ha pensato: “Lontano dagli occhi, lontano dal cuore?” Non ho mai preteso da lui nulla, così l’ho lasciato andare volentieri alla sua famiglia. Era solo un antidolorifico per la mia anima. Non volevo rubare l’amore di un altro. Mio marito ha continuato a bere. …Dopo cinque anni, io e Paolo ci siamo rivisti per caso; lui mi ha proposto seriamente di sposarmi. Mi è venuto da ridere. Nel frattempo, Arturo si è fatto forza per un po’ e si è trasferito in Repubblica Ceca per lavoro. Io, in quel periodo, ero una moglie modello e una madre premurosa: tutta la mia vita girava attorno alla famiglia. Arturo è tornato dall’estero dopo sei mesi. Abbiamo ristrutturato casa, comprato elettrodomestici. Arturo ha finalmente riparato la sua auto straniera. Vivi e godi! Ma no: mio marito è ricaduto e ha ricominciato a bere. È iniziata la giostra infernale. Gli amici lo riportavano a casa, perché lui da solo non riusciva neanche ad arrivare, al massimo “strisciava”… Frequentemente mollavo il mio quartiere per cercare il marito “momentaneamente fuori uso”: lo trovavo addormentato su una panchina, con le tasche vuote e rovesciate, lo riportavo a casa praticamente in braccio. Insomma, ho visto di tutto. …Una primavera, alla fermata dell’autobus, ero triste. Intorno a me gli uccellini cinguettavano, il sole sorrideva largo, mi solleticava coi suoi raggi, ma io ero insensibile a quella gioia di aprile. Sento una voce sottile all’orecchio: -“Magari posso aiutarla con la sua tristezza?” Mi volto. Mio Dio! Che uomo affascinante! Avevo 45 anni in quel periodo! Possibile che sia tornata “frutto maturo”? In quell’attimo mi sono sentita timida come una ragazza ingenua. Per fortuna è arrivato subito l’autobus e sono scappata via. Meglio allontanarsi dalla tentazione. L’uomo mi ha salutato con la mano. Tutto il giorno in ufficio pensavo solo a lui. Ovviamente, per qualche settimana ho fatto la preziosa… Ma Egidio (così si chiamava lo sconosciuto) è stato come un carro armato: instancabile, abbattendo ogni resistenza. Mi aspettava ogni mattina sempre alla stessa fermata. Io cercavo di non ritardare e guardavo da lontano se c’era lui. Egidio, vedendomi, mi mandava sorrisi e baci volanti. Un giorno mi ha portato un mazzo di tulipani rossi. Gli dico: “E ora dove vado al lavoro con i fiori? Le mie colleghe mi smascherano subito. Mi ritrovo colpevole senza ragione.” Egidio ha sorriso: -“Ops, non ho pensato a queste ‘terribili’ conseguenze.” Allora ha dato il mazzo a una nonnina che stava osservando attentamente la scena. Lei si è ringiovanita di colpo! “Grazie caro! Ti auguro un’amante travolgente!” Mi sono fatta rossa per quelle parole, per fortuna non ha augurato “un’amante giovane”, sarei morta dall’imbarazzo! Egidio ha continuato, rivolgendosi a me: -“Dai, Nadia, diventiamo colpevoli insieme! Non te ne pentirai.” Devo dire che la proposta era invitante e tempestiva. Soprattutto, con mio marito ormai assente, immobilizzato da vino e alcol… Egidio si è rivelato astemio, non fumava, ex sportivo (57 anni), ottimo conversatore. Divorziato. Aveva un fascino magnetico! Mi sono immersa completamente in questa storia travolgente. Per tre anni ho vissuto tra casa ed Egidio. La mia anima era sconvolta. Non avevo né la forza né la voglia di fermarmi. E anche quando la voglia è arrivata, la forza mancava… Si dice: “Se ti piace il prodotto, la ragione se ne va…” Quando Egidio era vicino, mi mancava il respiro! Era una perdita di sé. Ma sentivo che quella passione non portava a nulla di buono. Non era amore per Egidio. Tornavo a casa stremata (dopo il focoso amante) e volevo solo stringere forte mio marito. Anche se ubriaco fradicio, maleodorante, ma così familiare e puro! Meglio il pane secco in casa propria che le torte degli altri! Quella è la vera vita! La passione, viene da “patire”. E io volevo solo finire di “patire”, di “guarire” da Egidio e tornare alla famiglia, invece di perdermi nel piacere irresponsabile. Così pensava la mia mente. Ma il corpo continuava a correre verso il baratro. Ero ancora prigioniera di quella passione bruciante. Mio figlio sapeva di Egidio. Ci ha visti insieme in un ristorante, quando è venuto con la sua ragazza. Ho dovuto presentargli Egidio. Si sono stretti la mano e “formalmente salutati”. A cena, Salvatore mi osservava interrogativo. Aspettava spiegazioni. Ho scherzato: un collega mi ha invitato per discutere di un nuovo progetto. “Sì, in un ristorante…” ha osservato con una smorfia ironica. Non mi ha giudicata. Mi chiedeva solo di non divorziare da papà. Magari, diceva, potrebbe riprendersi. Mi sentivo una pecora smarrita. Un’amica divorziata mi consigliava di “mandare al diavolo quei disgraziati amanti” e trovare finalmente pace. Le sue parole mi hanno colpita. Aveva molta esperienza, alla terza convivenza… Ripeto, erano riflessioni logiche. Ma ho potuto chiudere con Egidio solo quando ha provato a mettermi le mani addosso. Quello è stato il punto definitivo. Non a caso l’amica mi aveva avvertito: “Il mare è calmo, finché stai sulla riva…” Mi sono come svegliata: il mondo ha ripreso colore! Tre anni di sofferenza. Finalmente libera! Pace agognata! Egidio ha continuato a bussare, ovunque potesse. Implorava, si inginocchiava in pubblico… Ma io sono rimasta ferma. L’amica mi ha baciata e regalato una tazza con la scritta: “Hai fatto la cosa giusta!” Quanto ad Arturo, sapeva tutto delle mie peripezie. Egidio gli telefonava per raccontare. L’amante era sicuro che avrei lasciato la famiglia. Arturo mi ha confidato: -“Quando sentivo le serenate del tuo corteggiatore, volevo morire in silenzio. La colpa è solo mia! Ho perso mia moglie e l’ho scambiata per la bottiglia. Idiota. Che cosa potevo dirti?” …Sono passati dieci anni. Ora io e Arturo abbiamo due nipotine. Una volta, seduti insieme a tavola davanti al caffè, mentre guardo fuori dalla finestra, Arturo mi prende delicatamente la mano: -“Nadia, non distrarti. Sono io la tua felicità! Mi credi?” -“Certo che ti credo, mio unico amore…”

