SEI LA MIA FELICITÀ?
A dire il vero, il matrimonio non era mai nei miei piani. Se non fosse stato per la tenacia di mio futuro marito, sarei rimasta ancora oggi una rondine libera. Antonio, come una farfalla impazzita, volteggiava intorno a me, sempre attento, cercava di compiacermi, mi toglieva ogni pensiero dalla testa Insomma, alla fine mi sono arresa. Ci siamo sposati.
Antonio, dal primo giorno, divenne il mio porto sicuro, familiare e vicino. Con lui tutto era semplice e sereno, come indossare le pantofole preferite.
Dopo un anno, nacque nostro figlio, Santino. Antonio lavorava in unaltra città. Tornava a casa una volta alla settimana e portava sempre qualche dolcetto per me e Santino. Un giorno, mentre preparavo la biancheria di Antonio per la lavatrice, come ogni volta, controllai ogni tasca. Ormai era diventata una abitudine; una volta avevo lavato persino la sua patente
Da allora, prima di ogni bucato, palpo per bene ogni sporgenza e piega delle tasche. Quella volta, dai pantaloni cadde un foglietto piegato. Lo aprii, lessi: era una lunga lista di materiale scolastico (era agosto). In fondo, una scritta incerta da mano di bambino: Papà, torna presto.
Ah, ecco come si diverte mio marito in città! Un vero bigamo!
Niente scenate, però. Presi la borsa, il piccolo Santino per mano (allepoca non aveva neanche tre anni) e andai da mamma, in visita. Per stare un po via. Mamma ci sistemò una cameretta tutta per noi:
State qui finché non fate pace.
Mi balenò la voglia di vendetta contro quel marito ingrato. Mi tornò in mente il mio ex compagno di classe, Romano. Lo farò ingelosire con Romano! Lui non mi lasciava mai in pace, né a scuola né dopo. Lo chiamai.
Ciao Romano! Sei ancora scapolo? domandai con tono ambiguo.
Nadia? Ciao! Che importa, sposato o divorziato Ci vediamo? Romano sembrava rinvigorirsi.
Quella storia, nata per caso, durò sei mesi. Antonio ogni mese portava gli alimenti per nostro figlio e li consegnava direttamente a mia madre, poi usciva senza dire una parola.
Sapevo che Antonio viveva con una certa Caterina Esposito. Da un precedente matrimonio, lei aveva una bambina. Caterina insisteva che la figlia chiamasse Antonio papà. Si erano trasferite entrambe nella casa di Antonio appena saputo della mia partenza. Caterina lo venerava. Gli cuciva calze di lana e golf caldi, lo nutriva di piatti abbondanti e saporiti. Questo lho scoperto solo dopo. Nei miei pensieri di allora, il nostro matrimonio era al capolinea, ormai in rovina.
Eppure, durante un incontro in una caffetteria (per discutere del divorzio), io e Antonio fummo travolti da dolci ricordi. Antonio mi confessò il suo amore assoluto e si pentì sinceramente. Mi disse che non sapeva come liberarsi della petulante Caterina.
Mi prese una compassione infinita per lui, così ci riavvicinammo. A dire il vero, Antonio non seppe mai nulla di Romano. Caterina e sua figlia lasciarono la nostra città per sempre.
Passarono sette anni di vita insieme felice. Poi, Antonio ebbe un grave incidente stradale. Operazioni, riabilitazione, un bastone per camminare. La guarigione fu lunga, durò due anni. Tutta questa sofferenza lo distrusse. Antonio cominciò a bere pesantemente. Si chiuse in se stesso, diventò irriconoscibile. Era straziante vederlo così. Qualsiasi tentativo di aiutarlo era vano. Si consumava e consumava anche noi. Rifiutava qualsiasi sostegno.
Nel frattempo, al lavoro, trovai un confidente per le lacrime: Paolo. Mi ascoltava durante le pause, passeggiava con me dopo lufficio, mi consolava. Paolo era sposato, sua moglie aspettava il secondo figlio. Ancora oggi non capisco come finimmo nello stesso letto. Assurdo! Lui, basso e mingherlino, non era affatto il mio tipo!
E così fu: Paolo mi trascinava a mostre, concerti, balletti. Dopo la nascita di sua figlia, rallentò con gli svaghi, si licenziò e cambiò lavoro. Forse pensò: Lontano dagli occhi, lontano dal cuore? Io non pretendevo nulla, quindi lo lasciai tornare alla famiglia senza rimpianti. Fu solo un antidoto momentaneo al mio dolore. Mai intesi invadere lamore altrui.
E intanto, Antonio continuava a bere.
Dopo cinque anni, io e Paolo ci incontrammo per caso. Mi fece una proposta seria, di matrimonio. Mi venne da ridere.
Antonio finalmente riprese in mano la sua vita, seppur per poco. Si trasferì in cerca di lavoro a Praga. Io nel frattempo divenni la mamma e la moglie perfetta, i miei pensieri rivolti solo alla famiglia.
Antonio tornò dopo sei mesi. Facemmo i lavori in casa, comprammo nuovi elettrodomestici. Antonio sistemò finalmente la sua macchina straniera. Tutto sembrava andare per il meglio. E invece, ricadde nellalcol. Tornarono gli inferni. Gli amici dovevano riportarlo di peso a casa, incapace persino di camminare. Andavo in giro per il quartiere a cercarlo, trovandolo addormentato su una panchina, con le tasche svuotate. Lo trascinavo a casa. Tutto capitava!
Una certa primavera, mi ritrovo pensierosa alla fermata dellautobus. Gli uccellini cinguettano, il sole sorride, la luce mi accarezza Ma io non sentivo nessuna allegria. Sento una voce calda sussurrare:
Posso aiutarla con la sua tristezza?
