SEI LA MIA FELICITÀ?
A dire il vero, non avevo mai pensato al matrimonio. Se non fosse stato per la determinazione di mio futuro marito, sarei ancora un uccellino libero a volare dove voglio. Arturo, come una farfalla impazzita, svolazzava intorno a me, non mi perdeva mai di vista, cercava in ogni modo di farmi felice, mi coccolava in ogni dettaglio… Insomma, alla fine ho ceduto. Ci siamo sposati.
Arturo, da subito, è diventato la mia casa, una persona familiare e intima. Con lui tutto sembrava facile e leggero. Come le ciabatte di feltro che porti in casa.
Dopo un anno è nato nostro figlio, Sante. Mio marito lavorava a Firenze, tornava a Bologna solo una volta alla settimana. Ogni volta portava a me e a Santino leccornie dalla città. Una sera, preparandomi per il bucato, come sempre ho iniziato a svuotare le tasche della sua giacca. Era diventata unabitudine, specie dopo che una volta avevo lavato la sua patente di guida.
Così, controllo ogni piega e ogni tasca con cura. Stavolta, dai pantaloni è caduto un foglietto piegato in quattro. Lho aperto: era una lunga lista di materiali scolastici (era agosto). Alla fine, una scritta bambina, tremolante: Papà, torna presto.
Ecco come si diverte mio marito quando non è in casa! Un doppio-giochista!
Non ho gridato, né ho fatto scenate. Ho preso la borsa, tenuto Sante (allepoca neanche tre anni) per mano, e sono andata da mia madre. A lungo. Mia madre ci ha dato una stanza:
– Restate qui finché non ritrovate la pace.
Mi venne una voglia assurda di vendicarmi di quel ingrato. Mi tornò in mente il mio compagno di scuola, Romano. Lui non mi perdeva di vista, né allora né dopo. Lo chiamo.
– Pronto Romano! Non ti sei ancora sposato? – domando sicura.
– Nadia? Ciao! Che importa se sono sposato o divorziato… Perché non ci vediamo? – mi risponde allegro.
Il mio breve, inaspettato romanzo con Romano durò sei mesi. Arturo ogni mese portava gli alimenti per Sante, consegnandoli senza una parola a mia madre e se ne andava.
Sapevo che viveva con Caterina Esposito, una donna con una piccola figlia di un primo matrimonio. Caterina pretendeva che la bimba chiamasse Arturo papà. Si erano sistemati nellappartamento di Arturo. Appena seppe che me ne ero andata, Caterina si trasferì da Napoli con la figlia. Lei lo adorava. Gli cuciva calze di lana, maglioni, lo sfamava bene. Ho saputo tutti questi dettagli solo dopo. Avrei rimproverato sempre Arturo per Caterina Esposito. Allora pensavo che il nostro matrimonio fosse finito, e che ci fossimo ormai persi…
…Ma durante una chiacchierata davanti a un espresso (discutendo il divorzio), tra me e Arturo tornarono i ricordi felici di altri tempi. Mi confessò un amore senza misura, chiese perdono. Diceva che non sapeva come liberarsi della invadente Caterina.
Mi prese una compassione infinita. Ci siamo riuniti di nuovo. Per inciso, mio marito non seppe mai nulla di Romano. Caterina lasciò per sempre Bologna con sua figlia.
…Passarono sette anni di felicità familiare. Poi, Arturo ebbe un grave incidente d’auto. Operazioni a una gamba, riabilitazione, settimane col bastone. Ci vollero due anni per tornare alla normalità. Ma tutto ciò lo distrusse. Arturo iniziò a bere pesantemente. Si era perso dentro se stesso. Era doloroso vederlo ridursi così. Nessun tentativo di convincerlo serviva a nulla. Sfiniva me e nostro figlio. Non voleva alcun aiuto.
