SENZA TETTO
Giulia non ha più dove andare. Veramente, non ha nessun posto «Parecchie notti posso arrangiarmi in stazione. E poi?» Allimprovviso, le viene in mente un pensiero salvifico: «La casa in campagna! Come ho fatto a dimenticarmene? Anche se Chiamarla casa è unesagerazione! È più una baracca tutta cadente. Ma è meglio andare lì, piuttosto che restare in stazione», riflette Giulia.
Salita sul regionale, si accosta al finestrino freddo, chiude gli occhi e lascia che i pensieri la travolgano. I ricordi dolorosi degli ultimi tempi la soffocano. Due anni fa ha perso entrambi i genitori, è rimasta sola, senza alcun sostegno. Non potendosi più permettere luniversità, ha dovuto lasciarla e cominciare a lavorare al mercato.
Dopo tante difficoltà, la fortuna le sorride e incontra lamore della sua vita. Marco si rivela un uomo gentile e perbene. Dopo due mesi, festeggiano un matrimonio semplice e intimo.
Sembrava fosse finalmente arrivata la felicità Ma la vita aveva in serbo per Giulia unaltra prova. Marco propone di vendere l’appartamento dei suoi genitori, in pieno centro a Bologna, e investire quei soldi per aprire una propria attività.
Marco racconta tutto con una tale sicurezza e lucidità che Giulia non ha alcun dubbio: è certa che il marito stia facendo la cosa giusta e molto presto la famiglia non avrà più problemi economici. «Quando ci sistemiamo, potremmo pensare anche a un bambino. Che bello sarebbe diventare mamma presto!», si illude Giulia.
Ma lattività di Marco fallisce. A causa dei continui litigi per i soldi persi, il loro matrimonio si sgretola rapidamente. Dopo poco, Marco porta a casa unaltra donna e caccia Giulia senza pietà.
La prima idea di Giulia è andare dalla polizia, ma poi si rende conto che non può accusare Marco di nulla. È stata lei stessa a vendere lappartamento e a consegnargli i soldi
***
Arrivata alla stazione, Giulia si incammina lentamente sul marciapiede deserto. È linizio della primavera, la stagione per andare in campagna deve ancora iniziare. In tre anni, il terreno si è trasformato in una giungla trasandata. «Fa niente, darò una sistemata e tornerà come una volta», pensa tra sé, pur sapendo che niente sarà mai più come prima.
Trova senza problemi la chiave, nascosta sotto la veranda, ma la porta di legno si è piegata e non vuole saperne di aprirsi. Giulia si sforza con tutte le sue forze, ma senza risultato. Frustrata e sopraffatta, si siede sugli scalini e scoppia in lacrime.
Allimprovviso, dal terreno vicino, vede un filo di fumo e sente dei rumori. Sollevata allidea che i vicini siano presenti, si precipita da loro.
Signora Rosa! Siete a casa? chiama forte.
Vede nel cortile un uomo anziano, con la barba lunga e il volto segnato. Giulia si blocca spaventata. Lo sconosciuto ha acceso un fuocherello per scaldare dellacqua in una tazza sporca.
Chi siete? Dovè la signora Rosa? chiede, indietreggiando.
Non avere paura, ragazza. Ti prego, non chiamare i carabinieri. Non voglio problemi. Non entro in casa, sto qui nel cortile risponde, con voce calda e un tono da persona colta.
Siete un senzatetto? domanda Giulia, impulsivamente.
Sì, hai ragione, confessa luomo a bassa voce, abbassando lo sguardo. Abiti qui vicino? Non preoccuparti, non ti darò fastidio.
Come vi chiamate?
Michele.
E il cognome? chiede Giulia.
Cognome? sorride amaramente De Santis.
Giulia osserva Michele De Santis attentamente. I vestiti sono consumati, ma dignitosamente puliti. E anche lui, nonostante tutto, appare ordinato.
Non so proprio a chi chiedere aiuto sospira la ragazza.
Che succede? si interessa Michele.
La porta si è inchiodata Non riesco ad aprirla.
Se vuoi, posso provare io, si offre luomo.
Vi sarei molto grata! risponde, sollevata.
Mentre Michele si dà da fare con la porta, Giulia riflette sullo sconosciuto: «Chi sono io per giudicare questuomo? In fondo, pure io sono senza casa, siamo sulla stessa barca»
Giulietta, è fatta! sorride Michele, spinge la porta e la apre. Ma dimmi, pensi di fermarti qui a dormire?
Certamente, dove altro potrei andare? risponde stupita.
In casa cè il riscaldamento?
Cè la stufa credo ammette smarrita: non saprebbe nemmeno come funziona.
Ho capito. Hai legna?
Non ne ho idea, si rassegna Giulia.
Va bene. Vai in casa, penso io a tutto, dice deciso Michele, e si allontana.
Giulia si mette a pulire: la casa è fredda, umida, scomoda. È sconsolata, non sa come potrà viverci. Dopo un po, arriva Michele con la legna. Inaspettatamente, Giulia si sente rassicurata da quella semplice, preziosa presenza.
