Sfiorare con lo sguardo e assaporare la felicità

Ricordo che, da diciannove anni, Livia viveva nella sua piccola contrada di San Pietro con la madre, Maria, e la nonna Caterina. Da bambina sognava di incontrare ancora Luca, il ragazzo del vicino che era più grande di lei di cinque anni, e di cui si era innamorata da quando era una bambina.

Che bello se Luca tornasse a passare per il nostro villaggio pensava ma la nonna di Luca è morta tre anni fa, anche se io lavevo accudita fino allultimo respiro

Dopo la terza media, Livia si iscrisse allIstituto Tecnico Sanitario di Firenze e, una volta diplomata, iniziò a lavorare come operatore di pronto soccorso nellambulatorio del paese. Spesso si chiedeva:

Che cosè la felicità femminile? Esiste davvero? Viviamo tre generazioni in una casa tutta al femminile e non capisco cosa provi la mamma. Forse nemmeno lei sa cosa significhi essere felice. La madre racconta di come il padre, che non ho mai visto, se ne fosse andato in fretta quando ha saputo della sua gravidanza. E la nonna Caterina, sempre gentile, ha cresciuto da sola due figlie dopo essere rimasta vedova precoce.

Livia curava i compaesani nonostante la sua giovane età: somministrava iniezioni, misurava la pressione, era sempre cortese e accogliente. I pazienti la rispettavano perché era una di noi, una vera di villaggio. Da piccola curava animali, gatti e cani, e medicava i ginocchi dei compagni con la classica soluzione verde, così come le sue piccole ferite.

Quel pomeriggio, tornando dallambulatorio persa nei pensieri, Livia rivide il pensiero di Luca.

Perché continuo a pensare a lui? si rimproverava forse è già sposato, con una lunga fila di figli, e non saprà mai che lo amo fin dalletà di tredici anni.

Lultima volta che Luca era venuto era per il funerale della nonna. Si era limitato a stare con la madre, una donna pallida e fragile che si appoggiava al braccio del figlio. Linverno si era ormai fermato con il suo rigido inverno, il Capodanno era già passato e febbraio stava per concludersi. La madre di Livia lavorava come postina, mentre la nonna, sempre a casa, preparava dolci e sfoglie, impastava gnocchi e ravioli.

Mentre si avvicinava alla sua casa, lanciò unocchiata alla dimora del vicino, la cui chiave le era stata data dalla nonna Caterina quando laveva assistita. Dopo le forti bufere, Livia spesso spalava la neve per tenere libera la strada sperando in una visita di Luca, ma

Ciao, nonna, dovè mamma? Dovrebbe già essere a casa chiese la nipote.

È passata a trovare Maria, la sua amica, perché è un po ammalata. Tornerà presto, porto le medicine. Vieni a tavola, ti preparo qualcosa. Magari ti scaldiamo con una zuppa rispose affettuosa la nonna Caterina.

Sì, nonna, ho fame e fa ancora freddo. Linverno è testardo, ma la primavera arriverà e scaccerà il gelo rise Livia. Quando arriverà, raccoglierà le valigie e volerà verso terre più calde; io adoro la primavera.

Si chiuse nella sua piccola stanza, si sdraiò sul letto e il ricordo di Luca tornò a farsi vivo. Quando aveva sedici anni, Luca era venuto a passare le vacanze estive e, aiutando il nonno Pietro a riparare il tetto, aveva quasi perso lequilibrio. Cadde quasi dal tetto, ma il nonno lo afferrò al volo; si ferì la gamba su un chiodo sporgente. Livia, dal suo cortile, afferrò subito una benda e la pomata verde, corse al vicino e trovò Luca con la gamba serrata, la nonna che lo accarezzava.

Ti fa male, Luca? Ti sistemo la ferita disse Livia, mentre lui la guardava sorpreso.

Che dottore sei tu! commentò lui, divertito.

Non esagerare, tesoro intervenne la nonna, qui curiamo tutti fin da bambini, con mani di medico.

Livia pulì la ferita, la bendò con delicatezza e chiese più volte se provava dolore. Nei suoi occhi azzurri cera tale compassione che quasi le venne a piangere per lui. Luca, vedendo quel sguardo, sorrise.

Va bene, non sento nulla rispose, e da quel giorno ricordò gli occhi azzurri di Livia, allora dodicenne.

Quando Luca tornò dallesercito e vide la madre, rimase spaventato: era pallida, le labbra secche. Non poté trattenere le lacrime accanto a lei. La madre, felice di rivederlo, pianse per la gioia di avere di nuovo il figlio al suo fianco.

