Lautomobile avanzava piano lungo la strada lucida di pioggia, e io, Maria, guardavo profondamente nella selva che cresceva ai margini della via, immersa nei miei pensieri. Era mio figlio Paolo a guidare, mentre accanto a lui, sua moglie, Flavia, scrutava il panorama. Avevo il cuore plin de dubbi come era possibile che il mio proprio figlio, quello che avevo cresciuto con tanto amore, volesse mandarmi in una casa di riposo? Forse avevo sbagliato qualcosa nell’educarlo, forse non gli avevo dato abbastanza affetto. Ma avevo sempre fatto tutto per lui, cercando di offrirgli una infanzia serena e dignitosa. Eppure Paolo aveva sempre avuto le sue idee.
Una mattina, si presentò in cucina con una valigia piena di oggetti vari. Mi trovavo seduta al tavolo, sorseggiando il mio tè caldo e mangiando biscotti appena sfornati. Paolo entrò deciso, lasciò la borsa sul pavimento e sorrise:
Bene, mamma, preparati per il centro. Parti, starai molto meglio là.
Quale centro, Paolo? Che cosa vuoi dire?
La casa di riposo. Ho già pagato per sei mesi di soggiorno in euro, presto salderò anche il resto. La tua stanza è splendida tutta per te, senza coinquilini. E i medici là sono bravissimi ti fanno i massaggi, trattamenti, e controllano la pressione in modo puntuale. Il cibo è servito cinque volte al giorno. Insomma, mamma, ti troverai in paradiso.
Ma Paolo, io non voglio andare in nessuna casa di riposo. Voglio stare con te, con la mia famiglia, e morire nella mia casa.
Non inventare storie. Flavia ed io abbiamo pensato a tutto, abbiamo deciso e pagato ogni cosa. Non fare la bambina vestiti, andiamo a mangiare.
Il cuore della povera mamma era pesante, una lacrima scivolava sulla guancia ormai solcata dai segni del tempo. Ricordava quando Paolo, da piccolo, si era sbucciato il ginocchio e piangeva tra le sue braccia, dicendo: Mamma, non ti lascerò mai. I suoi occhi castani si infilavano profondi nei suoi occhi verdi, e il cuore di Maria aumentava il battito, perché credeva che suo figlio sarebbe stato il suo sostegno per sempre. E così era stato, almeno fino a quel giorno.
Ma improvvisamente, quel bambino dal cuore tenero si era trasformato in un Paolo indifferente che, senza rimorsi, mandava la sua mamma in una struttura chiamata casa di riposo.
Nel silenzio dellauto, i ricordi del primo incontro con il padre di Paolo tornavano pieni di nostalgia. Ricordava come si erano innamorati allistante, come avevano progettato la loro casa, immaginato i figli. Lui, la sua prima grande storia damore, era morto quando Maria era incinta di sei mesi.
Marito mio, chi mi ha abbandonato? Chi? I pensieri e le suppliche rivolte allamore perduto si madevano sempre più forti nella sua mente, e il dolore le strozzava la gola, le lacrime cadevano come pioggia, dense di rimpianto e sofferenza.




