Si avvicinò al pastore tedesco. La cagna lo fissò con uno sguardo rassegnato e si voltò dall’altra parte. Da tempo aveva smesso di sperare. Conosceva fin troppo bene gli esseri umani…

Si chinò verso la pastore tedesco. Lei lo guardò con occhi spenti, poi voltò la testa. Sperare aveva smesso da chissà quanto. Gli uomini li conosceva bene, troppo bene

Li chiamavano tutti la banda dei cani in quella strada, ma luomo che abitava in uno degli eleganti palazzi di quel quartiere correggeva sempre: Non è una banda. Sono cinque cani che si proteggono lun laltro, per tirare avanti.

A comandare quella piccola famiglia cera una vecchia pastore tedesco, si vedeva che un tempo era stata di casa. Chissà, forse lavevano abbandonata quando i padroni erano partiti senza nemmeno un pensiero per lei. Era lei a tenere insieme gli altri, a proteggerli, dirigerli, impedendo che si disperdessero per quella città sconfinata.

Era lui a sfamarli ogni giorno. Una volta al mattino, quando andava verso il lavoro allufficio postale in centro. Unaltra alla sera, appena tornava a casa. Bastava che apparisse, e cinque code chi ad anello, chi giù per terra iniziavano a muoversi veloci, scodinzolando come ventagli impazziti. Nei loro occhi brillava una gioia così pura da far tremare il cuore. Saltavano, si spingevano fra le sue mani, bagnavano le sue dita con nasi umidi. In quegli sguardi cera tutto: riconoscenza, fiducia, sogni che non volevano smettere di sognare.

A cosa può aggrapparsi un cane lasciato morire su un marciapiede dautunno, con la pioggia al posto delle carezze? Eppure loro, in qualche modo, ci credevano ancora. Accoglievano ogni giorno luomo con la certezza che lavrebbe saziati, viziati, ascoltati.

Così, non lo aveva mai visto arrivare a mani vuote. E faticavano a lasciarlo andare, ogni volta.

Quella mattina però, solo quattro gli vennero incontro. Piagnucolavano, guardando ansiosamente verso la curva in fondo. Giulio capì subito: qualcosa era andato storto.

Sospirando, prese il cellulare e chiamò in ufficio: «Mi sa che oggi arrivo tardi».

Allombra di un grande glicine, in fondo a una lunga via di Piacenza, giaceva la vecchia pastore tedesco. Era stata investita durante la notte. Quella curva maledetta era il regno delle auto che sfrecciavano senza pensare. Stavolta il destino non aveva voltato lo sguardo.

Le quattro cagnoline ululavano piano, fissando Giulio con occhi disperati. Gli occhi di chi aveva imparato a fidarsi di un solo umano al mondo.

Si chinò su di lei. Dai suoi occhi scendevano lacrime silenziose. Lo guardò, si voltò. La speranza era evaporata da tempo. Degli uomini conosceva solo il peggio. Il suo unico pensiero era per le quattro compagne di strada che lasciava indietro.

Fa male, vecchia mia? sussurrò Giulio e tirò fuori di nuovo il telefono.

Dopo una breve chiamata, spostò la macchina e con grande delicatezza sollevò la cagna. Le quattro compagne si stringevano tra le sue gambe, quasi a ringraziarlo con gli occhi lucidi.

In ambulatorio il veterinario la esaminò e sospirò:

Meglio lasciarla andare. Tante fratture Sarebbe una sofferenza inutile. E curarla costa caro Più di millecinquecento euro.

Ma una possibilità cè? lo interruppe Giulio, sentendo il rumore irreale delle monete da due euro nelle tasche.

Una possibilità cè sempre concesse il veterinario, scrollando le spalle . Ma soffrirà. Ne vale la pena?

Ne vale sempre la pena rispose Giulio, deciso . Per me sì. E per lei. Ci sono quattro cani che laspettano. Come potrei più guardarli in faccia, dopo?

Il dottore lo fissò per qualche secondo e poi annuì lentamente.

Allora cominciamo.

Dopo una settimana, Giulio tornò a prenderla. Per tutto quel tempo le quattro cagnoline non si erano mai mosse dal portone di casa sua, a Via Gorizia. I loro ululati di festa quando la videro furono così allegri che anche la pastore tedesco trovò la forza di alzare il muso e tentare di leccare le amiche.

La portò dentro, posò delicatamente la coperta sul parquet e chiamò le altre sul pianerottolo.

Parlò a lungo. Spiegò cosa fosse una casa: una promessa, un peso, una responsabilità. Che ora non si poteva più cercare avventure nei vicoli, né rincorrere piccioni in Piazza Cavalli.

Le cagnoline sedevano composte davanti a lui, ascoltando serie. Improvvisamente Giulio sorrise:

Allora? Siete pronte? Forza, venite.

E spalancò il cancello.

La vecchia pastore ricominciò a camminare presto, più veloce di quanto si potesse credere. Cercava sempre di andare a trovare le compagne, Giulio glielo lasciava fare solo un po per volta. Quando fu abbastanza forte da camminare, le mise un collare speciale di pelle intrecciata e, appeso, un piccolo campanellino dorato.

Ora Giulio usciva di casa prima, con il sole ancora basso sulle vie di Piacenza. Camminava orgoglioso, con cinque guinzagli in mano: quattro cagnoline basse e buffe e una grande pastore, che portava il collare con il campanello.

Dovreste vedere come si guardano intorno. Adesso hanno una casa. E lei la pastore tedesco ha quel collare. Cammina con il muso alto e un passo da regina di festa.

Non potreste capirlo, voi, che un collare con il campanello non lavete mai portato. Ma ogni cane lo sa: così cammina chi è rispettato davvero.

Così camminano ora, Giulio che non ha girato lo sguardo, e cinque cani che hanno ancora un cuore capace di fidarsi dellamore, anche dopo tutto il resto.

Camminano, gioiscono. Di cosa? Nessuno lo sa. Forse solo di stare insieme. O perché il sole splende ancora. O forse, chissà, perché in fondo al mondo lamore non è sparito davvero.

E sì, guardando nei loro occhi, ti accorgi: finché brillano così, non tutto è perduto.

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Si avvicinò al pastore tedesco. La cagna lo fissò con uno sguardo rassegnato e si voltò dall’altra parte. Da tempo aveva smesso di sperare. Conosceva fin troppo bene gli esseri umani…