Senza di me non avresti mai ottenuto nulla
Sai, Anna, ultimamente i clienti scarseggiano disse Ksenia, strofinandosi il naso con la mano, mentre si appoggiava allo schienale della sedia del bar. Forse ho sbagliato a lasciare lufficio?
Torna allora intervenne Chi, mescolando il cappuccino con noncuranza. Ti accoglieranno a braccia aperte.
Anna alzò le spalle, fissando il suo bicchiere.
Mah, meglio farcela da sola che restare sotto il costante controllo del capo. Devo solo riuscire a dare una spinta al mio lavoro.
Negli ultimi sei mesi aveva investito tutta la sua energia nello sviluppo della fotografia. Ha costruito un portfolio, ha lanciato una pagina sui social, pubblicava regolarmente i suoi scatti. I clienti iniziavano ad arrivare, ma in modo irregolare: una settimana piena di servizi, la successiva silenziosa come il vento nei suoi taschini. Anna sapeva che servivano tempo, pazienza e tanto impegno.
Ksenia, invece, lavorava in un grande negozio di elettronica come consulente di vendita. Socievole, con un sorriso facile e la capacità di parlare di tutto, trovava subito unintesa con i clienti. Quando la conversazione spaziava su feste familiari o prossimi eventi, accennava casualmente al fatto di avere unamica fotografa. Alcune volte questo le procurava piccoli incarichi: niente di enorme, ma comunque graditi.
Ti ricordi quella coppia di sposi che è venuta la scorsa settimana? sorseggiò Ksenia un altro sorso di caffè, socchiudendo gli occhi. Sono stata io a indirizzarli a te per la foto dei bambini.
Ah sì, grazie annuì Anna. Sono persone dolci, il bambino è davvero adorabile.
Non cè di che fece un gesto Ksenia. Ma, a proposito, potresti darmi la tua percentuale.
Anna rimase ferma, la tazza a metà strada verso le labbra.
Cosa?
È logico alzò le spalle Ksenia. Io porto i clienti, tu scatti. Siamo partner.
Per un attimo Anna la guardò, cercando di capire se fosse uno scherzo. Poi scoppiò a ridere.
A volte il tuo umorismo mi spaventa.
Dai, sono solo pensieri ad alta voce rispose Ksenia con un sorriso.
Il discorso passò a serie TV, amici comuni e programmi per il weekend. Anna dimenticò presto la strana osservazione di Ksenia, convinta che fosse solo una battuta infelice.
I mesi si susseguivano tra servizi fotografici. Anna immortalava matrimoni, feste di compleanno per bambini, ritratti professionali per curriculum. Pubblicava annunci, collaborava con organizzatori di eventi, chiedendo ai clienti di lasciare recensioni. La sua clientela cresceva lentamente ma costantemente.
Ksenia non perdeva occasione per ricordare il suo contributo. Qualche volta lanciava: Senza di me non avresti nemmeno un lavoro, o con falsa offesa: Ti ho indirizzato così tante persone e tu non mi hai mai ringraziata come si deve. Anna scrollava le spalle; era solo il suo modo di esagerare il proprio ruolo, una sua caratteristica. Certo, qualche cliente laveva portata, ma Anna poteva benissimo cavarsela anche senza di lei.
Un giorno Anna fece visita a Ksenia. Lamica era pallida, con occhiaie profonde. Mentre sorseggiavano il tè, Ksenia dichiarò:
Basta, non ce la faccio più.
Che succede? Anna staccò gli occhi dal telefono, dove stava ritoccando le foto.
Mi licenzio si strofinò il viso con le mani. Sono stanca di questo negozio. I clienti sono sempre scontenti, il capo mi opprime, gli orari sono assurdi.
Davvero? Anna pose il telefono da parte. E come farai?
Non lo so ancora alzò le spalle. Prenderò un po di tempo, penserò. Forse troverò un lavoro in ufficio, o magari mi riconverto.
Decisione coraggiosa annuì Anna. Se sei sicura, ti auguro buona fortuna.
Le settimane successive Ksenia si dedicò al relax: uscite con amiche, shopping, foto su Instagram con didascalie tipo riposo meritato o finalmente vivo per me stessa. Non caricò il curriculum, né fece colloqui. Quando Anna le chiedeva dei progetti, rispondeva evasivamente: Sto guardando, ma ancora non ho trovato nulla di interessante.
Dopo un mese il tono cambiò. Ksenia iniziò a lamentarsi:
Quei maledetti crediti puntava il dito verso lo schermo del cellulare. È la terza chiamata della banca che mi ricorda il ritardo.
Anna, cauta, suggerì:
Non hai pensato di accettare un lavoro temporaneo?