SEI LA MIA FELICITÀ?

A dire il vero, non avevo mai pensato al matrimonio. Se non fosse stato per la determinazione di mio futuro marito, sarei ancora un uccellino libero a volare dove voglio. Arturo, come una farfalla impazzita, svolazzava intorno a me, non mi perdeva mai di vista, cercava in ogni modo di farmi felice, mi coccolava in ogni dettaglio… Insomma, alla fine ho ceduto. Ci siamo sposati.

Arturo, da subito, è diventato la mia casa, una persona familiare e intima. Con lui tutto sembrava facile e leggero. Come le ciabatte di feltro che porti in casa.
Dopo un anno è nato nostro figlio, Sante. Mio marito lavorava a Firenze, tornava a Bologna solo una volta alla settimana. Ogni volta portava a me e a Santino leccornie dalla città. Una sera, preparandomi per il bucato, come sempre ho iniziato a svuotare le tasche della sua giacca. Era diventata unabitudine, specie dopo che una volta avevo lavato la sua patente di guida.
Così, controllo ogni piega e ogni tasca con cura. Stavolta, dai pantaloni è caduto un foglietto piegato in quattro. Lho aperto: era una lunga lista di materiali scolastici (era agosto). Alla fine, una scritta bambina, tremolante: Papà, torna presto.

Ecco come si diverte mio marito quando non è in casa! Un doppio-giochista!
Non ho gridato, né ho fatto scenate. Ho preso la borsa, tenuto Sante (allepoca neanche tre anni) per mano, e sono andata da mia madre. A lungo. Mia madre ci ha dato una stanza:
– Restate qui finché non ritrovate la pace.

