Senza di me non caverai un ragno dal buco! Non sei buona a nulla! urlava suo marito mentre infilava le sue camicie nella valigia più grande che aveva trovato.
E invece ce lha fatta. Altroché. Forse, se si fosse concessa il lusso di pensare a come avrebbe tirato avanti con due bambine piccole, probabilmente si sarebbe fatta film catastrofici in testa e magari, chi lo sa, avrebbe persino perdonato il tradimento. Ma il tempo scarseggiava: era già tardi, doveva accompagnare le figlie allasilo e poi correre in ambulatorio. Il consorte, invece, era ricomparso a casa appena mezzora prima, tutto raggiante grazie alla nuova fiamma e convinto di essere irresistibile.
Così, infilando il cappotto, Tania non perse tempo in chiacchiere:
Sofia, aiuta Bianca con la cerniera della giacca e controlla che mangi bene a pranzo. La maestra si lamentava che la pastina la lasci sempre lì.
Luca, cerca di prendere subito tutte le tue ricchezze sudate col duro lavoro, eh! Non starci troppo a pensare. E il mazzo di chiavi lascialo pure nella cassetta della posta. Arrivederci e grazie.
Sofia era nata esattamente mezzora prima di Bianca e questo la rendeva la grande in casa, anche se avevano entrambe quattro anni. Due caratterini niente male: Sofia la pastina la ingoiava, se serviva, solo perché così si doveva fare; Bianca, invece, era una sindacalista della mensa: Ci sono i grumi, e io quelli non li mangio!
Per fortuna lasilo era a dieci minuti di passeggiata. Le bimbe chiacchieravano, interrompevano il flusso dei pensieri cupi. Anche a lavoro non cera tempo per le paturnie sentimentali: turno da medico di base, appuntamenti uno dietro laltro e visite domiciliari incluse. Solo la sera, davanti al vuoto lasciato dalle gruccette spoglie dove di solito stava il giubbotto del marito, Tania realizzò con una stretta allo stomaco: da oggi si fa da sola. Ma fare la vittima non era proprio nel suo DNA. Bisogna agire: farsi due conti, guardare avanti e trovare qualcosa di positivo, anche tra i casini. Per cominciare, almeno, prepariamo una cena decente.
Mica è cambiato gran che, dopotutto, ragionava Tania affettando i pomodori per la caprese. Lui è sparito. Che faceva davvero, per noi? Ma sì, nulla che non possa gestire. Basta aggiustare un po la giornata. Ce la faccio. Anzi, andrà sempre meglio. Meglio sola che a chiedermi dove stia ogni sera Probabilmente tra le braccia della nuova. Sola è più dura, ma vuoi mettere la pace? Dopo la favoletta serale di Pinocchio e un bacio in fronte alle piccole addormentate, Tania si infilò in bagno: la lavatrice aveva già finito il giro, bisognava solo stendere la roba.
Si concesse una tisana per mettere ordine tra i pensieri e pianificare il giorno dopo. Le sue gemelle erano due gocce dacqua: certo, due insieme sono una faticaccia, ma Tania non se nera mai lamentata. Anzi, rimaneva interdetta quando la gente si sentiva in dovere di compatirla.
Siamo a posto, veramente! rispondeva Nessuno fa i salti mortali. Io me la cavo!
Intanto, il bollitore fischiava. Tania preparò il suo tè alla melissa preferito e accese una piccola abat-jour. Fuori era una tipica serata milanese di marzo, pioggia mista a nevischio, ma in casa cera tepore e silenzio, con lunico sottofondo delle lancette che ticchettavano
E proprio allora suonò il campanello. Tania sbirciò dallo spioncino: era la vicina, la signora anziana del pianerottolo, quella che non sopportava. Sempre in giro la mattina presto, avvolta nello scialle, con quella cagnetta spelacchiata che portava giù al posto del sacchetto dellumido, e saluti che ti gelavano più del tramontana. Il cane, Alina (la chiamavano così al quartiere), diversi lavevano visto a frugare nei cassonetti, magro come un chiodo, che guardava i rifiuti con aria filosofica. Si vede che la nonna si era impietosita e laveva adottato. A casa della signora Olga (così si chiamava, anche se per tutti restava solo la vecchia del terzo piano) non andava mai nessuno, a parte la cagnetta.
Mi scusi se disturbo esordì lei, stringendosi nello scialle come una nonna uscita da un romanzo di Gadda Ho visto che suo marito caricava la macchina con le sue cose. Lha lasciata?
Non sono affari suoi scattò Tania.
Vero, suo marito non mi interessa proprio, figuriamoci proseguì Olga con un gesto secco della mano Solo, se dovesse aver bisogno, posso aiutarla. Destreggiarmi con le bambine, faccio da balia, o quello che serve.
Ma venga, signora Olga, si accomodi pure! disse Tania, prendendo due tazze dal mobile. Mise una scatola di cantucci sul tavolo: Gradisca, si serva.
Mi chiamo Olga Bellini. Lei è Tania, lo so bene. Ecco, Tanietta disse spezzando un biscotto non voglio essere invadente. Se ha bisogno di qualcosa, io sono qui. Non per soldi, proprio no. Così, solo per il piacere di sentirmi utile. Sorseggiò il tè e annuì soddisfatta. Buonissimo Melissa, vero? Da me, al paesello sul Lago di Como, ne cresce quanta ne vuole. Venga destate, ci rilassiamo insieme, cè tanto posto. Ho un melo carico di frutti dolcissimi
E Tania la osservava perplessa: perché aveva pensato che la vecchia fosse antipatica? Solo perché non sorrideva sempre a comando, o non ficcava il naso nei suoi problemi con le gemelle? Era schiva, non invadente. E invece Tania laveva giudicata altezzosa. Adesso, invece, la trovava persino graziosa: ordinatissima, con le ciabattine pulite, lo chignon, il colletto di pizzo sul vestito. E profumava di cose buone, come le caramelle di una volta.
Ascoltava la signora Olga che raccontava del Lago, delle mele, della piccola sauna in giardino e delle papere che rendevano il laghetto rumoroso destate. I pensieri tristi volavano via e, dentro, sentiva farsi strada un po di calore
Tania si ricorda tutto ancora benissimo, anche se sono già passati cinque anni da quella sera. E ricorda ancora suo marito che le urlava addosso: Sparirai! Non ce la farai senza di me!
E invece la vita è andata avanti.
Ora Olga taglia le mele con una destrezza da pasticcera, le sistema sopra la sfoglia e inforna la crostata. I contorni sono pronti, lo spezzatino borbotta sul fuoco. Oggi è il compleanno della sua adorata vicina. Siamo in agosto. Porte e finestre spalancate al sole del Lago di Como. La cucina si riempie dellaroma del dolce appena messo in forno.
Chissà dove sarei senza di lei!, pensa Tania, guardando la signora Olga che arrossisce dal caldo forno. Le mie ragazze la adorano, è la loro nonna di cuore. E pensare che forse, se quella sera non lavessi fatta entrare, oggi sarebbe tutto diverso. Le figlie hanno nove anni, ormai sono delle signorine. Ogni estate corrono qui al lago: amici, bagni, papere e la loro amata nonna Olga.
Vado nellorto a prendere altre mele per il succo! annuncia Tania, afferrando il cestino.
Sotto il melo, allombra, riposa Alina, la cagnetta di Olga. E chi lavrebbe mai detto che quella bestiola spelacchiata dei cassonetti si sarebbe trasformata in una splendente labrador italiana?
Solo lamore fa miracoli, proprio vero pensa Tania tra sé, mentre porge ad Alina un biscotto dalla sua mano.