Grazie a Dio, figlio mio, sei tornato. Ora posso morire in pace.

Mamma, non voglio più sentire parole tristi; ti prometto che ti aiuterò sempre rispose Luca.

Era davvero un figlio devoto: faceva iniezioni, massaggiava le gambe, e la madre, con il cuore debole, ritrovò vigore. Luca trovò lavoro e si mise a costruire una vita migliore per la madre. Con il tempo, lei si rallegrò, si occupò delle faccende domestiche e ricordò spesso la casa di famiglia in campagna.

Ah, figlio mio, che bello sarebbe vivere in campagna, senza salire dal quarto piano, solo sedersi sulla sedia del portico e respirare laria pura. Potremmo allevare qualche gallina

Decise di tornare al villaggio e, sabato prossimo, partì. Luca sapeva che andare in inverno in una casa abbandonata era una follia, ma promise alla madre che sarebbe andato a controllare la situazione. Gli occhi della madre brillavano di speranza e Luca, nonostante le sue paure, si mise in viaggio.

Sceso dallautobus, rimase sorpreso: la strada, appena spazzata dal trattore, conduceva dritta alla casa della nonna. Il portone era stato liberato dalla neve, così come il piccolo ingresso e i tre gradini del portico, dove riposava un vecchio scopa.

Chissà chi ha pulito tutto questo, o se qualcuno è già entrato pensò, ma poi fu colto da uninaspettata voce femminile:

Ciao, non ti vedevo da tanto tempo. Ti aspettavo, sentivo che un giorno saresti tornato.

Luca sobbalzò, quasi cadde dal portico. Davanti a lui apparve una giovane donna slanciata, avvolta in un cappotto di pelle e con un berretto bianco, gli occhi azzurri che scintillavano. Le guance arrossate dal freddo, un sorriso timido le adornava il volto.

Non mi ricordi? Sono la nipote di nonna Caterina ricordi?

Luca balbettò:

Livia? Certo, Livia! Ti curai la gamba quando eri più piccola, con le trecce chiare che spuntavano ai lati.

Quindi ti ricordi di me?

Il sorriso di Livia si fece più ampio, e Luca non riuscì a distogliere lo sguardo, ricambiando il sorriso.

Io continuavo a spazzare la neve, ad aspettarti. Vieni, ti servirò del tè con marmellata di ciliegie. Mia madre e la nonna saranno felici di averti qui. Dopo potremo andare insieme a vedere la casa, avrai ancora tempo.

Luca si sedette al tavolo, bevve il tè, ascoltò le parole di Livia mentre la nonna e la madre si ritiravano nella stanza, ancora sorridenti per lincontro.

La nonna è stata molto malata ultimamente, e non volevo disturbare te e tua madre. Io lho accudita finché potevo, perché fin da piccola sognavo di diventare una professionista della salute; ora sono unoperatrice sanitaria qui.

Ricordo ancora come mi curasti la gamba, con quel serio sguardo. Hai fatto sparire anche la cicatrice rise Luca.

Oh, smettila rispose Livia, arrossendo è solo che mi preoccupavo per te, da quando ero una ragazzina innamorata di te Oh, non so perché ho detto tutto questo.

Luca rimase perplesso, ma ammise:

Sì, ero una ragazza alta e magra, ma ti ho sempre rispettata per la tua serietà nel curarmi.

Livia, allora, gli porse la chiave della casa della nonna.

Ecco, la tua nonna me laveva data quando era ormai malata, e la chiave è rimasta qui. Mi diceva sempre che saresti tornato, forse anche per restare.

Tieni pure la chiave rispose Luca. Andiamo dentro.

Entrarono nella casa, dove regnavano pulizia e ordine, come se la nonna fosse appena uscita. Luca capì subito a chi era dovuta quella cura e guardò Livia con gratitudine.

Devo tornare a casa, ma prometto di tornare qui. Verrò con mia madre, a godersi quellaria pura. Metterò a posto la casa, e tu mi aspetterai. Non potrò più non tornare. I tuoi occhi luminosi non mi lasceranno mai.

Luca sentì che il suo desiderio più grande era ritornare, toccare con lo sguardo quella felicità che Livia gli aveva mostrato. Pensava, mentre Livia lo accompagnava allautobus:

Che fortuna che Livia non si sia ancora sposata, che io sia qui

Salì sullautobus e, prima di partire, disse ad alta voce:

La mia nonna aveva ragione, tornerò qui e non ti perderò mai.

Livia tornò a casa con un sorriso, finalmente consapevole di cosa fosse la felicità femminile.

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