Sergio sceglie il miglior mazzo di fiori per il suo appuntamento e aspetta felice vicino alla fontana, ma di Lesia nessuna traccia. La chiama più volte finché lei risponde freddamente: “Tra noi è finita! È tutta colpa del tuo mazzo!” Confuso e deluso, Sergio ripensa alle sue scelte: tra emozione e indecisione, tra i consigli della mamma e i ricordi sfocati dei gusti di Lesia, acquista magnifiche gerbere invece delle amate rose. L’appuntamento va male, Lesia si allontana, ma il giorno dopo Sergio regala i fiori del campo più belli a chi davvero li sa apprezzare: sua madre e la nonna, in un abbraccio che profuma d’amore autentico e di famiglia.

Tanto tempo fa, Vittorio acquistò il più bel mazzo di fiori che potesse trovare e si avviò verso un appuntamento che attendeva da giorni. In uno stato danimo colmo di entusiasmo, rimase in piedi vicino alla fontana della Piazza della Signoria, stringendo tra le mani il mazzo colorato. Ma di Bianca, nessuna traccia. Si guardò attorno, un po spaesato, e compose il suo numero. Nessuna risposta. Forse è solo in ritardo, pensò tra sé, richiamandola. Questa volta, finalmente Bianca rispose. Sono già arrivato, dove sei? chiese senza indugiare. Tra noi è finita, Vittorio, disse Bianca allimprovviso. Ma come? Perché? rimase Vittorio interdetto. Tutto per colpa del tuo mazzo di fiori! sbottò la ragazza, lasciandolo esterrefatto. Ma cosa cè che non va? chiese lui incredulo, senza capirci nulla.

Ricordo il pomeriggio in cui Vittorio aveva camminato a lungo dentro la fioreria fiorentina. Rose screziate bordeaux, tulipani gialli, gigli bianchi, fiori in vaso e in eleganti mazzi decorati; ce nera davvero per tutti i gusti. Eppure lui si era perso tra i profumi, titubante. Rammentava che Bianca, parlando una volta dei fiori, era stata precisa: alcune varietà le detestava, altre al contrario le adorava e avrebbe potuto osservarle per ore. Ma durante quel primo incontro, tra lemozione per la novità e il prosecco del caffè allangolo, era tutto troppo confuso.

Lui, che di solito aveva sempre la risposta pronta, quella volta non fece che annuire e godersi la bellezza di Bianca: i capelli neri lisci, la curva aggraziata del collo, le fossette sulle gote di porcellana. Forse era proprio quello lamore?

E poi, che importanza aveva ricordare ogni dettaglio? La serata era stata incantevole! E ora non riusciva a mettere insieme i pezzi di quella conversazione sui fiori di cui lei gli aveva tanto parlato.

Guardi che gerbere favolose abbiamo! lo interruppe la fioraia, porgendogliene una rara tra le mani. Non è stagione, è una varietà speciale!

Ormai doveva decidere. Stava quasi per scegliere, quando squillò il telefono: la madre. Negli ultimi tempi chiamava spesso.

Allora, Vittorio, che decidi? È venerdì, magari vieni a trovarci in campagna nel weekend?

No, mamma, ho da fare…

Davvero una disgrazia per tua nonna: ti aspetta sempre, guarda dalla finestra, chiede di te.

Scusami mamma, sono pieno di impegni…

Salutarono in fretta. Da tanto la madre lo invitava a tornare nel paese vicino a Siena, dove vivevano lei e la nonna. Le continue chiamate lo irritavano un poco. Cosa poteva fare? La nonna si sentiva spesso male, era anziana. Ma non poteva trascurare la sua vita per vegliarle sempre accanto.

E infatti, tutto ruotava intorno a questa nuova ragazza conosciuta da poco. Se quellincontro avesse funzionato, magari il giorno dopo lavrebbe invitata nella casetta in campagna, tra cipressi e ulivi, fuori città. La madre desiderava tanto che lui trovasse qualcuno con cui condividere la vita. E perché no, forse era la volta buona.

Se solo fosse riuscito a ricordare quali fiori piacevano a Bianca! Ma tutta quella cura nei dettagli… serviva davvero? A lui sembravano solo vezzi.

La fioraia, ormai stanca delle sue indecisioni, osservava in silenzio le sue esitazioni.

“Mi pare che Bianca accennò alle spine delle rose Meglio evitare le rose”, pensò allora Vittorio.

Così scelse un mazzo enorme di gerbere rosa e bianche, pensando: “È solo un pensiero. Limportante è esserci. Devo rientrare al lavoro, la pausa pranzo è finita.”

Lincontro era vicino al nuovo fontanone in piazza della Signoria. Ma Vittorio era in ritardo: il direttore lo aveva bloccato con una riunione improvvisata. Sembrava imminente una promozione. Avvisò Bianca con una telefonata, poi impostò il silenzioso. Durante la riunione la mamma lo chiamò ancora, ma lui non poté rispondere.