Ksenia ribatté:
Qui o lavoro pagato a miseria o requisiti impossibili. Ho esperienza, laurea, non accetterò qualsiasi cosa.
Anna rimase in silenzio. Non voleva discutere; sapeva che Ksenia troverà sempre una scusa.
Nel frattempo il lavoro di Anna procedeva a gonfie vele. Aveva appena terminato un sontuoso matrimonio. Gli sposi erano gentili e riconoscenti, la sposa aveva definito tutti i dettagli in anticipo, il futuro sposo era aperto a qualsiasi proposta. Il servizio durò lintera giornata: preparativi, cerimonia, ricevimento. Anna tornò a casa esausta ma soddisfatta; la postproduzione richiese alcuni giorni. Inoltre, gli sposi chiesero anche un montaggio video, per il quale Anna ricevette una retribuzione adeguata, sufficiente a coprire le spese del mese.
Quella sera il telefono vibra. Era Ksenia.
Ciao la voce suonava daffari. Dobbiamo parlare.
Di cosa? Anna continuava a editare un servizio.
Hai girato il matrimonio la scorsa settimana, vero?
Sì, è vero. E?
Quella coppia lho portata a te. La sposa aveva comprato un nostro televisore cinque mesi fa, le avevo parlato di te.
Anna aggrottò le sopracciglia. La sposa laveva trovata sui social, dopo aver cercato il fotografo perfetto.
Ksenia, lha trovata da sola.
Allora devi darmi diecimila euro.
Anna rimase senza parole.
Stai scherzando?
No, non scherzo. Ti ho aiutata, ora voglio la mia parte.
Ksenia, sei fuori di testa? cercò di mantenere la calma. Ho soltanto menzionato il tuo nome qualche volta. Non ti rende partner daffari.
Lo fa, insistette Ksenia. Senza il mio riferimento la sposa non ti avrebbe mai contattata.
Senza il tuo suggerimento lavrebbe trovata un altro fotografo replicò Anna, irritata. Il mio guadagno dipende dal mio lavoro, dalle mie capacità, non dalla tua occasionalità.
Ah, così? la voce di Ksenia divenne gelida. Quando mi mancavano i clienti ti lamentavi, quando ti mandavo persone ti facevi contenta. E adesso, che il denaro è arrivato, non ti servo più?
Ksenia, è una follia disse Anna, strofinandosi le tempie. Capisco i tuoi problemi finanziari, ma non è giusto chiedere soldi per aver citato il mio nome. È un semplice gesto di amicizia, non un contributo professionale.
Nessun amico vero ti aiuta senza chiedere nulla rise Ksenia con malizia. Ti ho dato unopportunità, e tu la dimentichi.
Non ho dimenticato sbottò Anna, esausta. Hai menzionato il mio nome un paio di volte, nulla di più. Io ho investito tempo, denaro, energie nel mio mestiere. Tu, invece, passavi le giornate sul divano a guardare serie.
Pensi di essere così brillante? Ksenia quasi sibilò. Senza di me non saresti arrivata a nulla.
Sai una cosa, Ksenia? Anna espirò lentamente. Non voglio più sentirti. Sistemati i tuoi crediti, cerca lavoro, comportati da adulto. Non pretendere quello che non ti spetta.
Non sei più la mia amica urlò Ksenia, chiudendo la chiamata.
Anna rimase lì, con il telefono in mano, a cercare di capire lassurdità di quella richiesta. Era davvero una forma di ricatto, di manipolazione o solo una sfacciataggine al limite del grottesco?
Aprì il messenger e bloccò Ksenia. Fece lo stesso su tutti i social e aggiunse il numero alla lista nera. Nessuna spiegazione, nessun addio. Un semplice gesto per tagliare fuori una presenza tossica dalla sua vita.
Si appoggiò allo schienale del divano e chiuse gli occhi. Per quanti anni aveva sopportato quei suggerimenti, quelle strane affermazioni di collaborazione? Quante volte aveva ignorato commenti velenosi, giustificandoli come parte del carattere della sua amica? I segnali rossi erano sempre stati lì, fin dal principio.
I veri amici non chiedono nulla per un aiuto. Non cercano di suscitare colpa per ottenere soldi. Non si proclamano soci daffari senza un reale apporto. I veri amici gioiscono per i tuoi successi, ti sostengono nei momenti difficili, e non valutano lamicizia in termini di denaro.
Anna riaprì gli occhi e guardò lo schermo del laptop, dove una foto ancora non modificata attendeva. Doveva continuare a lavorare, a far crescere il suo business, a perfezionare le sue abilità. E soprattutto, doveva circondarsi di persone che non misurano lamicizia con i soldi.






