«Siamo persone moderne, no? Propongo di vivere insieme, però con una condizione: spese 50/50, ma le faccende domestiche tutte a te… perché sei donna. In quel momento calò il silenzio. Rimasi sconvolta…»

«Siamo persone moderne, no?» propongo di vivere insieme, ma con un patto: spese 50/50, però la casa tutta tua, perché sei donna. In quel momento il silenzio calò come una lasagna mal riuscita. Rimasi sbalordita, come se avessi scoperto che la carbonara si fa col panna.

Ci frequentavamo da sei mesi. Era quel periodo magico in cui i piccoli difetti del partner sembrano adorabili, e il futuro appare solo rose e prosecco. Riccardo mi sembrava quasi perfetto: intelligente, ben sistemato, colto, sempre impeccabile in camicia stirata, profumo da vero milanese. Passavamo i weekend in caffè accoglienti, passeggiando per il Parco Sempione, commentando film con ironia. Sembrava che le nostre idee combaciassero.

Ma presto mi accorsi che guardavamo verso direzioni diverse. Io immaginavo una relazione paritaria, mentre lui… beh, per lui era un modo di ottenere comfort senza troppo sforzo.

La questione della convivenza è saltata fuori durante una cena tranquilla. Lui versava il tè eh sì, siamo chic anche con il tè e allimprovviso esclamò: «Senti, siamo stufi di fare avanti e indietro. Pagare due affitti è assurdo. Perché non ci trasferiamo insieme? Cerchiamo un bel bilocale vicino a Porta Venezia.»

Sorrisi era da tempo che glielo suggerivo tra una battuta e laltra. Ma le parole successive mi fecero posare la tazza e osservare bene chi avevo davanti.

«Stabiliamo subito delle regole», proseguì con tono serio, nemmeno fosse una trattativa tra manager alla Fiat. «Noi siamo moderni, il budget separato. Le spese comuni affitto, bollette, cibo 50 e 50.»

Annui: la parità è sempre un buon inizio.

«E per le faccende di casa?», chiesi, aspettandomi lo stesso a metà.

Riccardo si un po imbarazzato, ma con un sorriso disarmante replicò: «Qui la natura ha già deciso. Sei donna, hai laccoglienza nel sangue. Quindi, cucinare, pulire, lavare sono cose tue. Io posso dare una mano se sono dellumore giusto: butto i rifiuti o sistemo una mensola, se proprio cade. Ma il resto è tuo. Non vuoi essere la regina del tuo nido?»

Calò il gelo. Lo guardavo, cercando di inserire questo pezzo nel puzzle.

Perché pagare una colf se cè una fidanzata amata?

Non litigai. Decisi di parlare la sua lingua, quella del business.

«Riccardo, ho capito», dissi tranquilla. «Vuoi la parità nei soldi, giusto. Vuoi mangiare bene, camicie pulite, pavimenti brillanti. Ma anche io lavoro tutto il giorno. Non ho né la forza né la voglia di passare le serate a servire un appartamento.»

Lui si irrigidì, ma mi ascoltava.

«Quindi ho una proposta», continuai. «Se dividiamo le spese, facciamolo da veri moderni. Ingaggiamo una colf due volte a settimana: pulizie, stiratura, cucina per qualche giorno. La paghiamo metà ciascuno. Così avremo pulito, buono e nessuno si stressa. Le candele le sistemo io, le tende le scelgo io.»

Sul suo volto si alternavano sorpresa, fastidio, poi estraneità. Sentivo il calcolatore nella sua testa: la somma non era di suo gradimento.

«Ma perché una persona estranea in casa?», si mortificò. «Sono soldi sprecati. Sei donna, è così difficile preparare la cena per il tuo uomo? È affetto, mica fatica.»

Appena si parlava del vero valore del lavoro femminile, diventava amore e vocazione. Cucinare era cura, pagare la spesa invece mercato.

«Riccardo», dissi dolcemente, «se cucino dopo otto ore in ufficio mentre tu giochi alla PlayStation o guardi Netflix, non è affetto, è sfruttamento. Abbiamo deciso di dividere tutto a metà, quindi anche i doveri. O ci aiutiamo davvero, o paghiamo una terza persona. Non va bene che io paghi quanto te ma lavori il doppio.»

Tacque. La cena proseguì tra le pause, e lui concluse che avrebbe dovuto rifletterci.

Il giorno dopo niente Buongiorno su WhatsApp. La sera un messaggino freddo: Tardo in ufficio. Tre giorni dopo sparito. Niente chiamate, silenzio totale.

Una settimana dopo gli amici comuni dicevano: «Vi siete lasciati perché sei troppo materiale e poco casalinga.» Che mi interessavano solo i soldi e che non ero pronta per una vera famiglia.

Allinizio mi fece male. Sei mesi di relazione, sogni, illusioni. Poi arrivò la liberazione.

La sua sparizione fu la miglior risposta. A lui non servivo io: serviva una nicchia calda e accogliente, senza fare fatica.

Riccardo scomparve e grazie al cielo. Ho assunto una colf solo per me. Entro in casa pulita, preparo un tè e capisco: che felicità, non essere al servizio di chi non sa apprezzarti.

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