Ascolta disse con voce dura il suocero di Domenico ti abbiamo accolto in famiglia, ti trattiamo come un uomo, e tu ci rifiuti persino le piccole cose? Non è corretto, genero! Bisogna rispettare i genitori della moglie. Se avrai bisogno di aiuto, dovrai chiedere a noi.
***
Fiorenza venne al mondo quando sua madre aveva appena diciannove anni. La maternità precoce fu un ostacolo per i progetti dei giovani genitori, così per i primi anni la bambina rimase alle cure della nonna Rosa. I genitori studiavano, e la nonna divenne per Fiorenza il primo e più sicuro sostegno nella vita.
Il matrimonio avvenne già dopo la nascita della figlia, ma la vera stabilità familiare si instaurò solo quando Fiorenza compì sei anni. Fu allora che i genitori la portarono con sé, trasferendosi da Napoli a Milano, e la iscrissero alla prima elementare.
Nel nuovo nucleo familiare le cose non andarono bene fin dal principio. Il padre, che occupava una buona posizione in unazienda, mostrava completo disinteresse sia verso la moglie che verso la figlia. La sua vita era fatta di continue uscite, tradimenti e serate alcoliche. La madre, al contrario, spariva al lavoro fino a notte inoltrata. Fiorenza, lasciata a sé stessa, trascorreva le giornate per strada. Il cibo, spesso freddo e scarsi, le causò un gastrite cronico. Quando la malattia peggiorò, la madre cominciò a portarla da un ospedale allaltro, usando poi quelle visite come scaglio per esercitare pressione.
A casa non esisteva il concetto di confini personali né il diritto di avere unopinione. Ogni desiderio di Fiorenza veniva annullato sul nascere. Se provava a difendere la sua posizione, scaturiva sempre una lite e una pioggia di accuse. La madre la definiva apertamente una ragazzina ingrata.
Mi impegno per te e non ricevo neanche un grazie! Quante sofferenze mi hai procurato, solo Dio lo sa lagnava la madre sparisci dai miei occhi!
La tensione raggiunse il culmine in un piccolo diverbio quando Fiorenza, già adolescente, rifiutò di partecipare a una foto di famiglia con gli invitati. La madre reagì furiosa:
Senza vergogna! Ti vergogni davanti a tutti! Cambia subito vestito e vai via, subito!
Mamma, non voglio fare la foto ribatté Fiorenza voglio dormire, devo alzarmi presto.
La madre si lanciò contro la figlia con i pugni; il padre intervenne per separarli e poi, con voce gelida, disse a Fiorenza che avrebbero voluto un altro figlio, ma non potevano averlo.
Se ne avessi la possibilità, ti spinerei fuori di casa questa stessa ora! Peccato che non possiamo avere altri bambini! Se solo ci fosse ununica occasione, ti affiderei subito a un orfanotrofio!
***
Fiorenza non poteva dire no. La madre, sempre più spesso, la denigrava, chiamandola incapace e ragazzina ingrata. Solo quando la ragazza compì sedici anni e la famiglia accolse una figlia adottiva, la madre si mostrò un po più dolce, ma ciò fu per Fiorenza un nuovo, pesante stress.
Alla fine sei il nostro tesoro sospirò la madre, osservando la figlia adottiva lanciare stoviglie per lira perché non poteva comprare un computer come tutti con te non ci sono stati problemi! Hai ascoltato tuo padre, hai accettato la tutela ora non ci saranno più problemi!
Nessuno sapeva che a scuola Fiorenza veniva picchiata e rinchiusa in armadi. Era odiata e, anziché fare amicizia, veniva prepotente da tutta la classe. Fiorenza non si lamentava: non vedeva alcun senso nel farlo, se nessuno la difendeva.
Scelse di studiare legge, dove i genitori la spingevano a guadagnare il loro rispetto. Ma neanche quello servì: la accusarono di non aver trovato la sua strada.
Perché studiare giurisprudenza? sbuffava il padre non ti aspetti nulla se non una posizione in fabbrica. Sei una incapace! Almeno trovassero qualcosa per te.
Fiorenza sopportava in silenzio, sognando di liberarsi presto dalle catene che i genitori le avevano tessuto. Era esausta.
***
Quando Fiorenza si sposò, i genitori scatenarono uno scandalo pre-matrimoniale, accusandola di egoismo, di aver rovinato i loro progetti e di aver preso loro dei soldi. Fiorenza aveva davvero chiesto un piccolo prestito voleva dare il suo contributo al giorno speciale. La madre non smetteva di gravarla con i propri problemi.
Capisci, Fiorenza, quante energie abbiamo speso per te? disse la madre quando Fiorenza cercò di rifiutare un nuovo favore.