Mi venne una voglia assurda di vendicarmi di quel ingrato. Mi tornò in mente il mio compagno di scuola, Romano. Lui non mi perdeva di vista, né allora né dopo. Lo chiamo.
– Pronto Romano! Non ti sei ancora sposato? – domando sicura.
– Nadia? Ciao! Che importa se sono sposato o divorziato… Perché non ci vediamo? – mi risponde allegro.

Il mio breve, inaspettato romanzo con Romano durò sei mesi. Arturo ogni mese portava gli alimenti per Sante, consegnandoli senza una parola a mia madre e se ne andava.
Sapevo che viveva con Caterina Esposito, una donna con una piccola figlia di un primo matrimonio. Caterina pretendeva che la bimba chiamasse Arturo papà. Si erano sistemati nellappartamento di Arturo. Appena seppe che me ne ero andata, Caterina si trasferì da Napoli con la figlia. Lei lo adorava. Gli cuciva calze di lana, maglioni, lo sfamava bene. Ho saputo tutti questi dettagli solo dopo. Avrei rimproverato sempre Arturo per Caterina Esposito. Allora pensavo che il nostro matrimonio fosse finito, e che ci fossimo ormai persi…

…Ma durante una chiacchierata davanti a un espresso (discutendo il divorzio), tra me e Arturo tornarono i ricordi felici di altri tempi. Mi confessò un amore senza misura, chiese perdono. Diceva che non sapeva come liberarsi della invadente Caterina.
Mi prese una compassione infinita. Ci siamo riuniti di nuovo. Per inciso, mio marito non seppe mai nulla di Romano. Caterina lasciò per sempre Bologna con sua figlia.

…Passarono sette anni di felicità familiare. Poi, Arturo ebbe un grave incidente d’auto. Operazioni a una gamba, riabilitazione, settimane col bastone. Ci vollero due anni per tornare alla normalità. Ma tutto ciò lo distrusse. Arturo iniziò a bere pesantemente. Si era perso dentro se stesso. Era doloroso vederlo ridursi così. Nessun tentativo di convincerlo serviva a nulla. Sfiniva me e nostro figlio. Non voleva alcun aiuto.

Al lavoro, però, trovai uno sfogo: Paolo. Mi ascoltava durante le pause in cortile, mi faceva compagnia la sera, mi consolava e incoraggiava. Paolo era sposato, la moglie aspettava il secondo figlio. Ancora oggi non capisco come ci siamo ritrovati insieme nel suo letto. Incredibile. Era basso, minuto, non il mio tipo.

Da lì, Paolo mi trascinava a mostre, concerti, balletto. Quando la moglie partorì la seconda figlia, Paolo smise con i divertimenti e lasciò la ditta. Forse pensava che era meglio per lui mettersi da parte, chissà. Non mi sono imposta, lho lasciato tornare alla sua famiglia senza difficoltà. Paolo è stato solo una medicina temporanea al mio dolore. Non volevo distruggere un amore altrui.

Arturo continuava a bere amaro.
…Cinque anni dopo, io e Paolo ci incrociamo per caso. Mi propose seriamente di sposarlo. Scoppiai a ridere.

Arturo però per poco si riprese. Si trasferì per lavoro in Repubblica Ceca. In quel periodo cercavo di essere una moglie irreprensibile e madre premurosa. Tutto il mio cuore era solo per la famiglia.
Quando Arturo tornò, dopo sei mesi, rimettemmo mano alla casa, comprammo nuova tecnologia. Lui sistemò finalmente la sua Alfa Romeo. Era tempo di vivere serenamente. E invece no! Arturo ricadde nellalcol. Iniziò un girone dantesco. Gli amici me lo riportavano a casa, a volte quasi svenuto, incapace di camminare. Io dovevo girare per il quartiere a cercarlo, lo trovavo spesso su una panchina, con le tasche svuotate, e lo trascinavo a casa. Ne ho viste di tutti i colori.

…Un mattino di primavera, ero triste alla fermata dellautobus. Intorno gli uccellini cinguettano, il sole sorridente, ma io non sentivo nulla di quella gioia. Sento una voce calda, vicina:
– Forse posso aiutare lei con la sua tristezza?

