Senza rimorsi, ha mandato sua madre in una casa di riposo per avere un appartamento tutto per sé.

Lauto scivolava silenziosa lungo la strada bagnata dal pioggia, e io, Emilia, continuavo a fissare il fitto bosco che si stendeva sul bordo del viaggio. In macchina, mio figlio sedeva al volante, mentre la sua moglie, Giulia, era accanto. Pensieri confusi mi tormentavano come era possibile ca il mio stesso figlio mi mandasse in una casa di riposo? In che cosa avevo sbagliato nelleducarlo? Forse non lavevo amato abbastanza, oppure avevo sbagliato a proteggerlo, ma in fondo avevo fatto tutto quello che potevo per lui, cercando sempre di offrirgli una infanzia felice. Eppure, Alessandro aveva sempre avuto una testa tutta sua.

Una mattina si presentò con una valigia piena di oggetti vari. Io ero in cucina, sorseggiando il mio tè caldo e sgranocchiando biscotti al burro. Entrò deciso, buttò la borsa sul pavimento e, sorridendo, disse:

Allora, mamma, prepara tutto. Andrai al centro. Lì starai sicuramente meglio.

Quale centro, Alessandro? Di che cosa parli?

Casa di riposo. Ho già pagato sei mesi di soggiorno in euro, e presto coprirò il resto. La tua stanza è bellissima tutta per te, senza coinquilini. I medici sono bravissimi: ti fanno massaggi, trattamenti, e controllano sempre la pressione come si deve. Ti servono pasti cinque volte al giorno. Insomma, mamma, sai cosa? Sarai in paradiso.

Ma, Alessandro, io non voglio andare in nessuna casa di riposo. Voglio restare con voi, con la mia famiglia, e morire nella mia casa.

Dai mamma, non fare la bambina. Giulia ed io abbiamo pensato a tutto, abbiamo deciso e ormai è fatto. Non farti problemi vestiti, ora andiamo a mangiare.

Il mio povero cuore si spezzava, una lacrima scendeva sul mio viso segnato dagli anni. Mi tornava in mente quando Alessandro, da bambino, si era sbucciato il ginocchio e si rannicchiava tra le mie braccia, singhiozzando: Mamma, non ti lascerò mai. I suoi occhi azzurri si specchiavano nei miei, e il mio cuore batteva così forte, convinta che sarebbe stato il mio sostegno, il mio porto sicuro. Così credevo.

E invece, quel bambino dolce si era trasformato, quasi dun tratto, in un Alessandro freddo e distante che, senza alcuna esitazione, mi spediva in un istituto che chiamano casa di riposo.

Guidando su quella strada, i ricordi della prima volta che incontrai il papà di Alessandro tornavano a galla. Pensieri su come ci siamo innamorati subito, su come abbiamo sognato una casa e dei figli. Poi, il mio primo grande amore è morto quando ero al sesto mese di gravidanza.

Mio marito, chi mi ha lasciato? Per chi? le domande e invocazioni al mio amore perduto si facevano sempre più forti nella mia testa, mentre la gola mi si chiudeva per il dolore e le lacrime scorrevano copiose.

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Senza rimorsi, ha mandato sua madre in una casa di riposo per avere un appartamento tutto per sé.