Michele pulisce la stufa e la accende. In poco tempo, la casa si riscalda.
Ecco, la stufa ora va bene. Butta dentro un po di legna ogni tanto e, la notte, lasciala spegnere. La stanza rimarrà calda fino al mattino, spiega sereno.
E voi? Andate dai vicini? chiede Giulia.
Sì, non avertene a male. Rimango qualche giorno nel cortile vicino. Non torno in città Non voglio riaprire le ferite, ricordare il passato.
Michele, aspettate. Prima cenate con me, beviamo un tè caldo, poi andate si impone gentilmente Giulia.
L’uomo non insiste. Si toglie la giacca e si siede accanto alla stufa.
Scusate se sono invadente esordisce Giulia. Non sembrate proprio un clochard, perché vivete per strada? Non avete famiglia?
Michele racconta che ha insegnato alluniversità per tutta la vita. Gli anni sono volati tra lezioni e passione per la ricerca. Improvvisamente, si è ritrovato solo.
Un anno fa, la nipote, Chiara, ha iniziato a farsi viva. Con delicatezza gli propone di aiutarlo in cambio delleredità della casa. Lui si illude e accetta.
Dopo poco, Chiara conquista la sua fiducia e gli suggerisce di vendere il vecchio appartamento di periferia per prendere una bella villetta ai colli, con giardino e gazebo. Ha già trovato una buona occasione, racconta.
Il sogno di una vita tranquilla lo convince, senza esitazioni. Dopo aver venduto la casa, Chiara insiste di mettere i soldi in banca, per sicurezza.
«Zio Michele, siediti un attimo fuori, vado a chiedere informazioni e porto con me la busta Sai comè, magari qualcuno ci spia», dice entrando in banca.
Chiara sparisce e lui aspetta, aspetta ore. In banca non trova nessuno, e nota una seconda uscita laterale. Michele non vuole credere che la nipote sia potuta essere così crudele. Rimane a lungo fuori in attesa. Il giorno dopo va a casa di lei. Allapertura risponde una sconosciuta, spiegando che Chiara non abita lì da tempo; ha venduto quellappartamento due anni fa
Una storia triste sospira Michele. Vivo in strada da allora. Fatico ancora a credere di non avere più una casa
Capisco, anchio pensavo di essere sola al mondo. Una situazione simile, racconta allora Giulia la sua storia.
Che brutte cose Ma io almeno ho avuto una vita lunga. Tu? Hai lasciato luniversità, sei senza casa Ma non ti arrendere. Ogni problema ha soluzione. Sei giovane, ce la farai, prova a confortarla Michele.
Dai, basta storie tristi! È ora di cenare! sorride Giulia.
La ragazza osserva con tenerezza luomo anziano che mangia con appetito pasta e wurstel. In fondo, le dispiace molto per lui: da solo, abbandonato.
«È terribile restare soli, rendersi conto di non avere più nessuno», pensa Giulia.
Giulia, posso aiutarti a tornare alluniversità. Ho ancora degli amici, forse riesco a farti ottenere una borsa di studio, dice Michele allimprovviso. Ovviamente, così non mi presento Scrivo io al rettore, mio vecchio amico. Lo incontrerai tu, si chiama Costantino. Si ricorderà di me e ti aiuterà.
Sarebbe fantastico! sorride Giulia, commossa.
Grazie per la cena e per avermi ascoltato. Adesso vado, è tardi, si alza Michele.
Aspetta. Non andare via non è giusto. Dove vai a dormire? chiede Giulia.
Non preoccuparti. Ho una capanna calda nel terreno vicino. Domani ti passo a trovare, sorride.
Non devi star fuori. Ci sono tre stanze, scegli pure quella che preferisci. A dire il vero, io ho paura a stare da sola E quella stufa, non so usarla Non mi lascerai sola, vero?
No, non ti lascio, dice Michele, e si fa serio.
***
Sono passati due anni Giulia ha appena finito gli esami e, felice per le vacanze estive, sta tornando alla casa in campagna. Ha continuato a vivere lì. In realtà, vive in studentato, ma nei fine settimana e durante le ferie torna sempre.
Ciao! esclama, abbracciando affettuosamente il nonno Michele.
Giulietta! Tesoro mio! Non potevi avvisarmi che arrivavi? Sare venuto in stazione! Allora, hai passato tutto? domanda lanziano allegro.
Sì! Quasi tutto con voti alti! si vanta Giulia. Ho portato una torta. Metti su il bollitore, festeggiamo!
Seduti davanti al tè, chiacchierano e si aggiornano.
Ho piantato la vite, lì farò un gazebo. Sarà bellissimo e comodo, racconta entusiasta Michele.
Ottima idea! Ormai questo posto è tuo, fai come vuoi! Io vengo solo il fine settimana ride Giulia.
Michele è totalmente cambiato. Ora non è più solo. Ha una casa, una nipote, Giulia. Anche Giulia, finalmente, è tornata a vivere. Michele è diventato la sua famiglia. Lei ringrazia il destino di averle dato un nonno che le ha fatto da padre e lha sostenuta quando nessun altro poteva.