Mi volto. Oddio! Che uomo affascinante! E a me, ormai a quarantacinque anni, veniva il batticuore. Diventerò una fragolina di nuovo? Però mi sono imbarazzata come una ragazzina. Per fortuna arrivò lautobus e salii al volo. Guarda caso, lontana da nuove tentazioni. Lui mi salutò con la mano. Tutto il giorno al lavoro non pensavo che a lui. Ovviamente, recitai la parte della donna dubbiosa per settimane…

Ettore (questo era il suo nome), come un carro armato, sfondava ogni mia difesa. Ogni mattina mi aspettava alla fermata, sempre la stessa. Cercavo di non fare tardi mai, lo scrutavo da lontano. Appena mi vedeva, mi mandava sorrisi e baci con la mano.

Una mattina si presentò con un mazzo di tulipani rossi. Gli dico:
– Ma dove vado io con i fiori in ufficio? Mi scoprono subito le colleghe.
Ettore sorride:
– Oh, non avevo pensato a queste terribili conseguenze.
Subito regala il mazzo a una nonnina che osservava curiosa la scena. La nonna si illuminò: Grazie caro! Ti auguro una donna passionale! Io arrossii. Per fortuna non augurò una ragazzina… mi sarei sotterrata!

Ettore continuò, guardandomi negli occhi:
– Ma dai, Nadia, diventiamo colpevoli insieme! Non te ne pentirai.
E devo ammettere che la proposta mi allettava molto, proprio in quel momento della mia vita in cui tra me e Arturo non cera più nulla. Lui spesso rimaneva inerte a letto, smarrito dallalcool.

Ettore non fumava, era astemio, ex atleta (aveva 57 anni) e ottimo conversatore. Divorziato, ma con quel fascino irresistibile.
Mi sono immersa in una storia travolgente! Fu un turbine di passione. Per tre anni sono stata divisa fra casa ed Ettore. Lanima mi si è persa.
Non avevo né la forza né la voglia di fermarmi. Ma quando desiderai seriamente troncare, le forze mi mancavano sempre. La ragazza caccia il giovanotto, ma lui non se ne va. Ettore occupava anima e corpo! Quando la merce piace, la mente vacilla. Se era lì vicino, il respiro mancava. Era una follia! Ma sentivo che non poteva finire bene, non era amore.
Tornando a casa sfinita, dopo ore di passione con Ettore, il mio cuore cercava Arturo. Sì, ubriaco e puzzolente, ma era mio, il mio pane era più buono delle torte degli altri. Era la verità della vita. La passione viene da sofferenza. Ormai desideravo solo soffrire Ettore, lasciarmi alle spalle il dolore e tornare alla mia vera famiglia. Così pensava la mia testa… Ma il corpo si lanciava nel suo abisso. Sempre in trappola di quella bruciante passione.

Mio figlio Sante sapeva di Ettore. Un giorno ci vide in un ristorante con la sua ragazza. Dovetti presentargli Ettore. Si strinsero la mano, con formale cortesia. A cena, Sante mi guardava interrogativo. Aspettava spiegazioni. Prendemmo in giro la situazione: Un collega, dovevamo parlare di un nuovo progetto. Eh sì, … in un ristorante, sorrise comprensivo mio figlio. Non mi giudicava. Chiedeva solo di non lasciare papà. Forse, diceva, papà può ancora guarire.

Mi sentivo una pecora smarrita. La mia amica, già divorziata, mi consigliava: Butta via tutti questi amanti da strapazzo e rassegnati. E ascoltavo. Unamica che affrontava il terzo marito aveva esperienza. Ma la testa ragionava, il cuore no.
Riuscii a fermarmi solo quando Ettore tentò di alzare le mani su di me.

Quella fu la svolta. Non per niente la mia amica diceva:
– Il mare è calmo finché stai sulla spiaggia…
Il velo sparì dagli occhi. Mi sentivo libera dopo tre anni di tormenti! Pace desiderata!

Ettore continuò a cercarmi, si faceva trovare ovunque. Mi implorava di perdonarlo, persino pubblicamente. Ma io ero irremovibile! Lamica mi baciò e mi regalò una tazza con la scritta: Sei quella giusta!

