Senza Casa: La Rinascita di Nina tra le Avversità, la Solitudine e l’Incontro Inaspettato con il Professore Sfortunato nella Campagna Italiana

SENZA UN TETTO

Lucia non sa proprio dove andare. Non ha nessun posto… «Posso passare un paio di notti in stazione. Ma poi?» Allimprovviso una lampadina si accende nella sua mente: «La casa di campagna! Come ho potuto dimenticarmene? Anche se… chiamarla casa di campagna è esagerato! È una baracca quasi fatiscente. Ma è sempre meglio che dormire su una panchina in stazione» riflette Lucia.

Salita sul treno regionale, si appoggia al finestrino freddo e chiude gli occhi. I ricordi recenti la travolgono. Due anni fa ha perso i genitori, ritrovandosi sola, senza nessuna spalla su cui contare. Non aveva più soldi per pagare luniversità e così è stata costretta a lasciarla, iniziando a lavorare al mercato.

Dopo tante difficoltà, la fortuna sembra sorriderle: si innamora e conosce Carlo, ragazzo gentile ed educato. Dopo due mesi celebrano un piccolo matrimonio.

Sembrava tutto perfetto… invece la vita riserva altre prove. Carlo propone a Lucia di vendere lappartamento dei suoi genitori in centro città e avviare unattività propria.

Carlo le descrive tutto così bene che Lucia non esita: è sicura che il marito sappia quello che fa e che presto i problemi economici saranno solo un ricordo. «Quando avremo una situazione stabile, potremo pensare ad avere un bambino. Sogno di diventare madre al più presto!» pensa Lucia sognante.

Ma il progetto va male. A causa delle continue liti per i soldi andati persi, il rapporto si incrina in fretta. Poco dopo, Carlo porta unaltra donna a casa e caccia Lucia fuori.

La prima idea di Lucia è andare dai Carabinieri, ma poi capisce di non poter accusare Carlo di nulla. La casa lha venduta lei stessa, ed è lei ad aver dato i soldi a lui…

***

Scende alla stazione, e si incammina lungo il vialetto deserto. È linizio della primavera, la stagione delle vacanze in campagna non è ancora cominciata. Il terreno non vedeva cura da tre anni ed è un groviglio selvaggio. «Pazienza, metterò tutto a posto e tutto tornerà come prima» pensa, sapendo però che nulla sarà davvero più come prima.

Lucia trova senza difficoltà la chiave sotto la veranda, ma la porta di legno, deformata dal tempo, non vuole aprirsi. Prova con tutte le sue forze, ma niente da fare. Sfinita, si siede sui gradini e scoppia in lacrime.

Allimprovviso, dal terreno vicino, vede del fumo salire e sente dei rumori. Tira un sospiro: forse cè qualcuno. Si dirige di corsa verso il vicino.

Zia Rosa! Siete in casa? chiama.

Nel cortile, invece, trova un signore anziano e trasandato che alimenta un piccolo fuoco, scaldando dellacqua in una tazza sporca.

Lei chi è? E zia Rosa? domanda arretrando, spaventata.

Non abbia paura. E, la prego, non chiami nessuno. Non sto facendo nulla di male. Non entro in casa, vivo qui, in giardino…

A sorpresa, luomo ha una voce gentile, colta, quasi signorile.

Lei è un senzatetto? chiede Lucia, senza voler sembrare scortese.

Sì, purtroppo è così risponde piano, abbassando lo sguardo. Lei abita qui vicino? Non si preoccupi, non le darò fastidio.

Come si chiama?

Giuseppe.

E il cognome? chiede Lucia per gentilezza.

Cognome? sorride con amarezza. Ferrini.

Lucia osserva attentamente Giuseppe Ferrini: i suoi vestiti, seppur logori, sono abbastanza puliti, e luomo sembra dignitoso e curato.

Non so proprio a chi chiedere aiuto… sospira Lucia.

Che succede? domanda lui con premura.

La porta è bloccata… non riesco ad aprirla.

Se vuole, posso provare a darci unocchiata si offre Giuseppe.

Le sarei grata dice affranta Lucia.

Mentre lui armeggia con la porta, Lucia rimugina tra sé: «Chi sono io per giudicarlo? In fondo anchio sono senza casa, la nostra situazione non è poi così diversa…»

Lucia, la porta è sbloccata! sorride Giuseppe Ferrini, spingendola. Scusi, ma pensa di restare qui stanotte?

Certo, dove altro potrei andare? risponde Lucia, sorpresa.

Cè riscaldamento in casa?

Credo ci sia una stufa a legna… ma non so niente risponde impacciata.

E legna? insiste lui.

Non ne ho idea sospira Lucia, abbattuta.

Va bene. Entri pure, io vedo di arrangiarmi dice deciso, e si allontana.