Al lavoro, però, trovai uno sfogo: Paolo. Mi ascoltava durante le pause in cortile, mi faceva compagnia la sera, mi consolava e incoraggiava. Paolo era sposato, la moglie aspettava il secondo figlio. Ancora oggi non capisco come ci siamo ritrovati insieme nel suo letto. Incredibile. Era basso, minuto, non il mio tipo.
Da lì, Paolo mi trascinava a mostre, concerti, balletto. Quando la moglie partorì la seconda figlia, Paolo smise con i divertimenti e lasciò la ditta. Forse pensava che era meglio per lui mettersi da parte, chissà. Non mi sono imposta, lho lasciato tornare alla sua famiglia senza difficoltà. Paolo è stato solo una medicina temporanea al mio dolore. Non volevo distruggere un amore altrui.
Arturo continuava a bere amaro.
…Cinque anni dopo, io e Paolo ci incrociamo per caso. Mi propose seriamente di sposarlo. Scoppiai a ridere.
Arturo però per poco si riprese. Si trasferì per lavoro in Repubblica Ceca. In quel periodo cercavo di essere una moglie irreprensibile e madre premurosa. Tutto il mio cuore era solo per la famiglia.
Quando Arturo tornò, dopo sei mesi, rimettemmo mano alla casa, comprammo nuova tecnologia. Lui sistemò finalmente la sua Alfa Romeo. Era tempo di vivere serenamente. E invece no! Arturo ricadde nellalcol. Iniziò un girone dantesco. Gli amici me lo riportavano a casa, a volte quasi svenuto, incapace di camminare. Io dovevo girare per il quartiere a cercarlo, lo trovavo spesso su una panchina, con le tasche svuotate, e lo trascinavo a casa. Ne ho viste di tutti i colori.
…Un mattino di primavera, ero triste alla fermata dellautobus. Intorno gli uccellini cinguettano, il sole sorridente, ma io non sentivo nulla di quella gioia. Sento una voce calda, vicina:
– Forse posso aiutare lei con la sua tristezza?
Mi volto. Oddio! Che uomo affascinante! E a me, ormai a quarantacinque anni, veniva il batticuore. Diventerò una fragolina di nuovo? Però mi sono imbarazzata come una ragazzina. Per fortuna arrivò lautobus e salii al volo. Guarda caso, lontana da nuove tentazioni. Lui mi salutò con la mano. Tutto il giorno al lavoro non pensavo che a lui. Ovviamente, recitai la parte della donna dubbiosa per settimane…
Ettore (questo era il suo nome), come un carro armato, sfondava ogni mia difesa. Ogni mattina mi aspettava alla fermata, sempre la stessa. Cercavo di non fare tardi mai, lo scrutavo da lontano. Appena mi vedeva, mi mandava sorrisi e baci con la mano.
Una mattina si presentò con un mazzo di tulipani rossi. Gli dico:
– Ma dove vado io con i fiori in ufficio? Mi scoprono subito le colleghe.
Ettore sorride:
– Oh, non avevo pensato a queste terribili conseguenze.
Subito regala il mazzo a una nonnina che osservava curiosa la scena. La nonna si illuminò: Grazie caro! Ti auguro una donna passionale! Io arrossii. Per fortuna non augurò una ragazzina… mi sarei sotterrata!
Ettore continuò, guardandomi negli occhi:
– Ma dai, Nadia, diventiamo colpevoli insieme! Non te ne pentirai.
E devo ammettere che la proposta mi allettava molto, proprio in quel momento della mia vita in cui tra me e Arturo non cera più nulla. Lui spesso rimaneva inerte a letto, smarrito dallalcool.
Ettore non fumava, era astemio, ex atleta (aveva 57 anni) e ottimo conversatore. Divorziato, ma con quel fascino irresistibile.
Mi sono immersa in una storia travolgente! Fu un turbine di passione. Per tre anni sono stata divisa fra casa ed Ettore. Lanima mi si è persa.