Mi giro. Oddio! Che belluomo elegante! Allora, avevo 45 anni. Stava forse tornando il tempo dei frutti maturi? Mi vergognai come una ragazzina. Fortuna che lautobus arrivò, salii di corsa. Lui mi salutò con la mano. Tutto il giorno, pensai solo a lui. Resistetti qualche settimana, per decenza
Ma Egidio (così si chiamava lo sconosciuto) come un carrarmato continuava a corteggiarmi. Mi aspettava ogni mattina alla fermata. Io ormai facevo di tutto per essere sempre puntuale, cercando da lontano la sua sagoma. Egidio, vedendomi, mi mandava baci con il sorriso.
Una mattina mi portò una manciata di tulipani rossi. Gli dissi:
E ora come vado in ufficio con questi fiori? Le mie colleghe mi smascherano!
Egidio, sorridendo:
Ah, non avevo pensato a queste terribili conseguenze.
Allora regalò il mazzo a una nonnina che assisteva allo spettacolo. La signora parve ringiovanire: Grazie, figliolo! Ti auguro unamante focosa! Io arrossii di brutto. Menomale non aveva detto giovanissima, sarei sprofondata!
Egidio tornò da me:
Nadia, facciamo che siamo colpevoli insieme! Non se ne pentirà.
Lo ammetto: la proposta era invitante e opportuna, visto che con Antonio non esisteva rapporto. Antonio spesso restava come un tronco di legno inebetito dal vino.
Egidio, ex atleta, ormai cinquantasettenne, sobrio e gentile, divorziato: aveva un fascino che mi incantava!
Mi immersi in questa nuova passione come in un vortice. Tre anni sballottata tra casa e Egidio. La mia anima si confuse.
Non avevo né forza né volontà per fermarmi. Eppure, quando finalmente desiderai chiudere, non trovai il coraggio. Come si dice, la donna caccia luomo ma quello non se ne va. Egidio dominava corpo e mente! Si sa: quando si ama la merce, la ragione se ne va. Quando Egidio mi stava accanto, perdevo il respiro! Unoscurità totale della mente. Ma sentivo che questa passione non avrebbe portato a nulla di buono. Non lo amavo.
Tornando a casa, consumata dal fuoco dellamante, desideravo solo stringere Antonio. Anche ubriaco, anche trasandato, era il mio pane quotidiano! Niente dolcezze altrui reggono al confronto. Mi sembrava questa la verità della vita. La passione, in fondo, è sofferenza. Sentivo il bisogno di guarire, di soffrire Egidio e tornare in famiglia. Così pensavo. Ma il corpo continuava a trascinarmi nella voragine. Prigioniera della fiamma.
Mio figlio Santino sapeva di Egidio. Una sera ci vide insieme al ristorante, mentre lui era con la sua ragazza. Fui costretta a presentare Egidio a mio figlio. Si strinsero la mano e si salutarono. A cena, Santino mi guardava in cerca di risposte. Sdrammatizzai: Un collega, dovevamo parlare di un progetto. Sicuro al ristorante, rispose ironico. Non mi giudicò, solo mi chiese di non divorziare da papà. Forse, diceva, papà si riprenderà.
Mi sentivo una pecora smarrita. Unamica divorziata mi raccomandava di lasciare perdere questi amanti e calmarmi. Mi fidai. Lei era al terzo marito, esperienza ne aveva! Ma davvero riuscii a fermarmi solo quando Egidio cercò di alzare le mani.
Quella fu la svolta. Non a caso lamica avvisava:
Il mare è calmo solo finché stai sulla spiaggia
Mi si tolsero le bende dagli occhi. Dopo tre anni di tormenti, finalmente libera! Pace desiderata!
Egidio tentò di riconquistarmi a lungo, di aspettarmi, di supplicare. Ma io fui irremovibile. Lamica mi abbracciò e mi regalò una tazza con la scritta: Sei una donna giusta!
Quanto ad Antonio, sapeva tutto della mia storia. Egidio lo chiamava e raccontava ogni cosa. Era convinto che prima o poi avrei lasciato la famiglia. Antonio disse:
Quando ascoltavo le storie del tuo corteggiatore, volevo morire piano piano. Ero io il colpevole! Ho perso mia moglie per lubriachezza. Che potevo dirti?
Sono passati dieci anni. Io e Antonio ora abbiamo due nipotine. Seduti insieme a tavola, sorseggiando caffè, guardo fuori dalla finestra. Antonio mi prende dolcemente la mano:
Nadia, non guardare altrove. Io sono la tua felicità! Mi credi?
Certo che ti credo, mio unicoSorrido, stringo la sua mano tra le mie, e accarezzo le sue dita rovinate dal tempo. Sento il battito lento del suo cuore, quel ritmo che una volta scandiva la mia gioia e la mia rabbia, il battito che ora mi sostiene nei silenzi della sera. Santino ride in salotto con le bambine, le voci gonfiano la casa, e mi accorgo che, forse, proprio questa è la felicità: non la perfezione, non la passione travolgente, non il sogno che inseguivo. Ma la tenerezza di chi resta, anche quando tutto sembra perduto.
Mi volto tra le luci lievi del tramonto e gli rispondo:
Amore, sì, ti credo. Sei la mia felicità, quella che non sapevo di cercare.
Ci guardiamo, senza dire altro. Forse la vera felicità è proprio questa: sapere che, nonostante tutte le tempeste, alla fine siamo ancora qui insieme, imperfetti e sinceri, con le mani intrecciate tra le piccole risate che ci ricordano che la vita, alla fine, ci ha dato più di quanto avremmo mai potuto sperare.