Capisco, mamma, ma io e Domenico stiamo cercando di sistemarci, abbiamo le nostre preoccupazioni rispose cauta Fiorenza non ho tempo per tutto questo!
Che preoccupazioni? Le tue preoccupazioni sono le nostre! Tuo marito deve capirlo intervenne il padre non chiediamo molto: andare a prendere la spesa, portarla al ristorante e stare con la più giovane mentre noi festeggiamo.
Papà, Domenico lavora fino a tardi e domani ha un incontro importante provò a replicare Fiorenza.
Un incontro? È più importante dei parenti? Hai dimenticato quanto è stato difficile educarti? Le tue malattie, il tuo carattere insopportabile! alzò la voce la madre.
Mamma, tu parli delle mie malattie che sono nate mentre voi eravate occupati con il lavoro e altri impegni. E non ricordo che mi abbiate mai educata rispose Fiorenza amaramente.
Ingrata! Non sai cosa significa essere genitore! Se non fosse per noi, saresti rimasta per strada! urlò la madre avresti vissuto al freddo con la nonna!
Mamma, ti sono grata, ma non devo dedicare tutta la mia vita a voi! Chiediamo solo un minimo di spazio personale sospirò Fiorenza.
Spazio personale? Vi siete appena sposati e già pensate a voi stessi! Vi abbiamo dato una casa, vi abbiamo cresciuti! ribatté il padre e ora osate rifiutarci?
Non avete alcun diritto sulla nostra abitazione replicò Fiorenza, facendo capire che lappartamento era stato acquistato a rate da lei e Domenico.
Se siete così indipendenti, perché non riesci a trovare un lavoro decente, invece di ficcare le mani in affari loschi? E perché non ci avete ancora restituito i soldi per gli studi? la colpì il padre con unaltra osservazione, quasi un pugno sotto il naso. Ti abbiamo insegnato tutto. Dove è il minimo di gratitudine?
Fiorenza, esasperata, si rivolse al padre:
Papà, per favore, non supportare più questa sua follia.
Fiorenza, non cominciare disse il padre, calmo ma fermo la mamma ha ragione. Chiediamo poco a te. E tuo marito deve conoscere il suo posto. Non succederà nulla se ci porta via. Siamo la tua famiglia.
Domenico non è obbligato a portarvi in giro! Non è un taxi! la voce di Fiorenza tremava di rabbia.
Ma sei diventata così sfrontata?! Come osi alzare la voce al padre?! disse la madre, facendo un passo avanti.
Allora Domenico, che fino a quel momento era rimasto in silenzio, intervenne:
Basta! Smettetela di urlare contro di lei! Mi sono sposato con vostra figlia, ho preso su di me la sua responsabilità. Non ho promesso di servirvi!
Chi ti credi di essere per dircelo? scoppiò il padre. Ti ho dato la figlia, ti ho accolto nella famiglia, e per un po di gratitudine dovresti aiutarci!
Amo Fiorenza e voglio che sia felice. Da quando ci siamo sposati non ci concedete un attimo di tregua dichiarò fermamente Domenico o vivremo la nostra vita da soli, senza contatti con voi!
Fiorenza guardò il marito, poi i genitori.
Non puoi farlo! Tradirai noi? sibillò la madre, sei nostra figlia! Abbiamo fatto tanto per te
Lo ricordo, mamma rispose piano Fiorenza, stringendo i pugni ricordo tutto quello che mi avete fatto, le umiliazioni, gli insulti, il desiderio di un altro bambino.
Ingrata! cantò la voce della madre.
No, mamma. Sono una donna adulta, ho una famiglia. Domenico ha ragione: vivremo la nostra vita. Potete smetterla di chiamarci finché non imparate a rispettare le nostre scelte.
I primi giorni di quella libertà furono tesi. I genitori chiamavano, minacciavano, poi tentavano di ricattare con il silenzio, ma Fiorenza e Domenico tennero duro. Fiorenza decise di non dare più al padre la possibilità di rimproverarla: avrebbe restituito loro i soldi per gli studi. Risparmiavano su tutto per pagare il debito più in fretta.
Il momento più difficile fu affrontare le ricadute di Fiorenza. Difendere il suo diritto a una vita normale la costringeva a gestire gli effetti di anni di pressione psicologica. Ma Domenico era il suo sostegno, la sua roccia.
Ce la faremo, Fiorenzuzza. Ce la faremo davvero!
Ci vollero un anno per saldare completamente il conto che i genitori le avevano presentato: cinquecentomila euro, anche se avevano speso la metà per gli studi. Una volta restituiti i soldi, Fiorenza smise di parlare con loro. I genitori non cercarono di ricostruire il rapporto, troppo feriti dalla loro stessa ingratitudine.






