Diario di Lorenzo
Credo che oggi siamo tutti persone moderne. Così, ho proposto a Lucia di andare a vivere insieme, ma con una precisa condizione: le spese 50 e 50, mentre la gestione della casa quella spetta a lei, perché è donna. In quel momento, si è fatta una strana quiete. Lei è rimasta completamente senza parole.
Ci frequentavamo da sei mesi. Era quel periodo in cui i piccoli difetti della persona amata sembrano quasi affascinanti, e il futuro si colora di tinte luminose e piene di speranza. Lucia mi pareva davvero quasi perfetta: intelligente, ben sistemata, colta, sempre vestita in modo impeccabile. Passavamo i weekend nelle caffetterie del centro di Firenze, passeggiavamo nei giardini di Boboli, commentavamo film e sembrava proprio che pensieri e interessi fossero sempre allineati.
Ma presto ci siamo accorti che ciascuno guardava in una direzione diversa. Io mi immaginavo la relazione come una divisione dei compiti: lei avrebbe reso la vita domestica piacevole, io mi sarei occupato del resto. Lucia, invece, pensava a una vera parità.
La discussione sull’andare a convivere nacque durante una cena semplice, davanti a un piatto di pasta al pomodoro. Versavo il vino quando dissi: Senti, ormai stiamo sempre insieme. Due appartamenti a San Frediano sono uno spreco. Perché non cerchiamo una bella casa più vicino al Duomo?
Lei sorrise; mi aveva già lasciato intendere che era pronta a questo passo. Ma le parole che seguirono, mi fecero lasciare la forchetta e osservare meglio la donna che credevo di conoscere.
Però parliamo subito delle regole, continuai con tono pragmatico, come se trattassimo una compravendita invece che la formazione di una famiglia. Siamo italiani moderni, no? Io penso che il budget debba essere separato, le spese comuni divise a metà: affitto, bollette, spesa. Tutto 50 e 50.
Lei annuì. Pareva daccordo con lidea di equità.
E le faccende di casa come le suddividiamo? mi chiese, aspettandosi forse lo stesso principio.
Fui un po imbarazzato, e con un sorriso disarmante risposi: Su questo, la natura ha già deciso. Sei donna, laccoglienza ce lhai dentro. Cucina, pulizie, bucato, sono la tua responsabilità. Io aiuterò quando mi va: porto fuori la spazzatura, aggiusto una mensola, ma il grosso è tuo. Non vuoi essere tu la padrona, la regina della casa?
Cade un silenzio. Lei mi guardava, confusa.
Perché pagare una domestica, se cè la fidanzata?
Non la discutemmo. Lucia preferì parlare con i miei stessi termini.
Lorenzo, ti ho ascoltato, disse tranquilla. Vuoi parità economica, giusto. Vuoi una casa ben gestita: cene buone, camicie stirate, pavimenti splendente. Anchio lavoro tutto il giorno. Non ho né le forze né la voglia di passare la sera a sistemare casa.
Cercai di mantenere la calma, mentre lei continuava.
Allora, ho una proposta: se dividiamo le spese, facciamo sul serio. Prendiamo una domestica due volte a settimana: pulizie, stiro, cucina per qualche giorno. Il costo lo dividiamo. Così è tutto splendente e nessuno si stressa. Io poi metterò le candele, sceglierò le tende.
Il suo viso si trasformava: prima sorpreso, poi contrariato, infine freddo. Vedevo già che stava facendo i conti e la cifra non gli andava.
Perché accentare una persona estranea in casa? disse stizzito. Sono soldi buttati. Sei donna, non sarà mica difficile preparare la cena per il tuo uomo. È una dimostrazione d’affetto, non un lavoro.
Quando si trattava del reale valore del lavoro femminile, tutto diventava amore e vocazione. Cucinare la cena era una cura; pagare la spesa, una questione pratica.
Lorenzo, disse dolcemente, se cucino dopo otto ore di lavoro mentre tu giochi alla PlayStation o guardi una serie, non è attenzione, è sfruttamento. Abbiamo scelto la divisione delle spese; dividiamo tutto. O dividiamo anche i compiti, o prendiamo una terza persona e la paghiamo. Non accetto di spendere quanto te ma lavorare doppio.
Io tacqui. La cena si concluse nel gelo, e dissi che “ci dovevo pensare”.
La mattina dopo non arrivò il solito Buongiorno, amore. Verso sera mandai un messaggio freddo che sarei rimasto in ufficio più a lungo. Tre giorni dopo sparii completamente. Non risposi più al telefono.
Dopo una settimana, alcuni amici comuni le dissero: Si sono lasciati perché lei è troppo materialista e non sa essere davvero di casa. Vuole solo soldi, non è fatta per la famiglia.
Allinizio fu un colpo. Sei mesi di relazione, progetti, illusioni. Poi, però, Lucia provò sollievo.
La mia fuga fu la risposta più chiara. Non cercavo davvero lei, ma solo una comoda casa calda senza fatica.
Così, alla fine, Lucia ha assunto una domestica per sé stessa. Ora torna a una casa pulita, prepara il tè e sente: che felicità non curare chi non ti apprezza.
Ho capito che non si può costruire qualcosa di vero, se ti interessa solo la convenienza e non la persona. Meglio restare soli che vivere una menzogna.