Per quanto riguarda Arturo, lui sapeva tutto di Ettore. Era stato proprio Ettore a raccontargli ogni cosa. Arturo mi disse:
– Quando ascoltavo le chiacchiere di quel tuo corteggiatore, avrei voluto morire in silenzio. Ma colpa mia. Mia soltanto! Ho perso mia moglie per lalcool. Uno stupido. Cosaltro potevo dirti?

…Sono passati dieci anni. Oggi, io e Arturo abbiamo due nipotine. Sediamo insieme al tavolo, beviamo il caffè, guardiamo fuori dalla finestra. Arturo mi prende la mano con dolcezza:
– Nadia, non guardare altrove. Io sono la tua felicità! Ci credi?
– Certo che ti credo, amore mioSorrido, stringo la sua mano, e guardo il riflesso dei nostri anni insieme nelle sue pupille grigie. Prima di rispondere, sento il bisbiglio leggero delle nipotine che giocano in salotto, la risata di Sante che passa in corridoio, il profumo tiepido del caffè che ci avvolge. E senza pensarci troppo, gli appoggio la testa sulla spalla, come facevo da ragazza, e gli dico piano:
La felicità, Arturo, non è perfetta, ma è vera.
Lui mi accarezza i capelli, i vecchi dolori si sciolgono nella luce del pomeriggio.

Fuori, la primavera bolognese sboccia di nuovocome noi, che, dopo tante tempeste, abbiamo scelto di restare ancora insieme. La felicità?
Forse si trova semplicemente lì, tra le mie dita intrecciate alle sue, in quel momento.

Ci mettiamo a ridere per un ricordo buffo, e la felicità arriva senza rumore, con la forza tranquilla di una casa piena damore.