Per unora Lucia si dedica a pulire il piccolo spazio. Dentro però fa freddo, tutto è umido e decadente. Si sente abbattuta, non sa come possa vivere lì. Poco dopo, Giuseppe Ferrini torna con le braccia piene di legna. Lucia, suo malgrado, è contenta che almeno qualcuno sia vicino.

Luomo sistema la stufa e riesce ad accenderla; dopo unora, la stanza si scalda.

Tutto a posto! Continua a mettere un po di legna ogni tanto, di notte spegni pure: il caldo terrà fino al mattino le spiega.

E lei? Va dai vicini? chiede Lucia.

Sì, mi fermo da queste parti ancora un po. Non voglio tornare in città… lì il passato mi fa troppo male.

Giuseppe Ferrini, resti. Mangiamo un boccone, beviamo un tè caldo e poi, se vuole, andrà dice Lucia decisa.

Luomo accetta in silenzio. Si toglie la giacca e si siede accanto alla stufa.

Mi permetta la domanda… lei non ha proprio laspetto di un barbone, perché vive in strada? Nessuna casa, nessun familiare?

Giuseppe Ferrini racconta di aver insegnato tutta la vita alluniversità. Ha dedicato i suoi anni migliori al lavoro e alla scienza, senza accorgersene la vecchiaia lha colto solo.

Un anno prima, la nipote ha iniziato a fargli visita, promettendogli aiuto in cambio delleredità dellappartamento. Felice, ha accettato.

Poi Francesca così si chiama lo convince a vendere lappartamento in città per comprare una casa con giardino nel verde. Lei aveva già trovato una soluzione economica e valida.

Allettato dal sogno di natura e silenzio, Giuseppe accetta senza esitare. Dopo la vendita, la nipote propone di depositare tutto su un conto bancario per maggiore sicurezza.

«Zio, aspettami sulla panchina mentre vado a parlare con il direttore: porto io la busta con il denaro, giusto per sicurezza…» dice lei entrando in banca.

Sparisce. Giuseppe aspetta per ore, la nipote non riappare. Quando si decide a entrare, trova i locali vuoti e unuscita secondaria dallaltra parte.

Incredulo, il giorno dopo va a casa sua: apre una sconosciuta, spiegando che Francesca se nè andata da tempo, vendendo lappartamento anni prima…

Una storia poco allegra… sospira luomo. Da allora vivo in strada. Non riesco ancora a credere di non avere più una casa…

Capisco. Ero convinta di essere sola… io ho passato qualcosa di simile racconta Lucia, confidando a Giuseppe tutto il suo dolore.

Il mondo non è semplice. Ma tu sei giovane, puoi rifarti una vita. Io la mia lho vissuta non disperare, ogni problema ha una soluzione la conforta il vecchio.

Basta parlare di guai. Venga, ceniamo! ride Lucia.

Durante la cena pasta e wurstel Lucia osserva Giuseppe mangiare di gusto e il cuore le si stringe vedendo quanto sia solo e indifeso.

«Che paura, restare soli, senza nessuno al mondo» pensa Lucia.

Lucia, posso aiutarti a rientrare alluniversità. Ho ancora amici lì: forse puoi tornare a studiare e ottenere una borsa di studio propone Giuseppe. Ovviamente non posso presentarmi lì così ma scriverò una lettera al rettore, il mio vecchio amico. Ti fisserai un incontro; vedrai, Costantino aiuterà di sicuro.

Sarebbe magnifico, grazie! dice Lucia, sollevata.

Grazie a te per la cena, per avermi ascoltato. Ora vado, è tardi si alza Giuseppe.

Aspetti Non vada via. Ho tre camere qui: ne scelga una. A dirla tutta, ho anche paura a restare da sola: mi spaventa questa stufa che non so nemmeno usare Non mi lascerà sola, vero?

No, non ti lascio sola risponde fermo il vecchio.

***

Sono passati due anni Lucia ha superato gli esami e si gode lestate che sta per arrivare. Ancora vive in città, in dormitorio, ma il fine settimana e durante le vacanze torna sempre qui.

Ciao! esclama felice, abbracciando nonno Giuseppe.

Lucia! Cara mia! Perché non mi hai avvisato? Sarei venuto alla stazione! Allora, come sono andati gli esami? si illumina lui.

Benissimo! Quasi tutti con il massimo dei voti! sorride Lucia. Ho portato una torta; metti su il bollitore che festeggiamo!

Seduti a tavola, tra un sorso di tè e laltro, si raccontano le novità.

Ho piantato delle viti; là costruirò una pergola. Sarà bello e accogliente racconta Giuseppe.

Che meraviglia! Guarda che questa ormai è casa tua, fai tutto come meglio credi. Io vado e vengo ride Lucia.

Luomo è cambiato. Non è più solo: ora ha una casa, una nipotina, Lucia. Anche lei, finalmente, è rinata. Giuseppe è diventato la sua famiglia, quello che i genitori non potevano più essere. Lucia ringrazia la sorte per averle regalato il nonno che tanto le è mancato, una presenza che lha salvata e sostenuta nel momento più buio.

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