Appena libero, corse verso lappuntamento. Il cuore gli batteva forte mentre parcheggiava accanto alla piazza e quasi di corsa si avvicinava al fontanone, stringendo le sue gerbere.

Ma Bianca non cera. Fece due passi sulla piazza, la chiamò; nessuno rispose. Vittorio si accomodò su una panchina, forse era anche lei in ritardo. Si ricordò che doveva richiamare la mamma, ma si trattenne: magari in quel momento chiamava Bianca. Ma niente.

Dopo dieci minuti, richiamò lui. Finalmente rispose.

Bianca, dove sei? Ti sto aspettando.

Lo so. Sono nel caffè di fronte, al secondo piano: ti vedo da qui.

Davvero? Vittorio cercava tra le finestre ma non la scorgeva. Vieni giù? O vuoi che

Sei in ritardo lo interruppe gelida.

Sì, scusa, ma ti avevo avvisata… Il direttore mi ha trattenuto.

E i fiori?

Che hanno i fiori? chiese Vittorio confuso.

Non ricordi neppure quali sono i miei preferiti!

Bianca, non li avevano in negozio!

Le rose?! Non ricordi che io amo le rose? Si trovano ovunque! Ti ho raccontato mille volte quanto le adoro… E tu…

Rimedio subito… Ora ti raggiungo.

Vittorio entrò nel caffè, trovando Bianca seduta in fondo, vicina alla finestra e voltata di spalle. Si avvicinò in punta di piedi e, senza osare porgerle il mazzo, lo lasciò sul tavolino. Bianca nemmeno lo guardò.

Vittorio, come sempre, cercò con parole suadenti di farsi perdonare. E parve che ci riuscisse: Bianca abbozzò un sorriso. Bevvero insieme un caffè e, andando via, lei lasciò il mazzo sul tavolo.

Ha dimenticato i fiori! li rincorse la ragazza del bar, giovane e cortese.

Sono per te, rispose Vittorio con un sorriso.

Oh, grazie, arrossì la cameriera, felice nella sua semplicità.

Bianca invece si rabbuiò di nuovo.

Bianca, adesso ti compro un mazzo enorme di rose!

Grazie, ma non serve. Ne ho a sufficienza per oggi.

Scesero le scale. Vittorio seguiva la ragazza ormai offesa, quando squillò ancora il telefono: la madre.

Scusami, spero di non disturbare di nuovo.

Bianca non sentì.

No mamma, arrivi nel momento giusto. Verrò domani.

Quella sera, Vittorio e Bianca si lasciarono senza troppe parole. Vittorio aveva capito tutto: non si sarebbero più rivisti. E il giorno dopo già guidava attraverso le strade tra i campi toscani.

Lì fuori, fino allorizzonte, si stendeva un mare di colori. Un vento forte attraversava i cespugli fioriti; laria spumava di vita. Vittorio si inoltrò in quel tappeto di margherite selvatiche, scegliendo con cura i fiori di campo che lo attraevano.

Sapeva bene che chi lo aspettava stavolta sarebbe stato felice, che lì difficilmente avrebbe sbagliato la scelta. Al suo arrivo, divise il mazzo in due.

La madre gli sorrise con le lacrime agli occhi, baciandolo sopra ogni guancia. E la nonna Le diedero una mano ad alzarsi; le sue mani tremavano quando prese il mazzo, tastandolo leggermente. Ci vedeva poco.

Da quanto tempo non riceveva fiori? Avvicinò il volto alla corolla, inspirando a fondo quei profumi che le hanno riportato allimprovviso i giorni della sua giovinezza, quella felicità fresca che sembrava sepolta nella memoria ed era lì, pronta a ritornare con tutta la sua dolcezza.

Non erano solo ricordi: erano sensazioni. La trepidazione per il domani, la promessa di ciò che la vita ancora poteva riservarle.

Che meraviglia! La vita continuava e continuava anche nel nipote.

Vittorio allora si sedette accanto a lei, posandole il capo sulle ginocchia. E lei, carezzandolo, temeva di sgualcire il mazzo che teneva con attenzione.

E lì, accoccolato tra le sue braccia, Vittorio pensò che prima o poi avrebbe trovato una ragazza simile alle due donne della sua vita. Che si sarebbero amati come sapevano amarsi i suoi nonni, i suoi genitori. Limportante era capirlo in tempo.

La nonna, a lungo, non volle lasciare i fiori alla figlia.

Aspetta Portami un po dacqua di pozzo e una bella brocca sistemali bene mettili qui così li guardo.

Il nipote le aveva portato i fiori.

Fiori ce nerano a milioni nei campi, ma questi Questi erano speciali. Li aveva raccolti lui.

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