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SEI TU LA MIA FELICITÀ? In realtà, non avevo nessuna intenzione di sposarmi. Se non fosse stato per il corteggiamento insistente del mio futuro marito, sarei ancora un’anima libera. Arturo, come una falena impazzita, svolazzava intorno a me, non mi perdeva mai di vista, faceva di tutto per piacermi, si comportava con una premura dolcissima… Insomma, alla fine mi sono lasciata conquistare. Ci siamo sposati. Arturo è diventato subito una presenza domestica, vicina e familiare. Stare con lui era comodo e facile. Come le pantofole di casa. Dopo un anno è nato nostro figlio, Salvatore. Mio marito aveva lavoro in un’altra città. Tornava a casa una volta a settimana e ci portava sempre dei dolcetti buonissimi. Un giorno, preparando il bucato, ho controllato le tasche dei suoi vestiti: ormai era abitudine, da quando avevo lavato per sbaglio la patente di guida… Quella volta, dai pantaloni è caduto un foglietto, piegato in quattro. L’ho aperto e letto: era una lunga lista di materiale scolastico (era agosto). Alla fine, scritto con una calligrafia infantile: “Papà, torna presto.” Ah, così si diverte mio marito fuori casa! Bigamo! Niente scenate: ho preso borsa sotto braccio, il piccolo Salvatore per mano (non aveva nemmeno tre anni) e siamo andati dalla mamma. La mamma ci ha dato una stanza: -“State qui finché non fate pace.” E io pensavo di vendicarmi del mio ingrato marito. Ho ricordato il mio ex compagno di classe, Romano. Era da sempre innamorato di me, sia a scuola che dopo. Chiamo: -“Ciao, Romano! Sei ancora scapolo?” – comincio dal lontano. -“Nadia? Ciao! Che importa, sposato-divorziato… Ci vediamo?” – si è animato Romano. Il mio imprevisto “flirt” è durato sei mesi. Arturo portava puntualmente gli alimenti per nostro figlio, li consegnava alla mamma e se ne andava in silenzio. Sapevo che mio marito viveva con una certa Caterina Eusebio. Lei aveva una figlia dal primo matrimonio e voleva che chiamasse Arturo “papà”. Vivevano tutti nell’appartamento di Arturo. Appena Caterina ha saputo che ero andata via, è subito venuta a vivere da lui con la bambina. Caterina adorava Arturo: gli lavorava calze di lana, maglioni caldi, cucinava prelibatezze. Ho scoperto tutto questo solo dopo. Avrei finito per rinfacciare Caterina a mio marito per tutta la vita. Allora pensavo che il nostro matrimonio fosse ormai finito, alla deriva… …Poi, incontrandoci per un caffè (stavamo parlando delle pratiche del divorzio), all’improvviso io e Arturo siamo stati travolti dai ricordi felici. Arturo mi ha confessato un amore sconfinato, ha chiesto scusa. Diceva di non trovare il modo di mandare via la soffocante Caterina. Mi ha fatto molta pena. Ci siamo riuniti. A dire il vero, mio marito non ha mai saputo niente di Romano. Caterina e sua figlia hanno lasciato la città per sempre. …Sette lunghi anni di felicità familiare. Poi Arturo ha avuto un incidente, operazioni alla gamba, riabilitazione, bastone per camminare. Ci sono voluti due anni per riprendersi, ma quella condizione lo ha sfinito. Ha iniziato a bere pesantemente. Era come se avesse perso ogni tratto umano. Si era isolato e io soffrivo a vederlo così. Non servivano esortazioni: logorava se stesso e noi con Salvatore. Ha rifiutato qualsiasi aiuto. Ma al lavoro ho trovato una “spalla” dove piangere: Paolo. Mi ascoltava durante la pausa sigaretta, passeggiava con me dopo l’ufficio, mi confortava, mi animava. Paolo era sposato, la moglie stava aspettando il secondo figlio. Non so come sia successo, ma ci siamo trovati nello stesso letto. Incredibile… Era più basso di me di una testa, non era nemmeno il mio tipo! Ed è iniziata! Paolo mi portava a mostre, concerti, balletti. E poi, quando la moglie ha partorito una bambina, Paolo ha rallentato tutti i nostri svaghi. Si è licenziato e ha cambiato azienda. Forse allora ha pensato: “Lontano dagli occhi, lontano dal cuore?” Non ho mai preteso da lui nulla, così l’ho lasciato andare volentieri alla sua famiglia. Era solo un antidolorifico per la mia anima. Non volevo rubare l’amore di un altro. Mio marito ha continuato a bere. …Dopo cinque anni, io e Paolo ci siamo rivisti per caso; lui mi ha proposto seriamente di sposarmi. Mi è venuto da ridere. Nel frattempo, Arturo si è fatto forza per un po’ e si è trasferito in Repubblica Ceca per lavoro. Io, in quel periodo, ero una moglie modello e una madre premurosa: tutta la mia vita girava attorno alla famiglia. Arturo è tornato dall’estero dopo sei mesi. Abbiamo ristrutturato casa, comprato elettrodomestici. Arturo ha finalmente riparato la sua auto straniera. Vivi e godi! Ma no: mio marito è ricaduto e ha ricominciato a bere. È iniziata la giostra infernale. Gli amici lo riportavano a casa, perché lui da solo non riusciva neanche ad arrivare, al massimo “strisciava”… Frequentemente mollavo il mio quartiere per cercare il marito “momentaneamente fuori uso”: lo