Non avevo né la forza né la voglia di fermarmi. Ma quando desiderai seriamente troncare, le forze mi mancavano sempre. La ragazza caccia il giovanotto, ma lui non se ne va. Ettore occupava anima e corpo! Quando la merce piace, la mente vacilla. Se era lì vicino, il respiro mancava. Era una follia! Ma sentivo che non poteva finire bene, non era amore.
Tornando a casa sfinita, dopo ore di passione con Ettore, il mio cuore cercava Arturo. Sì, ubriaco e puzzolente, ma era mio, il mio pane era più buono delle torte degli altri. Era la verità della vita. La passione viene da sofferenza. Ormai desideravo solo soffrire Ettore, lasciarmi alle spalle il dolore e tornare alla mia vera famiglia. Così pensava la mia testa… Ma il corpo si lanciava nel suo abisso. Sempre in trappola di quella bruciante passione.
Mio figlio Sante sapeva di Ettore. Un giorno ci vide in un ristorante con la sua ragazza. Dovetti presentargli Ettore. Si strinsero la mano, con formale cortesia. A cena, Sante mi guardava interrogativo. Aspettava spiegazioni. Prendemmo in giro la situazione: Un collega, dovevamo parlare di un nuovo progetto. Eh sì, … in un ristorante, sorrise comprensivo mio figlio. Non mi giudicava. Chiedeva solo di non lasciare papà. Forse, diceva, papà può ancora guarire.
Mi sentivo una pecora smarrita. La mia amica, già divorziata, mi consigliava: Butta via tutti questi amanti da strapazzo e rassegnati. E ascoltavo. Unamica che affrontava il terzo marito aveva esperienza. Ma la testa ragionava, il cuore no.
Riuscii a fermarmi solo quando Ettore tentò di alzare le mani su di me.
Quella fu la svolta. Non per niente la mia amica diceva:
– Il mare è calmo finché stai sulla spiaggia…
Il velo sparì dagli occhi. Mi sentivo libera dopo tre anni di tormenti! Pace desiderata!
Ettore continuò a cercarmi, si faceva trovare ovunque. Mi implorava di perdonarlo, persino pubblicamente. Ma io ero irremovibile! Lamica mi baciò e mi regalò una tazza con la scritta: Sei quella giusta!
Per quanto riguarda Arturo, lui sapeva tutto di Ettore. Era stato proprio Ettore a raccontargli ogni cosa. Arturo mi disse:
– Quando ascoltavo le chiacchiere di quel tuo corteggiatore, avrei voluto morire in silenzio. Ma colpa mia. Mia soltanto! Ho perso mia moglie per lalcool. Uno stupido. Cosaltro potevo dirti?
…Sono passati dieci anni. Oggi, io e Arturo abbiamo due nipotine. Sediamo insieme al tavolo, beviamo il caffè, guardiamo fuori dalla finestra. Arturo mi prende la mano con dolcezza:
– Nadia, non guardare altrove. Io sono la tua felicità! Ci credi?
– Certo che ti credo, amore mioSorrido, stringo la sua mano, e guardo il riflesso dei nostri anni insieme nelle sue pupille grigie. Prima di rispondere, sento il bisbiglio leggero delle nipotine che giocano in salotto, la risata di Sante che passa in corridoio, il profumo tiepido del caffè che ci avvolge. E senza pensarci troppo, gli appoggio la testa sulla spalla, come facevo da ragazza, e gli dico piano:
La felicità, Arturo, non è perfetta, ma è vera.
Lui mi accarezza i capelli, i vecchi dolori si sciolgono nella luce del pomeriggio.
Fuori, la primavera bolognese sboccia di nuovocome noi, che, dopo tante tempeste, abbiamo scelto di restare ancora insieme. La felicità?
Forse si trova semplicemente lì, tra le mie dita intrecciate alle sue, in quel momento.
Ci mettiamo a ridere per un ricordo buffo, e la felicità arriva senza rumore, con la forza tranquilla di una casa piena damore.