trovavo addormentato su una panchina, con le tasche vuote e rovesciate, lo riportavo a casa praticamente in braccio. Insomma, ho visto di tutto. …Una primavera, alla fermata dell’autobus, ero triste. Intorno a me gli uccellini cinguettavano, il sole sorrideva largo, mi solleticava coi suoi raggi, ma io ero insensibile a quella gioia di aprile. Sento una voce sottile all’orecchio: -“Magari posso aiutarla con la sua tristezza?” Mi volto. Mio Dio! Che uomo affascinante! Avevo 45 anni in quel periodo! Possibile che sia tornata “frutto maturo”? In quell’attimo mi sono sentita timida come una ragazza ingenua. Per fortuna è arrivato subito l’autobus e sono scappata via. Meglio allontanarsi dalla tentazione. L’uomo mi ha salutato con la mano. Tutto il giorno in ufficio pensavo solo a lui. Ovviamente, per qualche settimana ho fatto la preziosa… Ma Egidio (così si chiamava lo sconosciuto) è stato come un carro armato: instancabile, abbattendo ogni resistenza. Mi aspettava ogni mattina sempre alla stessa fermata. Io cercavo di non ritardare e guardavo da lontano se c’era lui. Egidio, vedendomi, mi mandava sorrisi e baci volanti. Un giorno mi ha portato un mazzo di tulipani rossi. Gli dico: “E ora dove vado al lavoro con i fiori? Le mie colleghe mi smascherano subito. Mi ritrovo colpevole senza ragione.” Egidio ha sorriso: -“Ops, non ho pensato a queste ‘terribili’ conseguenze.” Allora ha dato il mazzo a una nonnina che stava osservando attentamente la scena. Lei si è ringiovanita di colpo! “Grazie caro! Ti auguro un’amante travolgente!” Mi sono fatta rossa per quelle parole, per fortuna non ha augurato “un’amante giovane”, sarei morta dall’imbarazzo! Egidio ha continuato, rivolgendosi a me: -“Dai, Nadia, diventiamo colpevoli insieme! Non te ne pentirai.” Devo dire che la proposta era invitante e tempestiva. Soprattutto, con mio marito ormai assente, immobilizzato da vino e alcol… Egidio si è rivelato astemio, non fumava, ex sportivo (57 anni), ottimo conversatore. Divorziato. Aveva un fascino magnetico! Mi sono immersa completamente in questa storia travolgente. Per tre anni ho vissuto tra casa ed Egidio. La mia anima era sconvolta. Non avevo né la forza né la voglia di fermarmi. E anche quando la voglia è arrivata, la forza mancava… Si dice: “Se ti piace il prodotto, la ragione se ne va…” Quando Egidio era vicino, mi mancava il respiro! Era una perdita di sé. Ma sentivo che quella passione non portava a nulla di buono. Non era amore per Egidio. Tornavo a casa stremata (dopo il focoso amante) e volevo solo stringere forte mio marito. Anche se ubriaco fradicio, maleodorante, ma così familiare e puro! Meglio il pane secco in casa propria che le torte degli altri! Quella è la vera vita! La passione, viene da “patire”. E io volevo solo finire di “patire”, di “guarire” da Egidio e tornare alla famiglia, invece di perdermi nel piacere irresponsabile. Così pensava la mia mente. Ma il corpo continuava a correre verso il baratro. Ero ancora prigioniera di quella passione bruciante. Mio figlio sapeva di Egidio. Ci ha visti insieme in un ristorante, quando è venuto con la sua ragazza. Ho dovuto presentargli Egidio. Si sono stretti la mano e “formalmente salutati”. A cena, Salvatore mi osservava interrogativo. Aspettava spiegazioni. Ho scherzato: un collega mi ha invitato per discutere di un nuovo progetto. “Sì, in un ristorante…” ha osservato con una smorfia ironica. Non mi ha giudicata. Mi chiedeva solo di non divorziare da papà. Magari, diceva, potrebbe riprendersi. Mi sentivo una pecora smarrita. Un’amica divorziata mi consigliava di “mandare al diavolo quei disgraziati amanti” e trovare finalmente pace. Le sue parole mi hanno colpita. Aveva molta esperienza, alla terza convivenza… Ripeto, erano riflessioni logiche. Ma ho potuto chiudere con Egidio solo quando ha provato a mettermi le mani addosso. Quello è stato il punto definitivo. Non a caso l’amica mi aveva avvertito: “Il mare è calmo, finché stai sulla riva…” Mi sono come svegliata: il mondo ha ripreso colore! Tre anni di sofferenza. Finalmente libera! Pace agognata! Egidio ha continuato a bussare, ovunque potesse. Implorava, si inginocchiava in pubblico… Ma io sono rimasta ferma. L’amica mi ha baciata e regalato una tazza con la scritta: “Hai fatto la cosa giusta!” Quanto ad Arturo, sapeva tutto delle mie peripezie. Egidio gli telefonava per raccontare. L’amante era sicuro che avrei lasciato la famiglia. Arturo mi ha confidato: -“Quando sentivo le serenate del tuo corteggiatore, volevo morire in silenzio. La colpa è solo mia! Ho perso mia moglie e l’ho scambiata per la bottiglia. Idiota. Che cosa potevo dirti?” …Sono passati dieci anni. Ora io e Arturo abbiamo due nipotine. Una volta, seduti insieme a tavola davanti al caffè, mentre guardo fuori dalla finestra, Arturo mi prende delicatamente la mano: -“Nadia, non distrarti. Sono io la tua felicità! Mi credi?” -“Certo che ti credo, mio unico amore…”